La Ue rivede la soglia per l’etichettatura sementi

da Greenplanet.net

seeds“Una decisione grave e preoccupante – secondo Andrea Ferrante di Aiab – le sementi devono essere semplicemente OGM free. Non esiste soglia di contaminazione che tenga”. Mentre a Bali è in corso la quarta sessione dell’organo direttivo del Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (Trattato Fao sui Semi), AIAB segue con attenzione gli sviluppi e propone, insieme a un vasto schieramento di associazioni e realtà, il libero usa dei semi per i piccoli agricoltori, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato, a stretta maggioranza (22 voti a favore e 21 contro), una richiesta della Commissione europea di rivedere la soglia per l’etichettatura di tracce OGM nelle sementi convenzionali.”Si tratta di una decisione grave e preoccupante, che per altro segna una forte spaccatura all’interno della stessa Commissione Agricoltura – commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale AIAB – le sementi devono essere semplicemente OGM free. Non esiste soglia di contaminazione che tenga”.

 

 

Pdl e Fli si ritrovano Ricompattati dal partito fascista…

E chi dice che Pdl e Fli non votano più assieme peggio del diavolo e dell’acquasanta? Su una cosa invece sono d’accordo: l’abolizione del divieto di rifondare il partito fascista. Ebbene sì, non fosse altro che, spiegano, la norma è transitoria da 65 anni. Loro sono Cristiano De Eccher, Fabrizio di Stefano, Francesco Bevilacqua, Achille Totaro del Pdl e Egidio Digilio di Futuro e libertà. Al Senato hanno presentato un disegno di legge che chiede l’eliminazione dalla Costituzione della dodicesima disposizione transitoria e finale che vieta la riorganizzazione del partito fascista. «Sono passati 65 anni e che “transitoria” è? – chiede Bevilacqua – Da transitoria sta diventando definitiva». Da qui, secondo i senatori, l’esigenza di cancellare la norma. Il comma di cui si chiede l’abrogazione è il primo. «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Manlio Milani si deve dimettere

La Rete Provinciale Antifascista stigmatizza la decisione del Presidente dell’Associazione Familiari vittime di Piazza della Loggia, Manlio Milani, di partecipare al convegno organizzato da Casa Pound Italia sulla strage del 28 maggio 1974.

L’associazione Casa Pound, come si legge sul sito www.casapound.orgsi propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”;

il suo programma, al punto 18, propone di riscrivere la Costituzione: “La Costituzione della Repubblica Italiana va riscritta. Essa è opera di uomini che la compilavano all’indomani della guerra civile ed adempivano a quel compito nella scia dei carri armati stranieri “;

i suoi esponenti in numerose interviste e comunicati si definiscono “fascisti del terzo millennio”: essi si rifanno esplicitamente al programma di San Sepolcro, elaborato da Mussolini nel marzo del 1919, con il quale furono fondati i fasci di Combattimento, e alla Repubblica di Salo, che si ispirava a quel programma.

Casa Pound ha sede in diverse città e si è resa protagonista di intimidazioni, irruzioni, provocazioni, aggressioni, spedizioni punitive, nonché di iniziative di propaganda contro i disabili, contro la società multirazziale, e di brindisi alla Shoa.

La XII  delle disposizioni transitorie finali della Carta Costituzionale afferma:

E’ vietata la riorganizzazione,sotto qualsiasi forma,del disciolto partito fascista

Milani in quaranta anni di costante e tenace attività per la ricerca della verità ha insegnato a tutte le generazioni che ha incontrato sul suo cammino che, a prescindere dagli esiti processuali, la storia ha evidenziato come  la strage di Brescia sia l’esempio concreto del connubio tra destra eversiva e apparati deviati dello Stato.

Una strage, quella di piazza della Loggia, che ha colpito direttamente al cuore l’attivismo operaio degli anni ’70, costituendo l’apice della “strategia della tensione”. Una strage di chiara matrice fascista e che ha visto all’opera il più complesso meccanismo di organi dello Stato, teso a deviare indagini ed a coprire responsabilità, al punto che, dopo otto processi, ancora nessuno è stato identificato come esecutore e come mandante.

Chi è rimasto sul selciato di Piazza Loggia partecipava in modo convinto ad una manifestazione antifascista, perché la risposta messa in atto dal movimento operaio contro la violenza dell’estrema destra al servizio del potere padronale era ampia ed intransigente.

Tutto ciò ci rende incomprensibile la decisione di Milani di accettare il confronto con chi ideologicamente appartiene e, in forme meno visibili, giustifica la stessa storia di chi ha sparato e messo bombe contro compagni e militanti antifascisti.

Anche il tentativo di Milani di giustificare la sua partecipazione con l’apertura di un dialogo tra Giustizia e Perdono, teso a spiegare ai “fascisti del terzo millennio”, quelli dalla faccia da bravi ragazzi, il proprio punto di vista e la propria verità storica, è anacronistico perché si schianta contro la presenza di Gabriele Adinolfi. Fondatore di Terza Posizione e dei Nar.  Adinolfi è stato condannato per banda armata e coinvolto nel processo per la strage di Bologna, a lungo latitante all’estero è rientrato in Italia solo a reato caduto in prescrizione.

L’unico risultato ottenuto da Milani è lo sdoganamento di Casa Pound Italia e la legittimazione politica di una formazione di ispirazione fascista dai pesanti connotati xenofobi, razzisti ed antisemiti; che utilizza la violenza come strumento di attività politica.

Il risultato ottenuto da Milani è l’aver dato dignità politica ad una formazione che, secondo la nostra Carta Costituente, dovrebbe essere bandita ed emarginata.

Non crediamo che Milani ignorasse di dover dibattere con esponenti storici dell’eversione fascista, e con una generazione di nuovi fascisti appartenenti comunque ad un’area che non rinuncia alla violenza, spesso assassina, anche nella fase storica attuale. Sono militanti fascisti quelli che il 16 marzo del 2003 a Milano hanno accoltellato a morte il militante di sinistra, Davide Cesare Dax; sono sempre squadracce fasciste quelle che si sono rese protagoniste di diversi episodi  di violenza in varie città d’Italia:

a Verona il primo maggio 2008, un ragazzo, Nicola Tommasoli, veniva pestato a morte da cinque neonazisti;

a Roma il Blocco Studentesco di Casa Pound si rende protagonista dello scontro in piazza Navona dell’ottobre 2008, aggredendo e terrerorizzando giovanissimi studenti in manifestazione, e pochi giorni dopo si rendeva protagonista dell’irruzione alla RAI contro la trasmissione di RAI 3 “Chi l’ha visto” colpevole di aver denunciato e documentato l’aggressione.

A Brescia si sono verificati diversi fatti preoccupanti: l’aggressione in pieno giorno di uno studente da parte di quattro nazifascisti di Casa Pound, sotto gli occhi della madre, per il solo fatto di essere stato riconosciuto come militante del movimento studentesco bresciano; la comparsa sui muri di Chiari e di Brescia di scritte deliranti che inneggiavano a un’altra strage di Piazza Loggia; infine la sera del 10 febbraio scorso, in Piazza Tebaldo Brusato, a Brescia, tre attivisti della Rete Antifascista, di cui due donne, hanno subito una violentissima aggressione da parte di una trentina di uomini di queste formazioni neonaziste, che con nomi diversi e molte volte intercambiabili, perseguono gli analoghi fini politici di carattere fascista e nazista.

L’iniziativa di Milani non ha giustificazioni plausibili se non il suo desiderio, ben poco condivisibile, di mantenere uno stretto legame con le istituzioni, anche quando queste ultime sono connotate di principi ed azioni distanti dal percorso antifascista e costituzionale, e si collocano all’interno di quel revisionismo storico che dura da anni e che tende a mettere sullo stesso piano vittime e carnefici. La lunga fase di analfabetizzazione politica ha eroso i valori civili della nostra convivenza. A parole nessuno attacca frontalmente il valore della Costituzione nata dall’Antifascismo, ma allo stesso tempo viene innescato un processo sotterraneo di svuotamento della nostra democrazia, che sostiene di lasciare inalterati i principi della carta costituzionale; ma che in realtà modifica i rapporti politici e sociali, arrivando anche a riscrivere la storia. La deriva verso destra caratterizzata dall’era berlusconiana induce chi è malato di “istituzionalismo” a cercare chiavi di ingresso, passando anche da ambiti non solo diametralmente opposti ai propri principi fondanti, ma che sono addirittura gli stessi che sono sempre stati individuati e che sono sempre stati combattuti come nemici.

Non entriamo nella polemica se Milani fosse  al convegno a titolo personale o come Presidente dell’Associazione Familiari vittime di Piazza Loggia. Manlio Milani a quell’iniziativa non doveva partecipare, perché il ruolo politico e sociale che ha sempre ricoperto a Brescia ne aveva fatto la figura di riferimento delle vittime del fascismo. Del resto tutto il materiale di pubblicizzazione lo indicava come Presidente e lo stesso titolo del convegno è senza equivoci: “Casa Pound Italia incontra l’Associazione Familiari Vittime di Piazza della Loggia”.

L’iniziativa di Milani segna uno spartiacque senza possibilità di recupero, per gli otto morti di Piazza Loggia, per tutti gli antifascisti. Per la città di Brescia è uno sfregio irreparabile, ancor più dopo l’ultima sentenza del processo che ha visto ancora una volta lo Stato assolversi dalle sue responsabilità.

Crediamo che Manlio Milani debba compiere un gesto di umiltà e dignità , ma soprattutto di rispetto verso i bresciani e le vittime della strage Fascista e di Stato di Piazza Loggia, dimettendosi dalla presidenza della associazione, e che con il suo atto abbia di fatto rinunciato al ruolo politico e sociale che ha rivestito a Brescia. Anzi, riteniamo che lo abbia volutamente ripudiato.

Di fronte a questo grave episodio noi non possiamo più tacere,chi tace diventa complice di questo processo che intende legittimare organizzazioni nazifasciste collocate fuori dalla nostra Costituzione dettata dal sacrificio della lotta Partigiana di Resistenza.

 

 

Rete Provinciale Antifascista

 

PALESTINA LIBERA! 30 MARZO 1976 – 30 MARZO 2011:GIORNATA DELLA TERRA

La giornata del 30 marzo coincide con la Giornata della Terra in Palestina, che commemora l’anniversario dell’uccisione di sei giovani palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nel 1976, durante una manifestazione contro l’espropriazione di terre palestinesi, in Galilea,utilizzate per costruire nuove colonie ebraiche ed espandere le esistenti città israeliane.

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E’ ALLARME PLUTONIO IN GIAPPONE…dovremo attendere anche noi una catastrofe nucleare per capire che è ora di passare all’energia pulita?

da Radiondadurto La situazione a  resta “imprevedibile, e non si possono escludere tracce di plutonio” nel nordest del . E’ lo stesso premier giapponese Kan a ammetterlo, senza però fornire alcuna alternativa valida. Unica notizia che arriva da Tokyo, e pare essere scontata, il fatto che secondo il governo “i piani di ricostruzione dopo la catastrofe atomica dell’11 marzo si baseranno sull’energia pulita”. In  intanto stanno arrivando anche i tecnici del colosso francese Areva per aiutare la Tepco, gestore privato dell’impianto, a rimuovere il materiale radioattivo contenuto nell’acqua che interessa soprattutto il reattore n.2 su cui sono concentrate le maggior preoccupazioni.

Ascolta l’intervista a Salvatore Barbera, fisico nucleare e reasponsabile della campagna contro il nucleare di Greenpeace.

 

Strage, Milani a Casa Pound innesca la protesta antifascista

da Bresciaoggi

IL CASO. È polemica per la scelta del presidente della Casa della memoria e dell’Associazione familiari delle vittime
«Sono qui a livello personale, perchè dobbiamo andare oltre le nostre diversità». Ma la Rete chiede le sue dimissioni

Zoom Foto

La manifestazione di protesta di ieri sera

CasaPound e la Casa della Memoria allo stesso tavolo. Fuori, a 300 metri, il presidio della Rete antifascista che grida allo scandalo e chiede le dimissioni di Manlio Milani, presidente dell’Associazione Familiari delle vittime di piazza Loggia, per aver accettato di partecipare al dibattito al President, a Roncadelle. Ma se il dispiegamento delle forze dell’ordine induceva a pensare all’agitazione, alla fine la protesta si è tradotta, verso metà serata, nell’occupazione di via Roncadelle da parte dei manifestanti con cori e striscioni. Nessuna autorizzazione, quindi, alla «Partecipazione indignata» che gli antifascisti avrebbero voluto, faccia a faccia con CasaPound. «Vogliamo le dimissioni di Milani, che si presenta a un convegno con quelli che si definiscono i fascisti del terzo millennio a nome dell’associazione che guida – tuona Giuseppe Corioni, della Rete -: è vergognoso». «Dopo la sentenza sulla strage Cpi cerca di legittimarsi politicamente attraverso squallidi momenti di rivisitazione storica» gli fa eco Walter Longhi.
Eppure, dall’altra parte, seppur a distanza, Milani e CasaPound rispediscono le accuse al mittente con decisione. «Non sono qui a nome dell’associazione che rappresento, ma solo come Milani – precisa, pregando Cpi di precisarlo nella locandina -: non parlerò del processo, o del terrorismo di sinistra. Cercherò invece di affrontare con voi un percorso, che parte da me e finisce con me. Ho accettato – ribadisce – perché in questa memoria distratta dell’Italia che preferisce rimuovere gli anni’70, è necessario andare oltre le nostre diversità e incontrarci, senza limitarci ad osservare l’orrore in quanto tale, ma nel tentativo di trovare nella memoria elaborata degli insegnamenti utili rispetto al presente e al domani». Della stessa linea anche Adriano Scianca, responsabile cultura di Cpi (affiancato dal collega regionale Pietro Falagiani e da Gabriele Adinolfi del Centro Studi Polaris): «Questo è un incontro epocale nel panorama politico nazionale – dice -: Manlio è l’esempio di quel coraggio intellettuale che ci vede qui per parlare di stragismo come una ferita aperta nel cuore del Paese e come qualcosa che non ci appartiene naturalmente».
Quello di Manlio è un racconto, il suo racconto, fatto di contesti politici e sociali: l’iscrizione al Pci, l’amore per la resistenza e la Costituzione, gli incontri con i partigiani costretti a scegliere «per l’impossibilità di poter esprimere se stessi : per l’idea di poter vivere in una società libera». Come accadde per la manifestazione sindacaledi quel 28 maggio’74: «Quegli 8 morti sono ancora lì, a raccontare i valori di democrazia, lavoro, libertà di espressione – spiega Milani – Perché chi compì quella strage voleva sovvertire le istituzioni». Poi l’accenno alla responsabilità della destra eversiva per stessa ammissione dei camerati, gli attentati del prima e dopo piazza Loggia, e «i depistaggi delle istituzioni e dei Servizi deviati. Ecco dove sta l’impunità: il disegno eversivo si basa sulle collusioni. Allora, la memoria, deve prendere atto dei fatti e chiedere verità». Una storia che non piace poi tanto ad Adinolfi, certo che «le responsabilità del Pci siano enormi e che visioni come questa contribuiscano a non fare luce sulle stragi». In prima fila anche Benedetta Tobagi, «perché credo sia molto importante che Manlio abbia accettato di parlare con questi ragazzi: per spiegare che la violenza, è sempre sbagliata».

Mara Rodella

 

Ecco la risposta di Haidi Giuliani alla solidarietà espressa dal c.s. 28Maggio per la sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo che assolve l’Italia dalle responsabilità della morte di Carlo Giuliani…

Perdonate se vi rispondo con un messaggio cumulativo: ho ricevuto moltissime telefonate, sms, email e non riesco a rispndere ad ognuno e ognuna di voi ma desidero ringraziarvi per la solidarietà che ci avete espresso, che noi sentiamo fortemente, e che ci aiuta davvero.

In piazza Alimonda abbiamo visto molti sassi, tra presunti e reali, ma questa sentenza è un macigno che coprirà tutto definitivamente.

Per questo motivo, e per il clima generale di “guerra” in cui viviamo, temo davvero che la causa civile non servirà a niente, se non a consumare le nostre energie residue, perché tutti gli errori sono stati fatti nei primissimi giorni (e non solo dai genitori di Carlo).

Tuttavia non possiamo non provare.

 

Grazie ancora

 

Haidi


BRESCIA: PRESIDIO STASERA CONTRO CHI STRUMENTALIZZA LA STRAGE DI PIAZZA LOGGIA

Questa sera Brescia vivrà un nuovo, triste, primato: sarà la prima città in Italia ad ospitare un incontro sullo stragismo, nel caso specifico si parlerà della  fascista e di stato di Piazza della Loggia, con la presenza di un  neofascista di spicco degli anni’70 , Gabriele Adinolfi, e un Presidente  di un’associazione familiari delle vittime, in questo caso  Manlio Milani in qualità di Presidente di quella per la  di. Ad organizzare la serata Casapound Italia, che rimasta senza una sede a Brescia, ha deciso di tenere questo strumentale convegno all’hotel President di Roncadelle, in provincia di Brescia.

Anche se Milani afferma ai nostri microfoni che parteciperà all’iniziativa a titolo personale e non come presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime, ruolo che però viene sottolineato nelle note stampa e sui manifesti diffusi sul web da CPI (a dimostrazione della strumentalità che sottende questa operazione dei fascisti), l’appuntamento trova la completa disapprovazione da parte di diverse realtà politiche, sociali e sindacali bresciane, nonchè di moltii dei famigliari delle vittime e i feriti stessi di quella strage,.

Prima di tutto vi proponiamo l’intervista realizzata a Manlio Milani, al quale abbiamo chiesto innanzitutto di spiegare come mai ha accettato di partecipare a questa strumentale  iniziativa.Ascolta

Altra intervista che abbiamo realizzato è quella con Enzo Romani, ferito in piazza il 28 maggio 1974 e dell’associazione famigliari vittime della strage di Piazza della Loggia.

Vi proponiamo infine le considerazioni critiche di Marco Fenaroli , Presidente dell’Anpi di Brescia e Damiano Galletti, segretario generale della Cgil di Brescia.

 

Di fronte a questo becero uso politico e strumentale della storia, questa sera la rete antifascista di Brescia e provincia promuove un PARTECIPAZIONE INDIGNATA all’iniziativa. Appuntamento alle ore 20 all’esterno del President hotel di Brescia. Questo l’appello:

Casa Pound, nota organizzazione neofascista ha organizzato un convegno sulla strage FASCISTA
e di STATO di Piazza della Loggia.

Proprio all’indomani dell’epilogo dell’ennesimo processo sulla strage del 28 maggio 1974 che non
ha individuato ne autori ne mandanti i fascisti di Casa Pound Italia cercano di legittimarsi
politicamente attraverso squallidi momenti di rivisitazione storica.

PER IMPEDIRE LA MANIPOLAZIONE DELLA STORIA

INVITIAMO TUTTI GLI  ALLA

“PARTECIPAZIONE INDIGNATA”

SABATO 26 marzo – ore 20.00

President Hotel di Roncadelle BS

ReteAntifaBs

 

Carlo Giuliani e Stefano Cucchi: verità ancora negata

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da Infoaut

Giornata pesante, quella di ieri, per la “giustizia” italiana ed europea.
Nella mattinata arriva la sconvolgente notizia che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha definitivamente assolto l’Italia riguardo le accuse di responsabilità nell’omicidio di Carlo Giuliani, durante le manifestazioni contro il G8 del 2001 a Genova.
Il ricorso era stato presentato dai genitori di Carlo nel 2002, invocando in particolar modo l’articolo 2 della Convenzione sui Diritti dell’uomo, in quanto la morte di Carlo è dovuta ad un uso eccessivo della forza: con una sentenza choc che ribalta quella data in primo grado, la corte di Strasburgo ha assolto completamente Mario Placanica, il carabiniere che saprò in Piazza Alimonda, e anche l’Italia, accusata dai Giuliani di non aver organizzato e pianificato in modo adeguato le operazioni di polizia durante il summit del 2001.
Sempre nella giornata di ieri è anche iniziato il processo nell’aula bunker del carcere di rebibbia per la morte di Stefano Cucchi, morto nel 2009 a seguito di un fermo di polizia. Dodici gli imputati alla sbarra, agenti di polizia penitenziaria accusati di lesioni e abuso di autorità e personale dell’ospedale Pertini, accusati di abbandono di persona incapace, favoreggiamento, omissione di referto e abuso d’ufficio.
Stefano, che dopo l’arresto per possesso di stupefacenti venne picchiato dagli agenti, era poi stato trasferito all’ospedale Pertini dove gli erano state negate le minime cure.
Il processo è stato rinviato al 28 aprile, giorno in cui verranno ascoltati i carabinieri che arrestarono Stefano Cucchi.

Toccanti le parole della sorella della vittima, che legittimamente sconfortata e poco fiduciosa ha dichiarato: “L’impressione è che sarà un processo scandito dal dolore e teso a difendere l’operato dei pubblici ministeri e della consulenza tecnica a scapito della verità. L’auspicio è che chi deve giudicare si renda conto di ciò che è capitato a Stefano“.

 

“ Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopistici, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa, siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi bene aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e conoscono i nemici”