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CONTRO IL FASCISMO: ORA E SEMPRE RESISTENZA

CONTRO IL FASCISMO: ORA E SEMPRE RESISTENZA

Le Compagne e i Compagni del CentroSociale28maggio esprimono la piena solidarietà ai lavoratori iscritti alla CGIL che sono il vero obiettivo di questa ennesima incursione fascista avvenuta a Roma sabato 9 ottobre.

Il tentativo messo in atto da queste organizzazioni, sempre al sevizio dei poteri forti, è quello di intossicare e criminalizzare l’intero movimento contro il Green Pass. Non possiamo dimenticarci di quello che ci raccontavano contro i NO TAV e i NO GLOBAL. Non possiamo dimenticare quello che è successo vent’anni fa a Genova alla Diaz, i tentativi di pervertire le coscienze falsificando la realtà dei fatti. L’assalto dei fascisti alla sede della CGIL è il tentativo di far passare l’intero movimento contro il Green Pass per un movimento fascista e un movimento unicamente No Vax.  Se questo corrispondesse alla realtà noi dovremmo iniziare  a preoccuparci per le migliaia di persone presenti  in piazza. I fascisti hanno sempre avuto protezioni e libertà di manovra, non è un caso che nonostante la legge Scelba, la legge Mancino e la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del Partito Fascista, i rappresentati delle istituzioni abbiano sempre permesso a Forza Nuova e Casa Pound di manifestare liberamente nelle piazze.

I fascisti sono al sevizio del governo Draghi, di Confindustria e delle organizzazioni che sostengono le scelte di questo governo che vuole imporre il proprio dominio sulle masse tentando di costruire un nuovo soggetto sociale che non deve più pensare, ma solo obbedire. Dobbiamo impedire che tutto questo avvenga, dobbiamo rompere la concertazione delle larghe intese che lega i vertici sindacali, il governo Draghi e Confindustria per affermare e difendere i valori della Costituzione Antifascista.

Le organizzazioni fasciste hanno il ruolo di dividere, screditare e isolare il movimento di protesta contro il Green Pass, non è un caso che non abbiano assaltato la sede di Confindustria, ma proprio la sede centrale della CGIL.

Per queste ragioni noi ci schieriamo contro il Green Pass al fianco di tutti i lavoratori vaccinati o no che stanno protestando, come i portuali di Trieste, di Genova e di Livorno e tanti altri lavoratori che non intendono abbassare la testa di fronte a provvedimenti autoritari che non hanno nulla a che fare con la difesa e salvaguardia della nostra salute.

La nostra bandiera è rossa, è uno straccio con inciso il simbolo del lavoro, una falce e un martello, che orgogliosamente difenderemo sempre contro ogni forma di fascismo e di autoritarismo!

 

“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”

COME PRENDERE IL POTERE CON I VACCINI

COME PRENDERE IL POTERE CON I VACCINI

Dal 15/ottobre l’Italia sarà il primo paese in Europa dove sarà necessario un “Passaporto Covid” per accedere non solo alla maggior parte degli spazi pubblici, ma anche a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.
Ciò significa che avere un Green Pass diventerà effettivamente un prerequisito non solo per partecipare alla vita pubblica, ma anche per guadagnarsi da vivere. Il Green Pass solleva seri problemi etici e politici, stanno di fatto spogliando i cittadini, che non hanno violato nessuna legge, dei loro diritti fondamentali: al lavoro, allo studio, alla libertà di movimento. Questo tipo di discriminazione è una violazione del regolamento UE2021/953 “…è necessario prevenire discriminazioni dirette o indirette nei confronti di persone che non sono vaccinate…” è anche in violazione della risoluzione 2361 (2021) del Consiglio d’Europa “…i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno può essere messo sotto pressione se non vuole vaccinarsi…”
In effetti, la parola “Discriminazione” non rende giustizia a ciò cui stiamo assistendo in Italia. Media, Medici e Politici (della più varia estrazione ideologica) hanno apertamente accusato i non vaccinati di essere “Sorci”, “Subumani” e “Criminali”, in una campagna a reti unificate che si apprestano a ripetere nei confronti di chi si solleverà contro il GP. VACCINATI E NON.
Al momento non è chiaro a cosa servano effettivamente questi pass. Secondo il governo si tratta di una misura di sanità pubblica volta a ridurre la diffusione del virus limitando i contatti tra i non vaccinati ( e tra questi ultimi e i vaccinati). Questa argomentazione è scientificamente traballante, per non dire altro. La verità è che non sappiamo abbastanza, quanto dura l’immunità? quanto i vaccini riducono la trasmissione?
Come ha detto Andrea Crisanti – “Il GP non è una misura di sanità pubblica, semplicemente non sappiamo quale sia l’effetto del Green Pass sulla trasmissione del virus, se ne ha uno.”
Ma se i Green Pass sono inefficaci dal punto di vista epidemiologico, quale è la vera ragione per la loro introduzione? Ovviamente convincere le persone a farsi vaccinare! Un altro obiettivo mancato (vistosamente, le vaccinazioni non sono decollate e molti novax si sono ulteriormente “radicalizzati”. Tuttavia questo provvedimento non si limita a dare una “spintarella” alla campagna vaccinale, facendo dello stato di vaccinazione una condizione per condurre qualcosa che assomigli a una vita normale, l’Italia sarà il primo paese in Europa ad attuare una vaccinazione anticovid di fatto obbligatoria. Certo, si può ottenere un GP provvisorio, con validità di 48h, facendo dei test regolari, ma questi test possono costare da 15 a 50 euro una spesa alla lunga insostenibile per la maggior parte dei lavoratori e costituisce una discriminazione di classe.
Allora perché il governo non si limita a legiferare un vero e proprio obbligo vaccinale? Per gli stessi motivi per cui nessun paese al mondo – tranne Tagikistan, Kazakistan, Indonesia e Micronesia – ne ha imposto uno (A)non si vogliono assumere la responsabilità per una decisione così controversa (i vaccini, del resto, sono stati autorizzati per uso di emergenza) e (B)non vogliono assumersi la responsabilità legale (che le aziende produttrici hanno scaricato fin da subito, mentre i vaccinati finora se la sono assunti “volontariamente”) per qualsiasi danno provocato. Vale la pena di ricordare che la World Health Organization (WHO) attualmente sconsiglia la vaccinazione obbligatoria.
Se per le ragioni di cui sopra i vaccini contro il COVID non dovrebbero essere obbligatori, è ovvio che non c’è nessuna giustificazione per imporli tramite misure extra-legali. Tuttavia c’è una prospettiva più inquietante: che il GP non sia solo un mezzo per un fine – la vaccinazione di massa – ma anche un fine in sé e per sé, grazie proprio ai suoi fallimenti, giustificare uno stato di emergenza permanente per consolidare il governo tecnocratico-neoliberale di Draghi. L’Italia ha una lunga storia di ingegneria di crisi, solitamente di natura economica ma non solo, per giustificare misure di emergenza nell’elusione dei canali democratici. Le élite del paese, con la guida di Draghi, vedono l’attuale congiuntura come un opportunità per completare l’oligarchizzazione a cui hanno lavorato per decenni.

LA GUERRA TRA POVERI LA VINCONO SEMPRE I RICCHI

“Il virus è stato usato come pretesto in molti Paesi per reprimere il dissenso, criminalizzare le libertà e mettere a tacere le notizie”. Si è verificata una vera e propria “pandemia di violazioni dei diritti umani” durante l’emergenza coronavirus.” Leggendo questa affermazione uno può pensare a un terribile NoVax  che scandisce slogan a sproposito, invece questa dichiarazione è stata fatta in sede ONU dal segretario generale Antonio Guterres pubblicata  sul Gardian e riportata dal HuffPost il 22/02/2021. A questo aggiungiamo le dichiarazioni del capo del Dipartimento della protezione Civile Fabrizio Curcio, nominato da Mario Draghi, che dice : “Siamo in guerra e ci vogliono norme di guerra”. La collocazione dei vari personaggi,  sempre designati da Mario Draghi nei luoghi strategici, serve per capire  la prospettiva di questo governo e di quello che ci attende: quando Cingolani, un ex dirigente di Leonardo S.P.A (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aereospazio e della sicurezza) diventa ministro alla Transizione  Ecologica, un ex ministro degli interni come Minniti direttore di MedOr (nuovo centro studi di Leonardo sul Medio Oriente), un generale  dell’Esercito come Figliuolo diventa Commissario Straordinario all’Emergenza Covid e l’ex Capo della Polizia Gabrielli ottiene la delega ai Servizi Segreti, può anche  risultare evidente l’intreccio profondo tra apparato poliziesco-militare e il settore dell’industria  bellica, che serve in prospettiva alla gestione statale delle potenziali tensioni sociali in epoca di Covid.

Per dovere di conoscenza aggiungiamo, riportando fedelmente (in grassetto) ,  il titolo di un articolo uscito sul quotidiano LA VERITA’ “ del 30 luglio 2021:              “Dal consenso informato al comando armato << SE CADE DRAGHI, PRONTI I COLONNELLI >> il Green Pass dà problemi e non certezze: come imporlo? Marcello Sorgi, vicino al Colle scrive sulla << STAMPA>> che in caso di sfiducia all’esecutivo, Mattarella potrebbe <<mettere su un governo elettorale, forse persino militare >> Chiaro il concetto? ”

Guerra alla popolazione come possibile nemico interno, a cominciare da chi non abbassa la testa?

Questa è la guerra che ci ha dichiarato il nostro governo che non ha precedenti. Solo i più ingenui possono pensare che sia una parentesi storica e aspettano diligentemente il ritorno alla normalità senza comprendere che questa è e sarà la nuova normalità.

La pandemia diventa la pandemia della paura da un punto di vista politico, ideologico, sociale, economico e militare. La maggior parte delle persone continua a credere ai messaggi dei media senza farsi domande. Chi si pone delle domande viene colpevolizzato senza avere nessuna colpa se non quella di manifestare dubbi legittimi  sulla propria salute e quella dei propri figli.

La campagna vaccinale che stiamo vivendo e l’imposizione per decreto del Green Pass sono due cose completamente diverse. Solo chi ha interesse a far passare l’idea che il Green Pass è una misura sanitaria promuove una vera e propria criminalizzazione verso chi non si vaccina. Il Green Pass non è una misura sanitaria ma uno strumento politico che produce una discriminazione di categoria tra gli esseri umani dividendo le persone in categorie di serie A e di serie B. Il Green Pass mette in pericolo i rapporti sociali e  la stessa vita democratica, non dobbiamo confonderlo con l’aspetto medico del vaccino, a cui è necessariamente collegato. Rendere il vaccino obbligatorio e impedire la circolazione di quanti non si vaccinano equivale a presentare costoro come responsabili dell’epidemia e in sostanza colpevoli del fatto che altre persone muoiono di coronavirus. Tutto questo è inaccettabile e scandaloso. Cadere nella trappola del pass sanitario e della vaccinazione obbligatoria per salvare gente significa dimenticare che se il Covid può essere fatale è anche perché i governi, uno dopo l’altro, hanno messo sotto pressione gli ospedali, licenziando il personale sanitario, sopprimendo posti letto, spingendo medici e chirurghi alla rassegnazione o al suicidio ( vedi il professor De Donno) ma soprattutto perché ci siamo visti  negare e privare delle cure domiciliari che sappiamo esistere, che lo Stato ha preferito “vietare” per permettere le autorizzazioni a questi farmaci sperimentali detti vaccini!

Questa è una deriva intollerabile che dobbiamo in tutti i modi contrastare.                        La finalità che i governi perseguono con l’introduzione del Green Pass non è la salvaguardia della salute ma il controllo minuzioso e incondizionato su qualsiasi movimento dei cittadini.  Il problema non è il vaccino ma l’uso politico che ne viene fatto. E’ mai possibile che non ci si renda conto che viviamo in un paese che da quasi due anni è in uno stato di eccezione e le decisioni che mettono a repentaglio le nostre libertà individuali vengano prese per decreto, i media parlano in continuazione del “decreto Draghi” come se Draghi fosse l’uomo della provvidenza, tra l’altro mai votato dai cittadini. Tutta questa depoliticizzazione della società ci porta diritti verso una società di controllo, una società che si è trasformata in un insieme di individui isolati pronti a denunciare il proprio vicino. Fingendo di difendere il diritto alla salute stanno cancellando tutti gli altri diritti. Decenni di tagli alla sanità pubblica da parte di governi di ogni colore politico e ora ci raccontano all’unisono che la salute è sacra. L’obbedienza si trasforma in virtù e la critica in reato d’opinione. In questi due anni potevamo costruire nuovi ospedali, potenziare quelli già esistenti, quadruplicare i posti in terapia intensiva, investire nella cura della malattia sul territorio. E invece il sistema sanitario pubblico è rimasto quello che era, un sistema progressivamente smantellato nel nome del mercato, del profitto e della logica aziendalista. Si preferisce spendere 75 milioni al giorno nel nostro apparato militare che investire nella ricerca e nel potenziamento del nostro sistema sanitario pubblico.

Quello che sono riusciti a fare è trasformare la pandemia nella pandemia della paura e della disinformazione, creando cosi una frattura interna al movimento dove il compagno che fino a ieri marciava al tuo fianco è diventato un tuo nemico perché si  pone dei dubbi su quello che sta succedendo, perché rifiuta ogni demonizzazione maintream. Ecco che allora partono gli epiteti: negazionista, complottista, rossobruno e il termine più infame, usato anche da dirigenti di formazioni politiche a noi vicine,  che è quello di definire fascisti i Compagni che non accettano il Green Pass.

Manca un lavoro e un confronto nel movimento sulle contraddizioni interne a questa deriva autoritaria, questo lavoro dovrebbe sviluppare delle rivendicazioni di emancipazione e uguaglianza sociale e di genere, ma soprattutto coagulare una unitaria azione di lotta contro il colonialismo sanitario di Big Pharma.                              Non è forse stato prodotto un vaccino nel giro di pochi mesi per il quale l’Unione Europea ha accordato garanzie alle case farmaceutiche produttrici, garantendo loro indennizzi e profitti, proteggendole da ogni eventuali responsabilità?

Impedire di comprendere quello che sta accadendo, è la colpa più grave perchè lascia un vuoto politico con la possibilità che formazioni a noi avverse lo riempiano. Fra le tante manifestazioni che si sono svolte nelle ultime settimane bollate come “no vax” dai media al servizio di chi lavora alla guerra tra poveri, pochi ricordano la partecipata e combattiva manifestazione  di sabato 24 luglio dei lavoratori licenziati della GKN di Campi Bisenzio che hanno dichiarato pubblicamente di essere pronti a prendere il controllo dell’azienda e continuare la produzione. Questa notizia e queste dichiarazioni sono state messe in sordina perché i padroni, i governi liberisti e Confindustria non possono permettersi che i lavoratori mettano in campo un simile progetto.

Molti di noi credono che le manifestazioni di questi giorni, che sono avvenute in numerose città contro il Green Pass, siano “gestite” da movimenti di estrema destra. Questo non corrisponde a verità perché la composizione dei manifestanti è eterogenea e formata anche da molte persone che hanno fatto il vaccino covid.  Strumentalmente i fascisti nelle piazze vengono messi in luce dai media e servono a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica per coprire le responsabilità del governo creando il “pericolo nero”(che negli anni, quando gli faceva comodo hanno sdoganato a partire da Casa Pound).Tutto questo per impedire che possa passare una visione diversa che metta in discussione la gestione di questa epidemia.

A dimostrazione di questo c’è, fra le tante manifestazioni che si sono svolte in Italia e in varie parti del mondo di sabato 31 luglio 2021 contro il Green Pass, quella di Bergamo dove è sceso in piazza anche un nutrito gruppo di famigliari delle vittime di coronavirus che chiedono al governo verità e giustizia.                                                                     E’ inaccettabile che le manifestazioni contro il Green Pass siano oscurate per la presenza in strada di cospirazionisti e antivaccinisti, quando il governo sostiene di combattere il Covid e allo stesso tempo sospende medici e infermieri non vaccinati che, tra gli altri,  hanno dato un grande contributo nella fase più virulenta della pandemia. Quello che stanno facendo è creare un capro espiatorio  per far si che le persone si scaglino le une contro le altre senza andare  a colpire i veri responsabili.                     Lo Stato nella figura del governo Draghi, non sta fermando il virus ma sta riuscendo a deviare l’attenzione pubblica dai veri punti cruciali della questione grazie ai media che hanno ingigantito categorie irrilevanti come i “No Vax”, o i Negazionisti che quando scendono in piazza non sono altro che poche decine di persone mescolate a migliaia di manifestanti.                                                                                                             Sono riusciti a creare un immaginario di guerra giocando sui morti, che ci sono stati, dimenticandosi che hanno volutamente lasciato le fabbriche aperte nei momenti di maggior contagio per soddisfare le richieste dei padroni di Confindustria. Però di questo più nessuno ne parla perché il vero problema ora diventano i “No Vax”.                                                                                                                                                  Come si può dare credibilità a questo governo, sostenuto da tutte le forze politiche in parlamento, che promuove i vaccini e allo stesso tempo smantella il sistema sanitario pubblico vietando di sviluppare una cura che permetta di contrastare il virus.

Senza un minimo di confronto e di analisi politica ci ritroviamo in una sterile guerra di tricea il cui unico vincitore è proprio il governo Draghi che sta trasformando la pandemia in un’opportunità mettendo a tacere le proteste in nome dell’unità nazionale di fronte al covid e sta usando la malattia come strumento per attaccare le conquiste sociali in ogni direzione. Quello che prima era difficile far passare, ora passa molto più facilmente, perché l’attenzione dell’opinione pubblica è tutta concentrata sulla situazione sanitaria. Da noi la vicenda STERILGARDA  ne è la prova.

Non abbiamo futuro perché non abbiamo presente, se non usciamo da questa narrazione tossica che ci propinano da mattina a sera attraverso tutti i media.

Il problema vero è che non esiste più uno schieramento antagonista, perché non esiste una cultura antagonista capace di tematizzare in maniera efficace e all’altezza o alla bassezza dei tempi il dissenso e il rifiuto dell’oligarchia, e lo si vede benissimo dai tentativi di mettere in piedi formazioni alternative che finiscono regolarmente per diventare un sottobosco che esprime contrarietà, ma privo di un vero collante ideologico e men che meno di una teoria sociale.

I nostri nemici sono quelli di sempre, sono i padroni, i governi che rappresentano le multinazionali e la finanza globale, scambiarli per i nostri protettori è un terribile errore che pagheremo molto caro.

Questo è l’appello che noi facciamo a tutte le realtà di movimento, a tutte le forze politiche  e ai singoli che hanno a cuore “l’abolizione dello stato di cose presente.”

LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL C.S. 28MAGGIO

25 APRILE: nessuna liberazione se non usciamo dalla NATO

IL SONNO DELLA RAGIONE 

GENERA MOSTRI, SVEGLIAMOCI!

25 aprile: nessuna Liberazione se non usciamo dalla NATO

A 76 anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale e ad oltre 30 dalla caduta del muro di Berlino, che scopo può avere la NATO se non quello di continuare ad alimentare il “complesso militare industriale” aumentando pericolosamente le tensioni a livello mondiale ? Non possiamo festeggiare il 25 aprile se non comprendiamo l’urgenza di liberarci di tutte le basi americane e di morte che ci sono sul nostro territorio. Per rivendicare questa scelta di autonomia e libertà serve coraggio! Gli Stati Uniti, dopo aver contribuito a liberarci dal fascismo, hanno reso il nostro Paese una “colonia” del loro immenso impero. Ci fu un “passaggio di chiavi da un carceriere all’altro, Piano Marshall oblige!” e ci siamo ritrovati in casa dei nuovi padroni. La retorica della libertà e della democrazia ci ha fatto accettare persino l’inaccettabilità della bombe atomiche sganciate dagli ameriKani sulle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. Un impero che controlla, oltre all’economia e alla finanza mondiale, le principali rotte marittime, con le sue 800 basi (numero ufficiale) presenti in tutto il mondo tiene l’intero pianeta in una permanente condizione di belligeranza. Questa rete immensa ai quattro angoli del pianeta, impone sugli Stati il progetto di potere globale made in USA. Sottrarre terreni alla sovranità di altri paesi, stanziare militari in paesi stranieri, controllare proprietà o averle nella propria disponibilità, mette a nudo lo squilibrio dei rapporti di forza tra gli USA e il resto del mondo.  Siamo moralmente implicati, perciò dobbiamo analizzare e denunciare la condizione della realtà presente. E la realtà sono anche le basi nucleari che abbiamo in Italia, a Ghedi e ad Aviano, qui  gli Usa hanno parcheggiato le loro bombe atomiche. Complici degli ameriKani anche noi siamo dispensatori di morte e di rapina, non possiamo chiudere gli occhi davanti all’imperialismo italiano, non possiamo credere ancora alla favoletta degli italiani “brava gente”. Partecipiamo a ben 41 missioni internazionali, con un impiego di circa 8.600militari. Nel 2019 il costo complessivo di queste occupazioni militari in paesi altrui sono costate 1.100 milioni di euro, ed appena un centinaio di milioni per la cooperazione allo sviluppo, in un rapporto spesa militare/cooperazione di 10 a 1. Ma perché tutti purtroppo i partiti o sedicenti movimenti appoggiano la nostra presenza militare, non raramente sanguinaria all’estero? Sicuramente per sostenere quella struttura imperiale al cui vertice ci sono gli Stati Uniti, ma anche e non secondariamente per supportare i capitalisti italiani nello sfruttamento disumano di lavoratori africani e asiatici e per assicurare loro di continuare a rapinare le risorse minerali e naturali dei territori in cui sono insediati. (vedi come esempi ENI e Salini Impregilio).

In Italia ci sono ben 113 basi americane dichiarate, senza contare quelle in mare ed altre 20 totalmente segrete, non si sa dove sono né che armi e che mezzi vi stazionino. Peraltro l’Italia fa parte e partecipa all’Alleanza atlantica con il proprio apparato militare e si pregia delle sue “missioni di pace” rendendosi complice della politica di occupazione e ingerenza in altri Stati.  Senza probabilmente saperlo, ogni anno gli italiani versano in media oltre 400 milioni di euro per il mantenimento di ufficiali e soldati dell’esercito USA sul nostro territorio, questo è il frutto amaro di accordi presi tra le 2 nazioni dopo la Seconda guerra mondiale L’Italia e gli Stati Uniti il 20 ottobre del 1954 hanno stipulato un accordo-quadro di massima segretezza che regola bilateralmente lo status delle basi e delle infrastrutture militari americane in Italia: l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture, noto anche come “Accordo ombrello” per l’ampiezza della sue disposizioni. Molti altri sono stati i Trattati a lungo segreti, segretezza un tempo condivisa con il successivo Shell Agreement del 1995, finché il governo D’Alema non ne decise la pubblicazione in seguito all’incidente del Cermis del 1999 quando un aereo da guerra Usa, volando ad alta velocità e a quota molto bassa, tranciò i cavi della funivia causando la caduta della cabina e uccidendo 20 persone, questo non senza polemiche specie da parte americana. Per sostenere l’ipertrofico apparato militare, gli Usa sono diventati un’economia di guerra. In questa corsa agli armamenti hanno trascinato tutti. Nel 2019 secondo l’istituto svedese SIPRI, si sono spesi globalmente 1.917 miliardi di dollari per la difesa, 5,25 miliardi al giorno in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente.

La spesa Usa è cresciuta del 5,3% rispetto al 2018, fino a 732 miliardi di dollari.

Nel 2019 la spesa globale per la Difesa ha rappresentato il 2,2% del Pil globale, pari a circa 249 dollari a persona.

Al secondo posto nella classifica SIPRI si conferma la Cina, che sale a 261 miliardi. L’Italia spende 1,42% del PIL 27,5miliardi quantificabile in 75 milioni di euro al giorno. In un Paese come il nostro, devastato dal Covid 19 e dall’austerity, con questa somma, quanti malati potrebbero essere curati? Quanti ospedali potrebbero essere costruiti? Quanto territorio potremmo mettere in sicurezza? Strade e scuole riparate, scolari istruiti, persone in difficoltà aiutate? Invece sono gettati via per guerre e armamenti che seminano morte e sofferenza e di conseguenza ci espongono al rischio di attentati definiti, con una certa dose di ipocrisia, “terrorismo”, quando gli USA e la NATO terrorizzano il pianeta.

Basterebbero 40 miliardi per porre fine alla fame nel mondo e ogni anno muoiono per malnutrizione dai 30 ai 50 milioni di persone.

Nonostante il nostro Paese abbia firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, ratificato nel 1975, sul nostro territorio ci sono circa 40 bombe atomiche, le vecchie B61, che verranno prossimamente sostituite con le nuove B61/12 per i nuovi F35. Il 22 gennaio 2021 – 75 anni dopo Hiroshima – è entrato  in vigore il nuovo trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN), un presupposto di Democrazia Mondiale.  Nel 2017 con il voto favorevole in sede ONU di 121 Stati e la ratifica da parte di 51, finalmente la maggioranza degli Stati ha deciso di attuare l’obbligo internazionale :“di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un disarmo nucleare globale e sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale”.  Gli Stati nucleari e la stessa NATO hanno addirittura cercato di boicottare una decisione a larghissima maggioranza dell’Assemblea Generale, opponendo una strenua resistenza, anche con atteggiamenti ricattatori verso gli altri Stati e i loro alleati incluso l’Italia, rifiutandosi illegittimamente di partecipare alle trattative e di aderire a questo nuovo Trattato che proibisce la minaccia, l’uso, il possesso, la produzione e la vendita delle armi nucleari ed hanno, in data 4 dicembre 2019, dichiarato da Londra : La “NATO will remain a nuclear alliance.(rimarrà un’alleanza nucleare). Anche il movimento pacifista bresciano si è mobilitato attraverso l’adesione di 51 associazioni  denunciando il comportamento irresponsabile e subalterno del governo del nostro paese condividendo e sottoscrivendo la lettera aperta di IALANA Italia  (Associazione internazionale di avvocati contro le armi NUCLEARI), indirizzata alla presidenza del Consiglio invitando a firmare e ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari.

La base militare di Ghedi, Base dell’US-Air-Force (USAF) stazione di comunicazione e deposito,  ha nel suo seno 20 ordigni nucleari secondo Hans Kristensen, considerato un’autorità a livello internazionale in materia di armamenti, componente della Federation of American Scientists, il quale dichiara che c’è un “accordo bilaterale segreto ma noto da anni col nome in codice Stone Ax” che consente agli americani di stoccare le loro armi nel nostro paese e che nuove bombe, le B61/12 sostituiranno le vecchie B61. Il loro arrivo in Italia è previsto tra il 2022 e il 2023.

Nel frattempo nella base di Ghedi sono iniziati i lavori per realizzare la principale base operativa dei caccia F-35A dell’Aeronautica italiana armati di bombe nucleari. La Matarrese spa di Bari, che si è aggiudicata l’appalto con un’offerta di 91 milioni di euro, costruirà un grande hangar per la manutenzione dei caccia (oltre 6.000 m2) e una palazzina che ospiterà il comando e i simulatori di volo, dotata di un perfetto isolamento termoacustico «al fine di evitare rivelazioni di conversazioni». Verranno realizzate due linee di volo, ciascuna con 15 hangaretti dove verranno parcheggiati i caccia pronti al decollo. Questo conferma il progetto varato dall’allora ministra della difesa Roberta Pinotti che prevedeva lo schieramento di almeno 30 caccia F-35A. L’area in cui verranno dislocati gli F-35, recintata e sorvegliata, sarà separata dal resto dell’aeroporto e Top Secret. Il perché è chiaro: accanto ai nuovi caccia saranno dislocate a Ghedi, in un deposito segreto che non compare nell’appalto, le nuove bombe nucleari statunitensi B61/12. Come le attuali B61 di cui sono armati i Tornado PA-200 del 6° Stormo, le B61/12 saranno controllate dalla speciale unità statunitense (704th Munitions Support Squadron della U.S. Air Force), «responsabile del ricevimento, stoccaggio e mantenimento delle armi della riserva bellica USA destinate al 6° Stormo Nato dell’Aeronautica italiana». L’ItaliaStato non-nucleare – aderente al Trattato di non-proliferazione che gli vieta di avere armi nucleari sul proprio territorio, svolge la sempre più pericolosa funzione di base avanzata della strategia nucleare Usa/Nato contro altri paesi. Dato che un F/35 può trasportare nella stiva interna 2 B61/12, si ipotizza che solo i 30 F-35A di Ghedi avranno una capacità di almeno 60 bombe nucleari.  É bene considerare anche che un’ora di volo di un F-35A – documenta la US Air Force – costa oltre 42.000 dollari. Ciò significa che solo le 5.000 ore di volo effettuate dagli F-35 di Amendola (provincia di Foggia) sono costate, alle nostre casse pubbliche 180 milioni di euro. L’Italia rimane il paese europeo  col più alto numero di bombe  nucleari e l’unico paese con due basi nucleari: Aviano e Ghedi. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata dalla FAS (Federation of American Scientists), di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi  porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.

Con l’insediamento del nuovo governo Draghi, che non risponde certo al volere e alle attese degli elettori italiani, si fotografa meglio il futuro del nostro paese. La collocazione dei vari personaggi designati nei luoghi strategici ci fa capire la prospettiva. Quando Cingolani, un ex dirigente di Leonardo S.P.A. (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza) diventa ministro alla Transizione Ecologica, un ex ministro degli Interni come Minniti direttore di MedOr (nuovo centro studi di Leonardo sul Medio Oriente), un generale dell’Esercito come Figliuolo diventa Commissario Straordinario all’emergenza Covid e l’ex Capo della polizia Gabrielli ottiene la delega ai Servizi Segreti, dovrebbe saltare agli occhi l’intreccio profondo tra apparato poliziesco-militare e il settore dell’industria bellica, cosi come la prospettiva di gestione statale delle potenziali tensioni sociali in epoca di Covid: guerra alla popolazione come possibile nemico interno, a cominciare da chi non abbassa la testa.

Non peraltro nel programma del governo Draghi si prevede l’acquisizione di nuove armi e un incremento della spesa militare. Ad aprire a questa possibilità è stato il Parlamento, che attraverso il dibattito delle Commissioni Difesa di Camera e Senato ha approvato all’unanimità i pareri consultivi relativi, introducendo nuove priorità e limitandone altre e accantonando le proposte delle organizzazioni della società civile e del mondo del lavoro. È cosi che il settore entra nel PNRR  (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza). La politica italiana dunque preferisce sedersi al tavolo con le principali aziende militari italiane e immaginare di girare a loro fondi destinati alla ripresa del paese. Alle audizioni delle Commissioni di Camera e Senato hanno partecipato rappresentanti dell’industria militare, la Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili, e naturalmente il colosso industriale Leonardo spa (da cui proviene il ministro della Transizione Ecologica Cingolani). Questa appropriazione indebita di fondi, snatura l’introduzione del PNRR che prefigurare un futuro di pace e di riconciliazione con la natura, andando esattamente nella direzione opposta, sostenendo quanto dichiarato dal capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, nominato da Mario Draghi, «Siamo in guerra e ci vogliono norme da guerra». È stato preso alla lettera. Anziché aumentare e migliorare il sistema di difesa civile e di prevenzione dei conflitti, si preferisce rafforzare il potere della dittatura della armi.Draghi, dunque ritiene che la ripresa del nostro Paese si possa realizzare anche favorendo la corsa agli armamenti dirottando una parte dei fondi europei, in arrivo con il Recovery plan, verso la filiera militare delle armi. promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie, adottando una visione organica del settore della Difesa, in grado di dialogare con la filiera industriale coinvolta, in un’ottica di collaborazione con le realtà industriali nazionali. Un chiaro segnale che questo sistema e questo governo stanno lavorando per la guerra. Questo sta a significare che utilizzeranno i fondi destinati alla Next Generation in un’ operazione di greenwashing per produrre nuovi armamenti e aumentare i finanziamenti di un settore che già riceverà almeno il 18 per cento (quasi 27 miliardi di euro) dei fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034. Anche se “green” le bombe non portano sviluppo e non garantiscono futuro, sono sempre strumenti di morte. La produzione e il commercio delle armi impattano enormemente sull’ambiente. Le guerre, oltre alle incalcolabili perdite di vite umane, lasciano distruzioni ambientali che durano nel tempo. Ne consegue che la lotta al cambiamento climatico può avvenire solo rompendo la filiera bellica! L’uomo si trova in contrasto con la natura e se noi non rispettiamo le sue regole la natura con noi non può trattare. Per queste ragioni diventa sempre più urgente e necessario uscire dalla NATO e da questa logica di morte per riprenderci la sovranità e neutralità del paese e decidere del nostro futuro.Dovrebbe saltare agli occhi di tutti che le guerre e gli armamenti sono solo un affare per i padroni che impongono il loro volere sull’intera umanità. Quando fu scritta la Costituzione nata dalla Resistenza Partigiana, si segnò un trionfo della democrazia e un argine a nuove derive totalitarie. Sarebbe opportuno partire proprio da quei 139 articoli iniziando a renderli praticabili, rammentando che:

la sovranità appartiene al popolo e non ai padroni!!!

Solo così potremo festeggiare e comprendere davvero il 25 aprile

Donne e Uomini contro la guerra / CentroSociale28maggio

 

NEGAZIONISTA SARA’ LEI

NEGAZIONISTA SARÀ LEI!

Un tempo ti davano dello “stalinista” e la questione era risolta.  Si è poi passati all’insulto di “rossobrunismo”, ma questo è troppo interno ad una risicata minoranza di militanti, la maggior parte della gente non capirebbe; invece “sovranista”, “complottista” e, magnifico nella sua granitica indeterminatezza,  “negazionista” sono insulti comprensibili a tutti!

Per noi  Compagne e Compagni del Centro Sociale “28maggio”non è più procrastinabile una presa di posizione pubblica in merito a questa fetida situazione, pertanto ci rivolgiamo a chi all’interno del movimento non intende aiutarci a portare il fardello, ben pesante, della critica al pensiero unico!

 Cosa ci sta accadendo? Non solo abbiamo i signor nessuno che insultano e minacciano “i negazionisti”, ma si può leggere il post su facebook di un dirigente di una forza politica di sinistra che fa la stessa cosa e racconta:

“Un tipo, seduto al tavolo mi sente e reagisce “Perché ancora credete al covid? Non lo vedete che muoiono solo i vecchi? Fatemi vedere qualcuno di giovane che ne è morto” “Si tratta di una semplice influenza con cui ci stanno rovinando a tutti” “Le bare sono vuote come gli ospedali”. E via dicendo. Il tipo al tavolo ha rischiato. L’ho insultato in ogni modo possibile augurandogli anche che in caso di contagio la sanità pubblica si rifiuti di curarlo. Più che contraddirlo – sarebbe stato come parlare ad un muro – ho letteralmente sperato che si alzasse e provasse a difendersi e a mettermi le mani addosso. Non mi sarei trattenuto. So bene che bisognerebbe avere altre reazioni e che bisognerebbe conservare un minimo di calma ma a volte è troppo. Qualcuno seduto ha balbettato che “le opinioni sono legittime”. A mio avviso ci sono temi come questo, come il razzismo, l’omofobia, lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente, dove le espressioni cessano di essere pareri e diventano punto radicale di contrapposizione. In questi casi, fare sconti è inaccettabile e alzare la voce non è un diritto ma un dovere.”

La discussione che ne è seguita, non è stata recepita come costruttiva e chiarificatrice dai partigiani del dirigente sé-dicente “comunista”, tanto che le donne che nei loro interventi si sono opposte alle minacce propinate all’opinionista da bar, sono state definite, per riassumere gli insulti, come “feroci commentatrici no-mask” che vomitano veleno, e per giunta accusate di aver segnalato a papà Zuckerberg  un  soggetto perché aveva scritto: “io appena esco di qui, li vado a menare tutti (i negazionisti), non hanno idea” …

Dunque sarebbero stati pronti, a loro dire, a menar le mani, mentre davano del fanatico, del malato, del pazzo buono solo per un ospedale psichiatrico a chi non la pensava “come tutti”… insomma menar le mani non è più da fascisti ormai, ma da “antinegazionisti” e sinceri democratici! Questa obbedienza al pensiero dominante non è imposta con la forza, ma “consigliata”, sollecitata e indirizzata come la cosa giusta per il bene di tutti. Fammi sentire “dalla parte giusta” fornendomi dei ribelli, dei dissenzienti da odiare, da disprezzare, da condannare pubblicamente, cosi che mi possa sentire migliore di loro!

Come preambolo diciamo subito, per non dar adito a fraintendimenti, che nessuno di noi vuole mettere in discussione la pericolosità del virus, ma allo stesso tempo non possiamo permetterci di perdere l’uso della ragione contro il contagio della paura.

 Un tempo se negavi l’esistenza di Dio ti torturavano e ammazzavano; se non credevi che avremmo vinto la guerra eri considerato un “disfattista” e ti punivano anche con la fucilazione; ora se c’è qualcuno che non crede al Covid o critica la sua enfatizzazione mediatica, entra automaticamente nella categoria del pazzo, fascista, terrapiattista, camorrista … meritevole di ogni male, anche quello supremo di non essere curato. Si mescola tutto in un delirio da “caccia alle streghe” vergognoso, senza rendersi conto che capire le masse è il primo dovere di un militante se vuole cambiare lo stato di cose presente.

L’insulto di “negazionista”, buono per tutte le stagioni, è diventato nel tempo bipartisan,  inizialmente i “negazionisti” erano quelli che sminuiscono o negano i crimini contro l’umanità compiuti dai nazifascisti, ora anche le destre lo utilizzano dando dei negazionisti agli storici che contestualizzano e ridimensionano il tema delle foibe. Nel caso del Covid chiunque si ponga in modo critico nei confronti delle scelte governative, chi denuncia le irrazionalità dei provvedimenti e punta il dito sulle responsabilità politiche della gestione della pandemia, col corollario di una attentato permanente alle libertà,  è un “negazionista”, perché per l’antinegazionista il governo dovrebbe disciplinare in modo ancor più stretto la nostra vita sociale, tra questi antinegazionisti brilla una parte della sinistra che praticamente agogna gli arresti domiciliari di massa con sussidio!

Come spiegano i Wu Ming i «negazionisti del morbo» sono un’infima minoranza, costantemente ingigantita al microscopio dai media e tirata in ballo per esecrare il dissenso, mentre il «negazionismo del disciplinamento» è maggioritario, impregna il discorso ufficiale e dà forma alla narrazione dei media filo-governativi”.

Ma quanta malafede c’è in questa postura filo-governativa?

Ogni anno ci sono decine di migliaia di morti per infezioni ospedaliere, tante che se i telegiornali ne parlassero martellandoci ogni giorno come col Covid,  non vorremmo più nemmeno passar vicino ad un ospedale; l’inquinamento uccide più del virus … un bresciano su tre muore di cancro, ma questo dramma sparisce davanti al Covid sovrano,rendiamoci conto!

La realtà è complessa, ma questa società ha bisogno di risposte facili (anche questo documento dovrebbe essere più breve!): mascherine, vaccini, diserbanti, galere, repressione del dissenso.

Nei tragici giorni della pandemia si è fatta strada quella che appare essere la soluzione definitiva al problema Covid 19: il vaccino. Si moltiplicano così le petizioni che ne chiedono l’utilizzo come «bene comune» affinché la distribuzione raggiunga tutti coloro che ne hanno bisogno, dunque potenzialmente almeno il 60% della popolazione mondiale, stando alle stime indicate. In questa fase dovremmo stabilire con chiarezza la definizione stessa di «bene comune», per la valenza che realmente rappresenta, perché la battaglia per il vaccino assume un’importanza sistemica emblematica, se comprendiamo ciò che ci unisce al virus come parte del vivente.

La questione dei brevetti dei vaccini è sintomatica della commistione tra profitto e salute pubblica.

Il professor Crisanti, Ordinario di Microbiologia e Direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, in una recente intervista a Focus live, in risposta alla domanda se si sarebbe vaccinato a gennaio 2021, ha affermato che non lo avrebbe fatto fino a che i dati di efficacia e sicurezza  non verranno messi a disposizione sia della comunità scientifica sia delle autorità che ne regolano la distribuzione. Apriti o cielo! Tutti i giornalisti, servi del sistema, addosso! E lui obbligato a difendersi per aver detto qualcosa di sensato e intelligente!

Peraltro il vaccino per tutti, ci dicono, non sarà obbligatorio, ma qualcuno afferma, pensiamo già ad un patentino … cosa significa questo? Chi non avrà fatto il vaccino, cosa non potrà fare? Ma è sostenibile questa situazione? Questo impazzimento generalizzato non suggerisce un momento di riflessione? Possibile che non si riesca almeno ad intravedere ciò che ci aspetta e le ripercussioni future di questo incalcolabile disastro?

Il tenore di vita è ulteriormente peggiorato per il 7,6% degli italiani, il tasso di disoccupazione per le donne è quasi il doppio di quello degli uomini. Tutto quel che ci viene tolto in termini di potere d’acquisto, diritti e servizi, fiducia nel futuro ha una giustificazione nel “terribile virus” e tutte le conseguenze di una politica economica criminale e servile rispetto ai diktat dell’Unione europea, soprattutto nel nostro paese, avrà come spiegazione la pandemia, ma come colpevole il “negazionista”, colui che non ha ottemperato alle disposizioni governative. La narrazione ufficiale è ormai integrata a tutti gli effetti da chi dovrebbe sempre stare dalla parte del torto, vista quanta gente c’è dalla parte della ragione!

Mentre la fabbrica del falso gira a pieno regime, le esternalizzazioni ospedaliere sono in corso, figuriamoci se nel fumo della paura può scaturire una protesta generalizzata, persino in Lombardia sembra che ci dovremo tenere Fontana e Gallera, nonostante gli scandali e la richiesta di commissariamento.

Il popolo ha premiato elettoralmente l’uomo politico che marcia unito insieme all’esercito mediatico degli allarmisti. L’unico comandamento di questo politico medio nostrano recita “parati il culo”, è meglio un provvedimento persecutorio in più che uno in meno. Meglio che le multe ai disobbedienti siano stratosferiche e assolutamente incongrue piuttosto che qualcuno insinui che hai preso sottogamba la pandemia. Penalizza pure fino all’estremo le normali relazioni sociali, l’importante è che salvaguardi il profitto dei padroni. Dunque il popolo curvi la testa, vada a lavorare e a far la spesa, ma poi a casa davanti al televisore!

Caro politico da strapazzo per noi prima di tutto viene la salute di ogni essere umano, poi viene la sanità; il problema è che nessuno in questo paese senza memoria e dunque senza futuro ti chiederà conto delle conseguenze che avranno avuto le tue decisioni sulla psiche collettiva: vendite di psicofarmaci per depressione e ansia in aumento vertiginoso, disturbi alimentari soprattutto nei bambini, ragazzi, adolescenti privati della scuola e  sempre più dipendenti da internet e dai social; così come non ti sentirai sulla coscienza quelle persone che vivono il confino in casa come una vera e propria condanna, magari al fianco del loro aguzzino, quasi sempre donne. In Giappone i suicidi dei giovani, spesso precari, sono aumentati dell’8%, in Italia un giorno o l’altro scopriremo i dati. I malati di cancro rimasti senza cura nel nostro paese sono un numero sterminato, molti già morti, così come è morta la prevenzione di molte malattie che si faranno aggressive nel tempo a venire.

Gli ospedali sono pieni perché in 10 anni sono stati tagliati 37 miliardi per la sanità e 70.000 posti letto (allucinante, no?!) e la sanità regionale è in combutta con la sanità privata e coi suoi sporchi interessi fatti sulla pelle dei malati. Cosa di peggio che chiamare gli ospedali aziende e i pazienti clienti? Solo la domanda pagante ha ormai accesso alle cure veloci, anche il Covid è un virus di classe, chi è ricco, potente, conosciuto ha un percorso di cura celere e accurato, gli altri si arrangiano come possono. Ricordiamo ai filo europeisti che tra gli obblighi da rispettare presi dai governi italiani con la “cupola nazieuropea” c’è il taglio feroce della spesa pubblica.

Proprio per nascondere la conoscenza dell’origine e della banalità del male di cui siamo vittime, i media, come megafono del potere, fanno in modo di far ricadere la colpa sui cittadini, e lo fanno attraverso il terrorismo mediatico, mentre i soprusi istituzionali  vengono esaltati come la sola medicina utile per uscire dall’emergenza Covid, nel contempo gli affaristi di ogni risma si fregano le mani come ai tempi dei vari terremoti che hanno colpito l’Italia! Grave è non averlo abbastanza compreso!

Il castello di balle deve restare in piedi il più possibile per giustificare il degrado economico. I dati vengono manipolati: le ambulanze in coda per la sanificazione vengono strumentalmente utilizzate dal giornalista di turno che le descrive come cariche di pazienti senza speranza di poter accedere all’ospedale.  Persino la classica influenza stagionale è sparita completamente, il suo virus nella battaglia mediatica è stato vinto dal Covid, e in Lombardia non si trova nemmeno più il vaccino antinfluenzale.

Perché nessun governo,  se tanto gli preme la nostra salute, invece che opprimerci con continui attentati alle libertà fondamentali non decide di rinunciare alle spese militari per investire in quelle sanitarie??? Le spese militari in Italia ammontano a 72milioni di euro al giorno!

 Solo per fare qualche esempio della nostra comune quotidianità:

Per entrare in ospedale vieni fermato, interrogato, ti misurano la febbre e ti fanno lavare le mani col gel, e questo è normale, ma è altrettanto normale che si appronti un reparto Covid interno all’ospedale stesso? Il problema è che non mettiamo a fuoco il nemico, e il nemico è la gestione del Covid. Un medico pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare, il dottor Ernesto Burgio ripete a chi vuole ascoltare che in Italia: “La medicina territoriale non è ancora stata rafforzata abbastanza”, aggiungiamo noi che in Lombardia è stata semplicemente distrutta. Poi in modo chiaro e senza ambiguità afferma che il Covid non deve entrare nelle strutture ospedaliere, si deve fare come han fatto i cinesi: costruire ospedali da campo, requisire ospedali militari, aprire ospedali dismessi”, e invece, aggiungiamo noi, si fa esattamente il contrario e, da una parte non si fanno più visite anche a pazienti gravi e gravissimi perché c’è il Covid, dall’altra si aprono reparti Covid in ospedali come il Civile di Brescia che è rinomato a livello internazionale, tentando di distruggerlo a favore delle cliniche private convenzionate.

 Perché un certo prodotto non lo puoi comprare alla COOP essendo considerato “casalingo”, ma MediaWord te lo vende? Perché la catena di prodotti di bellezza KIKO è aperta, mentre altri negozi ben più essenziali son chiusi?

Perché non possiamo più entrare al bar stando distanziati e seduti, ma possiamo fare la coda davanti alla sua porta per bere il caffè?

Perché non possiamo uscire dal paese di residenza, indipendentemente dal fatto che sia minuscolo o grande come una metropoli, ma se ci rechiamo al lavoro allora siamo esentati da controlli e sanzioni? Non ci accorgiamo dell’assurdo della vita che ci vogliono far vivere? Perché accettiamo in nome dell’emergenza questa subalternità?

Queste sono prove tecniche di controllo sociale per eventi futuri ben più gravi. Ci stanno allenando all’obbedienza “cieca e assoluta”, così se dovesse scoppiare una guerra saremo già disciplinati, tutti contro tutti, pronti alla delazione. La narrazione tossica esalta i comportamenti individuali mentre la verità è che un problema sociale e sistemico può essere affrontato solo con l’azione collettiva.

Hanno investito molti zelanti soggetti del compito di fare il “poliziotto” che controlla e sanziona: tira su la mascherina, fai tre passi indietro, ora non entri perché sei arrivato troppo presto, fammi rivedere la richiesta, aspetta lì in parte, non è il tuo turno, devi star fuori, non puoi accompagnarlo dentro a fare l’esame anche se … sei la moglie di un handicappato grave in sedia a rotelle! (crudeltà senza fine!)

 Il segno distintivo della vera sovranità è il potere di decidere sull’eccezione, ed è questo che ci sta accadendo con i DPCM del Signor Conte!

Siamo entrati nella società dei sistemi. Il sistema è concepito ciberneticamente ed è sovrano , è un tutt’uno avvolgente che non ha un esterno, per questo è ancor più difficile e faticoso far sentire la nostra voce!

Siamo utenti di un sistema a cui dobbiamo continuamente adeguarci, se prima lo chiamavamo algoritmo ora lo possiamo definire virus … è sempre sovrano!

Ivan Illich scriveva che “la ricerca patogenica della salute” può comportare una preoccupazione intensa, incessante e addirittura narcisistica per il proprio corpo. La “percezione del rischio”, che lui considerava come “la più importante ideologia para-religiosa celebrata oggi”, ha un effetto disincarnante perché “è un concetto strettamente matematico”. Non riguarda le persone ma le popolazioni: nessuno sa cosa accadrà a questa o quella persona, ma ciò che accadrà all’aggregato di tali persone espresso in termini di probabilità. Identificarsi con questo tipo di astrazione statistica significa cimentarsi, sosteneva Illich, in una “radicale algoritmizzazione di sé”.

 Il neoliberismo non complotta ma conquista le menti. I neoliberisti si muovono “col denaro dello Stato” contro tutto ciò che è pubblico. La distruzione del welfare viene chiamata “riforme strutturali”, non si distinguono più informazioni pertinenti e non pertinenti. Tra tante guerre, aperte e sotterranee, che sono avvenute negli ultimi decenni, la più importante è stata resa invisibile ed è quella dei padroni contro i sudditi, una guerra ideologica totale. Il paradosso più inquietante è che in nome della libertà siamo ridotti a servi e in nome del privato aboliscono la nostra privacy.  “Con le misure anti-Covid è in atto un colossale esperimento di ingegneria sociale” sostiene Marco D’Eramo“Non era mai successo che due miliardi di persone contemporaneamente fossero messe agli arresti domiciliari volontari e lo accettassero. Un esperimento sociale con due miliardi di cavie non si era mai visto”.

Noi siamo degli umani e tali vogliamo vivere. La pensiamo come Wu Ming: “Davvero siamo arrivati a credere che «salute» sia soltanto non prendersi il virus? Davvero siamo arrivati a pensare che «vita» significhi così poco,  e si riduca al non ammalarsi di Covid? Com’è possibile che si sia giunti a dire che ora si deve pensare solo al virus e di tutto il resto della realtà sociale – forse – ne parleremo «dopo»? Ma «dopo» quando? Davvero si pensa che, se stiamo zitti e muti adesso, «dopo» potremo riprendere discorsi “radicali” come niente fosse? Ma dove, come? Con quale faccia?” 

 Noi non vogliamo essere costretti a credere acriticamente alla narrazione ufficiale, le idee dominanti sono propinate dalle classi dominanti! Se Conte ci spiega che a Natale non possiamo abbracciarci e baciarci, ma farci dei doni sì, non possiamo non ribellarci perché ci stanno entrando in casa, tra di noi, nelle nostre vite e nelle nostre mutande; come possiamo non renderci conto che il potere sta realizzando il suo sogno e si fa assoluto facendoci vivere come schiavi in catene, compiendo il miracolo di silenziare persino chi dovrebbe supportare il pensiero critico.

Come scrive Anna Pulizzi è Già prenotata la terza ondata, come ampiamente riportato da tutte le dichiarazioni dei veggenti istituzionali. Quindi tra poco e solo per poco tutte le regioni diventeranno gialle o quasi, così che noi si possa essere incolpati di eccessi scellerati, ad esempio esserci scambiati un bacino per gli auguri, o addirittura aver tolto la museruola per bere lo spumante. E poche ore dopo la partenza della befana, ecco risalire quella curva sempre straordinariamente in linea con le intuizioni del capobastone e dei suoi giannizzeri, a loro volta in gara per il trofeo dell’allarmismo, ma superati stavolta dall’Oms, organizzazione ormai privatizzata, che addirittura sconsiglia le cene in famiglia.”

 Per non perderci d’animo non ci resta che osservare i nostri cugino d’oltralpe: in tutta la Francia il 21 novembre 2020 migliaia di persone hanno manifestato per contrastare la deriva liberticida del governo Macron. Circa 25.000 persone si sono riunite a Parigi per denunciare la proposta di “legge sulla sicurezza globale”. Per il potere francese zittire i media e garantire impunità alla polizia sono gli strumenti per creare un mondo più sicuro. Sicuro per chi?

Noi del “CentroSociale28maggio” ci siamo detti che in Italia i media stanno zitti senza fatica, d’altronde nella classifica mondiale 2020 sulla libertà di stampa l’Italia figura al 41esimo posto, in Europa occidentale la peggior posizione, fatta eccezione per la Grecia, inoltre, dopo Genova 2001, abbiamo visto che se vuoi far carriera nella polizia devi menare, essere violento e mandare in ospedale chi non si allinea alle regole imposte. Per fortuna però le immagini delle proteste francesi ci fanno pensare e sperare che non tutta la sinistra è morta … di COVID!

-LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL CS 28MAGGIO-

TRUMP STA A BIDEN COME SALVINI A MINNITI

TRUMP STA A BIDEN COME SALVINI A MINNITI

“Non ballerò di gioia per la vittoria di Biden, ma non nasconderò un sorriso mentre il mondo perde questo sgradevole biondo”   Bassam Saleh

Nessuno si sogna di difendere un reazionario come Trump nemico giurato di ogni istanza socialista o anche solo timidamente antimperialista.

Trump se ne va lasciando dietro di sé l’enorme carico di indignazione e rabbia che la sua presidenza ha suscitato. Ora per molti non rimane  altro che recuperare un equilibrio umano e legale dentro e fuori gli USA. Trump ha disdettato il trattato INF firmato da Reagan e Gorbachev che impegnava USA e URSS a distruggere i loro missili a testata nucleare, ha disdettato l’accordo nucleare con l’Iran, è uscito dall’accordo sul clima,  ha tentato un golpe in Venezuela e in Bolivia, ha sostenuto la guerra in Yemen, continuato tutte le guerre che aveva ereditato, rimesso il blocco a Cuba, portato l’ambasciata statunitense a Gerusalemme riconoscendola come capitale dello stato di Israele e infine iniziato la guerre fredda alla Cina.

Ma non c’è nulla da festeggiare per la vittoria di Joe Biden!

Gli Stati Uniti, che non hanno riconosciuto le elezioni di altri paesi come Venezuela, Bolivia, Bielorussia, ora si trovano a mettere in discussione il loro esito elettorale per bocca del loro stesso Presidente che ne denuncia i brogli.

Trump se ne va, e qualcuno può pensare che il mondo intero ricomincia a respirare, ma rimane il trampismo, rimane quel clima di odio razzista che il trampismo ha spalmato in questi anni non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Trump ha dietro di sé 70 milioni di voti. Ha perso per poco, ed è questa la notizia su cui pochi vogliono riflettere …

Il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti Joe Biden sarà il leader di una nazione spaccata in due metà quasi uguali (73,8 milioni di voti contro 69,3), in cui le divisioni di classe e di casta hanno fatto esplodere grandi sollevazioni sociali.

Ora pensare che il nuovo presidente possa favorire la protesta di piazza in particolare quella degli Antifa e dei Black Lives Matter è una pia illusione. Biden non è mai stato la figura di riferimento di questi movimenti, Biden è la figura di riferimento delle grandi lobby internazionali che possono spostare ingenti capitali da un continente all’altro e che determinano la vita politica di intere nazioni. Biden è stato scelto dal sistema proprio per fermare questo popolo che dà vita e linfa ai movimenti sociali pacifisti, femministi e antirazzisti. E coloro che lo festeggiano per la sua vittoria si troveranno presto a piangere lacrime amare. Non per niente non hanno voluto candidare Bernie Sanders e provare davvero a voltare pagina.

Gli USA non sono mai stati una vera democrazia, ma un sistema di potere oligarchico, liberale, imperialista e guerrafondai che non ha mai favorito le classi disagiate.

Dobbiamo ricordarci che Joe Biden, è stato il vice del premio ‘Nobel per la Pace’ Barack Obama. Altro presidente celebrato come una speranza di cambiamento. Sappiamo tutti come è andata a finire: durante la sua presidenza ha sganciato il maggior numero di bombe rispetto ai suoi predecedessori su Afghanistan, Libia, Somalia, Pakistan, Yemen, Iraq e Siria. Ha imposto sanzioni criminali contro il Venezuela, definito “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale”, ha armato i golpisti a Caracas così come a Managua nel tentativo, naufragato, di rovesciare il governo sandinista in Nicaragua guidato dal Comandante Daniel Ortega, ha sostenuto le operazioni di lawfare (golpe blando) in America Latina che hanno condotto al golpe parlamentare contro Dilma Rousseff in Brasile e il killerraggio politico dell’ex presidente argentina Cristina Kirchner. Va ricordato che Joe Biden non si è mai staccato da questa componente guerrafondaia anche quando Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ha dichiarato di avere le prove del collegamento tra l’ex candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton ed il gruppo terroristico ISIS. La Clinton non solo aveva legami con i terroristi, mentre ricopriva la carica di Segretario di Stato USA, ma ha anche autorizzato l’invio di armi americane in Qatar da consegnare ai ribelli libici per rovesciare Gheddafi. La Clinton ha cercato di applicare in Siria lo stesso schema. Le sue iniziative hanno favorito l’afflusso di armi e denaro ai terroristi ribelli, allo scopo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad.

Joe Biden è stato uno dei più ferventi sostenitori dell’azione militare statunitense contro i serbi durante lo scioglimento della federazione jugoslava, prima in Croazia (1991-95), poi in Bosnia (1992-95), e poi nella provincia serba del Kosovo (1998-1999). Joe Biden ha sostenuto tutte le guerre intraprese dagli USA negli ultimi 40 anni, cambi di regime e rivoluzioni colorate. Inoltre la famiglia Biden ha legami e affari poco chiari con i neonazisti in Ucraina. Hunter Biden, figlio di Joe, entrò nel consiglio d’amministrazione della Burisma Holdings, compagnia ucraina del gas, nel maggio 2014, con uno stipendio di 50 mila dollari al mese. Il figlio di Biden venne scelto nonostante non parlasse la lingua e non avesse particolari esperienze nel campo energetico. Ma venne cooptato pochi mesi dopo la decisione di Obama di affidare al suo vice il compito di seguire la transizione politica in Ucraina. Dove per transizione si intende la rivoluzione colorata che ha portato al potere in Ucraina i neonazisti  e cacciato il presidente Viktor Yanukovich.

Gli Stati Uniti rimangono la democrazia occidentale con il peggior sistema elettorale, il peggior sistema giudiziario, e il sistema sanitario peggiore di qualsiasi altra democrazia al mondo. Gli Stati Uniti d’America rimangono il paese più guerrafondaio al mondo, dentro e fuori i loro confini, esperti in tutti i tipi di guerre e blocchi contro i paesi che cercano una via alternativa al capitalismo, contro i poveri e le minoranze interne ed esterne alle loro frontiere.

E’ il paese che produce la maggior disuguaglianza e discriminazione razzista, che spende più soldi al mondo per il sistema militare d’offesa.

Rimane il paese che consuma più risorse energetiche di qualsiasi altro e  inquina il nostro pianeta più di qualsiasi altro.

No, non festeggeremo la vittoria di Biden, che non è nient’altro che un burattino di questo sistema capitalista, perché  questi sono i DEMOCRATICI che tanto piacciono alla nostra sinistra ormai ridotta a “bande di ultras” che tifano e si scontrano violentemente senza un senso preciso, che ha scambiato il vecchio motto “Proletari di tutto il mondo unitevi!” con il nuovo motto: “Il comunismo è morto, Marx è superato e il capitalismo è l’unico dei sistemi possibili, ma possiamo sentirci bene lo stesso, purché ci lascino un po’ di welfare e i diritti civili!”, e questa è la vera catastrofe politica e culturale che noi non accetteremo mai!

LE COMPAGNE E I COMPAGNI DEL CENTRO SOCIALE 28MAGGIO

BRESCIA, nuove condanne per il “reato di solidarietà”

Brescia, nuove condanne per il “Reato di Solidarietà”

Le Compagne e i Compagni del CentroSociale28maggio esprimono piena solidarietà ai Compagn* condannati il 21 luglio 2020 dal Tribunale di Brescia: per due di loro la condanna è di 9 mesi, e di 5 mesi per gli altri dodici, con l’aggiunta di una sanzione pecuniaria di 7.000 euro.
Tutto questo accanimento per aver cercato l’11 dicembre 2014 un incontro con il sindaco di Capriolo per risolvere il problema di una famiglia sottoposta a sfratto per morosità incolpevole.
All’emergenza abitativa “ i giudici del sistema” rispondono con processi e condanne contro “i diffusori di solidarietà”.
Al disagio sociale, creato dalla crisi economica e dalla pandemia del Covid-19, loro reagiscono con il dispiegamento di strumenti repressivi anticostituzionali come la chiusura di tutti i centri di aggregazione, il DASPO urbano, e misure per prevenire l’occupazione di immobili.
Questa sentenza, che porta con sé un chiaro significato intimidatorio contro i protagonisti di questo “reato di solidarietà”, sembra avere un acido sapore discriminante all’interno del campo stesso di chi sta lottando per la difesa delle condizioni di vita dei più deboli, in particolare dei minori e di chi si trova in condizione di non poter provvedere a se stesso e alla propria famiglia.
La vergogna di chi entra in questa spirale per i debiti accumulati è insopportabile: le prime richieste di aiuto alla Caritas, la disperazione di non trovare vie d’uscita, l’umiliazione per essere entrati a far parte della categoria dei “miserabili”; questa la situazione vista con gli occhi delle vittime!
Si parla di povertà e non si vede la miseria dietro l’angolo: questo è il dramma di una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi giorno dopo giorno sotto i nostri occhi.
La situazione si sta sempre più aggravando, il vuoto istituzionale è sempre più evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali, sempre più in fase di smantellamento, capaci di frenare la disperazione di migliaia di famiglie
Il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale è uno dei cardini su cui poggia l’impianto stesso della Costituzione della Repubblica italiana.
Per queste ragioni noi Compagne e Compagni del CentroSociale28maggio siamo vicini ai Compagn* condannati, e in qualche modo ci sentiamo complici del “Reato di.Solidarietà”!

25 aprile 2020 -SEMPRE UNITI NELLA RESISTENZA-

“Non dimenticarlo mai:
ora non è il momento adatto per vincere,
ma per combattere le sconfitte”
Bertolt Brecht
Quest’anno il nostro 25 aprile sarà da dimenticare!
Il periodo che stiamo vivendo, anche prima della pandemia da Covid-19, è terribile per la nostra terra e per noi, umani e animali, che la abitiamo.
Sappiamo bene chi ne è responsabile, questo mostro che a qualcuno dà mentre a molti toglie: il capitalismo, la “normalità” che ha distrutto il pianeta!

Ma ciò che sta sconvolgendo ora le nostre vite ha a che fare con un virus che solo in Lombardia ad oggi ha provocato 13.000 morti “ufficiali”, morti che gridano vendetta per un sistema sanitario regionale alla mercé della vampiresca sanità privata. La lotta al coronavirus, in assenza di politiche intelligenti e generose di sanità pubblica, si affida a scelte che di fatto stanno minando le fondamenta stesse della nostra democrazia.
Da un lato abbiamo le forze di polizia, l’esercito, i vigili urbani che sorvegliano e puniscono la popolazione che a torto o a ragione non si confà alle ordinanze nazionali e regionali sulla quarantena (perfino la delazione si insinua come un “buon costume”), e gli interventi repressivi sono sempre più insensati e squallidi soprattutto perché si esercitano contro i più deboli, anziani e bambini, e chi se ne prende cura.

Queste persecuzioni sono la summa dell’ipocrisia istituzionale perché al contempo i lavoratori sono comandati al lavoro anche a rischio della loro stessa vita e di quella dei loro cari.

La propagazione dell’epidemia fra Bergamo e Brescia, la zona più colpita in Italia, con migliaia di morti, molti dei quali occultati, è in rapporto diretto con l’attività manifatturiera che qui si svolge.
Dall’altro la democrazia è messa seriamente in pericolo attraverso l’abuso di strumenti di psicopolitica digitale che permettono di avere il controllo totale, attraverso la sorveglianza digitale, di ogni singolo individuo; perciò questo è un momento delicatissimo per la salvaguardia della nostra agibilità politica.


Il potere, con la scusa del rispetto delle norme sanitarie, si consolida a spese della nostra libertà di organizzarci, esprimerci e lottare per un cambio radicale di paradigma sociale ed economico ormai improcrastinabile se vogliamo salvarci e salvare il pianete terra. Che ne sarà della nostra vita di militanti e antifascisti ai tempi del coronavirus?

Siamo in un contesto pandemico in cui il confinamento si potrebbe definire “una variante liberale del lager”, il campo di lavoro e di detenzione è la nostra stessa casa. Ci siamo resi conto che l’altro è il nostro potenziale nemico, vicinanza e contatto possono significare morte. Questa consapevolezza, così estranea all’essere umano come essere sociale, ci porta dritti dritti alla depressione, i coreani la chiamano “corona blue”. Il disagio, il malessere in cui siamo immersi è causato dal nostro bisogno di relazionarci, dal nostro bisogno degli altri, gli altri sono spesso gli esseri umani a noi più cari, e questa forzata lontananza accresce il disagio psichico. Il trauma collettivo è di difficile misurazione, la sua devastante portata non è prevedibile, ma già si vedono gli effetti più eclatanti: la violenza domestica è aumentata, così come il numero di suicidi soprattutto tra i giovani che non hanno più speranza nel futuro.


Tentano di farci assorbire i morti di questa pandemia come “normali”. Un Fontana o un Gallera qualsiasi, senza vergogna, senza onore, senza senso di responsabilità, senza intelligenza, senza capacità riesce a continuare nelle sue farneticazioni come un generale rintronato perché il sistema mediatico taglia, cuce e scarta ricostruendo come in un collage la nostra vita reale. Il suo falso è più vero del nostro vero. Questo sistema, retto da veri e propri delinquenti, ripete come in un mantra ogni giorno, per bocca dei suoi servi, che sono soprattutto i vecchi con patologie pregresse a morire, questo dovrebbe attutire lo sconcerto, la rabbia, la rivolta, e ci riesce! Ma è un ragionamento da nazisti che considera meritevole solo l’essere umano efficiente in quanto appendice funzionale della macchina capitalistica. Con questa epidemia la società capitalistica, sotto la direzione della Confindustria che la gestisce, mostra dunque, senza vergogna, il suo volto inumano: i camini degli inceneritori di salme non fanno pause, e “pietà l’è morta”!


La sinistra tutta, anche quella vera, è stata accusata di essere troppo ligia alle consegne, tant’è che Wu Ming scrive che “ Il fatto che ampi settori dei movimenti si siano automarginalizzati con l’adesione acritica – o troppo poco critica – all’ideologia dello #stareincasa oggi impedisce loro di incontrare questa rabbia, o anche solo di capirla.”. Parlano della rabbia sociale che cova per via del grande sacrificio che ci impongono col confinamento.


Ma noi, Compagne e Compagni ci sentiamo responsabili, a differenza dei padroni, nei confronti del nostro prossimo, per via di quel sentimento di appartenenza ad una collettività, che ci impedisce di essere pronti, per il nostro benessere, a trascurare quello degli altri, perciò in questo frangente non ce la sentiamo di infrangere le regole anche se conosciamo perfettamente le ragioni che le determinano.


Detto questo è vero che siamo in una situazione imbarazzante, da una parte non possiamo farci scippare il 25 aprile dai fasci che promettono di violare i regolamenti antipandemia, dall’altra dobbiamo non solo “restare umani” ma anche “restare Antifascisti” e dunque resistere!


Una cosa è certa, la Repubblica nata dalla Resistenza Antifascista e dalla lotta partigiana deve ripartire dall’articolo 5 della nostra Costituzione che la vuole una e indivisibile. Il rispetto che le dobbiamo è lo stesso che l’apparato dello Stato deve al popolo sovrano. La strage degli innocenti in atto testimonia invece l’incuria sanitaria di cui siamo tutti vittime, e ci impedisce drammaticamente un 25 aprile come tutti gli altri.


Un proverbio molto conosciuto dice “Chi vivrà vedrà” … ci chiediamo sgomenti cosa vedrà chi vivrà?

Potremo noi scegliere di vivere invece che sopravvivere?

LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL

CS 28MAGGIO

LA STORIA SIAMO NOI!

La storia si è fatta lunga,la polvere del tempo cade, ma basta una scrollatina che tutto torna crudo e violento come se fosse successo ieri.

(Franco Fortini)

La notizia: Giovedì 19 Settembre 2019 il Parlamento Europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contrari e 52 astenuti la risoluzione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa, ed equiparando il comunismo al nazifascismo.

Le risposte dei compagni e delle compagne non si sono fatte attendere! Qui di seguito una selezione della nostra intelligenza collettiva comunista!

C’è chi sottolinea che il concetto di totalitarismo, lungi dall’essere oggettivo e neutrale, è al contrario un’espressione, sul piano ideologico e culturale, dello scontro mondiale tra capitalismo e socialismo nel secondo dopoguerra, ed evidenzia che il vero totalitarismo  è quello “liberale” che governa controllandoci e ingannandoci da decenni nell’interesse di poche élite privilegiate. La piena dittatura del grande Capitale, sfruttando le tecniche nazifasciste, ha sussunto l’opinione pubblica occidentale, raggiungendo l’obiettivo di una riscrittura orwelliana della storia contemporanea che criminalizza il comunismo nelle concrete esperienze socialiste, equiparandolo al nazismo, sancendo così il proprio trionfo, quello dell’Imperialismo a guida statunitense. In pratica il pensiero unico imperante veicola un messaggio per cui “totalitario” è chi si oppone all’Occidente, e più precisamente agli Usa, e le cose stanno così da più 70 anni. A posteriori, non possiamo che constatare il pieno successo di questa operazione.

C’è chi scrive che ormai il termine “comunismo” è praticamente diventato sinonimo di male assoluto e viene avvolto da una negatività a priori che si è diffusa moltissimo non soltanto tra i nemici storici del comunismo e quindi tra le forze di centrodestra, ma anche all’interno della stessa sinistra, che ha rimosso le sue stesse radici linguistiche prima ancora delle radici di valori, di progetti, e di punti di vista. Il processo ha preso qualche decina d’anni e il termine comunismo ha cominciato a sparire progressivamente dai titoli delle testate della sinistra che una volta avevano quasi tutte in varie forme la dicitura di giornale comunista, o l’aggettivo di comunista inserito da qualche parte. Dopo il crollo dei paesi del socialismo reale dell’Est e la caduta del muro di Berlino nell’89 è progressivamente diventato marginale nel linguaggio quotidiano. Dai partiti, in Italia e altrove, la sparizione è avvenuta con una rapidità spaventosa. Ciò che resta è un banale e generico concetto di sinistra che è buono per tutte le peggiori politiche di destra, basti pensare a Syriza e al PD, senza contare chi, come Vendola, spinge addirittura perché ci si congedi definitivamente dall’epoca della sinistra “del rancore e dei risentimenti”; detto questo si evince come ormai la parola sinistra sia serva del pensiero unico della destra trionfante. Per questa ragione chi è comunista osserva il quadro politico come se avesse davanti a sé il gioco della dama, ci sono i bianchi e i neri: gli uni estremizzano i loro discorsi rincorrendo l’ideologia nazista, mentre gli altri sottolineano che il loro gioco è più pulito: i primi aiutano i secondi in modo che la paura di una politica xenofoba, nazionalista, antieuropeista, e chi più ne ha più ne metta, dirotti i voti verso la dittatura del pensiero neoliberista, finazista, europeista e guerrafondaio; noi comunisti siamo i rossi e non giochiamo a dama!

C’è chi scrive che ormai, come nel film di Benigni, per il Parlamento dell’Unione Europea Auschwitz è stata liberata dagli americani! Questo anticomunismo è sempre socialmente e politicamente di destra e la sua virulenza significa che le politiche liberiste e di mercato della UE devono continuare a far danni e che bisogna stroncare ogni possibile conflitto sociale. I gilet gialli in Francia sono stati vittime della repressione democratica ed europeista, e prima di loro i greci e tanti lavoratori in tutta Europa. Ora l’anticomunismo dà veste ideologica alla caccia alle streghe. Esattamente come il maccartismo negli USA degli anni Cinquanta, che servì a perseguitare pensiero critico e lotte sindacali. Ma oltre alla ragione autoritaria all’interno della UE, il voto del Parlamento europeo serve ad una scopo ancora più grave: la guerra alla Russia. La NATO oramai comanda l’Unione Europea, e non a caso la nuova presidente Ursula von der Leyen è stata un ministro dalla difesa fanatico del riarmo della Germania. Del resto tutti i governi di estrema destra europea considerano la UE solo uno strumento per far arrivare le armi della NATO ai confini della Russia. Per combattere la quale UE e NATO armano i nazisti ucraini. A conferma del fatto che chi sostiene l’equivalenza di comunisti e nazisti, poi finisce per preferire questi ultimi.

C’è chi evidenzia come ormai il revisionismo storico faccia parte da molti anni dell’agenda politica di numerosi paesi europei, revisionismo che pone la questione del rapporto della nostra società con la storia, o meglio ancora della valenza politica della storia. La Polonia, per esempio, ha introdotto una legge sull’Olocausto, poi congelata, che stabilisce pene per chiunque leghi al paese i campi di sterminio o affermi un coinvolgimento e una responsabilità della popolazione polacca nei crimini nazisti. Ma questa negazione del passato non diventa forse condizione di possibilità del suo ripetersi? Se ciò che è avvenuto è occultato anziché essere assunto e giudicato per ciò che è, nulla impedisce che si verifichi nuovamente. Anzi, i meccanismi psicologici della coazione a ripetere lo rendono l’esito più probabile. La violenza e l’intolleranza radicale verso le diversità sono intrinseche al progetto politico nazifascista e non possono in alcun modo essere relativizzate. Farlo è un tentativo di occultamento del passato, e di fronte a questi tentativi dobbiamo chiederci quale sia l’obiettivo di chi nega o sminuisce questa  violenza del passato nazista e fascista. Per uscire dall’impasse appare inevitabile affrontare insieme la questione della verità della storia. Solo evitando di ridurla ad una insostenibile “oggettività scientifica” e assumendone la dimensione politica, grazie ad un lavoro di consapevolezza che eviti le patologie della memoria, potremo disporre di un criterio per valutare le pretese di chi nel passato cerca solo legittimità alle posizioni politiche del presente.



C’è chi si chiede: sino a quando si potrà accettare il dispotismo di un’istituzione come l’Unione Europea che intende imporre un’unica ideologia, quella neoliberale, e che criminalizza per legge qualsiasi altro pensiero alternativo? Se è vero che la risoluzione UE non ha grande valore materiale, la sua larga approvazione ci dice che nel continente si sta formando un’élite politica reazionaria e antidemocratica disposta ad equiparare Gramsci a Evola, Togliatti a Goebbels, i partigiani italiani, tre quarti dei quali erano comunisti, ai nazisti.

C’è chi pensando al Pd lo ritiene giustamente responsabile di aver infangato e tradito la memoria dei partigiani, eroi della Resistenza, combattenti per la libertà contro il nazifascismo. Partigiani che hanno liberato l’Italia e scritto la nostra Costituzione. Ma non solo, rinnegando la storia hanno sputato su Gramsci, Togliatti, Longo, Secchia, Terracini, Noce e tanti altri grandi padri e madri costituenti. L’europarlamentare Giuliano Pisapia, già icona della sinistra milanese, con un passato politico in Democrazia Proletaria, eletto deputato più volte nelle liste di Rifondazione, eletto sindaco di Milano nel 2011 con i voti di tutta la cosiddetta sinistra, Sel, Rifondazione e Comunisti Italiani, è tra gli europarlamentari che hanno votato a favore della risoluzione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo. Lui sputa praticamente sul proprio passato!

C’è chi dice che d’ora in avanti (ma in realtà anche prima) la presenza dei piddini alle celebrazioni della Resistenza dovrebbe essere considerata un insulto alla memoria dei caduti nella lotta contro il nazifascismo.

C’è chi dice che la lettura storica proposta dalla risoluzione dell’Unione Europea è demenziale. Stalin denunciò per anni la politica da “kaiser” di Hitler con la sua aspirazione egemonica sull’Europa, mentre gli stati liberali avvallavano l’espansione nazista in funzione antibolscevica. L’URSS fu l’unico stato a difendere pubblicamente la Cecoslovacchia e provò fino all’ultimo a proporre a Francia e Gran Bretagna un’alleanza militare. Pure la Polonia respinse i contatti sovietici. Il patto Molotov-Ribbentrop fu una necessità storica  e permise all’URSS di avere due anni fondamentali per prepararsi ulteriormente alla guerra totale. Senza quell’accordo militare non ci sarebbe stata Stalingrado e il conseguente rovesciamento dei rapporti di forza a scapito del nazismo.

C’è chi sottolinea che con questa risoluzione l’Unione Europea realizza il sogno dei revisionisti e dei nazifascisti, svelando quella che è sempre stata la sua vera natura. Il ciarpame politico insediato a Bruxelles sotto il nome di “parlamento europeo” ha votato con ampia maggioranza l’equiparazione tra i nazisti e coloro che li hanno sconfitti. E’ evidente che dietro queste assurde disposizioni si cela il tentativo di fabbricare una narrazione comoda ai circoli reazionari euroatlantici, proprio quelli che occupano i centri nevralgici dell’amministrazione americana e guidano i loro presidenti fantoccio nelle opzioni più scellerate in politica estera. E’ evidente che si vuole condurre la coscienza collettiva, già obnubilata da decenni di oscurantismo mediatico, all’odio verso quei paesi che non si sottomettono all’economia di rapina dell’Occidente imperialista: Russia e Cina in primo luogo, che pur non essendo oggi fari del socialismo, rappresentano un argine imponente alle mire di dominio globale del capitalismo finanziario.
Questo tentativo di inculcare una versione contraffatta della storia è tipica dei regimi che necessitano del consenso in vista di un confronto militare. D’altra parte le continue aggressioni verso ogni paese che osa ribellarsi al saccheggio delle oligarchie economiche ed il pervicace tentativo di mantenere le relazioni internazionali alla massima tensione possibile, lasciano intendere che di questo passo le prossime generazioni non avranno un futuro di pace.
La UE si toglie anche l’ultima maschera e si rivela, per chi ancora ne dubitasse, un docile strumento della barbarie imperialista. Uscire al più presto da questo covo dev’essere il primo intendimento di ogni forza della galassia socialista che non abbia venduto per un piatto di lenticchie gli ideali di cui è erede.

C’è chi pone l’accento sul fatto che questa risoluzione intende aprire la strada all’intensificazione e alla generalizzazione della persecuzione e del divieto dei partiti comunisti, e a porre ostacoli, come sta accadendo, ad altre forze progressiste e al movimento sindacale con la complicità di Unione Europea e NATO, in diversi Stati membri, come Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia, tra gli altri, dove, insieme alla riabilitazione e all’esaltazione storica del fascismo e alla glorificazione dei collaboratori con il nazifascismo, si distruggono già i monumenti della resistenza antifascista, inclusi quelli dell’Armata Rossa, si fomenta già la xenofobia e il razzismo e vengono promosse le forze fasciste.
Questo revisionismo storico replica posizioni precedenti dell’Unione Europea, che, pretendendo di impartire al mondo lezioni di “democrazia” e “diritti umani”, promuove battute d’arresto della civiltà, attaccando i diritti sociali e del lavoro, la sovranità nazionale e la democrazia. L’Unione Europea è un’entità al servizio del grande capitale e delle grandi potenze, in cui si stanno sviluppando tendenze militariste e pratiche repressive che limitano i diritti e le libertà fondamentali. Politiche che sono, come in passato, all’origine della rinascita delle forze di destra e fasciste.

C’è chi afferma che il modo in cui è stata costruita l’Unione Europea non è un errore, ma un preciso disegno delle classi dominanti, delle oligarchie finanziarie per schiacciare i diritti dei lavoratori e delle classi popolari, concentrando la ricchezza in poche mani. Per questo noi comunisti siamo contro l’Unione Europea e l’euro, ed è per questo che l’Unione Europea ci fa la guerra, perché siamo per una società in cui il potere sia nelle mani dei lavoratori e non della finanza. La creazione della NATO a Washington è una conseguenza della separazione dell’Europa da ciò che Winston Churchill nominò nel 1946 come una “cortina di ferro”.  La NATO costituisce la controparte militare dell’alleanza economica che ha portato, nel 1948, alla creazione dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica, un organismo responsabile della distribuzione dell’assistenza finanziaria degli Stati Uniti designata “Piano Marshall”. La casa comune europea lungi dall’essere quell’approdo felice dei sogni liberaldemocratici, fu figlia della “guerra fredda”, guerra che non è mai finita!  L’Unione Europea, quale struttura nata nel corso dell’era borghese per le necessità espansive del capitale, mostra sempre di più il suo naturale volto reazionario ossia quello di una superstruttura antidemocratica, eterodiretta dai gruppi capitalistici più sviluppati i cui fini strategici sono quelli di imperare, nel quadro dell’Alleanza Atlantica, su altre aree dell’Europa stessa e del mondo, scaricare i costi della crisi sulle classi subalterne e organizzare la reazione contro tutti i paesi socialisti e anticapitalisti, vedi il caso eclatante del Venezuela. Noi comunisti sappiamo che tali strutture, nate per le esigenze della borghesia, sono irriformabili e in larga misura inservibili per la società futura che intendiamo costruire e proprio per questo lottiamo per abbatterle.

E noi che scriviamo questo documento non possiamo non legare questa vergognosa risoluzione votata dal Parlamento Europeo il 19 settembre 2019 ad un’altra risoluzione, presentata dalla Russia all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 novembre del 2016, di condanna contro il nazifascismo che esprimeva “profonda preoccupazione per la glorificazione in qualsiasi forma del movimento nazista, neo-nazista e degli ex membri dell’organizzazione “Waffen SS”, anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali e l’organizzazione di manifestazioni pubbliche”. Il documento tra l’altro rivelava l’aumento del numero degli attacchi razzisti in tutto il mondo. Solo 115 paesi delle Nazioni Unite votarono a favore, 55 nazioni tra cui l’Italia (Renzi) si astennero, oltre ai paesi dell’Unione Europea, Germania compresa. Tre nazioni votarono contro: gli USA, il Canada e l’Ucraina, un chiaro segnale di svolta ideologica e di subalternità totale dell’Unione Europea agli Stati Uniti

A proposito dell’allora vergognosa astensione dell’Italia la Vicepresidente nazionale dell’ANPI, Carla Nespolo inviò il seguente comunicato stampa:” L’astensione del Governo Italiano sulla risoluzione dell’ ONU, approvata a maggioranza, che sancisce il rifiuto del neonazismo nel mondo e respinge ‘ogni forma di negazione dei crimini nazisti’, è un atto grave e inaccettabile. L’Italia è il Paese in cui la Resistenza al fascismo e al nazismo è stata tra le più forti ed estese d’Europa. La Costituzione Italiana è, per specifica decisione dei Padri Costituenti, una Costituzione Antifascista. Tanti partigiani, tanti giovani e tante donne, hanno lottato, sofferto e in molti casi hanno lasciato la vita, per sconfiggere nazismo e fascismo. Vergognosa è l’astensione dell’Italia!”.

A proposito di questa guerra alla verità messa in pratica dal revisionismo storico ricordiamo che già il 28 aprile 2009 in Italia, come risulta dai verbali della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, fu ritirata la proposta di legge n° 1360 che proponeva l’istituzione del’ “Ordine tricolore” e la parificazione dei repubblichini di Salò ai partigiani e deportati.

Ci sarebbe da stupirsi se non fosse che in Italia una classe politica corrotta e degna di essere gettata nella pattumiera della storia da decenni si prodiga entusiasticamente a ripulire l’immagine dei neofascisti: lo stragismo di Stato e il terrorismo fascista di destra sembra non siano mai esistiti, dispersi insieme alla loro archiviazione. Nella memoria, dopo la rimozione e il ritorno della marea nera, rimane solo il cosiddetto “terrorismo rosso” e molti giovani credono che le bombe della strategia della tensione le abbiamo messe “i rossi”!!! Lo scandalo è che a questo lavoro di pulizia della storia partecipano  anche politici appartenenti a quel mostro sempre in evoluzione che è uscito dal PCI ed è arrivato a chiamarsi PD ed ora Italia Viva.  Caso eclatante è quello di Manlio Milani che decise di incontrare Casa Pound Brescia il 24 marzo 2011, questo incontro venne pubblicizzato come se Casa Pound incontrasse l’associazione vittime della strage di Piazza della Loggia nella persona del suo presidente Manlio Milani, e non il sig. Manlio Milani;  in quella riunione era presente Gabriele Adinolfi, un estremista di destra con un curriculum di reati associativi e ideologici da far rabbrividire. Lo sciagurato confronto con Casa Pound fu esattamente al servizio dello spirito di questa formazione politica che cerca di stemperare le storie politiche del passato in una indistinzione che assolve tutti: questa supposta e rivendicata capacità di confronto di Casa Pound in realtà equivale all’ideologia dell’essere politicamente e sindacalmente tutti sulla stessa barca e vuol far dimenticare che una società capitalista è antagonista per definizione e non potrà mai essere pacificata visto che i rapporti di produzione si basano sullo sfruttamento. Ma anche altri personaggi molto più controversi si son messi al servizio di questa formazione politica come ad esempio Valerio Morucci ex-brigatista che partecipò ad un’altra iniziativa di Casa Pound e che successivamente iniziò a collaborare con la rivista di geopolitica Theorema molto controversa. Gli esempi di solidarietà trasversale si sprecano e si possono trovare nell’opuscolo “All Around … CasaPound” di Claudia Cernigoi.

Il 23 settembre 2008 molti parlamentari italiani parteciparono al voto  del Parlamento Europeo per la proclamazione del 23 agosto come giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo (formulazione poi modificata in “vittime di tutti i regimi totalitari”), che vide il voto favorevole anche dei rappresentanti del Partito Socialista Europeo, dei centristi, dei radicali come Pannella e Cappato, degli ex-sessantottini come Daniel Cohn-Bendit e molti leghisti e fascisti come Borghezio.   Ci chiediamo a proposito di Borghezio come si possa accettare di condividere con lui un voto di tal fatta! Ma a ritroso molte sono le prese di posizione contro il comunismo dell’establishment europeista: ad esempio la risoluzione 1481 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del 26 gennaio 2006, relativa alla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti, reiterata con la dichiarazione congiunta del 23 agosto 2018, proprio il giorno scelto come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”,  dai rappresentanti dei governi degli Stati membri dell’Unione Europea per commemorare le vittime del comunismo. A quando, ci chiediamo, la giornata europea di commemorazione delle vittime dell’Imperialismo e del Colonialismo?

Tutto questo evidenzia un percorso revisionistico della storia che si spinge anche alla cronaca, perché la negazione di ogni distinzione tra vittime e carnefici si applica poi anche alle corruttele e alla mafia. Questa indistinzione ha radici lontane, e coinvolge una generazione che non ha vissuto in prima persona  gli eventi ricordati il 27 gennaio dalla Giornata della Memoria quando nel 1945 l’Armata Rossa abbatteva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e liberava più di 7000 prigionieri, rivelando la sua esistenza al mondo che di lì a poco sarebbe stato sconvolto dagli orrori prodotti dalla barbarie nazista. Considerata questa commemorazione troppo di sinistra, per controbilanciarla, fu concessa nel 2004 da Berlusconi ai suoi sodali di Alleanza Nazionale la Giornata del ricordo del 10 febbraio per le vittime delle foibe.

Soltanto attraverso questi passaggi si può arrivare ad equiparare il socialismo reale al nazismo, e alla fine del percorso recuperare il nazismo, magari sacrificando Hitler, ma salvando “ideologicamente” l’essenza cioè la forma più reazionaria del capitalismo monopolistico. Questo è il vero obiettivo dell’operazione  in corso da decenni, equiparare le vittime ai carnefici, i liberatori agli oppressori, vedi il comportamento dell’Unione Europea nei confronti della risoluzione proposta dalla Russia (di cui abbiamo detto sopra).

Questa tragica situazione  è ben riassunta da questa storia che trovate in rete: il 2 settembre 2007 le autorità locali di Krihovtsi, nell’Ucraina occidentale, hanno proceduto all’equiparazione di carnefici e vittime della Seconda guerra mondiale inaugurando, con il finanziamento di imprenditori locali, un monumento che rende omaggio comune a coloro che hanno dato la vita per sconfiggere il fascismo e ai membri dell’Organizzazione fascista ucraina che ha collaborato con le forze dell’occupazione nazista. Su un’unica targa affissa sul monumento figurano così i nomi dei 44 abitanti del paese che sono caduti combattendo, tra le file dell’Armata rossa, contro i nazisti e, esattamente di fronte, i nomi dei 16 fascisti del posto collaboratori di questi ultimi.  Non manca molto, in alcuni paesi già ci siamo, alla criminalizzazione dei liberatori, alla loro persecuzione e all’esaltazione dei criminali.

A questo punto ci possiamo chiedere quale sarà il futuro dei comunisti!? 

“Il futuro ci appartiene” è il titolo di un opuscoletto delle Edizioni Servire il popolo del 1972 … c’è da chiedersi alla luce delle sconfitte via via raccolte dopo la fine del PCI e  la scomparsa dei comunisti dal Parlamento Italiano nel 2008, e la nostra marginalizzazione, che fine abbiamo fatto e cosa possiamo ancora fare per ricostruire una forza comunista nel nostro paese.

Il corpo dei militanti è certamente invecchiato e ha subito molti traumi dovuti alla fine di una grande storia, all’emergenza, alle svolte sempre elettorali,  alle coalizioni variamente colorate, alle contraddizioni della prassi parlamentare, senza che mai ci si ponesse il problema delle ragioni del nostro indebolimento organizzativo e strutturale, del vento contro che ci ha reso difficile il cammino. Un cammino che non può essere che autonomo, sganciato dal termine “sinistra” ormai svuotato del suo significato ideologico, un termine che ci è ormai avverso nei fatti, anche se non ancora nella percezione collettiva, per abitudine consolidata.

Dopo un’analisi approfondita della crisi ideologica complessiva che ci ha colpito dobbiamo definirci alla luce della vittoria del neoliberalismo a livello quasi planetario. L’identità comunista declinata al presente, ma in continua evoluzione, non può più parlare linguaggi esterni alla tradizione, se prima non ha coscienza della nostra grande, immensa, ricca e tragica storia che ci distingue e caratterizza. Basta portare acqua alla fabbrica del falso, basta andare “oltre” come fecero gli scellerati dirigenti dell’ultimo PCI. La loro resa fu frutto della colonizzazione del loro pensiero da parte del sistema capitalistico, un tarlo vecchio di decenni che ha attraversato, con alterne fortune,  la storia del PCI da Togliatti in poi. Una resa senza condizioni ad una filosofia “postmodernista” che ha orrore della ragione e della verità.

Le primarie forze motrici della storia sono comunque patrimonio dei nostri saperi, nonostante l’evidenza della guerra contro il comunismo e contro i comunisti, noi siamo storicamente necessari, oggi più che mai, per dare una barlume di possibilità alla salvezza del pianeta funestato da un irrazionalismo guerrafondaio che vuole portarci alla sua distruzione.

La storia, compagne e compagni, senza retorica alcuna, siamo noi, perché “siamo sognatori, siamo utopisti, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa … siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi ben aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e che conoscono i nemici”… (Thomás Borge)

Siamo sognatori perché “oltre il sogno, il nulla!”.

 

SOLIDARIETA’ AI COMPAGN* NO TAV

A Lonato, durante l’incontro di giovedì 17 gennaio 2018, organizzato in municipio sull’agricoltura per l’inizio della Fiera Regionale, i Compagni e le Compagne NOTAV hanno protestato per i danni e gli espropri del possibile passaggio dell’Alta Velocità Brescia-Verona. Dopo le tensioni di una normale dialettica politica, l’aggressione certificata da un video è stata fatta ai danni di chi denuncia come le grandi imprese e la destra al governo del territorio tacciano sulla presenza di 40 siti inquinati certificati nel Bresciano lungo il passaggio del Tav. Velocissima è stata la risposta del Sindaco di Lonato che ha emesso un Daspo comunale a carico di 13 attivisti NOTAV presenti all’incontro. Il provvedimento impone ai militanti di star lontano dal centro storico per 48 ore, il tempo di svolgimento della Fiera.
Potremmo trovare la questione quasi aneddotica se non fosse che con questo strumento si realizza a pieno il progetto di sterilizzazione di ogni opposizione sociale. L’orientamento ideologico, la protesta sacrosanta, la rivendicazione dei propri diritti ormai può costare un foglio di via. Questa punizione, dobbiamo ricordarlo, coglie il potere in flagranza di reato, contro tra gli altri, gli articoli 13 -16 -17- 25 della Costituzione repubblicana.
Già la Costituzione! Il loro progetto per ora è fallito, ma su di noi ricade la loro vendetta e dunque ecco il controllo del territorio per la “sicurezza” della città, del borgo, del paesello, del centro storico, che permette ai sindaci sceriffi di emettere ordinanze che non possono a rigor di diritto essere prese da una autorità politica, se non buttando a mare la separazione dei poteri dello stato. L’urgenza della situazione antidemocratica che ci tocca vivere impone una risposta collettiva! Massima solidarietà ai Compagni e alle Compagne NOTAV!!!

-le compagne ed i compagni del CS 28 maggio-