8 marzo di lotta

da Infoaut

altIn Italia tantissime le piazze convocate quest’oggi dentro dimensioni istituzionali e affini, nella pochezza del festeggiamento della scadenza, quindi espressione di piazze delle quali non ci si può affatto accontentare… pretendendo che anche l’8 marzo sia un giorno di lotta! eccedendo la ricorrenza e portando in piazza i contenuti che quotidianamente attraversano gli spazi e le realtà sociali del nostro paese.

Differenza che si è manifestanta in molte città d’Italia, incompatibilità che si è espressa nel rifiuto delle categorie educate e comode così come nella rivendicazione della riappropriazione di corpi e vite non assumibili dalla mercificazione e dalla strumentalità.

A Treviso il vicesindaco leghista Giancarlo Gentilini è stato contestato con un lancio di carciofi, scelto dalle donne in piazza come simbolo da portare in piazza dentro la giornata dell’8 marzo nel rifiuto della mimosa come dono e protesta contro il caro-vita. Due compagne sono state denunciate per il lancio dei carciofi che hanno sfiorato il volto dello sceriffo verde.

A Torino questo pomeriggio si è tenuto un presidio di diverse centinaia di donne: concentramento in piazza Castello, sotto il palazzo della Regione Piemonte, luogo dove non poteva mancare la contestazione alla delibera Ferrero quindi alla giunta del governatore leghista. Presidio che ha avuto la forza di diventare corteo e di spingersi per le vie del centro cittadino, concludendo nel cuore della movida torinese, piazza Vittorio. “Meglio insicure che violentate” e “Le donne sanno scegliere da sole” gli striscioni che hanno aperto il corteo, con chiaro riferimento a quanto successo – uno stupro – in una caserma dei carabinieri a Roma solo qualche giorno fa…

“Basta alla divisione tra brave ragazze e ragazze non per bene. Siamo tutte non per bene” è invece il leit motiv che ha aperto il corteo notturno a Roma, che ha sfilato per le vie della capitale, dalla Bocca della verità a Campo dei Fiori. Le “Indecorose e libere” hanno scelto il colore rosso per distinguersi quest’oggi, tonalità simbolo delle sex workers, la cui determinazione è stata esplicitata dagli slogan e dagli striscioni: “Riprendiamoci le nostre vite”, “Sul nostro corpo nessuna strumentalizzazione”, “Non c’è un cazzo da ridere”.

A Milano presidio in piazza Cordusio, dove le ultime compagne rimaste dopo lo scioglimento della manifestazione sono state circondate e minacciate dalla digos, che le identificate, imputando loro la paternalità dello striscione che già era stato oggetto di tensioni in passato (“Nei Cie la polizia stupra”), in riferimento alla vicenda di Joy.

Tante manifestazioni anche fuori dai nostri confini, da Il Cairo a Khartum, passando per Ankara. Tante capitali del mondo sono state attraversate dalla protesta delle donne. Un 8 marzo costituitosi nella differenza dai precedenti anni, dato anche dall’onda di protagonismo femminile nelle rivolte che stanno terremotando il mondo arabo – i riferimenti al Maghreb, negli striscioni e nei cori è stata trasversale e comune! I numeri più importanti ad Ankara, dove migliaia hanno denunciato le atrocità dei delitti d’onore e le correlazioni che questi hanno attraverso la legislazione della Turchia, dove assume il ruolo di vera e propria piaga che uccide 200 donne l’anno.


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