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FRANCIACORTA: IN ARRIVO IL REGOLAMENTO BLUFF SUI FITOFARMACI

da radioondadurtofranciacorta

Aprile sarà il mese in cui arriverà, nei consigli comunali dei paesi franciacortini, il nuovo regolamento sull’uso dei fitofarmaci e dei prodotti chimici sui vigneti.

Si tratta di un testo assemblato dal Consorzio Vini, visionato dalle amministrazioni e dalle commissioni ambiente comunali, che diverrà regolamento nei 19 paesi che appartertengono all’area DOCG.

La redazione  di ROdU ha ottenuto una copia del testo, che potete scaricare in fondo al post, l’ha letto e ve ne propone una critica.

Il documento parte con tre pagine introduttive nelle quali emergono, fin da subito, alcune contraddizioni: da un lato si fanno dichiarazioni altisonanti sul valore paesistico ed ambientale dei vigneti, dall’altra si cerca di spiegare i motivi per i quali si vuole regolamentare l’uso dei pesticidi che, ci dice il consorzio, non costituiscono pericolo per persone e animali visto che rispettano le normative vigenti. Questa contraddizione diviene imbarazzante a pagina 3 dove si incolonnano diverse affermazioni nelle quali i fitofarmaci e i loro residui (tutto quello che non si ferma sul “bersaglio” ma si sparge altrove) sono dichiarati “senza alcun effetto nocivo”, “efficaci”, “senza effetti inaccettabili per l’ambiente” tanto da far sorgere la domanda: allora perché regolarne l’uso?

La risposta è da ricercare nelle sempre maggiori preoccupazioni espresse dalla popolazione residente, la quale si rende conto in prima persona degli effetti nocivi sull’ecosistema dell’uso intensivo degli agrofarmaci. Una preoccupazione che non riguarda solo i cittadini più sensibili o le associazioni ambientaliste e i comitati, ma investe di responsabilità anche gli organi eletti, tanto che alcune amministrazioni (ad es Cortefranca) hanno trattato il problema anche nei loro programmi elettorali. Per questo il consorzio (e in seconda battutta le amministrazioni) tenta di mettere le mani avanti e si appresta a rendere operativo un regolamento che però, a nostro parere, di “sosanza” ne ha ben poca.

D’altro canto non poteva che essere così: ridurre un tema tanto complesso come le ricadute dell’industria dello spumante sull’ambiente al problema, pur importante, dei trattamenti è certamente un forzatura che lascia troppe questioni inevase.

Partiremo quindi dall’esplicitare quello che non c’è nel documento in modo da ribadire la nostra posizione sull’argomento e contemporaneamente, analizzare il poco che viene scritto nelle 15 pagine di regolamento.

L’argomento evitato come la peste è quello, a nostro parere, centrale: la monocultura. Non serve essere agronomi per sapere che concentrare la produzione agricola di un territorio su un’unica cultura la espone inesorabilmente all’attacco di agenti patogeni, insetti o malattie che siano. Si poteva scrivere nel regolamento che, al fine di ridurre l’esposizione delle piante, si suggerisce l’incremento della biodiversità nei campi? Si poteva suggerire o incentivare, anche in Franciacorta, la diversificazione produttiva? Nessuna frase del documento accenna minimamente a questa questione.

Altro argomento schivato, se non per alcuni accenni dovuti alla nuove norme europee in merito, è quello della conversione totale alla lotta integrata e all’uso diffuso delle tecniche biologiche. Nel regolamento si dice che il 75% del territorio vitato utilizza già la lotta integrata. Ma la velocità e la noncuranza con cui viene trattato quest’importante modernizzazione ci fa credere che la questione venga di molto sottovalutata dal Consorzio. Possibile che il territorio, nel suo complesso, non riesca a porsi degli obiettivi riguardo a questa importante innovazione agronomica lasciando la questione nelle mani di, poche e meritevoli ma pur sempre limitate, decisioni aziendali?

Non si dice, nel regolamento che abbiamo letto, che l’inerbimento può essere mantenuto anche sotto cultura senza inficiare la produzione o la qualità dell’uva e si chiede solo di diminuire i diserbi portandoli ad un massimo di tre per stagione. Questa pratica dell’uccidere con la chimica le erbe che crescono sotto la pianta è, ovviamente, molto dannosa per l’ecosistema (fino a essere causa della morte di piccoli animali) e potrebbe essere totalmente abolita attraverso l’uso di metodi meccanici di aratura. Inoltre in Franciacorta persistono ancora vigneti completamente brulli e senza erba, pur sapendo ormai tutti che, un vigneto collinare senz’erba non è solo “brutto da vedere” ma, se abbinato all’eliminazione dei terrazzamenti e delle conche, pericoloso per la tenuta idrogeologica dei versanti collinari (vedi inondazioni e crolli ad nel settembre scorso causati, a monte, proprio da vitigni non completamente inerbiti, in declivio e con filari perpendicolari alle colme).

Altra occasione mancata è quella di non vietare nessun prodotto che non sia già vietato dalla legge. Anche per i prodotti tossici e molto tossici non si trovano limitazioni sostanziali nel regolamento. Tossici e molto tossici… le parole vorranno pur dire qualcosa?

Non si pongono limitazioni nemmeno rispetto ai macchinari utilizzabili per spargere i trattamenti. A parte gli aerei (??!!??) si specifica che van tutti bene purché facciano manutenzione ogni 3 (o 5) anni.  Si citano poi dei macchinari (a piastre) che non lascerebbero residui e grazie ai quali, non ci si dovrebbe attenere al regolamento. Qui la domanda è: ma se il regolamento sostanzialmente, non impone nulla, perché le cantine dovrebbero attrezzarsi con questi nuovi macchinari?

Altra colpevole mancanza è lasciare in vigore, senza nemmeno citarlo nel documento, il metodo di intervento in capo secondo calendario. Un territorio con così ampio margine di profitto fra litro di vino prodotto e quantità di territorio coltivato dovrebbe trovare le risorse per generalizzare una più corretta gestione dei trattamenti attraverso una preventiva verifica in campo da parte di personale esperto che valuti le reali esigenze della pianta. A lungo andare questo metodo diverrebbe anche conveniente economicamente.

Cosa rimane quindi del regolamento sui fitofarmaci in via di approvazione?

Sostanzialmente tutto si riduce ad un vademecum delle buone pratiche per operai agricoli addetti all’irrorazione: vengono elencate banali attenzioni allo stoccaggio in azienda dei prodotti, viene chiesto il recupero delle acque usate per i lavaggi delle macchine (fa sorridere pensare che quelle acque contaminate non finiscano nei tombini ma vengano “riutilizzate” per i successivi trattamenti ma, ovvio, speriamo che succeda),  vengono dettagliate le distanze dalle aree di confine o sensibili (scuole, asili, abitazioni, pozzi o ruscelli) dove comunque si potrà trattare ma con l’attenzione al vento, alla direzione dello spruzzo, alle manovre del trattore con atomizzatore acceso.

Ogni agricoltore cosciente e responsabile, anche quando spruzza solo lo zolfo o il rame, presta già queste attenzioni anche se finora non c’era un regolamento a imporglielo.

Allora perché questo regolamento?

La nostra risposta è che si tratta di fumo negli occhi, condito dall’ennesima, abile, strategia pubblicitaria messa in campo dal Consorzio Vini.

Per carità, nulla di illegittimo, ma forse qualcosa di scorretto si.

Scorretto fin da quando, pur sapendo dell’interesse verso il tema, si è scelto di non aprire la discussione con le popolazioni residenti. Scorretto quando si è deciso di non accettare nessuna delle istanze presentate da diversi cittadini e associazioni all’interno delle commissioni. Scorretto in quanto ha approfittato dell’accondiscendenza degli amministratori per giocare una partita truccata fin dal principio.

Crediamo che sia innegabile che la viticultura, oggi in Franciacorta, abbia un ruolo economico centrale. Sappiamo che molte persone ci lavorano e ne ricavano un reddito. Vediamo tutti i giorni l’incidenza sul paesaggio, non sempre positiva, che quest’industria produce.

Crediamo anche però che per la Franciacorta sia arrivato il momento di discutere collettivamente in che direzione andare. Ed essere seri significa anche porre sul piatto il rischio di crisi che potrebbe colpire il settore dello spumante. Già oggi si accumulano migliaia di bottiglie invendute e siamo, per capacità produttiva, ben oltre il doppio delle possibilità di vendita.

Crediamo che il rilancio necessario passi da una nuova progettazione ampia e condivisa sul territorio da cui scaturisce (anche ma non solo) il prodotto.

Detto più semplicemente, crediamo che sia esaurito il tempo degli imbrogli nei quali era possibile vendere una cartolina patinata ma irrealistica dei luoghi collegati ad un Brand. E’ l’ora di tornare concretamente e solidamente agli investimenti sulla qualità del vivere, del paesaggio, dell’ambiente.

L’idea di Parco Agrario della Franciacorta va in questa direzione e, insieme alla lotta contro lo scandalo del “caporalato” durante la vendemmia, deve divenire centrale nelle future battaglie della popolazioni e delle associazioni per garantire il futuro degli 80.000 franciacortini.

regolamento pag pari

regolamento pag dispari

Appello per una manifestazione a Pioltello

Appello per una manifestazione a Pioltello

Sabato 24 marzo ore 15

Tutti davanti ai cancelli di Esselunga

In tanti hanno solidarizzato in questi cinque mesi con la coraggiosa lotta degli operai delle cooperative dell’Esselunga che hanno deciso di affrontare apertamente la condizione di sfruttamento e caporalato interna a quei magazzini, mettendo in discussione il loro posto di lavoro. Una lotta in cui tanti altri lavoratori delle cooperative si sono riconosciuti, in quanto il sistema Esselunga rappresenta l’insopportabile regime a cui centinaia di migliaia di persone (per lo più immigrati) sono sottoposte quotidianamente.

Dal 7 ottobre, quando tutto iniziò, tanta acqua è passata sotto i ponti; tante iniziative, assemblee, scioperi, blocchi, manifestazioni, hanno scaldato gli animi di molti compagni/e, fino ad arrivare alla prima sentenza che ha decretato il reintegro dei licenziati, alla quale Esselunga si è opposta manu militari impedendo fisicamente il loro rientro e inventandosi una Cassa integrazione che non ha ragione di esistere in un’azienda dove si fanno gli straordinari.

Lo sgombero del presidio, voluto e deciso da tutta la santa alleanza che si riconosce nel governo Monti, illustre rappresentante del capitale e della finanza europea (dai padroni di Esselunga ai caporali delle cooperative, passando per le istituzioni democratiche e i sindacati confederali) non è altro che la risposta di chi non ha altre armi che il ricatto e la repressione per difendere i propri privilegi di fronte alle evidenti ragioni degli operai e, più in generale, di tutti i lavoratori oggi sottoposti ad un duro attacco.

Lungi dal rappresentare una nostra sconfitta definitiva, lo sgombero del 20 marzo rappresenta invece un ulteriore stimolo a rilanciare la battaglia, tanto davanti ai cancelli quanto sul territorio pioltellese, mentre si vanno accumulando nuove battaglie, e nuove energie, sull’intero fronte della logistica e della grande distribuzione (dalla Bartolini di Parma alla DHL di Carpiano, passando per la GLS di Piacenza).

Lotte che segnano una congiuntura sociale e politica, in cui i padroni e i loro governi tentano di imporre una politica di lacrime e sangue, affinchè i loro debiti, i debiti accumulati da un sistema economicamente al collasso, vengano pagati dai proletari; lotte che tracciano un percorso possibile per l’insieme della classe lavoratrice

La stessa difesa dell’art.18, massacrato dal governo Monti e prima ancora dalla prassi padronale già in atto (Esselunga è esempio anche da questo punto di vista), passa oggi per la capacità di mettere in piedi e sostenere lotte di reistenza concrete, capaci allo stesso tempo di difendere le condizioni di vita dei lavoratori e di rilanciare su una prospettiva diversa da quella a cui ci vogliono obbligare, con la forza, le classi dominanti

Su queste basi facciamo appello a tutti i sostenitori della lotta contro Esselunga, e più in generale a tutti coloro che sono impegnati a costruire e sostenere le lotte di resistenza sui territori, ad una partecipazione di massa alla manifestazione di sabato, sia per respingere la manovra vigliacca del sindaco (un uomo del PD al servizio di Esselunga) che ha firmato l’ordinanza di sgombero, sia per dare forza ad un percorso di lotta sindacale e politico, che punta apertamente alla trasformazione dei rapporti di forza più complessivi a vantaggio degli operai e delle classi subalterne.

SI.Cobas – Presidio permanente Esselunga

CORTEO SABATO 24 MARZO

concentramento alle ore 15,00 davanti ai cancelli Esselunga di Pioltello

Per rispondere al gravissimo sgombero e alla militarizzazione del Presidio Permanente di Pioltello che rappresenta un segnale chiaro di potere delle classi dominanti.

Per una risposta politica e di massa alle provocazioni e all’arroganza dei poteri economici, politici, concertativi e mafiosi delle cooperative.

Per sostenere un percorso di lotte che si allarga coinvolgendo un numero sempre maggiore di lavoratori immigrati, a partire dal coraggioso segnale di resistenza e di lotta che stanno dando i lavoratori delle cooperative in appalto all’Esselunga di Pioltello.

Per dare un segnale di forza a tutti i lavoratori che guardano al presidio permanente di Pioltello come esempio di lotta da seguire e fare proprio all’insegna dell’unità della classe e dell’autorganizzazione.

Per sostenere, rinforzare e unificare le lotte di tutti i lavoratori per il diritto ad un lavoro o ad un salario, contro il sistema schiavistico delle cooperative basato sul caporalato, sul lavoro a chiamata, sulla precarietà e sullo sfruttamento di classe.

Per meglio resistere agli attacchi padronali e alle misure antipopolari del governo Monti emanazione diretta del capitale.

Per la generalizzione del conflitto e per rilanciare l”immaginario di un’altra società possibile e necessaria e farlo vivere nella quotidianità dei percorsi di lotta reali.

Denunciando il clima di militarizzazione e di provocazione delle forze dell’ordine in cui si è svolta, l’assemblea del presidio permanente runita dopo lo sgombero martedi 20 marzo promuove una manifestazione con

CORTEO SABATO 24 MARZO con concentramento alle ore 15,00 davanti ai cancelli Esselunga di Pioltello invitando tutte le strutture politiche sociali e sindacali, tutti i lavoratori e le lavoratrici, tutti i compagni e le compagne che hanno attraversato o hanno seguito questa lotta ad esprimere la propria solidarietà e condivisione partecipando al corteo in massa

Centro Sociale Vittoria

milano 22.03.2012

newsletter…

antifa BG newsletter del c.s.28 maggio antifa BG

http://www.youtube.com/watch?v=ceud1y0Oy7k

Continuiamo a tenere alta l'attenzione sul movimento no tav senza 
perdere di vista quello che combinano ai piani alti della vergogna.
Ancora stragi neo-nazziste!
Dopo la Norvegia,Firenze è successo in Francia!
Ancora omicidi politico-razziali. E ancora dai media si urla al matto, 
senza ammettere il marcio
che sta contagiando la nostra società.
In Italia invece i fascisti del terzo millennio si contraddistinguo in 
questo periodo per le mazzette che si intascano i loro sostenitori in 
regione.

Vi proponiamo la cronologia della resistenza diffusa NO TAV dal 26.01 a 
qualche giorno fa...
La storia è ancora tutta da scrivere.
Cerchiamo di essere partecipi della realtà no tav perchè sono le nostre 
montagne, i nostri terreni,la nostra aria, il NOSTRO PRESENTE E FUTURO!
No Tav - Cronologia della resistenza diffusa [dal 26/1 al 14/3 2012]

Giovedì 26 gennaio
Innumerevoli attestati di solidarietà nei confronti degli arrestati in
tutta Italia. Presidi, cortei spontanei, momenti di saluto pirotecnico
sotto le mura delle carceri si svolgono a Torino, Milano, Padova,
Bologna, Trento, Asti, Cagliari. A Roma alcuni studenti salgono sui
tetti di Trenitalia in segno di protesta.

Venerdì 27 gennaio
Torino: tre sacchi di escrementi lanciati contro la redazione del
quotidiano “CronacaQui”, che ha pubblicato foto utilizzate dagli
inquirenti per l’identificazioni di alcuni degli arrestati.
Milano: in alcuni quartieri compaiono numerose scritte No Tav e di 
solidarietà.

Sabato 28 gennaio
Torino: l’iniziativa già da tempo prevista per portare le macerie
della Valle presso la sede della Regione, si trasforma in una
manifestazione contro gli arresti cui partecipano, sotto la neve,
migliaia di persone. Imbrattata di vernice la sede de “La Stampa”,
numerose scritte lasciate lungo il percorso.
Cagliari: blocco di mezz’ora dei binari della stazione e corteo
spontaneo nella città.

Domenica 29 gennaio
Rouen (Francia): scritte No Tav sui muri del Centro culturale italiano.

Lunedì 30 gennaio
Milano: nel quartiere Bovisa imbrattata una sede del PD, deciso
sostenitore del Tav in Val di Susa. Lasciate scritte No Tav.

Martedì 31 gennaio
Lugano (Svizzera): cori, striscioni e volantini interrompono una
conferenza del procuratore Caselli, invitato a parlare del tema
“Politica e giustizia. Quale rapporto?”. La scorta dei magistrati e la
polizia cantonale allontanano i contestatori a calci, pugni e spray
urticante.
Crema: una scritta No Tav sul muro, e fiamme alle porte d’ingresso
presso una sede PD.

Mercoledì 1 febbraio
Torino: occupata per mezz’ora la sala vip della stazione di Porta Nuova.

Giovedì 2 febbraio
Milano: scritte e striscioni compaiono nel quartiere Lambrate.

Venerdì 3 febbraio
Milano: presidio musicale sotto il carcere di S. Vittore.

Sabato 4 febbraio
Milano: in piazza Duomo composte diverse scritte di solidarietà con
cartelli alfabetici.

Domenica 5 febbraio
Latina: vergate scritte di solidarietà nei muri della città e di altre
località dell’Agro Pontino.

Martedì 7 febbraio
Milano: in piazza Velasca volantinaggio solidale presso la sede della
C.M.C, ditta vincitrice dell’appalto per il Tav in Val di Susa, ma
anche per Expo 2015 e altre devastazioni infrastrutturali.

Giovedì 9 febbraio
Torino: per timore di contestazioni, viene annullata la presentazione
pubblica di un libro in cui era prevista la presenza del Procuratore
Capo Caselli. Un corteo spontaneo di un centinaio di persone
attraversa le vie della città.
Genova: manifestazione e presidio.

Sabato 11 febbraio
Genova: corteo e presidio sotto il carcere di Marassi. Alcuni giornali
parlano di un principio di incendio doloso ai danni di un’auto di un
agente della Penitanziaria. Poche ore prima numerose scritte di
solidarietà e contro Caselli appaiono in centro e nei quartieri di San
Fruttuoso e Sampierdarena.
Torino: attacco telematico di Anonymous contro il sito web del carcere
delle Vallette, reso inagibile per svariate ore.
Milano: murales nel quartiere San Siro recita “Da San Siro alla Val di
Susa i territori sono di chi li vive”.
Trento: presidio solidale sotto il carcere.

Domenica 12 febbraio
Roma: un gruppo di solidali interrompe lo spettacolo di Ascanio
Celestini “Pro Patria”.
Manifestazioni e presidi presso le carceri di Torino, Alba,
Alessandria, Cuneo, Ivrea, Saluzzo, dove sono stati trasferiti alcuni
degli arrestati.

Lunedì 13 febbraio
Milano: alla stazione Milano-Certosa un gruppo di solidali No Tav
blocca per una trentina di minuti un Frecciarossa diretto a Torino. Lo
striscione steso sui binari recita: “Come la neve blocchiamo tutto”.
Nel quartiere Ticinese, nel frattempo, sono spuntati tre murales
giganti di solidarietà con gli arrestati.
Val Polcerva (Genova): un murales di 40 metri con la scritta “No Tav
Liberi Tutti – No Gronda – vie le truppe dalla Val Susa” viene vergato
in una zona interessata dal progetto del Terzo Valico.

Martedì 14 febbraio
Milano: blitz di un gruppo di studenti presso la sede centrale di
Banca Intesa-San Paolo, uno dei principali finanziatori del progetto
Tav, che viene chiusa dal personale. Lasciate scritte e volantini
incollati.
Torino: danneggiata vetrata degli uffici del Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria.

Mercoledì 15 febbraio
Roma: presidio No Tav alla stazione Tiburtina.

Giovedì 16 febbraio
Milano: presidio presso la sede della C.M.C.
Bologna: in stazione centrale una ventina di solidali occupa per circa
mezz’ora la sala Club Eurostar.
Parma: presidio davanti alla stazione.
Venezia: occupato e smontato un ufficio del Frecciarossa.

Venerdì 17 febbraio
Ravenna: critical mass e presidio presso la sede della C.M.C.

Sabato 18 febbraio
Milano: corteo di 3000 persone fino a San Vittore.
Genova: insulti, scritte sui muri e bombe carta nei vicoli del centro
storico di Genova per l’arrivo di Giancarlo Caselli.

Domenica 26 febbraio
Val Susa: ad Avigliana un centinaio di No Tav hanno tenuto aperti i
caselli per circa mezz’ora per permettere agli automobilisti di
passare gratis.

Lunedì 27 febbraio
Trento: Juan, arrestato il 26 gennaio e detenuto nel carcere di Spini
di Gardolo a Trento , si è rifiutato di rientrare in cella dopo l’ora
d’aria. È stato riportato in cella di peso.
Parma: 200 persone si sono trovate davanti alla Prefettura e dopo
circa quaranta minuti di presidio hanno bloccato il traffico. Poi è
partito un corteo spontaneo che ha bloccato il traffico in varie vie
della città.
Firenze: un corteo spontaneo di circa 200 persone, partito dalla
Prefettura, è arrivato alla stazione di Santa Maria Novella e, non
riuscendo ad entrare, ha bloccato i binari del tramvia.
Pisa: circa cento persone hanno presidiato dalle 18 il Comune, per poi
sfilare per le vie del centro cittadino fino a raggiungere la
stazione. Lì hanno occupato almeno 2 binari per una quarantina di
minuti.
Milano: corteo non autorizzato a San Babila culminato con il blitz che
ha puntato sulla sede di “Libero”, a Porta Venezia. Esplosi petardi e
fumogeni e imbrattato il portone con insulti.
Roma: alle 17 un presidio a piazzale Tiburtino si è evoluto in un
corteo selvaggio, continuamente rincorso dai celerini, fino alla
stazione Termini dove sono stati occupati per circa venti minuti i
binari dall’1 all’11. Alcuni treni, tra cui un Frecciarossa, sono
stati danneggiati. Una volta che i manifestanti entrati dentro Termini
si sono ricongiunti con quelli tagliati fuori, hanno ricominciato a
bloccare le strade in un corteo selvaggio dalla Tiburtina a Scalo San
Lorenzo fino a Porta Maggiore e all’imbocco della Tangenziale Est,
paralizzando il traffico della zona.

Martedì 28 febbraio
Roma: attaccata una sede del “Messaggero” con vernice e scritta No Tav.
Lecce: una ventina di manifestanti ha occupato un binario bloccando
un treno Frecciargento per Roma, partito con 50 minuti di ritardo. I
manifestanti hanno poi liberato il binario per procedere in corteo.
Ferrara: nella notte tra il 27 e il 28 febbraio ignoti hanno dato
fuoco al portone della sede locale di Unindustria. Tracciata sul muro
la scritta “No Tav”.

Mercoledì 29 febbraio
Genova: in mattinata a Ponte Etiopia i lavoratori portuali hanno
effettuato un blocco di un paio d’ore. Intorno alle 19, una trentina
di persone ha bloccato per circa un’ora la partenza di un
Frecciabianca diretto a Roma. Prima di andare via sono state tracciate
varie scritte, tra cui: “Forza Luca”, “Stato assassino”, “No Tav”. Le
scritte erano ancora visibili il giorno dopo.
Barcellona: presidio davanti al Consolato italiano.
Lima: nella notte lasciato uno striscione che diceva “SOLIDARIDAD CON
LOS PUEBLOS QUE LUCHAN POR LA TIERRA ¡NO TAV!” e sfregiato un affresco
baroccheggiante sulla facciata con una scritta.

1 marzo
VAL SUSA. In serata è stato bloccato il tratto dell’autostrada
Torino-Bardonecchia tra Bussoleno e Susa da qualche centinaio di
manifestanti che hanno invaso la carreggiata verso l’alta Valsusa.
Anche la vicina statale 24 è stata bloccata. Altri No Tav bloccano
l’autostrada A32 all’altezza di Venaus in entrambi i sensi di marcia.
Anche a Perosa Argentina, in Val Chisone, per alcune ore c’è stato il
blocco dell’arteria di riserva usata dalle forze dell’ordine per
giungere in Valle di Susa quando le statali 24 e 25 e l’autostrada A32
sono bloccate.
NAPOLI. I manifestanti, in tre diversi momenti, sono entrati in
stazione, dirigendosi verso il binario 14. Il traffico ferroviario,
già ridotto, viene bloccato a scopo precauzionale. I manifestanti
hanno poi continuato in corteo spontaneo.
BERGAMO. Bloccata la circonvallazione. Poi il blocco si trasforma in
una manifestazione che arriva fino a Porta Nuova, dove si incontra con
il corteo partito da piazza Vittorio Veneto.
ANCONA. Neppure il tempo di cominciare il presidio di fronte alla
stazione ferroviaria che la polizia carica a freddo i manifestanti No
Tav, i quali comunque riescono a bloccare il traffico lungo la statale
ad Ancona e di conseguenza il traffico cittadino in direzione nord.
TRENTO. Corteo in centro con blocco del traffico. Alllestito un
presidio permanente nella piazza centrale della città.
BOLOGNA. Una trentina di manifestanti hanno occupato il punto
informativo della Rete Ferroviaria Italiana. Alcuni sono entrati nella
struttura prefabbricata (che da anni fornisce informazioni ai
residenti sullo stato di avanzamento dei lavori) e sul tetto. Un
corteo è partito da Piazza Maggiore e sono state occupate la
tangenziale e l’autostrada A14 sulla carreggiata Sud per oltre due
ore.
PARMA. Presidio davanti alla stazione ferroviaria con striscioni,
megafono e volantini. Polizia e carabinieri in assetto antisommossa
hanno impedito ai manifestanti di entrare, schierandosi all’ingresso
della stazione. Un corteo spontaneo ha poi bloccato il traffico di
fronte alla stazione.
TORINO. Bloccato lo svincolo di Corso Francia della tangenziale, nel
Comune di Rivoli. L’iniziativa si ripete per il terzo giorno
consecutivo. A Torino circa 300 persone si sono radunate in via Verdi
davanti alla sede della Rai torinese per poi far partire un corteo che
ha attraversato il centro del capoluogo piemontese. Un bel gruppo,
intonando cori contro Tav e polizia, ha raggiunto la stazione di Porta
Nuova e, dopo una corsa lungo le banchine, è riuscito a piazzarsi sui
binari bloccando la partenza di un treno che si era già messo in moto.
Il corteo ha continuato a muoversi in città per più di 5 ore.
ALESSANDRIA. Alle 18 almeno una cinquantina di manifestanti si sono
riuniti in un presidio sulla ex statale 10, all’altezza dell’ingresso
di Alessandria, bloccando il traffico sia in entrata che in uscita
dalla città per circa un’ora. Il corteo si è poi spostato verso il
centro cittadino.
GENOVA. Circa 150 persone hanno bloccato la circolazione in via Roma,
di fronte alla Prefettura, da cui è partito un corteo arrivato alla
stazione di Brignole che è stata chiusa per circa un’ora dopo che un
gruppo di manifestanti è riuscito a occupare un binario.
BRESCIA. Il corteo bresciano, dopo aver occupato per più di un’ora
l’autostrada A4 in entrata e uscita al casello di Rovato, si dirige
verso l’hinterland bloccando le arterie principali del traffico.
EMPOLI. Bloccato il traffico nei pressi della stazione ferroviaria.
Presidi e cortei a Bari, Brindisi, Campobasso, Casematte (L’Aquila),
Cassino, Ferrara, La Spezia, Lucca, Mantova, Messina, Modena, Novara,
Orbassano (TO), Padova, Perugia, Pistoia, Pordenone, Potenza, Reggio
Calabria, Savona, Salerno, Saronno, Sesto Calende (VA), Taranto.
VIAREGGIO. Nel tardo pomeriggio bloccato il cavalcavia di Torre
Matilde. Il presidio è stato sgomberato dopo pochi minuti. Il
traffico, però, data anche l’ora di punta, è andato letteralmente in
tilt.
MILANO. Un corteo di circa 1000 persone ha occupato la stazione
centrale, accerchiato da decine di poliziotti. I manifestanti – dopo
circa un’ora di presidio – sono partiti in un corteo verso la parte
nord della città.
TRIESTE. Bloccato per alcune ore il traffico nel centro della città.
Dopo aver manifestato in piazza Unità d’Italia, i No Tav hanno sfilato
in un breve corteo non autorizzato bloccando di tanto in tanto una
strada o una piazza, creando così grande disagio alla circolazione
stradale.
CREMONA. Bloccati alcuni binari in stazione per circa due ore.
SAVONA. Circa una trentina di persone hanno sfilato nelle vie
principali del centro storico. La protesta, seppur breve, ha comunque
creato problemi al traffico cittadino.
PALERMO. Bloccato l’ingresso dell’autostrada Palermo-Catania per circa
due ore e mezza.
CAGLIARI. Dopo un corteo spontaneo, presidio davanti alla sede Rai
della Sardegna.
ROMA. Occupata per circa un’ora la sede nazionale del PD. Il corteo
improvvisato dai No Tav in via Prenestina ha paralizzato il traffico
nella zona est della Capitale.
FIRENZE. In 200 hanno fermato la viabilità non lontano dalla stazione
ferroviaria di Campo di Marte nei pressi della zona occupata dal
cantiere Tav.
Telefonate di minacce e insulti alla sede di Ltf , la ditta incaricata
dei lavori al cantiere della Torino-Lione. «Assassini, avete le mani
sporche di sangue».
COSENZA. Un gruppo di manifestanti No Tav ha occupato i binari della
stazione ferroviaria di Paola bloccando la circolazione dei treni.
ASTI. Nel pomeriggio, all’imbocco dell’autostrada, un presidio con
volantinaggio rallenta le auto in ingresso.
Con un blitz elettronico il collettivo di hacker-attivisti denominato
Anonymous ha bloccato il sito del “Corriere della Sera” e vari siti
della regione Piemonte e della provincia di Torino.
Con un blitz elettronico il collettivo di hacker-attivisti denominato
Anonymous ha bloccato il sito del “Corriere della Sera” e vari siti
della regione Piemonte e della provincia di Torino.
Lione: durante una manifestazione di solidarietà un gruppo di persone
è salito sui binari ed ha lanciato alcuni sacchi di sabbia sui cavi
aerei che alimentano i treni, bloccandoli per un’ora e mezza.

Venerdì 2 marzo
Milano: una quarantina di studenti hanno occupato, per qualche ora,il
liceo artistico Brera. I ragazzi si sono chiusi all’interno della
scuola e per un po’ hanno impedito l’accesso a tuttI.
Chambery: bruciati i cavi elettrici alla fine della notte fra venerdì
e sabato in tre comuni (La Ravoire, Saint-Pierre-d’Albigny et
Chamousset). Sabotati oltre cento treni locali.

Sabato 3 marzo
All’estero presidi a: Londra (sotto il consolato italiano), Parigi,
Dublino, Ginevra (davanti alla sede Onu), Budapest (presidio musicale
vicino all’ambasciata), San Sebastian (Paesi Baschi), Lione (al
consolato), Kiev (davanti alla stazione ferroviaria).
In Italia presidi a: Avellino, Udine, Trieste, Asti, Catania.
Perugia: interrotto il transito dei treni per mezz’ora.
Roma: circa 50 persone, studenti e precari, hanno occupato la sede
centrale del quotidiano “La Repubblica” in via Cristoforo Colombo.
Corteo di circa 5000 persone. Quando la manifestazione stava arrivando
al termine, come concordato con la Questura, migliaia di persone hanno
invertito la rotta e invaso la tangenziale, occupando uno svincolo che
porta alla A24.
Val Susa: quasi mille persone si sono raccolte per poi suddividersi in
due gruppi. Il primo, in corteo, si è diretto a piedi verso la vicina
Chianocco, dove ha occupato l’autostrada innalzando barricate in un
presidio festoso, colorato e caloroso. I componenti del secondo
gruppo, sulle loro auto, hanno raggiunto il casello di Avigliana, dove
hanno alzato le barriere delle corsie verso Torino per permettere il
passaggio gratuito agli automobilisti. “Oggi pagano Monti e la Sitaf”
è stato lo slogan della giornata.
Parigi: un piccolo gruppo è partito in corteo bloccando il traffico a
Sébastopol e a Rue de Rivoli fino a raggiungere Place du Chatelet,
dove si teneva una manifestazione per il popolo siriano.

Domenica 4 marzo
Palermo: una cinquantina di persone ha fatto irruzione nella sede
regionale del Pd imbrattando le pareti della scala con vernice spray e
tentando di entrare negli uffici, ma senza riuscirci.
Nel pomeriggio sit-in di protesta davanti alla libreria Feltrinelli
dove era atteso il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, per
presentare il suo ultimo libro “Assalto alla giustizia”. Il traffico è
andato in tilt.

Domenica 5 marzo
Parigi: occupazione sede RAI.

GIovedì 9 marzo
Bologna: un gruppo di solidali ha fatto irruzione nel teatro Arena del
Sole, interrompendo lo spettacolo di Ascanio Celestini e srotolando
dal palco uno striscione che recitava “Giù le mani dalla Val Susa –
Forza Luca!” .

Venerdì 10 marzo
Milano: corteo studentesco. Bloccati 2 Frecciarossa.
Torino: corteo studentesco No Tav, che devia il percorso ed entra in
stazione per bloccare un Frecciarossa. Nel pomeriggio un altro gruppo
di solidali blocca un Frecciarossa diretto a Roma.
Roma: un Frecciarossa riceve la visita di alcuni No Tav che lasciano
al loro passaggio alcune fialette puzzolenti.

Sabato 11 marzo
Saint-Martin-d’Hères (Francia): dato alle fiamme un camion di una
ditta che ha lavorato ad un cantiere del TAV. Lasciata la scritta
“collabora col TAV”.
Rovereto: bloccato Frecciargento. Scritte sulla fiancata del treno.

Mercoledì 14 marzo
Roma: un gruppo di solidali ha fatto irruzione all’interno della sede
romana della CMC e ne ha occupato i locali, mentre alcuni manifestanti
esponevano davanti all’ingresso uno striscione che recitava “Fermiamo
il non-cantiere. Siamo tutti Valsusini”.

Al c.s. 28 maggio proseguono le attività:
mercoledì 21: palestra popolare
giovedì 22: seconda lezione del corso delle erbe spontanee e 
commestibili a cura del maestroLivio
venerdì 23: presentazione del libro di Barbara x, con spunti e 
riflessioni sul suo percorso personale.
"Gli AGHENSTBUCS sono la materializzazione di un'utopia. Significano 
scrivere senza essere soggetti ad alcuna legge. Gli AGHENSTBUCS sono i 
libri fuori dal mercato, i miei libri, sono letteratura veramente libera 
e antagonista, autoprodotta e autogestita, che rifugge per ovvie ragioni 
l’ignominia autoritaria dell’industria culturale. Le pagine degli 
AGHENSTBUCS sono in carta ecologica riciclata al 100% e sbiancata senza 
cloro." (Barbara X)
sabato 24: serata libera...porta un cd, un film, un libro e proponilo ai 
compagni...
domenica 25: non il consueto e abbondantissimo aperitivo in 28 ma 
un'occasione speciale per conoscere il nuovo progetto della CICLOFFICINA 
LA MONELLA...porta del materiale utile a far rinascere le 
biciclette...con un'offerta potrai sgranocchiare e bere qualcosa in 
compagnia...

**** prenota il tuo posto per il pullman diretto a milano per il 31 
marzo : manifestazione no debito “OCCUPIAMO PIAZZA AFFARI”. Chiamate il 
numero 3397464754 ****

c.s. 28 maggio

SOLIDARIETA’ CON LUCA, GLI ARRESTATI E IL MOVIMENTO NO TAV!

In un paese dove ormai sono i banchieri a governare e la legge è quella del denaro si stanno perdendo perdendo completamente valori di uguaglianza e libertà che duramente sono stati conquistati. In questo scenario malato sguazzano sempre più indisturbati partiti e associazioni xenofobe e nazionaliste, sostenute da un governo che si è più volte contraddistinto per sentimenti razzisti e discriminatori. Finalmente però il conto può essere presentato… Italia condannata per  i respingimenti verso la Libia! Giudicata responsabile moralmente per le condizioni disumane alle quali i profughi rimandati in Libia andavano incontro: la maggior parte di essi è stata reclusa per molti mesi nei centri di detenzione libici ove ha subito violenze e abusi di ogni genere.
C’è ancora chi si oppone allo stato di repressione in cui viviamo e di questo ne è espressione ciò che è riscito a creare il movimento No Tav in Val di Susa.
Centomila persone sabato in quella Valle, che ricordiamo, è anche la nostra, hanno  dimostrato che siamo uniti per solidarizzare con gli arrestati e ribadire ulteriormente che il movimento non si arresta! Tuttavia a fine giornata carabinieri e polizia aspettavano i manifestanti alla stazione di Torino, in un vero e proprio agguato con cariche a freddo. Tutto architettato da giorni, qualunque pretesto sarebbe calzato per colpire i compagni al rientro dalla manifestazione. 
E purtroppo quello era solo un assaggio…Stamattina alle ore 9, le ruspe hanno anticipato i tempi previsti per gli espropri e cominciato a falciare alberi e terreno. Alcuni compagni per opporsi alla strage predetta si sono arrampicati su un traliccio e Luca, rincorso da un poliziotto ha tentato di salire oltre quando colpito da una scarica elettrica, è caduto a terra da oltre 10 metri di altezza. Per nulla puntuali i soccorsi, è stato trasferito all’ospedale di Torino dove è stato operato. Sembra fuori pericolo ma la prognosi è riservata.
La seconda vittima della Talpa Tav,(ricordiamo una morte bianca nel cantiere)  oltre ai compagni arrestati perchè appartenenti al movimento che dice no alla Tav.
Vogliono il morto per incriminare oltremodo il movimento ma si sbagliano.
Non hanno capito con chi hanno a che fare. Questa volta nessuno può tacere. Non verranno consegnate silenziosamente le terre valsusine.
I compagni in trasferta aderiscono alla lotta contro la Tav e sono disposti a continuare a sostenere gli autoctoni nella loro resistenza.

Luca, uno di noi!
con tutti gli arrestati solidarietà,
fuori i compagni dalle galere,
dentro i padroni, burocrati e polizia.

I delinquenti sono loro e questa volta la pagheranno davvero cara!

Sempre nel capitolo repressione dobbiamo segnalare i primi pesanti verdetti per la manifestazione del 15 ottobre a Roma…quattro e cinque anni di reclusione per due dei giovani con l’accusa di resistenza aggravata.
E a Ghedi,  l’ennesimo episodio con protagonisti i fascisti che, esposto il loro banchetto, e supportati dai carabinieri e dal sindaco,  hanno aggredito un contestatore di Rifondazione.
Ora più che mai vogliamo gridare che la repressione non fermerà le nostre lotte… lotte per un futuro contro chi cerca di rubarcelo!
In questo clima “teso” cerchiamo di creare appuntamenti da condividere presso il c.s.28 maggio:
venerdì 2 marzo: 
Fenoglio – un uomo schivo e appartato, un romanziere istintivo e modernissimo, il coraggio e l’amore di uomini che scoprono se stessi col sottofondo della guerra di Liberazione e dei nuovi miti della civiltà di massa a cura di Martin Eden Experience dalle ore 21:30 con la partecipazione e presentazione di Alan Poloni
sabato 3 marzo: Serata Reggae 
domenica 4 marzo: Aperitivo con spettacolo teatrale al femminile.
NERVO IN DO MINORE di e con Tatiana Freire Larotonda; esecuzione al pianoforte Irene Aliverti.
Una nubile abbandonata si interroga sui ruoli delle donne nei nostri giorni. Un po’ melodrammatico, a volte comico passando per momenti lirici, lo spettacolo  invita ad entrare nell’universo femminile di questo personaggio metaforico della nubile, che porta in sè desideri, sogni e promesse di futuro.

Nervo in Do minore è trasformare dal patologico al mitologico, senza grandi complicazioni psicodrammatiche. È ridere del ridicolo nel soffrire d’amore. È riflettere su un mondo ancora maschile. È spaventarsi davanti alla violenza istituzionalizzata e ufficializzata. È, perfino, volere cambiare il mondo in un luogo più fresco e più femminile – perchè no?

Ore 20,00 inizio spettacolo teatrale.
                                                                                        ***********************************
Vi invitiamo a tenervi aggiornati su quanto sta accadendo in Val di Susa anche ascoltando Radio Onda d’Urto che è quotidianamente in contatto con i compagni impegnati nella lotta contro le ruspe e l’allargamento dei cantieri.
Stasera i presidi in tutta Italia hanno ribadito da che parte sta la gente.
NESSUNO VUOLE LA TAV!
c.s. 28 maggio

newsletter…

Il 25 febbraio tutt* in Val di Susa alla manifestazione convocata dal movimento No Tav a Bussoleno.
Ci saremo per forza, perchè condividiamo lo spirito che anima la resistenza ad un opera che non solo è dannosa e devastante ma che racchiude in sé le logiche perverse che accompagnano anche nei nostri territori molti progetti cui tentiamo di opporci.
Ci saremo per denunciare la repressione portata avanti dalla Procura di Torino, logiche criminalizzanti volte a far chiudere gli spazi di democrazia e dissenso popolare perchè consci della loro forza.
Ci saremo per dire che non accettiamo nella maniera più assoluta alla militarizzazione dei territori e la trasformazione dei conflitti sociali in problema di ordine pubblico.
Ci saremo per dire che uscire dalla crisi significa ripensare un modello sociale, produttivo e di relazione con l’ambiente fuori ed opposto al saccheggio dei padroni e colletti bianchi.
Ci saremo per resistere ed insieme costruire un’alternativa a partire dalla difesa dei beni comuni e dalla possibilità di scegliere il nostro presente per un altro futuro.
Ci saremo, insieme, per sostenere i compagni in carcere per la lotta della Val di Susa e per quelli che non mollano anche se spesso è difficile opporsi a freddo, ruspe e giganti.
Ci saremo perchè la Val di Susa insegna che un altro modo di riprendersi la strada c’è e che la gente non vede l’ora di riorganizzarsi e conoscersi di nuovo.
Li obbligheremo a leccare le ferite già inferte alla Montagna, inginocchiati innanzi alla Sua Forza che è quella del popolo Valsusino, che è anche la nostra speranza.
Prima di passare agli appuntamenti del centro,ricordiamo le iniziative svolte in varie città in occasione della VI settimana internazionale di solidarietà col popolo basco. Scegliete quella che più vi piace! noi ve ne suggeriamo una che si terrà presso il circolo Maite di Bergamo domenica 26 ore 18: “Lega Nord e Paese Basco, un amore impossibile
Lega Nord e Paese Basco, un amore non corrisposto”
con:
Adriano Cirulli (studioso di movimenti e conflitti etno-territoriali, Direttore del Dipartimento di Lingua e Cultura Basca, Upter Roma) e un rappresentante del Comitato per la solidarietà contro le discriminazioni di Varese
presentazione del dossier: “Lega: se la conosci la eviti…” a cura del comitato della Festa Antileghista di Varese
a seguire: Presentazione dei movimenti indipendentisti europei, confronto tra leghismo e indipendentismo basco. I motivi per cui la lega tenta di impossessarsi di questa “bandiera”e come reagiscono i baschi. La situazione attuale in EH, da Zutik Euskal Herria a oggi.
LIBERTA’ E AUTODETERMINAZIONE PER EUSKAL HERRIA !
*Mercoledì 22 sempre palestra resistente
*Giovedì 23: ore 21 iniziativa sui licenziamenti politici. Di fronte ai tagli dei diritti, al ridimensionamento dei salari, ai licenziamenti,alla precarietà, segmenti di lavoratori si organizzano e resistono: Fiat, ferrovie, cooperative, scuola ecc…Ma chi si oppone a queste politiche, sopratutto i lavoratori che sono punto di riferimento tra/dei lavoratori, è fatto oggetto della repressione: denigrazione, isolamento, licenziamenti.
Questi lavoratori non devono essere lasciati soli! nei loro confronti deve essere organizzata la più ampia solidarietà politica e materiale.
Interverranno:
Riccardo Antonini: compagno, ferroviere licenziato dalle ferrovie di Moretti per il suo lavoro contro i licenziamenti politici in ferrovia per essersi messo a disposizione e nominato consulente da parte dei familiari delle vittime, nell’incidente probatorio della strage di Viareggio,organizzatore insieme a cittadini,ferrovieri, lavoratori di Viareggio, del Assemblea 29 Giugno
Lavoratori della Cooperativa Safra: impegnati da mesi nei magazzini della logistica Esselunga di Pioltello in una lunga e difficile lotta contro i licenziamenti, per i diritti, il salario e l’agibilità sindacale.
Giulio Palermo: compagno, ricercatore universitario a Brescia, su cui pende la richiesta di sospensione dal servizio e dallo stipendio per un anno, per la sua battaglia contro lo strapotere dei baroni universitari e per aver sostenuto la lotta dei migranti sulla gru.

*Venerdì 24:
Anche per quest’anno il corso di danze folk è arrivato al termine ma possiamo dire, con un certo orgoglio, che abbiamo permesso ad un buon numero di persone di avvicinarsi a questa realtà, piuttosto ignorata nella nostra zona…
Nei prossimi mesi ci saranno altre occasioni di stare insieme ballando, perché abbiamo intenzione di proporre stages, serate danzanti, giornate “a tema” e così via…
Intanto, per chiudere questo ciclo, abbiamo deciso di fare le cose in grande e dunque, invece della classica “festina di fine corso” tra di noi, abbiamo coinvolto altre persone: i Damatrà al gran completo verranno a suonare dal vivo nella prima parte della serata che poi, a seguire, sarà animata dalla prima MAZURKA (quasi) KLANDESTINA in terra bresciana.
La caratteristica principale delle Mazurke Klandestine è il fatto che si svolgono normalmente all’aperto, ed è per questo motivo che noi l’abbiamo rinominata MAZURKA SENZA KAPPOTTO. La tradizione vuole che a questi eventi (sempre gratuiti) i partecipanti portino qualcosina da mangiare: niente di impegnativo, ma se qualcuno avesse voglia di portare dolcetti o cose simili, farebbe sicuramente cosa gradita.
Nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli, Genova, le Mazurke Klandestine richiamano sempre centinaia, a volte migliaia di persone, ma visto che noi viviamo in una realtà molto provinciale, è importante la partecipazione di tutti noi, ed è altrettanto importante che ognuno di noi si dia da fare per promuovere questa iniziativa…
Quindi, tutti presenti dalle 21,30 i Damatrà in concerto per la prima Mazurka Senza Kappotto in territorio bresciano.
*Sabato 25: l’appuntamento è alle ore 9,30 al casello di Rovato per prendere posto sul pullman proveniente da Brescia diretto in Val di Susa.
E di ritorno dalla sfacchinata militante…

Sono passati dieci anni “..dall’ultima canzone”.
Da quando Stampers e Bankali erano tra le locali voci rabbiose che si levavano sul territorio a denunciare la tristezza sociale e politica del nostro povero Paese.
In questi anni di separazione la rabbia non è mai rimastainespressa: si è incanalata verso altre forme di lotta, private o pubbliche. Perché il tempo passa ma non passano le lordure della società.
Guerre imperialiste…precariato…xenofobia…i furbetti della casta privi di dignità…Dieci anni fa suonavamo, uniti ed inkazzati, per l’assassinio di Carlo Giuliani e i compagni incarcerati.
Cosa è cambiato?
Nella sera di sabato gli Stampers e i Bankali, accompagnati dai Bottom Face, si ritrovano con gli strumenti in mano.
La Grumello Odia crew estende l’invito a chiunque voglia esserci.
Uniti e inkazzati come sempre.

*Domenica 26: torna l’ape vegan gestito dai Pollicioni Verdi dalle 19.00.
Vi ricordiamo che sta per cominciare il corso sulle erbe spontanee tenuto dal nostro Livio..giovedì 15 per altri due giovedi’ ma informatevi al bancone….Iscrivetevi.
“Le battaglie che si perdono sono quelle che non si fanno” diceva il Che
c.s. 28maggio

Costa Concordia: la ‘movida’ galleggiante

da Infoaut

concordia-spos-dispersiStrano che nessuno si sia chiesto quale bandiera batte la “Costa Concordia”. Strano che nessuno si sia chiesto chi stava sul ponte di comando della nave al momento dell’incidente. Strano che nessuno abbia ricordato che ai primi di ottobre del 2011 la nave portacontainer “Rena” della MSC è andata a sbattere contro l’Astrolabe Reef in Nuova Zelanda, uno dei più preziosi paradisi marini del globo, e che da allora (sono passati tre mesi e mezzo) sputa petrolio su quelle acque incontaminate, creando il più grave disastro ecologico in quell’emisfero. Strano che nessuno ricordi come l’Italia abbia a che fare in questi incidenti, per più motivi. Costa Crociere, nata italiana come dice il nome, è controllata dal gigante americano del settore. Ma chi la gestisce?

Le navi, è bene si sappia, sono di proprietà, di norma, di una holding la cui prima preoccupazione è di metterle al riparo dal fisco e dalle norme sulle tabelle d’armamento presso certi paradisi fiscali ( da cui le cosiddette “bandiere ombra” o flag of convenience). Ma sono gestite da Ship Management Societies specializzate che decidono le assunzioni di personale e lo fanno di solito in base al principio del minor costo. Sulla “Rena” c’erano 15 filippini su 20 uomini di equipaggio. I filippini hanno pessima fama, ma ingiustamente, da “paria” del settore sono diventati oggi tra quelli meglio preparati, perché negli anni hanno imparato che la loro vocazione era quella ed hanno investito in scuole professionali, che rilasciano i diplomi ed i certificati necessari per l’imbarco. Purtroppo oggi il mercato dei certificati falsi è fiorente, oggi i “paria” sono altri, ucraini, vietnamiti, turchi, bielorussi.

1. Sabato c’è stata una manifestazione sul Canale della Giudecca a Venezia contro il passaggio delle grandi navi da crociera. Stava uscendo in quel momento la “MSC Magnifica”. MSC sta per Mediterranean Shipping Company ed è la creatura di un geniale italiano di Sorrento, Gianluigi Aponte, che ha trasferito le sue attività in Svizzera, a Ginevra, dove sembra abbia preso moglie con tanto di banca in dote. Ha una flotta di circa 150 navi portacontainer (è la seconda al mondo) ed una flotta sempre più consistente di navi da crociera. I suoi comandanti e, spesso, anche i suoi ufficiali, sono di Sorrento o dintorni. Anche quello della “Costa Concordia” viene da Sorrento, si legge, e con il suo comportamento ha coperto di disonore una categoria di validissimi uomini di mare. MSC è famosa nel mondo per la sua mancanza di trasparenza. Non comunica informazioni relative ai suoi traffici, in particolare sui volumi di merce trasportata, non conferma né smentisce le notizie che le pubblicazioni insider sfornano ogni giorno sulle loro costosissime newsletter. MSC si è fatta largo con una politica di prezzi assai aggressiva, al limite del dumping, possibile quando si riducono i costi al massimo e magari quando si dispone di grande liquidità (gli invidiosi o i malevoli dicono di sospetta origine).

2.Ma torniamo alla nave naufragata. Chi era sul ponte di comando? Il comandante e, si suppone, qualche ufficiale erano a cena con gli ospiti che si erano messi in ghingheri apposta. Che il personale fosse addestrato all’emergenza è probabile, ma per quanto riguarda il core manpower, il 10/15% del totale quindi, le centinaia di precari a bordo, che spesso parlano un paio di parole d’inglese al massimo, certo non lo erano. Chi aveva verificato il funzionamento dei verricelli delle scialuppe di salvataggio? Nessuno. La “Rena” era una nave substandard, sottoposta ad ispezioni almeno una quarantina di volte negli ultimi anni, in genere era stata fermata e rilasciata solo dopo giorni. Troppo costoso per il signor Aponte ritirarla dal servizio. Le navi da crociera invece sono recenti, dotate delle più sofisticate apparecchiature di bordo. Se causano disastri è per cause diverse da quelle destinate al cargo. E quali sono queste cause?

3. La principale è di carattere culturale, di costume si potrebbe dire. Non è tanto problema di preparazione del personale, di controllo del funzionamento delle apparecchiature, di competenza degli ufficiali, è prima di tutto la cultura della “movida” a determinare certi comportamenti irresponsabili. Una nave da crociera è un’oscena “movida” galleggiante, che, a differenza di quella che ha devastato città come Barcellona ed altre, coinvolge vecchi e bambini, donne incinta e suore, paraplegici e malati cronici, tutti ammucchiati nella spensieratezza e nello shopping, con cabine costruite per essere scomode in modo che i passeggeri vadano in giro a comperare. Gli introiti all’armatore provengono dallo shopping in egual misura che dalla tariffa di passaggio. E poi lo spirito della “movida” è quello che fa avvicinare questi mostri pericolosamente alle coste più belle, alle acque protette dei pochi e non presidiati parchi marini. Chi abita a Camogli e dintorni è ormai abituato a vedere le navi da crociera uscire dal porto di Genova e puntare diritte sul parco marino di Punta Chiappa, passandoci sfiorando le boe fatte per barche e motoscafi. Le sente lanciare l’urlo delle sirene e allora la gente del posto spiega: “I comandanti sono di Camogli ed è usanza che vengano a salutare le mogli e le mamme. Camogli viene da Ca’ delle mogli”. All’inizio ci cascavo anch’io e magari ripetevo questa sciocchezza a dei bagnanti inquieti per l’avvicinarsi del mostro, ma oggi so che non è così. Perché le grandi navi passano per il Canale della Giudecca? Per permettere ai passeggeri di scattare una foto di piazza San Marco dal bacino. E questa “esperienza” pare che valga l’intera crociera. Altrimenti perché i tour operator minaccerebbero di boicottare Venezia se le navi non passano più per il canale della Giudecca?

4. Era troppo tardi all’Isola del Giglio per scattare le foto. La “movida” si era trasferita ai tavoli delle mense. Ma la “movida” da sola non basta a spiegare le modalità dell’accaduto. Un fattore strutturale è il cosiddetto “gigantismo” navale. Perché si costruiscono navi da 100 mila tonnellate, in grado di portare anche 6.000 persone? Per risparmiare sui costi, punto. Non è che la vacanza è più bella se a bordo si è in 6 mila invece di mille, anzi il servizio rischia di essere peggiore. Una simile nave in caso di incidente è governabile assai meno di una nave più piccola, fosse pure perfettamente esperto tutto l’equipaggio in evacuazioni d’emergenza. E’ il gigantismo in sé la pura follìa, perché innesca il circolo vizioso. Quanto più grande la nave, tanto inferiori i costi unitari per l’armatore che può offrire prezzi a portata di tutte le tasche. Tanto più basse le tariffe tanto più difficile la concorrenza da parte di navi più piccole, con costi unitari maggiori. Le barriere d’ingesso al mercato si alzano, la situazione diventa di oligopolio e magari su certi  segmenti di mercato diventa monopolio, allora le tariffe possono riprendere a crescere, ma nel frattempo è il disastro. Nelle navi portacontainer la logica è la stessa ed i danni all’ambiente sono costanti. Oggi sono in ordine ai cantieri navi da 18.000 TEU, per entrare in un porto hanno bisogno di alti fondali. Se chiedete a un Presidente di un qualunque porto italiano, che non sia Trieste, in quali attività investe le maggiori risorse, vi sentirete rispondere: scavare i fondali. Anche a Venezia è così e se non ci si ferma in tempo sarà la morte della laguna, che già è agonizzante. Con la costruzione del MOSE le bocche di porto si sono ristrette ed i conducenti dei vaporetti vi diranno che razza di velocità hanno preso le correnti in uscita ed in entrata a seconda delle maree, roba da render difficile il governo di un vaporetto.

5. La Ship Management Society della “Rena”, la portacontaienr che sta ancora devastando il reef neozelandese, è la Costamare, con sede in Grecia. Se andate sul sito, troverete che si considera la migliore del mondo nel trattamento degli equipaggi. Possiamo anche crederle ma il problema oggi è che ci si trova ormai nello shipping in una situazione, come nella finanza, sfuggita ad ogni controllo. Per disastri di proporzioni inimmaginabili le multe pagate dalle società sono ridicole, qualche problema in più lo hanno semmai le assicurazioni, la colpa comunque è sempre dell’uomo, cioè di quel disgraziato a bordo che si è fatto magari un turno di 16 ore. Si dice che il comandante della “Rena” fosse ubriaco, forse era fatto di coca o forse il suo secondo al timone, chissà. Non esiste un’Autorità Internazionale che abbia giurisdizione sulle acque, in mare ciascuno fa il cazzo che vuole, l’International Maritime Office può fare solo raccomandazioni e le sue Direttive debbono essere ratificate dagli Stati…campa cavallo. La deregulation è totale ed è iniziata con la deregulation del lavoro. Per questo sono nate le bandiere di comodo, non tanto per pagare meno tasse ma per aggirare gli standard dell’organico di bordo, cioè delle tabelle d’armamento. Le caratteristiche fisiche e tecniche di ogni nave richiedono un organico ben definito in termini di numero e di qualifiche, di ufficiali e di crew. Gli armatori registrano la nave a Panama, alle Isole Caimane, in Liberia per poter avere la mano libera sulle caratteristiche dell’equipaggio. Nel mirino si dovrebbero tenere quindi non solo gli armatori ma le Ship Management Societies. In Italia si è trovata una via di mezzo, il cosiddetto Secondo Registro Navale, la nave rimane sotto bandiera italiana e le tasse l’armatore le paga in Italia (non è il caso qui di soffermarsi sulle agevolazioni fiscali concesse all’armamento, i sacrifici si sa debbono farli solo i lavoratori, dipendenti, precari e freelance che siano). Ma l’equipaggio può essere formato secondo pratiche che non sono molto dissimili da quelle concesse alle flag of convenience.

Non esiste salvezza dunque? Non è solo per antico operaismo, ma per una considerazione fredda ed obbiettiva che ritengo l’unica possibilità di salvezza la lotta multinazionale dei lavoratori. Purché se ne tenga conto. Nessuno ci fa caso, nelle cosiddette pubblicazioni antagoniste o di sinistra ancora non opportunista non c’è traccia di quel che accade nel mondo della portualità e dello shipping. Invece ci sono fermate, scioperi e proteste ogni giorno nel mondo, soprattutto nei porti. Forse qualcuno ricorderà che un paio d’anni fa sui giornali è venuta fuori la notizia che c’era un porto nuovo in Marocco che avrebbe stracciato tutti i concorrenti, Gioia Tauro in primo luogo. Da mesi è semiparalizzato dagli scioperi. Il problema non è quello di essere informati, ma quello di esser presenti nell’opinione pubblica con ragionamenti che spostino delle rivendicazioni dal terreno della pura sopravvivenza (di questo si tratta e non di presunti “privilegi” dei portuali) al versante della lotta per la salvezza dell’ambiente e di una civiltà del lavoro degna di questo nome.

 

di Sergio Bologna

10 Dicembre: Manifestazione all’Esselunga contro Precarietà e Licenziamenti Politici

Ieri volantinaggio davanti a diversi punti vendita di Milano (e non solo) con la conferma di interesse e solidarietà da parte di molti clienti Esselunga nei confronti degli operai in lotta. Oggi c’è stato un nuovo appuntamento propagandistico, in occasione del consueto pranzo pre-natalizio organizzato dal comune di Pioltello, e patrocinato da Esselunga, proprio nella mensa all’interno dei magazzini di via Gianbologna. Anche in questa occasione la vicenda degli operai di Safra ha destato molto interesse e riscosso molti consensi; anche in questa occasione la presenza delle forze dell’ordine ha oscillato tra l’asfissiante e il ridicolo (5 camionette con uomini pronti all’antisommossa, per 20 persone che consegnano un volantino a 150 anziani del paese è una notizia che si commenta da sè).

Intanto il presidio continua a strutturarsi per reggere il più a lungo possibile e da ieri è disponibile un camper per affrontare le intemperie e le rigidità invernali.
Contemporaneamente si stanno presentando lavoratori di altre cooperative per affiancarsi nella lotta e produrre ulteriori vertenze sul territorio. Un segnale chiaro a chi, vista la rigidità di Safra e di Esselunga (confermata da alcune battute in tribunale il 30 novembre), ritenesse che ormai la lotta si affida solo alla sentenza del tribunale (che comunque aspettiamo con ansia, in quanto possibile ulteriore dimostrazione delle nostre ragioni e strumento di rafforzamento della battaglia in atto)
Ma soprattutto un segnale a tutte le forze soldali che da oltre un mese sostengono il presidio permanente e che sono caldamente invitate a persistere sulla strada intrapresa al fine di aumentare la pressione su Esselunga e, più in generale, sulle istituzioni chiamate a governare i processi economici e politici connessi alla crisi.

Riceviamo da Marco del Vittoria e volentieri pubblichiamo:

Domenica 27 novembre, dopo due giorni di sciopero che hanno bloccato il reparto salumeria, il consorzio Safra ha messo in atto un’azione squadrista, attaccando gli scioperanti in presidio con una cinquantina di crumiri, anche esterni al reparto.

L’azione non aveva solo l’obiettivo di garantire lo svolgimento della produzione nei reparti della merce fresca (dove cioè il danno economico di uno sciopero è più alto e immediato), ma soprattutto quello di far scontrare i lavoratori fra loro, per poter poi criminalizzare lo sciopero, isolarne i protagonisti principali e tentare di alzare il livello repressivo.

Non è un caso che l’attacco si è dato nella più totale assenza delle forze dell’ordine, (di solito presenti in gran numero quando è in corso un picchetto),

La vittoria in questa vertenza, infatti, non sarebbe decisiva solo per le sorti di 15 licenziati e delle loro famiglie, ma darebbe coraggio a tutti i lavoratori che si trovano in una condizione estrema di precarietà e di ricatto, e che possono confidare solo sulle proprie forze, sulla propria mobilitazione.

A maggior ragione dopo la grave provocazione di domenica è quindi importante un segnale di solidarietà e di resistenza, lavorando per costruire una campagna permanente di opposizione ai piani di sfruttamento padronali e ai licenziamenti politici che stanno attraversando tutta l’Italia. Una campagna che sappia unire gli operai delle cooperative, emblema del moderno sfruttamento, con quelli delle fabbriche della cintura milanese espulsi dal ciclo produttivo tramite licenziamenti di massa, affiancati da tutti i soggetti che subiscono la precarietà diffusa a partire dai giovani e daglistudenti. La lotta dei precari Esselunga è un’esperienza importante che deve favorire lo schieramento di tutte quelle realtà che si oppongono alle politiche di ipersfruttamento e austerità. Per questo è stato convocato:

Sabato 10 dicembre ore 14,30
Sciopero con manifestazione ai cancelli Esselunga di Pioltello

Per aderire all’appello del Presidio permenente scrivere a info@sicobas.org

Martedì 6 dicembre ore 21
Assemblea pubblica davanti ai cancelli dei magazzini Esselunga di Pioltello in preparazione della manifestazione del 10 dicembre

Partecipa alla cassa di resistenza per sostenere la lotta dei lavoratori delle cooperative dell’Esselunga di Pioltello. I versamenti possono essere effettuati, indicando la causale: “Presidio operaio esselunga”:
• con bollettini postali sul ccp nr. 3046206
• con bonifici sul c/c IBAN IT13N0760101600000003046206
• con vaglia postale
Intestati a: Sindacato Intercategoriale Cobas, Via Marco Aurelio 31, 20127 Milano

Perché 18 miliardi per i caccia bombardieri?

da Ilfattoquotidiano

Non servivano alcuni dei migliori cervelli d’Italia per varare una manovra come quella del governo Monti. Bastava un ragioniere. Ma l’Italia dei Valori è un partito concreto, non fa chiacchiere, né demagogia. Agisce e propone. Queste,
dunque, le nostre prime tre proposte per una manovra più equa e ispirata ai principi di solidarietà. Cominciamo da un primo pacchetto di proposte. Tre punti chiari e semplici, da applicare subito.

1. Dove togliere. Cancellare, subito, il previsto acquisto di 131 caccia bombardieri F35 che costeranno allo Stato 18 miliardi di euro. Cosa se ne dovrebbe fare il nostro Paese di 131 aerei da guerra, inutilizzabili nelle missioni di pace dove siamo ancora impegnati, in un momento in cui rischiamo il fallimento e tenuto conto che siamo l’ottava potenza militare al mondo? Cui prodest l’acquisto di questi 131 caccia bombardieri quando, secondo uno studio di Ania-consumatori in collaborazione con l’Università di Milano, le condizioni di vita dei bambini e dei minori sono notevolmente peggiorate e pagano il prezzo più alto della crisi?
Dove mettere. Con questi soldi, rendiamo più graduale l’innalzamento dell’età pensionistica prevista dal decreto, tutelando adeguatamente i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare a 15-16 anni e hanno diritto ad andare in pensione subito; chi è vicino ai 40 anni di contributi ed ha perso il lavoro a causa della crisi e non può vivere altri due o tre anni senza alcun reddito; tutti i lavori usuranti per i quali è impensabile allungare gli anni
dell’attività lavorativa.

2. Dove togliere. Dimezzare per decreto i tre miliardi di euro che le pubbliche amministrazioni spendono ogni anno per consulenze e che il più delle volte rispondono a logiche clientelari, quando addirittura corruttive, con un
risparmio di un miliardo e mezzo di euro. In Italia abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, con al suo interno eccellenti professionalità. Non si capisce la ragione per cui, dunque, si debbano buttare soldi invece che valorizzare le strutture e i dipendenti dell’amministrazione pubblica.
Dimezzare, con decreto, il numero delle auto blu presenti in Italia che costano 4 miliardo di euro, con un risparmio netto di 2 miliardi di euro.
Dove mettere. Con questi soldi, cancelliamo completamente il blocco delle indicizzazioni delle pensioni.

3. Dove togliere. Abbassare a 500 euro l’uso del contante ma soprattutto consentire alle Agenzie delle entrate di incrociare i dati delle spese di ogni singolo cittadino o società con i dati dei redditi dichiarati. In questo modo
evadere diventerà praticamente impossibile.  Il recupero non è quantificabile ora, ma parliamo sicuramente di decine di miliardi di euro soltanto nei prossimi anni.
Dove mettere. Aboliamo l’Ici sulla prima casa e avanzeranno anche un bel po’ di quattrini per aumentare e di molto gli assegni familiari in busta paga per le famiglie numerose, che sono state le più colpite in termini di riduzione del
potere d’acquisto.

Massimo Donadi

 

 

 

 

 

CHIARI // Senza casa e senza lavoro «vivono» nell’automobile

da BresciaOggi

CHIARI. Un emblematico e toccante spaccato sulle nuove povertà: in pochi mesi la coppia ha perso praticamente tutto. La loro vecchia Mercedes è parcheggiata vicino a un parco: «Ringraziamo chi al mattino ci porta qualcosa di caldo» 06/12/2011 E-MAILPRINT A La coppia clarense e l’automobile diventata la loro casa Chiari. Un’ordinaria storia di neo-povertà che scuote le coscienze, e non solo solo perchè siamo sotto Natale. Quello che sta accadendo a una coppia di Chiari dovrebbe far riflettere istituzioni e comunità su quanto sia diventato sottile il confine fra una vita normale e un’esistenza di indigenza. E la vicenda di Michele e Vincenza appare ancora più emblematica e inquietante in queste ore in cui il Governo sta prendendo decisioni da più parti bollate – non senza fondamento – «macelleria sociale». Vincenza Pistillo di 55 anni e suo marito Michele Di Chio, di un anno più giovane, sono sposati da 26 anni. Dal 1992 si sono trasferiti da Andria a Chiari. Lui carpentiere, aveva trovato subito un lavoro sicuro e ben retribuito. Oggi quel lavoro non c’è più, e non c’è nemmeno una casa. La «sistemazione provvisoria» – se così si può definire – è l’automobile. «Dobbiamo ringraziare la signora che abita davanti al parcheggio se al mattino possiamo bere qualcosa di caldo – è l’amaro sfogo di Michele -. Anche molti immigrati rumeni, albanesi e marocchini ci hanno aiutato in questi mesi. Il Comune prima ci ha offerto una sistemazione provvisoria, poi ce l’ha negata perchè mia moglie è proprietaria di un quarto della casa dove abita sua madre, a Andria». LA COPPIA la scorsa estate è rimasta senza casa, per l’impossibilità di far fronte ad un affitto a un canone di 600 euro. Esauriti i risparmi, marito e moglie non hanno voluto mancare di parola al proprietario e, dopo aver pagato l’ultimo canone e le bollette, hanno lasciato l’abitazione. Hanno venduto pure la cucina, per assicurarsi un’entrata; poi hanno spostato la poca mobilia rimasta in un garage, messo a disposizione da un amico straniero. Da allora vivono in una vecchia Mercedes parcheggiata vicino a un parco di Chiari, spesso frequentato da tossicodipendenti e spacciatori. Michele e Vincenza hanno anche cercato lavoro, ma la crisi e l’età si sono rivelate ostacoli insormontabili; le uniche entrate su cui possono contare provengono da collaborazioni saltuarie, che bastano appena per pagarsi da mangiare. «Sono andato a cercare lavoro ovunque – racconta Michele Di Chio – ma non se ne trova, anche se sono disposto a qualsiasi tipo di offerta. Solo mia moglie, per poche ore la settimana, fa la collaboratrice domestica, ma questa per ora è la sola nostra entrata». E se dormire in auto d’estate non è un problema, in inverno la situazione è assai pesante. Un amico li ha quindi consigliati di rivolgersi ai servizi sociali, chiedendo anche una sola stanza per dormire. «L’assistente sociale – racconta Michele – ci ha proposto una sistemazione: per me c’era la possibilità di dormire in un alloggio assistito e per mia moglie in un centro per le donne vittime di violenza. Ma siamo insieme da 26 anni, e la proposta di separarci ci è sembrata inaccettabile. Ci è stato detto che quella era l’unica possibilità e allora, pensando al freddo delle notti d’inverno, abbiamo accettato. Ma quando ci siamo presentati ci hanno detto che quella sistemazione non c’era più, che non era più possibile… Alle nostre proteste hanno risposto che mia moglie è proprietaria del 25 per cento della casa dove vive sua madre, a Andria. Ma noi vogliamo restare qui, dove abbiamo vissuto per 19 anni. Qui a Chiari c’era la nostra casa, il nostro lavoro. Non riusciamo a capire perchè nessuno ci aiuti, almeno a trovare un lavoro». NO COMMENT da parte del dirigente responsabile dei servizi sociali di Chiari. «Non siamo autorizzati a parlare con i giornalisti – spiega -. Non si rilasciano commenti o dichiarazioni sulle persone per la privacy». Giancarlo Chiari

CARO RISPETTABILISSIMO, ONORATISSIMO, PULITISSIMO LOCATELLI

Inchiesta Locatelli: ecco le intercettazioni telefoniche

da Bergamosera.com

Le intercettazioni telefoniche

BERGAMO — Ecco alcuni dei passaggi più importanti contenuti nelle intercettazioni telefoniche e ambientali che gli inquirenti hanno raccolto circa gli illeciti contestati nell’ambito dell’inchiesta su tangenti e smaltimento di rifiuti che ha visto finora coinvolte 10 persone fra cui l’ex vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani e l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il 14 ottobre Nicoli Cristiani accompagnato dall’imprenditore Mauro Papa (imprenditore attivo nello smaltimento dei rifiuti, amministratore della Ecoeternit di Montichiari, non risulta coinvolto negli arresti) si incontra con Pierluca Locatelli e il suo amico Bracci al ristorante “Il Lorenzaccio” di Brescia. Incontro organizzato in vista di un ipotetico accordo commerciale. Alla fine dell’incontro Locatelli tesse all’amico le lodi di Nicoli:

LOCATELLI: Nicoli è un grandissimo uomo
BRACCI: a differenza di altri politici sì…
LOCATELLI: Nicoli è quello che ma, ma, a Marzo….
BRACCI: mi sembra molto concreto, molto….
LOCATELLI: è quello che a marzo mi ha detto: “A te, l’AIA arriva a settembre” … gli ho detto no Dio mi serve per maggio altrimenti le banche eh… Impossibile, proverò a vedere di farti fare qualcosa ma … non posso …
BRACCI: I miei contatti diretti con…
LOCATELLI: Lui non è più assessore eh…. lì ha tutti sotto li ha fatti crescere tutti lui ….
BRACCI: sì, ma questo .. allora parte tra poco diciamo (riferito alla discarica di PAPA)
LOCATELLI: sì, partirà ad inizio anno vedrai
BRACCI: A me ha detto che è già pronto … salvo che chiuda i contratti con qualcuno
LOCATELLI: a inizio anno, inizia

La collusione di Arpa. Il dirigente Arpa Rotondaro rassicura “l’amico” imprenditore (Locatelli) sulla pratica della discarica di Cappella Cantone. E gli dice di stare tranquillo. E’ l’8 giugno 2011, il giorno precedente alla conferenza dei servizi LOCATELLI: Pronto.
ROTONDARO: Buongiorno, come stai?
LOCATELLI: Eh non lo so, ti farò sapere domani.
ROTONDARO: Eh…dai…vedrai che domani starai meglio.
LOCATELLI: Dici?
ROTONDARO: Si, si, si. Dove sei?
LOCATELLI: A Grumello.
ROTONDARO: Ah. Niente, io…penso che sia tutto a posto. Ho fatto anche delle verifiche…
LOCATELLI: Hai fatto un po’ di verifiche?
ROTONDARO: Si, son stato giù anche l’altro giorno lì…dalle tue parti, non te l’han detto?
LOCATELLI: Dopo ci dobbiam vedere poi noi, eh?
ROTONDARO: Sì, sì. Io, guarda, tranne la settimana…
LOCATELLI: Ci sono sempre.
ROTONDARO: Ma figurati, ci mancherebbe altro, gli amici non si dimenticano mai.

Si parla di scorie sporche. L’addetto al coordinamento dei materiali del gruppo Locatelli Egidio Grechi parla con tale Piero, che gli riferiva che la scoria da Verona era sporca “…perché mi diventa marrone anche la benna”, maleodorante e addirittura ancora calda, fumante.
GRECHI: Dimmi Piero
PIERO: quella scoria che viene da Verona
GRECHI: sì
PIERO: che avevi chiamato … tu ieri … guarda che a me sembra che c’è dentro del fumo a me
GRECHI: “Ostrega” … non dirmi così
PIERO: eh … perché te lo dico perché … si sente l’odore e poi vedi anche il colore perché mi diventa marrone anche la benna GRECHI: fai una … lascia lì una cosa in parte che la faccio analizzare
PIERO: Ostia … se arriva domani si!
GRECHI: eh
PIERO: perché ho visto che c’è dentro comunque Egidio…. perché è tutta la scoria sporca
GRECHI: è una impressione … sicuramente … però facciamo lo stesso l’analisi
PIERO: si, non hai capito cosa intendo … può capitare su un viaggio ma su tutti no eh!!
GRECHI: No, lo vedi tu quello che ti sembra…
PIERO: perché vedi, si sente anche l’odore … proprio del… del… dei fumi come erano quelli della STEFANA
GRECHI: ancora…
PIERO: Non ci sono dentro le palline ma vedi che la scoria è tutta…
GRECHI: Io sto’ in ufficio, non posso allungarmi troppo PIERO: si, si, dai te lo preparo io, ho capito
GRECHI: okay, dai ciao
PIERO: Okay, ciao

Il tecnico di Brebemi si accorge che qualcosa non va. Il 31 maggio 2011 Bartolomeo Gregori(responsabile trasporti di Locatelli) riceve lamentele da Roberto Collavo (tecnico di cantiere della BBM) che gli fa presente come la scoria che stavano portando Brebemi fosse fuori dei parametri previsti:
GREGORI: Si pronto….
COLLAVO: ciao Mimmo
GREGORI: ciao dimmi
COLLAVO : scusa eh … ho notato qui sulla scoria che c’è parecchio ferro … come mai?…
GREGORI: Provo a sentire l’impianto se hanno avuto problematiche, ma mi sembra strano … perché più ne recuperiamo più che … guadagniamo noi
COLLAVO: Uhm … però c’è parecchio, parecchi pezzi di ferro, normalmente se ne vedono rari adesso qui se ne vedono … sono abbastanza
GREGORI: Hai fatto bene ad avvisarmi, perché adesso chiamo subito in cava e faccio dare una controllata alla calamita COLLAVO: eh … anche … c’è molta più parte … bianca …
GREGORI: ah si….
COLLAVO: sai che ogni tanto ci sono quelle palline bianche, quelle che ti ho mostrato l’altra volta

Ecco le conversazioni ambientali registrate il 26 settembre 2011 in macchina tra Locatelli e la sua compagna Orietta Rocca prima che vedano Rotondaro (dirigente Arpa) al quale daranno la mazzetta per Nicoli.
LOCATELLI: E’ un po’ presto neh….
DONNA: Dove gli hai messi?, gli metti dentro gli altri venti?
LOCATELLI: Eh!
DONNA: Gli metti dentro gli altri venti …
LOCATELLI: Allora … dove lì metti!
DONNA: Qua! … Tu, mi avevi detto alle dieci e mezza, sono dieci minuti prima.
LOCATELLI: Si, l’unico problema che se arriviamo là… a star la fermi cosi … qualcuno ci dice apra la cassetta….
DONNA: … Andremo a fare un giro. … omissis…
LOCATELLI: Cos’hai te, che ansia
DONNA: Boh
LOCATELLI: Ansiolitica
DONNA: Come fai a saperlo?
LOCATELLI: Si vede, ti conosco ormai eh….
DONNA: Ma da cosa?
LOCATELLI: Perché ti conosco, tra l’altro ne ho pure centodieci da dargli