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IL Centro Sociale 28 maggio di Rovato denuncia il vile attentato

 

che è stato perpetrato ai danni del centro stesso, dei suoi militanti e abituali frequentatori la sera di sabato 5 ottobre 2013 verso le ore 21.00 quando una bomba carta è stata lanciata contro alcuni compagni che sostavano nel cortile. Fortuna ha voluto che i bambini presenti fossero all’interno della struttura e non come al solito fuori a giocare nel piazzale.

Questo è uno dei tanti episodi di violenza nei confronti del 28 maggio perpetrato da organizzazioni neofasciste; loro lo sanno che noi non ci dimentichiamo né ci dimenticheremo mai dei compagni uccisi dalla bomba fascista del 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia, lo Stato e la sua giustizia: sì.

L’attività del nostro centro è la risposta di un antifascismo militante senza se e senza ma, le nostre iniziative ci vedono impegnati su vari fronti: quello culturale, e per questo ricordiamo la Festa Antifascista che si è svolta dal 12 al 15 settembre, i cui temi qualificanti erano il carcere, le droghe, la tortura e la repressione; quello anti-crisi con i Gruppi di Acquisto Solidale; quello della solidarietà attiva contro gli sfratti che ci vede presenti costantemente e quotidianamente sul territorio e non ultimo per importanza quello dell’antirazzismo militante che attraversa tutte le attività legate al centro sociale stesso.

Siamo dunque una realtà viva sia dal punto di vista culturale, politico e non ultimo aggregativo.

Ci siamo caratterizzati in particolar modo con azioni concrete contro i sindaci razzisti di Rovato, Adro, Coccaglio e Chiari: nomi di paesi della Franciacorta che con il loro razzismo istituzionale si sono fatti tristemente conoscere in tutto il mondo. Questa nostra costante opposizione è un punto di riferimento attivo per tutti gli antirazzisti e antifascisti contro l’evidente deriva autoritaria di questi tempi di crisi.

Questa crisi economica globale sta avendo effetti devastanti sul nostro tessuto sociale, crescono le diseguaglianze economiche e sociali e regrediscono i diritti civili. Le relazioni si frantumano, si parcellizzano e l’attività di ognuno di noi tende a ripiegarsi sull’interesse personale, rompendo le già fragili reti di solidarietà sociale; dai conflitti verbali si passa sempre più facilmente alle tragedie di ordinario razzismo e fascismo.

Questa drammatica situazione della crisi, grazie alla dittatura dell’ignoranza imposta dal ventennio berlusconiano, addormenta le coscienze, che banalizzano la propaganda di questi gruppi nazifascisti.

Pertanto l’attacco alla democrazia da parte di questi gruppi non deve essere sottovalutato, perché la storia ci insegna che, se non fermati in tempo, diventano sempre più pericolosi; nonostante ciò le istituzioni silenti e complici continuano a legittimare la loro presenza sul territorio.

Fra gli esempi più recenti ricordiamo che a Sarezzo Forza Nuova di Lumezzane ha indetto un presidio, autorizzato, contro i migranti in occasione della strage di Lampedusa e l’attacco notturno alla sede di Rifondazione Comunista di Lonato.

A questi episodi sono seguite le grida che hanno interrotto il minuto di silenzio allo stadio Rigamonti per commemorare le vittime di quell’orrenda ecatombe, prima della partita di calcio.

Ricordiamo un altro episodio simbolico che rende evidente come si voglia banalizzare l’esistenza e l’attività di questi gruppi: Casa Pound, che ha sede a S. Vigilio nel comune di Concesio, poche settimane fa ha indetto un “sabato fascista” a dimostrazione di una rivendicazione di filiazione e appartenenza al fascismo, nonostante la XII disposizione della nostra Costituzione vieti la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

Questa è la dimostrazione lampante della connivenza delle istituzioni che nulla fanno per impedire queste manifestazioni, istituzioni che giurano sul rispetto della Costituzione e poi si collocano fuori dalle sue regole.

Noi chiediamo l’immediata chiusura senza se e senza ma di tutti i luoghi di aggregazione di queste organizzazioni nazifasciste fuori dalla nostra Costituzione; in particolar modo le sedi di Forza Nuova a Brescia e a Lumezzane e la sede di Casa Pound a S. Vigilio nel comune di Concesio.

 

CHI NON SI OPPONE E’ COMPLICE!

RINGHERA


RINGHERA – (1974)

“El dieciocho día de julio
en el patio de un convento,
el dieciocho día de julio
en el patio de un convento
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento,
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento.

El desdott del mes de luj
int el chioster del convent,
el desdott del mes de luj
int el chioster del convent
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa,
E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa.

Luu el g’aveva desdott an
desdott ann, ma de ringhèra,
desdott ann, ma de speranza,
tuta rossa de bandera.

La morosa la zigava,
la diseva “Resta in cà “,
luu la varda: “Devo andare.”
“Devi andare, e allora va’.”

L’ha basada, ribasada,
la rideva: che magon,
lee ghe pianta ‘na sgagnada
e la sara su el porton.

E la bàtera de ringhèra
tuta insema ‘riva in Spagna,
‘riva cont la so bandera
bela rossa e sensa cragna.

El dieciocho día de julio
en el patio de un convento,
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento.
El desdott del mes de luj
int el chioster del convent,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regimént.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò néla fossa,
E tira süü la bandèra,
la nostra Spagna è già rossa
l’è rivada la Ringhèra,
fazolett giò néla fossa.

Dopo Spagna, la montagna,
ohè, morosa, su, pazienza,
la ringhera, la bandera
la se ciama Resistenza.

Ariva el giorno della festa,
‘riva el venticinque aprile,
la ringhera torna a cà,
la morosa l’è in cortile.

L’ha basada, ribasada
la piangeva, la taseva,
e poeu luu l’ha sgagnada,
l’è scapada tuta ‘legra.

E poeu dopo, ma per trent’ann
operari alla catena,
e poeu dopo, ma per trent’ann
giò in sezion cont la ringhera

A l’han trovaa ch’el cantava
tra i maton e pièn de tèra,
la sezion l’era ‘ndada:
una bomba tuta nera

di fascista, e luu’l cantava
la canzon de la ringhera
e in man, rent a i man
l’ultim tocch ross de bandera.

E ‘l cantava, luu l’cantava
la canzon de la ringhera,
e…..”

“El desdott del mes de luj
int el chioster de on convent,
el desdott del mes de luj
int el chioster de on convent
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa.

Quanta gent che gh’è in piassa
coi compagn de la ringhera
e gh’è anca la morosa,
cont el tocch ross de bandèra.

E che acqua, “ven chi sota,
ven chi sota ma de prescia”,
Urla Brescia, urla e scoppia,
‘na fiamada e la morosa

a l’è morta, tuta morta
mezz al fum col sang per tèra
e in man, ‘renta a i man
l’ultim tocch ross de bandera.

L’ha basada, ribasada
la taseva, la taseva
e alùra l’ha vardada
l’era bianca, e rossa…l’era.

Ross de sang ch’el se squaja
ne la pioggia disperada,
e la mort che la sgagna
tuta intorna on pò stranida.

E la rabia disarmada,
Brescia piange la ringhera
torna a casa senza dona
senza el tocch ross de bandèra…e…

Il ventotto, ma di maggio
i compagn de la ringhera
han gridato: “Su coraggio,
riprendiamo la bandiera.”

E mattone su mattone
han rifatto la sezione
ogni pietra era un colpo
ma sul muso del padrone.

Han rimesso i vecchi panni
quelli cari della Spagna
hanno ritrovato il passo,
quello duro di montagna.

E cantando la canzone
la più bella, la più vera,
e cantando la canzone
la più bella, la più vera
torna in marcia ‘n’altra volta
tuta insèma la ringhera,
torna in marcia ‘n’altra volta
tuta insèma la ringhera.

E tira su la bandera
l’Italia si farà rossa
l’è ‘rivada la ringhera
fazolett giò ne la fossa.

E tira su la bandera
l’Italia si farà rossa
l’è ‘rivada la ringhera
fazolett giò ne la fossa.

E tira su la bandera!
E tira su la bandera!
E tira su la bandera!
E tira su la bandèra! “

Testimonianze – la strage di Marzabotto

Francesco Pirini è uno dei superstiti della strage di Marzabotto. Questo video racconta la sua vita e la sua memoria attraverso i luoghi che in questo modo hanno la possibilità di rivivere, dalle case che l’hanno ospitato, alla chiesa nella quale migliaia di persone hanno perso la vita. L’ importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria è grandissima, i testimoni delle stragi cominciano a lasciarci ed è essenziale, e nostro dovere, recuperare la loro memoria affinchè essa non vada persa e quegli stessi luoghi tra molti anni non muoiano insieme alle persone ma continuino ad essere testimonianza viva di quello che successe.Grazie alla collaborazione con Arcoiris TV è stato possibile realizzare questo filmato ricco di ricordi, di vita passata e di memoria.

E’ Stato morto un ragazzo – il docufilm su Federico Aldrovandi

La tragica storia di Federico Aldrovandi, morto e ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005 da quattro poliziotti. Il film ricostruisce la vicenda giudiziaria e la ricerca coraggiosa dei genitori del ragazzo verso la verità. I responsabili della morte sono stati condannati in via definitiva dalla corte di cassazione a 3 anni e sei mesi di carcere.
Il documentario ha vinto il Bari Bifest 2010 come miglior documentario e il David di Donatello 201. E’ stato presentato in anteprima a Venezia 67, Mostra del cinema di Venezia Giornate degli Autori.
La regia è di Filippo Vendemmiati, fotografia di Marino Cancellari, montaggio di Simone Marchi, musiche di Valentino Corvino, consulenza testi Massimiliano Briarava Cossati e Donata Zanotti

No Tav: intimidazione contro Vattimo, indagato

Nuova grottesca iniziativa repressiva della procura di Torino – quella guidata da Caselli, per intenderci – contro il movimento No Tav e chi anche solo ne sostiene le ragioni.

notav

 

A ferragosto l’europarlamentare Gianni Vattimo aveva visitato nel carcere delle Vallette, a Torino, alcuni detenuti, tra i quali anche un militante del movimento contro la Torino-Lione, Davide Giacobbe detto “Giobbe”, oggetto di un provvedimento restrittivo della libertà personale. Per l’occasione si era fatto accompagnare da due esponenti riconosciuti del movimento, Luca Abbà e Nicoletta Dosio, che lo avevano seguito nell’ispezione in qualità di ‘consulenti’. Ora, a distanza di mesi, e nonostante Vattimo sia appunto parlamentare europeo e quindi in pieno diritto di entrare nelle carceri – tant’è che all’epoca la visita non gli fu rifiutata – risulta indagato insieme ai due suoi accompagnatori per ‘falso ideologico’.
A scatenare la canea contro il filosofo era stati, neanche a dirlo, due esponenti del partito ‘Si tav a tutti i costi’ in quota Partito Democratico: il parlamentare Stefano Esposito e il dirigente locale torinese Raffaele Bianco. Lo scorso 29 agosto i pm torinesi Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano aperto un fascicolo nei confronti dei tre che ora risultano ufficialmente indagati. La loro colpa? Aver ‘spacciato’ per consulenti due militanti del movimento, come se la qualifica di consulenti debba rispondere a non meglio precisate caratteristiche tecniche o di curriculum, se non addirittura contrattuali, che però la legge in materia non prevede affatto. E’ evidente che l’inchiesta e il rinvio a giudizio nei confronti dei tre non sta in piedi e non porterà a nulla di concreto, e che rappresenta una spudorata intimidazione nei confronti della solidarietà espressa attraverso la visita in carcere. Continua la lettura di No Tav: intimidazione contro Vattimo, indagato →

SGOMBERO LAMBRETTA 23 ottobre 2012

h 10.15 la polizia presidia l’ingresso delle palazzine ed è sotto ai compagni sul tetto. Davanti al Lambrett apresidio con musica  contro lo sgombero!

h 9.48 la polizia è entrata nelle palazzine e sta cercando di raggiungere il tetto.

h 9.20 la polizia è riuscita a schierarsi di fronte al Lambretta, ma sul tetto compaiono tre compagni con torce e striscione “de chi se pasa no”.

h 9.15 continuano i momenti di tensione ma la difesa dello spazio continua

h 9.12 la polizia in assetto anti sommossa si avvicina all’ingresso e inizia a spingere

ore 9.09: la piazza è praticamente circondata dalle forze dell’ordine. Lambretta e Casc schierati davanti all’ingresso, pronti a difendere lo spazio sociale.

(fonte, milanoinmovimento.com )

SUI FATTI DI GENOVA:

Rabbia e indignazione verso le sentenza che hanno condannato 5 persone a 10 anni di reclusione e 5 rinviate a giudizio. Rabbia e indignazione verso una giustizia che crede ancora che colpirne uno per educarne cento possa fermare l’onda di rivolta che sta crescendo da quel luglio 2001. Rabbia e indignazione perchè ancora una volta lo stato ci ha dimostrato che non esiste nessuna giustizia; oggi come ieri si fa forte la necessità di porre definitivamente fine al cancro capitalista. Per Carlo, per tutti i Compagni condannati, per chi ancora crede che UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE!

c.s. 28 maggio

28 MAGGIO 1974: 38 ANNI DOPO NESSUNA GIUSTIZIA, NESSUNA PACE.CARICHE AL CORTEO DEGLI STUDENTI. LA DIRETTA DELLA GIORNATA.

Ore 14: 28 maggio 1974-28 maggio 2012. Nessuna giustizia nessuna pace. Con queste parole d’ordine il movimento bresciano è sceso oggi in piazza in occasione dell’anniversario della strage fascista, di stato e della nato di Piazza Loggia. In mattinata manifestazione del Kollettivo Studenti in Lotta e Centro Sociale Magazzino 47, per ribadire le responsabilità dello Stato nella strage del 28 maggio, oltre che per contestare le politiche neo liberiste del governo Monti, rappresentato in questa occasione dal ministro dell’interno Cancellieri, presente in città per le commemorazioni istituzionali. Gli studenti, partiti da piazza Garibaldi, si sono inizialmente diretti verso il palazzo di giustizia dove era prevista l’udienza per lo sfratto del magazzino 47, rinviata per il prossimo 25 giugno. Il corteo è successivamente ripartito alla volta di piazza della Loggia lungo il percorso autorizzato dalla questura: in via Vittorio Emanuele  sono cominciate le provocazioni poliziesche per impedire alla manifestazione di proseguire normalmente.

Il cordone di celerini, che si trovava davanti ai manifestanti, rallentava l’andatura per far ritardare il corteo ed impedire che arrivasse nei pressi di piazza loggia mentre era ancora in corso  la commemorazione ufficiale. L’agguato poliziesco è scattato in corso matteotti, nel primo tratto, dove la via è stretta e senza negozi, quindi senza scomodi testimoni oculari: poco prima dell’incrocio con via Bronzetti i celerini si schieravano in assetto antisommossa e bloccavano la strada; inutilmente è stato fatto presente ai dirigenti della questura ed al capo della Digos che stavano bloccando, in modo assolutamente arbitrario, una manifestazione autorizzata.

Gli studenti a quel punto avanzavano lentamente e quando sono arrivati a contatto con gli scudi i celerini cominciavano a manganellare le prime fila, accanendosi in particolare su alcune ragazze e donne del corteo; gli studenti riuscivano a tenere la posizione non indietreggiando e solo a questo punto dopo una seconda carica si dotavano di una rete metallica presente nel cantiere di una casa in ristrutturazione, per frapporla tra loro e i celerini. Attraverso radio onda d’urto, in piazza della Loggia si veniva a conoscenze delle cariche; appena un compagno, proprio durante il minuto di silenzio, gridando, avvertiva i presenti, gruppi di decine di persone abbandonavano la piazza per raggiungere gli studenti.

Da corso Matteotti il corteo ha quindi raggiunto una Piazza Rovetta blindatissima dalla polizia e completamente transennata per bloccare l’accesso dei manifestanti a Piazza della Loggia. In quell’istante dal palco stava facendo il suo discorso la leader della Cgil Susanna Camusso.  Dopo un primo impatto per entrare in piazza, respinto dalle manganellate dei celerini protetti dalle transenne, cominciava una trattativa tra manifestanti, dirigenti della camera del lavoro e responsabili della questura, tra i quali il famigerato dottor ricifari, quello delle cariche sotto la gru di via s faustino durante la lotta dei migranti per la sanatoria.

I dirigenti della questura cercavano di scaricare la responsabilità sulla cgil dicendo che se non c’erano obiezioni da parte dell’organizzazione sindacale i celerini si sarebbero spostati. In realtà nonostante fossero arrivati membri della segreteria della camera del lavoro i celerini restavano schierati a bloccare il passo. Allora per allentare la tensione, un gruppo di lavoratori del servizio d’ordine della cgil si poneva alla testa del corteo degli studenti per frapporsi tra questi e i poliziotti. Nonostante questo fatto, mentre il corteo avanzava lentamente i celerini restavano fermi facendo  scoppiare così nuovi tafferugli; i manifestanti a questo punto sfondavano il cordone poliziesco conquistando l’agibilita’ politica di piazza loggia,  per poi ricompattarsi e al termine dell’intervento della segretaria cgil Camusso , raggiungere la stele posta in ricordo delle vittime della strage di 38 anni fa rendendole omaggio. Almeno una ventina di studenti e studentesse sono rimasti feriti e contusi:  uno degli ragazzi del kollettivo studenti in lotta di 16 anni è stato trasportato in ospedale in autombulanza, altre ragazze si sono recate con mezzi propri al pronto soccorso per le medicazioni.

Ore 10:39: il corteo degli studenti si è ricompattato in piazza della Loggia e sta raggiungela stele delle vittime di piazza della Loggia

Ore 10.34: nuove cariche della polizia in piazza della Loggia al corteo che era riuscito ad entrare in piazza dopoche si era ormato un cordone del sindacato che avrebbe dovuto garantire il passaggio degli studenti. Ascolta la cronaca dell’ingresso degli studenti in piazza della Loggia e le cariche.

Ore 10.17: Moltissime persone stanno lasciando Piazza della Loggia per  raggiungere gli studenti.

Ore 10.11: caricato il corteo degli studenti in corso Matteotti. Ascolta la corrispondenza con Umberto, della redazione.

Ore 10.10: Il corteo degli studenti dal Palazzo di giustizia dove era prevista l’udienza per lo sfratto del Magazzino 47, rinviato al prossimo 25 giugno,

Ore 9.30: il corteo degli studenti del Kollettivo stuenti in lotta è partito da Piazza Garibaldi. 500 gli studenti diretti verso palazzo di giustizia. Numerose le provocazioni della polizia come ci racconta Umberto, della redazione con questo primo collegamento. Ascolta.

A Brescia questa mattina è atteso il Ministro dell’Interno Cancellieri, in occasione delle commemorazioni istituzionali. Kollettivo Studenti in Lotta e Centro Sociale Magazzino 47 hanno indetto un corteo con concentramento alle ore 9 in Piazza Garibaldi. La manifestazione vuole ribadire le responsabilità dello Stato nella strage del 28 maggio, oltre che contestare le politiche neo liberiste del governo Monti, rappresentato in questa occasione dal ministro Cancellieri. Dalla Questura sono arrivate prescrizioni liberticide che vorrebbero impedire l’arrivo in Piazza Loggia del corteo auto organizzato.

In piazza Loggia la mattina ci saranno anche i migranti bresciani del “Presidio sopra e sotto la Gru”, che hanno deciso di essere presenti alla commemorazione in segno di solidarietà ai lavoratori e lavoratrici colpiti dalla bomba di stato quel giorno e consapevoli che, oggi come allora, è solo scendendo in piazza a manifestare che si possono ottenere i diritti negati. Al loro fianco l’Associazione “Diritti per tutti”.

sull’ attentato a Brindisi e sul clima di tensione che si sta preparando‏

Brindisi, Italia, 19 maggio 2012. Una bomba scoppia davanti ad una scuola, muoiono due ragazze, tantissimi i feriti.
Bombe alle scuole. Come non ricordare che a Trieste la scuola elementare slovena di San Giovanni fu due volte oggetto di attentati, nel 1969 e nel 1974, nel 1969 avrebbe dovuto esplodere all’ora di uscita ed avrebbe fatto una strage, ma il dispositivo era difettoso e non accadde nulla. Nel 1974 la bomba esplose, ma di sera, quando la scuola era vuota.
nessuna tragedia, solo paura.
oggi a Brindisi invece l’incubo, la tragedia, la morte di giovani vite innocenti stroncate, uccidere i bambini, i giovani, significa uccidere il futuro.
Perché questa bomba, perché in una scuola, perché in una scuola intitolata ai magistrati Morvillo e Falcone, assassinati dalla mafia?
Circa un mese fa abbiamo denunciato, il compagno Marco Barone ed io, la possibilità di una nuova strategia della tensione, in base ad una lettera di minacce recapitata alla Rai di Genova.
Marco ha poi lanciato altri segnali d’allarme dal suo blog, visto che in maggio (mese identificato come a rischio, e la cosa si è purtroppo avverata) c’è stato quello strano incidente che ha coinvolto un pullman di carabinieri in congedo, l’attentato ad Adinolfi (guarda caso a Genova), e tutta l’escalation relativamente agli “anarchici insurrezionalisti”, la criminalizzazione dei movimenti (il notav in primo luogo), la devastazione di un centro sociale in Calabria e via dicendo.
Una nuova strategia della tensione si sta preparando, abbiamo pensato, ne abbiamo parlato, siamo stati tacciati di visionari e numerologisti.
Segnali d’allarme, abbiamo detto, qui c’entra la mafia, c’entrano i poteri occulti, viviamo un momento in cui c’è necessità di riorganizzare certi equilibri, il capitalismo è in crisi, se dovessero sorgere dei movimenti di ribellione non si sa come potrebbe reagire il potere.
L’abbiamo visto, un modo di reagire. Un mese fa ero preoccupata, ora piango non solo per quelle giovani vite cui è stato tolto il futuro, per la disperazione delle loro famiglie e dei loro amici, ma anche perché sono ancora convinta che si sarebbe potuto fare qualcosa.
Strategia della tensione, come nel 1969, come nel 1974, come nel 1992. Mafia, fascisti, logge occulte, servizi deviati, chissà.
Due ragazze sono morte oggi: quali tragedie dovremo ancora subire?
Non voltate la testa, per piacere. Abbiamo bisogno di una nuova resistenza, abbiamo bisogno di parlare e di capire, di denunciare e di muoverci, di ragionare e di opporci ad un progetto che vuole la morte civile di questo Paese.
Con dolore, da Trieste
Claudia Cernigoi

Bossi contestato a Crema

«Lega predona a casa nostra»,
da corriere.it

Durante un comizio, la protesta di una ventina di persone
Il Senatur: «Avvicinatevi che vi faccio sentire la carezza del destro»

 

Lo astriscione Lo astriscione

MILANO- Una ventina di persone dietro a uno striscione con scritto «Lega predona a casa nostra» si è presentata al comizio di Umberto Bossi a Crema iniziando a urlare frasi come «fuori la Lega dalle città. Nel frattempo viene sventolata anche una bandiera dei No Tav. Chi protesta è tenuto a distanza dalle forze dell’ordine mentre dal palco il candidato sindaco del Carroccio Roberto Torazzi ha esortato ad «andare avanti». «Non abbiamo paura, noi – ha detto -. C’è gente che lavora. Andate in fabbrica che vi fa bene». 

Bossi contestato a CremaBossi contestato a Crema    Bossi contestato a Crema    Bossi contestato a Crema    Bossi contestato a Crema    Bossi contestato a Crema

«VI FACCIO SENTIRE LA CAREZZA DEL DESTRO» – IL senatur ha reagito così: «Venite vicino, vi faccio sentire la carezza del destro, a voi fighetti di buona famiglia». Bossi ha poi invitato i militanti del Carroccio a stare «tranquilli». «Ci penserà la gente a liquidarli, in cabina elettorale», ha detto. A quelli che gridavano secessione, secessione, Bossi ha risposto: «da quella gente lì, sì. Secedono tutti dalla gente che va a interrompere».