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LA STORIA SIAMO NOI!

La storia si è fatta lunga,la polvere del tempo cade, ma basta una scrollatina che tutto torna crudo e violento come se fosse successo ieri.

(Franco Fortini)

La notizia: Giovedì 19 Settembre 2019 il Parlamento Europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contrari e 52 astenuti la risoluzione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa, ed equiparando il comunismo al nazifascismo.

Le risposte dei compagni e delle compagne non si sono fatte attendere! Qui di seguito una selezione della nostra intelligenza collettiva comunista!

C’è chi sottolinea che il concetto di totalitarismo, lungi dall’essere oggettivo e neutrale, è al contrario un’espressione, sul piano ideologico e culturale, dello scontro mondiale tra capitalismo e socialismo nel secondo dopoguerra, ed evidenzia che il vero totalitarismo  è quello “liberale” che governa controllandoci e ingannandoci da decenni nell’interesse di poche élite privilegiate. La piena dittatura del grande Capitale, sfruttando le tecniche nazifasciste, ha sussunto l’opinione pubblica occidentale, raggiungendo l’obiettivo di una riscrittura orwelliana della storia contemporanea che criminalizza il comunismo nelle concrete esperienze socialiste, equiparandolo al nazismo, sancendo così il proprio trionfo, quello dell’Imperialismo a guida statunitense. In pratica il pensiero unico imperante veicola un messaggio per cui “totalitario” è chi si oppone all’Occidente, e più precisamente agli Usa, e le cose stanno così da più 70 anni. A posteriori, non possiamo che constatare il pieno successo di questa operazione.

C’è chi scrive che ormai il termine “comunismo” è praticamente diventato sinonimo di male assoluto e viene avvolto da una negatività a priori che si è diffusa moltissimo non soltanto tra i nemici storici del comunismo e quindi tra le forze di centrodestra, ma anche all’interno della stessa sinistra, che ha rimosso le sue stesse radici linguistiche prima ancora delle radici di valori, di progetti, e di punti di vista. Il processo ha preso qualche decina d’anni e il termine comunismo ha cominciato a sparire progressivamente dai titoli delle testate della sinistra che una volta avevano quasi tutte in varie forme la dicitura di giornale comunista, o l’aggettivo di comunista inserito da qualche parte. Dopo il crollo dei paesi del socialismo reale dell’Est e la caduta del muro di Berlino nell’89 è progressivamente diventato marginale nel linguaggio quotidiano. Dai partiti, in Italia e altrove, la sparizione è avvenuta con una rapidità spaventosa. Ciò che resta è un banale e generico concetto di sinistra che è buono per tutte le peggiori politiche di destra, basti pensare a Syriza e al PD, senza contare chi, come Vendola, spinge addirittura perché ci si congedi definitivamente dall’epoca della sinistra “del rancore e dei risentimenti”; detto questo si evince come ormai la parola sinistra sia serva del pensiero unico della destra trionfante. Per questa ragione chi è comunista osserva il quadro politico come se avesse davanti a sé il gioco della dama, ci sono i bianchi e i neri: gli uni estremizzano i loro discorsi rincorrendo l’ideologia nazista, mentre gli altri sottolineano che il loro gioco è più pulito: i primi aiutano i secondi in modo che la paura di una politica xenofoba, nazionalista, antieuropeista, e chi più ne ha più ne metta, dirotti i voti verso la dittatura del pensiero neoliberista, finazista, europeista e guerrafondaio; noi comunisti siamo i rossi e non giochiamo a dama!

C’è chi scrive che ormai, come nel film di Benigni, per il Parlamento dell’Unione Europea Auschwitz è stata liberata dagli americani! Questo anticomunismo è sempre socialmente e politicamente di destra e la sua virulenza significa che le politiche liberiste e di mercato della UE devono continuare a far danni e che bisogna stroncare ogni possibile conflitto sociale. I gilet gialli in Francia sono stati vittime della repressione democratica ed europeista, e prima di loro i greci e tanti lavoratori in tutta Europa. Ora l’anticomunismo dà veste ideologica alla caccia alle streghe. Esattamente come il maccartismo negli USA degli anni Cinquanta, che servì a perseguitare pensiero critico e lotte sindacali. Ma oltre alla ragione autoritaria all’interno della UE, il voto del Parlamento europeo serve ad una scopo ancora più grave: la guerra alla Russia. La NATO oramai comanda l’Unione Europea, e non a caso la nuova presidente Ursula von der Leyen è stata un ministro dalla difesa fanatico del riarmo della Germania. Del resto tutti i governi di estrema destra europea considerano la UE solo uno strumento per far arrivare le armi della NATO ai confini della Russia. Per combattere la quale UE e NATO armano i nazisti ucraini. A conferma del fatto che chi sostiene l’equivalenza di comunisti e nazisti, poi finisce per preferire questi ultimi.

C’è chi evidenzia come ormai il revisionismo storico faccia parte da molti anni dell’agenda politica di numerosi paesi europei, revisionismo che pone la questione del rapporto della nostra società con la storia, o meglio ancora della valenza politica della storia. La Polonia, per esempio, ha introdotto una legge sull’Olocausto, poi congelata, che stabilisce pene per chiunque leghi al paese i campi di sterminio o affermi un coinvolgimento e una responsabilità della popolazione polacca nei crimini nazisti. Ma questa negazione del passato non diventa forse condizione di possibilità del suo ripetersi? Se ciò che è avvenuto è occultato anziché essere assunto e giudicato per ciò che è, nulla impedisce che si verifichi nuovamente. Anzi, i meccanismi psicologici della coazione a ripetere lo rendono l’esito più probabile. La violenza e l’intolleranza radicale verso le diversità sono intrinseche al progetto politico nazifascista e non possono in alcun modo essere relativizzate. Farlo è un tentativo di occultamento del passato, e di fronte a questi tentativi dobbiamo chiederci quale sia l’obiettivo di chi nega o sminuisce questa  violenza del passato nazista e fascista. Per uscire dall’impasse appare inevitabile affrontare insieme la questione della verità della storia. Solo evitando di ridurla ad una insostenibile “oggettività scientifica” e assumendone la dimensione politica, grazie ad un lavoro di consapevolezza che eviti le patologie della memoria, potremo disporre di un criterio per valutare le pretese di chi nel passato cerca solo legittimità alle posizioni politiche del presente.



C’è chi si chiede: sino a quando si potrà accettare il dispotismo di un’istituzione come l’Unione Europea che intende imporre un’unica ideologia, quella neoliberale, e che criminalizza per legge qualsiasi altro pensiero alternativo? Se è vero che la risoluzione UE non ha grande valore materiale, la sua larga approvazione ci dice che nel continente si sta formando un’élite politica reazionaria e antidemocratica disposta ad equiparare Gramsci a Evola, Togliatti a Goebbels, i partigiani italiani, tre quarti dei quali erano comunisti, ai nazisti.

C’è chi pensando al Pd lo ritiene giustamente responsabile di aver infangato e tradito la memoria dei partigiani, eroi della Resistenza, combattenti per la libertà contro il nazifascismo. Partigiani che hanno liberato l’Italia e scritto la nostra Costituzione. Ma non solo, rinnegando la storia hanno sputato su Gramsci, Togliatti, Longo, Secchia, Terracini, Noce e tanti altri grandi padri e madri costituenti. L’europarlamentare Giuliano Pisapia, già icona della sinistra milanese, con un passato politico in Democrazia Proletaria, eletto deputato più volte nelle liste di Rifondazione, eletto sindaco di Milano nel 2011 con i voti di tutta la cosiddetta sinistra, Sel, Rifondazione e Comunisti Italiani, è tra gli europarlamentari che hanno votato a favore della risoluzione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo. Lui sputa praticamente sul proprio passato!

C’è chi dice che d’ora in avanti (ma in realtà anche prima) la presenza dei piddini alle celebrazioni della Resistenza dovrebbe essere considerata un insulto alla memoria dei caduti nella lotta contro il nazifascismo.

C’è chi dice che la lettura storica proposta dalla risoluzione dell’Unione Europea è demenziale. Stalin denunciò per anni la politica da “kaiser” di Hitler con la sua aspirazione egemonica sull’Europa, mentre gli stati liberali avvallavano l’espansione nazista in funzione antibolscevica. L’URSS fu l’unico stato a difendere pubblicamente la Cecoslovacchia e provò fino all’ultimo a proporre a Francia e Gran Bretagna un’alleanza militare. Pure la Polonia respinse i contatti sovietici. Il patto Molotov-Ribbentrop fu una necessità storica  e permise all’URSS di avere due anni fondamentali per prepararsi ulteriormente alla guerra totale. Senza quell’accordo militare non ci sarebbe stata Stalingrado e il conseguente rovesciamento dei rapporti di forza a scapito del nazismo.

C’è chi sottolinea che con questa risoluzione l’Unione Europea realizza il sogno dei revisionisti e dei nazifascisti, svelando quella che è sempre stata la sua vera natura. Il ciarpame politico insediato a Bruxelles sotto il nome di “parlamento europeo” ha votato con ampia maggioranza l’equiparazione tra i nazisti e coloro che li hanno sconfitti. E’ evidente che dietro queste assurde disposizioni si cela il tentativo di fabbricare una narrazione comoda ai circoli reazionari euroatlantici, proprio quelli che occupano i centri nevralgici dell’amministrazione americana e guidano i loro presidenti fantoccio nelle opzioni più scellerate in politica estera. E’ evidente che si vuole condurre la coscienza collettiva, già obnubilata da decenni di oscurantismo mediatico, all’odio verso quei paesi che non si sottomettono all’economia di rapina dell’Occidente imperialista: Russia e Cina in primo luogo, che pur non essendo oggi fari del socialismo, rappresentano un argine imponente alle mire di dominio globale del capitalismo finanziario.
Questo tentativo di inculcare una versione contraffatta della storia è tipica dei regimi che necessitano del consenso in vista di un confronto militare. D’altra parte le continue aggressioni verso ogni paese che osa ribellarsi al saccheggio delle oligarchie economiche ed il pervicace tentativo di mantenere le relazioni internazionali alla massima tensione possibile, lasciano intendere che di questo passo le prossime generazioni non avranno un futuro di pace.
La UE si toglie anche l’ultima maschera e si rivela, per chi ancora ne dubitasse, un docile strumento della barbarie imperialista. Uscire al più presto da questo covo dev’essere il primo intendimento di ogni forza della galassia socialista che non abbia venduto per un piatto di lenticchie gli ideali di cui è erede.

C’è chi pone l’accento sul fatto che questa risoluzione intende aprire la strada all’intensificazione e alla generalizzazione della persecuzione e del divieto dei partiti comunisti, e a porre ostacoli, come sta accadendo, ad altre forze progressiste e al movimento sindacale con la complicità di Unione Europea e NATO, in diversi Stati membri, come Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia, tra gli altri, dove, insieme alla riabilitazione e all’esaltazione storica del fascismo e alla glorificazione dei collaboratori con il nazifascismo, si distruggono già i monumenti della resistenza antifascista, inclusi quelli dell’Armata Rossa, si fomenta già la xenofobia e il razzismo e vengono promosse le forze fasciste.
Questo revisionismo storico replica posizioni precedenti dell’Unione Europea, che, pretendendo di impartire al mondo lezioni di “democrazia” e “diritti umani”, promuove battute d’arresto della civiltà, attaccando i diritti sociali e del lavoro, la sovranità nazionale e la democrazia. L’Unione Europea è un’entità al servizio del grande capitale e delle grandi potenze, in cui si stanno sviluppando tendenze militariste e pratiche repressive che limitano i diritti e le libertà fondamentali. Politiche che sono, come in passato, all’origine della rinascita delle forze di destra e fasciste.

C’è chi afferma che il modo in cui è stata costruita l’Unione Europea non è un errore, ma un preciso disegno delle classi dominanti, delle oligarchie finanziarie per schiacciare i diritti dei lavoratori e delle classi popolari, concentrando la ricchezza in poche mani. Per questo noi comunisti siamo contro l’Unione Europea e l’euro, ed è per questo che l’Unione Europea ci fa la guerra, perché siamo per una società in cui il potere sia nelle mani dei lavoratori e non della finanza. La creazione della NATO a Washington è una conseguenza della separazione dell’Europa da ciò che Winston Churchill nominò nel 1946 come una “cortina di ferro”.  La NATO costituisce la controparte militare dell’alleanza economica che ha portato, nel 1948, alla creazione dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica, un organismo responsabile della distribuzione dell’assistenza finanziaria degli Stati Uniti designata “Piano Marshall”. La casa comune europea lungi dall’essere quell’approdo felice dei sogni liberaldemocratici, fu figlia della “guerra fredda”, guerra che non è mai finita!  L’Unione Europea, quale struttura nata nel corso dell’era borghese per le necessità espansive del capitale, mostra sempre di più il suo naturale volto reazionario ossia quello di una superstruttura antidemocratica, eterodiretta dai gruppi capitalistici più sviluppati i cui fini strategici sono quelli di imperare, nel quadro dell’Alleanza Atlantica, su altre aree dell’Europa stessa e del mondo, scaricare i costi della crisi sulle classi subalterne e organizzare la reazione contro tutti i paesi socialisti e anticapitalisti, vedi il caso eclatante del Venezuela. Noi comunisti sappiamo che tali strutture, nate per le esigenze della borghesia, sono irriformabili e in larga misura inservibili per la società futura che intendiamo costruire e proprio per questo lottiamo per abbatterle.

E noi che scriviamo questo documento non possiamo non legare questa vergognosa risoluzione votata dal Parlamento Europeo il 19 settembre 2019 ad un’altra risoluzione, presentata dalla Russia all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 novembre del 2016, di condanna contro il nazifascismo che esprimeva “profonda preoccupazione per la glorificazione in qualsiasi forma del movimento nazista, neo-nazista e degli ex membri dell’organizzazione “Waffen SS”, anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali e l’organizzazione di manifestazioni pubbliche”. Il documento tra l’altro rivelava l’aumento del numero degli attacchi razzisti in tutto il mondo. Solo 115 paesi delle Nazioni Unite votarono a favore, 55 nazioni tra cui l’Italia (Renzi) si astennero, oltre ai paesi dell’Unione Europea, Germania compresa. Tre nazioni votarono contro: gli USA, il Canada e l’Ucraina, un chiaro segnale di svolta ideologica e di subalternità totale dell’Unione Europea agli Stati Uniti

A proposito dell’allora vergognosa astensione dell’Italia la Vicepresidente nazionale dell’ANPI, Carla Nespolo inviò il seguente comunicato stampa:” L’astensione del Governo Italiano sulla risoluzione dell’ ONU, approvata a maggioranza, che sancisce il rifiuto del neonazismo nel mondo e respinge ‘ogni forma di negazione dei crimini nazisti’, è un atto grave e inaccettabile. L’Italia è il Paese in cui la Resistenza al fascismo e al nazismo è stata tra le più forti ed estese d’Europa. La Costituzione Italiana è, per specifica decisione dei Padri Costituenti, una Costituzione Antifascista. Tanti partigiani, tanti giovani e tante donne, hanno lottato, sofferto e in molti casi hanno lasciato la vita, per sconfiggere nazismo e fascismo. Vergognosa è l’astensione dell’Italia!”.

A proposito di questa guerra alla verità messa in pratica dal revisionismo storico ricordiamo che già il 28 aprile 2009 in Italia, come risulta dai verbali della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, fu ritirata la proposta di legge n° 1360 che proponeva l’istituzione del’ “Ordine tricolore” e la parificazione dei repubblichini di Salò ai partigiani e deportati.

Ci sarebbe da stupirsi se non fosse che in Italia una classe politica corrotta e degna di essere gettata nella pattumiera della storia da decenni si prodiga entusiasticamente a ripulire l’immagine dei neofascisti: lo stragismo di Stato e il terrorismo fascista di destra sembra non siano mai esistiti, dispersi insieme alla loro archiviazione. Nella memoria, dopo la rimozione e il ritorno della marea nera, rimane solo il cosiddetto “terrorismo rosso” e molti giovani credono che le bombe della strategia della tensione le abbiamo messe “i rossi”!!! Lo scandalo è che a questo lavoro di pulizia della storia partecipano  anche politici appartenenti a quel mostro sempre in evoluzione che è uscito dal PCI ed è arrivato a chiamarsi PD ed ora Italia Viva.  Caso eclatante è quello di Manlio Milani che decise di incontrare Casa Pound Brescia il 24 marzo 2011, questo incontro venne pubblicizzato come se Casa Pound incontrasse l’associazione vittime della strage di Piazza della Loggia nella persona del suo presidente Manlio Milani, e non il sig. Manlio Milani;  in quella riunione era presente Gabriele Adinolfi, un estremista di destra con un curriculum di reati associativi e ideologici da far rabbrividire. Lo sciagurato confronto con Casa Pound fu esattamente al servizio dello spirito di questa formazione politica che cerca di stemperare le storie politiche del passato in una indistinzione che assolve tutti: questa supposta e rivendicata capacità di confronto di Casa Pound in realtà equivale all’ideologia dell’essere politicamente e sindacalmente tutti sulla stessa barca e vuol far dimenticare che una società capitalista è antagonista per definizione e non potrà mai essere pacificata visto che i rapporti di produzione si basano sullo sfruttamento. Ma anche altri personaggi molto più controversi si son messi al servizio di questa formazione politica come ad esempio Valerio Morucci ex-brigatista che partecipò ad un’altra iniziativa di Casa Pound e che successivamente iniziò a collaborare con la rivista di geopolitica Theorema molto controversa. Gli esempi di solidarietà trasversale si sprecano e si possono trovare nell’opuscolo “All Around … CasaPound” di Claudia Cernigoi.

Il 23 settembre 2008 molti parlamentari italiani parteciparono al voto  del Parlamento Europeo per la proclamazione del 23 agosto come giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo (formulazione poi modificata in “vittime di tutti i regimi totalitari”), che vide il voto favorevole anche dei rappresentanti del Partito Socialista Europeo, dei centristi, dei radicali come Pannella e Cappato, degli ex-sessantottini come Daniel Cohn-Bendit e molti leghisti e fascisti come Borghezio.   Ci chiediamo a proposito di Borghezio come si possa accettare di condividere con lui un voto di tal fatta! Ma a ritroso molte sono le prese di posizione contro il comunismo dell’establishment europeista: ad esempio la risoluzione 1481 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del 26 gennaio 2006, relativa alla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti, reiterata con la dichiarazione congiunta del 23 agosto 2018, proprio il giorno scelto come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”,  dai rappresentanti dei governi degli Stati membri dell’Unione Europea per commemorare le vittime del comunismo. A quando, ci chiediamo, la giornata europea di commemorazione delle vittime dell’Imperialismo e del Colonialismo?

Tutto questo evidenzia un percorso revisionistico della storia che si spinge anche alla cronaca, perché la negazione di ogni distinzione tra vittime e carnefici si applica poi anche alle corruttele e alla mafia. Questa indistinzione ha radici lontane, e coinvolge una generazione che non ha vissuto in prima persona  gli eventi ricordati il 27 gennaio dalla Giornata della Memoria quando nel 1945 l’Armata Rossa abbatteva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e liberava più di 7000 prigionieri, rivelando la sua esistenza al mondo che di lì a poco sarebbe stato sconvolto dagli orrori prodotti dalla barbarie nazista. Considerata questa commemorazione troppo di sinistra, per controbilanciarla, fu concessa nel 2004 da Berlusconi ai suoi sodali di Alleanza Nazionale la Giornata del ricordo del 10 febbraio per le vittime delle foibe.

Soltanto attraverso questi passaggi si può arrivare ad equiparare il socialismo reale al nazismo, e alla fine del percorso recuperare il nazismo, magari sacrificando Hitler, ma salvando “ideologicamente” l’essenza cioè la forma più reazionaria del capitalismo monopolistico. Questo è il vero obiettivo dell’operazione  in corso da decenni, equiparare le vittime ai carnefici, i liberatori agli oppressori, vedi il comportamento dell’Unione Europea nei confronti della risoluzione proposta dalla Russia (di cui abbiamo detto sopra).

Questa tragica situazione  è ben riassunta da questa storia che trovate in rete: il 2 settembre 2007 le autorità locali di Krihovtsi, nell’Ucraina occidentale, hanno proceduto all’equiparazione di carnefici e vittime della Seconda guerra mondiale inaugurando, con il finanziamento di imprenditori locali, un monumento che rende omaggio comune a coloro che hanno dato la vita per sconfiggere il fascismo e ai membri dell’Organizzazione fascista ucraina che ha collaborato con le forze dell’occupazione nazista. Su un’unica targa affissa sul monumento figurano così i nomi dei 44 abitanti del paese che sono caduti combattendo, tra le file dell’Armata rossa, contro i nazisti e, esattamente di fronte, i nomi dei 16 fascisti del posto collaboratori di questi ultimi.  Non manca molto, in alcuni paesi già ci siamo, alla criminalizzazione dei liberatori, alla loro persecuzione e all’esaltazione dei criminali.

A questo punto ci possiamo chiedere quale sarà il futuro dei comunisti!? 

“Il futuro ci appartiene” è il titolo di un opuscoletto delle Edizioni Servire il popolo del 1972 … c’è da chiedersi alla luce delle sconfitte via via raccolte dopo la fine del PCI e  la scomparsa dei comunisti dal Parlamento Italiano nel 2008, e la nostra marginalizzazione, che fine abbiamo fatto e cosa possiamo ancora fare per ricostruire una forza comunista nel nostro paese.

Il corpo dei militanti è certamente invecchiato e ha subito molti traumi dovuti alla fine di una grande storia, all’emergenza, alle svolte sempre elettorali,  alle coalizioni variamente colorate, alle contraddizioni della prassi parlamentare, senza che mai ci si ponesse il problema delle ragioni del nostro indebolimento organizzativo e strutturale, del vento contro che ci ha reso difficile il cammino. Un cammino che non può essere che autonomo, sganciato dal termine “sinistra” ormai svuotato del suo significato ideologico, un termine che ci è ormai avverso nei fatti, anche se non ancora nella percezione collettiva, per abitudine consolidata.

Dopo un’analisi approfondita della crisi ideologica complessiva che ci ha colpito dobbiamo definirci alla luce della vittoria del neoliberalismo a livello quasi planetario. L’identità comunista declinata al presente, ma in continua evoluzione, non può più parlare linguaggi esterni alla tradizione, se prima non ha coscienza della nostra grande, immensa, ricca e tragica storia che ci distingue e caratterizza. Basta portare acqua alla fabbrica del falso, basta andare “oltre” come fecero gli scellerati dirigenti dell’ultimo PCI. La loro resa fu frutto della colonizzazione del loro pensiero da parte del sistema capitalistico, un tarlo vecchio di decenni che ha attraversato, con alterne fortune,  la storia del PCI da Togliatti in poi. Una resa senza condizioni ad una filosofia “postmodernista” che ha orrore della ragione e della verità.

Le primarie forze motrici della storia sono comunque patrimonio dei nostri saperi, nonostante l’evidenza della guerra contro il comunismo e contro i comunisti, noi siamo storicamente necessari, oggi più che mai, per dare una barlume di possibilità alla salvezza del pianeta funestato da un irrazionalismo guerrafondaio che vuole portarci alla sua distruzione.

La storia, compagne e compagni, senza retorica alcuna, siamo noi, perché “siamo sognatori, siamo utopisti, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa … siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi ben aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e che conoscono i nemici”… (Thomás Borge)

Siamo sognatori perché “oltre il sogno, il nulla!”.

 

contro imperialismo e militarismo NO ALLA GUERRA

Giorgio Cremaschi

CHI NON SI OPPONE È COMPLICE!

Il Centro Sociale 28 Maggio, che ha sostenuto fin dalla sua nascita Potere al Popolo, è a Rovato, cittadina della Franciacorta bresciana ad alta densità leghista. Qui il 28Maggio da anni opera controcorrente, nel territorio e su tutti i grandi temi nazionali, in particolare quelli dell’antifascismo e dell’antirazzismo, della pace e della guerra.
Ora il CS pubblica un utilissimo libretto contro la guerra, curato in particolare da Beppe Corioni.
L’opuscolo “NO ALLA GUERRA” in poco più di cinquanta pagine raccoglie una piccola miniera di dati e notizie, tutti conosciuti ma dispersi in quella che il libro stesso definisce indifferenza e passività generalizzate, di fronte ad una situazione di una pericolosità estrema. C’è una grande, giusta, mobilitazione per i guasti del cambio climatico. Però perché non c’è lo stesso impegno di fronte al ritorno della minaccia dell’annientamento nucleare?
Questo si chiede il Centro Sociale e chiarisce che con 15000 ordigni nucleari, con 1700 miliardi di dollari di spese militari ogni anno nel mondo, di cui 650 solo degli Stati Uniti. Con la disdetta da parte di Trump degli accordi sugli euromissili, con l’installazione di nuovi micidiali ordigni nucleari in Europa ed in Italia. Con le centinaia di guerre in tutto il mondo. Con il dilagare del riarmo, della guerra, dei massacri, l’olocausto nucleare torna ad avvicinarsi. Siamo a 2 minuti dalla mezzanotte, secondo gli scienziati che da decenni misurano il rischio della fine dell’umanità.
E la NATO e la UE sono strumenti e attori di questo aggravarsi del rischio guerra totale. E tutti i governi italiani, nessuno escluso compreso l’ultimo, nulla hanno fatto per sottrarre l’Italia al rischio guerra nucleare. Anzi il nostro paese viola sfacciatamente i trattati internazionali, installando nuove bombe all’idrogeno a Ghedi ed Aviano, e assieme a NATO e UE si oppone alla messa al bando delle armi nucleari votata dall’assemblea dell’ONU.
Vengono dolore e rabbia leggendo tutti i dati sui milioni di morti delle guerre USA e NATO di questi decenni, soprattutto perché tutte queste guerre continuano e si estendono. E proprio oggi che ce ne sarebbe il massimo bisogno, si sente il vuoto di quella mobilitazione pacifista, che neppure venti anni fa il New York Times definì come la seconda superpotenza mondiale.
Il libretto NO ALLA GUERRA è un ottimo strumento per far conoscere la gravità della situazione, per rompere con le tante complicità che la nascondono, per riprendere quella mobilitazione contro la guerra oggi più necessaria che mai.
Chi non si oppone è complice! ..È la conclusione dell’opuscolo.
Così, leggere e diffondere questo semplice e chiarissimo opuscolo contro la guerra può essere il primo atto di ripresa dell’iniziativa.
Chi volesse saperne di più, trova Il Centro Sociale 28 maggio in un proprio sito, oppure su FB.

DOSSIER DI CONTROINFORMAZIONE SUL VENEZUELA

E’ un copione ben collaudato in Yugoslavia, in Siria, in Libia … in Afghanistan, in Iraq, in Ucraina, in Costa d’Avorio …

L’elezione di Chávez in Venezuela nel 1998 determinò una nuova era della politica venezuelana, la cosiddetta “quinta Repubblica”: una nuova Costituzione, un nuovo nome (República Bolivariana de Venezuela), e nuove relazioni tra le classi sociali ed economiche del paese. Nel 1999 il popolo venezuelano ha approvato il referendum per la nuova Costituzione.

Credo che non esista un paese che abbia avuto tante elezioni come il Venezuela in così poco tempo. In 20 anni di rivoluzione bolivariana ci sono state qualcosa come 25 elezioni, più di una all’anno: presidenziali, regionali, municipali, consulte, referendum. In 23 delle 25 elezioni svolte, la forza bolivariana ha vinto, mentre2 elezioni sono state vinte dalla destra. Una cosa molto democratica è che da qualsiasi incarico elettivo, dal comitato di quartiere, dal consiglio comunale, dal livello base dei quartieri popolari, fino al Presidente possono essere rimossi o revocati alla metà del mandato se parte del popolo che li ha eletti decide che non stanno facendo bene il loro lavoro. Si chiamano referendum revocatori, che poi anche altri paesi hanno copiato come idea. Tutte le consultazioni fondamentali del paese passano per i plebisciti, che sono la manifestazione diretta della volontà del popolo, chiamato a pronunciarsi su questioni istituzionali.. Quella del Venezuela è una democrazia partecipativa, dove c’è molta coscienza popolare. Prima di Chavez votava circa il 40% degli aventi diritto. Oggi alle presidenziali vota il 70/80 % della popolazione.

 Durante le elezioni del 20 maggio 2018 il governo Venezuelano ha invitato l’Unione Europea e le Nazioni Unite a presentarsi come osservatori  alle elezioni. L’invito è stato rifiutato. E’ importante sottolineare che erano presenti Osservatori Internazionali, in particolare la CEELA, la più antica e prestigiosa organizzazione di monitoraggio elettorale in America Latina, che attraverso il rapporto finale sulle elezioni del 20 maggio che, per la Costituzione Venezuelana, è assolutamente legale e legittima l’elezione di Maduro. Maduro ha ricevuto il 67,7% dei voti complessivi. Il 54% dei venezuelani ha votato eleggendo 17 governatori chavisti su 22.

Il professore, Alfred de Zayas, laureato ad Harvard, professore di diritto internazionale a Ginevra dal 2007 e unico rapporteur delle Nazioni Unite in Venezuela durante la rivoluzione bolivariana riguardo la decisione di riconoscere l’auto-proclamato presidente delle destre venezuelane Gaidò da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati dichiara:“Si tratta semplicemente di una grave violazione del diritto internazionale consuetudinario, di una violazione del Capitolo 4  articolo 19 della CARTA OSA, e degli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite. Il principio di non interferenza negli affari interni degli altri paesi è riconosciuto in molte sentenze dalla Corte internazionale di giustizia, in particolare nella famosa sentenza del 1986 Attività militari e paramilitari in e contro il Nicaragua (Nicaragua contro Stati Uniti)”. 

IL VOTO ELETTRONICO

Il voto in Venezuela è “totalmente automatizzato e può essere controllato in tutte le sue fasi”, fa sapere il Consiglio elettorale nazionale. I votanti infatti potranno accedere alla scheda elettorale digitale grazie alla loro impronta e premere sul nome del candidato che desiderano votare. In questo modo sarà impossibile esprimere più di una volta il proprio voto. “I voti sono immagazzinati nella memoria della macchina e alla fine della giornata sono confrontati con quelli cartacei”, spiega il CNE. Quando l’elettore esprime la propria preferenza, infatti, la macchina stampa una “ricevuta” che deve essere verificata e depositata in una scatola di sicurezza.

L’OPPOSIZIONE FINANZIATA ILLEGALMENTE CON OLTRE 173 MLN di Dollari

Un’indagine condotta dalle autorità finanziarie svizzere ha rivelato che l’opposizione venezuelana ha ricevuto milioni di dollari dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht su conti correnti in paradisi fiscali. Secondo il rapporto, almeno dieci campagne elettorali dei gruppi di opposizione sono state finanziate da risorse illegali della società tra il 2006 e il 2013. In totale, secondo le dichiarazioni e i documenti raccolti in Brasile e Venezuela, Odebrecht ha pagato oltre 173 milioni di dollari per sostenere illegalmente le campagne elettorali dell’opposizione venezuelana per otto anni

Andrew McCabe, ex Direttore dell’FBI riferisce che In un briefing privato del luglio 2017 con i funzionari dell’intelligence,Trump disse: “Non capisco perché non stiamo guardando al Venezuela. Perché non siamo in guerra con il Venezuela? Hanno tutto quel petrolio e sono dietro la porta di casa nostra. Questo è il paese con cui dovremmo entrare in guerra”. E’ noto il rapporto difficile tra l’ex Direttore dell’FBI e Trump.                                                                                                                                           Dopo il golpe giudiziario contro Lula in Brasile, dopo la riconquista dell’ Honduras, dopo la destabilizzazione dell’Ecuador, dopo il tentato avvio di una rivoluzione “colorata” in Nicaragua, l’aggressione contro il Venezuela appare scontata.

Ma non è solo il Venezuela. Il 20 dicembre Trump ha firmato la legge NICA (Nicaraguan Investment Conditionality Act). Questo atto cerca di utilizzare la “voce, voto e influenza” degli Stati Uniti all’interno delle istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Interamericana di Sviluppo per impedire loro di fornire “qualsiasi prestito o assistenza finanziaria o tecnica” al Nicaragua.

E bene ha fatto il governo venezuelano a rifiutare gli ipocriti “aiuti umanitari” di chi, per anni, ha affamato con embarghi e sanzioni, con rapina di valute e di oro, il popolo venezuelano. Invece di farsi parte attiva di un processo che aiuti il Venezuela a uscire da questa situazione, l’inerte e incompetente Mogherini (“Alto commissario per la politica internazionale” della UE) propone di inviare aiuti umanitari dopo che si è perseguito per anni il blocco per affamare il paese e mettere in difficoltà Maduro …

Il 23 febbraio 2019  è la data X programmata dagli Stati Uniti per entrare in Venezuela attraverso il ponte di Cúcuta (città colombiana di confine), L’ostilità della vicina Colombia, mandatario di Washington, non tiene conto, tra l’altro, dell’enorme afflusso di profughi (almeno 5-6 milioni) che sono stati accolti dal Venezuela nonostante i segni di una crisi economica avanzata causata proprio dall’embargo. entrambi i lati della frontiera, l’opposizione golpista a Maduro sta raccogliendo e finanziando persone che quel giorno dovrebbero formare una massa umana in grado di penetrare in Venezuela con contorno di  show mediatico degli aiuti umanitari per mascherare un intervento militare. Ad ora questo progetto è fallito.

GRADITI INVECE GLI AIUTI DA CINA, CUBA E RUSSIA

Una fornitura di 933 tonnellate di medicine ed alimenti sono arrivati dalla Russia, dalla Cina e da Cuba, come aiuti per il Venezuela il 14 di Febbraio. Gli aiuti umanitari di cui parlano gli USA e che si trovano bloccati alla frontiera con la Colombia, a Cucuta, sono una scusa per promuovere un colpo di Stato. Sono gli stessi USA che hanno congelato i fondi finanziari del Venezuela (30.000 milioni di dollari) per l’acquisto di alimenti e medicine e offrono all’opposizione di ultra destra 20 milioni di dollari di alimenti putrefatti e contaminati, E’ stato Richiesto all’ONU assistenza speciale per aggirare le sanzioni USA in modo da poter provvedere alle esigenze della popolazione..

Con la scusa dei convogli umanitari s’introdurrebbero armi ed esplosivi e gli “operatori umanitari” sarebbero personale militare colombiano e israeliano (300 soldati di Tel Aviv sono da giorni in Colombia). Il classico cavallo di Troia. Il Venezuela vedrebbe così la presenza di sabotatori, franco tiratori, membri delle truppe speciali sioniste incaricate di aprire il fuoco per generare incidenti con morti e feriti, esplosioni e attentati. Insomma il caos, che è l’unica condizione con la quale Trump potrebbe dare il via alle operazioni militari, siano esse a trazione statunitense o colombiana e brasiliana.

Il professore, Alfred de Zayas intervistato dice: “Ho avuto incontri con rappresentati dell’Assemblea Nazionale, della Camera di commercio, con il corpo diplomatico, gruppi dell’opposizione, organizzazioni non governative, leader della chiesa, studenti e professori delle Università. Non c’è nessuna “crisi umanitaria”, come conferma chiaramente la FAO e la CEPAL, nulla a che vedere con le situazioni di Gaza, Yemen, Siria, Somalia, Repubblica Centrafricana. E’ vero che c’è carenza di cibo e medicine, con la situazione che sta peggiorando per le sanzioni di Trump e per il blocco commerciale e finanziario. Si tratta di una guerra economica che sta stritolando il paese. Le catene di distribuzione dei beni alimentari sono state sconvolte dalla guerra interna condotta dall’opposizione. La maggior parte dell’economia è ancora in mano al settore privato e ci sono stati numerosi casi di accaparramento, con gli alimenti e i medicinali che non vengono distribuiti ai supermercati e alle farmacie ma vengono immagazzinati e poi immessi nel mercato nero”.

CHI HA VIOLATO I DIRITTI UMANI IN VENEZUELA?

L’opposizione. La destra. La destra ha ucciso, in questi 20 anni di rivoluzione bolivariana, oltre 300 leader contadini. Latifondisti che attraverso sicari e scagnozzi hanno ammazzato e torturato. Ci sono molti casi di leader sociali chavisti che sono stati assassinati. Non ci sono oppositori uccisi dal chavismo. Non ci sono. Quelli che chiamano prigionieri politici, come Leopoldo Lopez e altri, sono terroristi. Leopoldo Lopez è colui che ha incitato al terrorismo nelle strade. Uno che ha chiamato pubblicamente alla sedizione, che ha operato con la violenza nelle strade per far cadere un governo legittimo eletto democraticamente seguendo tutte le regole mondialmente riconosciute. Ci sono stati episodi documentati di gente bruciata viva da questi gruppi fascisti, gruppi preparati e pagati

Caso emblematico è il varo di nuove sanzioni Usa contro il Venezuela, con il «congelamento» di beni per 7 miliardi di dollari appartenenti alla compagnia petrolifera di Stato, allo scopo dichiarato di impedire al Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo, di esportare petrolio. Il Venezuela, oltre ad essere uno dei sette paesi del mondo con riserve di coltan, è ricco anche di oro, con riserve stimate in oltre 15 mila tonnellate, usato dallo Stato per procurarsi valuta pregiata e acquistare farmaci, prodotti alimentari e altri generi di prima necessità.  Per questo il Dipartimento del Tesoro Usa, di concerto con i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche Centrali di Unione europea e Giappone, ha condotto un’operazione segreta di «esproprio internazionale» (documentata da Il Sole 24 Ore). Ha sequestrato 31 tonnellate di lingotti d’oro appartenenti allo Stato venezuelano: 14 tonnellate depositate presso la Banca d’Inghilterra, più altre 17 tonnellate trasferite a questa banca dalla tedesca Deutsche Bank che li aveva avuti in pegno a garanzia di un prestito, totalmente rimborsato dal Venezuela in valuta pregiata.

Per coloro che potrebbero non essere a conoscenza, le riserve accertate di petrolio in Venezuela sono note per essere le più grandi al mondo, per un totale di 297 miliardi di barili. A dicembre, Caracas e Mosca hanno firmato un accordo di investimento per 5 miliardi di dollari, in modo da aumentare la produzione di petrolio del Venezuela di un milione di barili al giorno. Per di più, oltre agli accertati giacimenti petroliferi, il Venezuela è anche noto per i suoi giacimenti di oro estremamente abbondanti. A dicembre 2018, Caracas ha dato il via libera alla Russia per iniziare ad estrarre oro nel Paese. Per sovvertire le sanzioni statunitensi e un dollaro USA usato come arma, il Venezuela è diventato il 25° detentore d’oro al mondo, portando una minaccia diretta al sistema bancario globale.

Una nota significativa è che dal 15 settembre 2017 il Venezuela ha cominciato a segnalare il prezzo di vendita del proprio petrolio in YUAN cinese la cui sigla internazionale è CYN. Per la prima volta nella sua storia il prezzo del petrolio Venezuelano non è più indicato in dollari. Tutto questo è avvenuto quando il governo di Trump il 25 agosto del 2017 ha emanato pesanti sanzioni contro il Venezuela e PDVSA, l’industria petrolifera statale. L’obbiettivo di queste sanzioni è impedire al Venezuela di approvigionarsi di dollari che venivano trasferiti al Venezuela che li utilizzava per importare i beni di cui il paese ha bisogno.

JUAN GUAIDO’

Juan Gerardo Guaidó Márquez (La Guaira, 28 luglio 1983) è un politico venezuelano, presidente dell’Assemblea nazionale dal 5 gennaio 2019. Il 23 gennaio 2019, durante una manifestazione, si è autoproclamato presidente del Venezuela ad interim, dando inizio ad una crisi politica e ad un contenzioso con il presidente in carica Nicolás Maduro. Quanti sanno che il suo ingresso in scena è stato determinato da una telefonata della Casa Bianca? Solo 21 paesi hanno offerto un riconoscimento simbolico a Gaidò, mentre 161 e le istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e il Vaticano e quelle regionali come l’OSA e lo stesso CARICOM, hanno respinto al mittente le pretese presidenziali del nominato dagli USA.

Ma chi è Guaidò? E chi sono i suoi mandanti?

Dalla ricerca dei giornalisti Dan Cohen e Max Blumenthal risulta che il giovane Guaidó non è venuto fuori dal nulla. E ancor meno è la faccia della democrazia in Venezuela. Guaidó è membro del partito Voluntad Popular, fondato da Leopoldo López  e protagonista degli scontri chiamati guarimbas che sono costati la vita di circa duecento venezuelani tra il 2014 e il 2017 (quello che nessuno ti dice è che il 70% dei morti furono chavisti). Voluntad Popular è il settore più pro-nordamericano, neoliberista e intransigente dell’opposizione antichavista, che rifiuta qualsiasi tipo di negoziato che non implichi una purga totale dei chavisti e uno smantellamento di tutti i programmi riformisti degli ultimi venti anni. Leonardo López, oltre ad essere un neoliberista di ultradestra, ha ricevuto quasi 50 milioni di dollari di «aiuti democratici» dalle organizzazioni USAID (del governo nordamericano) e National Endowment for Democracy (NED: un noto fronte della CIA), questo secondo l’istituto spagnolo FRIDE. Guaidó fu eletto deputato con il 26% dei voti nel 2016 nel piccolo stato di La Guaira, grazie alla frammentazione delle candidature; ossia, non è precisamente quello che si dice un rappresentante del popolo. Ed è diventato presidente dell’Assemblea Nazionale in circostanze ancora ad oggi poco chiare (in realtà la presidenza legalmente sarebbe toccata a un tale Juan Andrés Mejía). Guaidó era un dirigente studentesco dell’Università Andrés Bello. Apparentemente fu uno dei cinque studenti venezuelani inviati dal NED a Belgrado nel 2005 (Guaidó aveva allora 21 anni) per essere addestrato da CANVAS. Questo è un gruppo di formazione per «proteste non violente» responsabile di varie «rivoluzioni arancioni» come quella dei neonazisti dell’Ucraina. Nel 2007 Guaidó si è laureato ed è andato a Washington per studiare con Luis Enrique Berrizbeitia, un ex direttore esecutivo del FMI. Poco dopo aver cominciato i suoi «studi» Guaidó era parte del gruppo fondatore della Generación 2007: un’organizzazione di studenti formati dal CANVAS e finanziato da Washington il cui obiettivo era far fallire la riforma costituzionale chavista di quell’anno. Secondo le emails dell’ambasciatore nordamericano in Venezuela nel 2007, «l’obiettivo di Generación 2007 era quello di forzare il governo venezuelano a reagire con la repressione», tutto per creare un «evento internazionale». Guaidó è stato uno dei personaggi identificati come dirigenti di quelle proteste. Nel novembre del 2010 Guaidó e altri dirigenti di Voluntad Popular hanno partecipato a un seminario segreto di cinque giorni nell’hotel Fiesta Mexicana di Città del Messico. Il seminario era organizzato da Otpor, una istituzione dedicata ai «cambi di regime» finanziata da Washington. A sua volta, il denaro del seminario proveniva dalla impresa petrolifera messicana Petroquímica del Golfo e dalla banca JP Morgan. Durante il seminario, secondo le email di uno dei partecipanti, si pianificò la destabilizzazione del governo del Venezuela, incluso l’assassinio di Hugo Chávez e poi di Nicolás Maduro. Le guarimbas del 2014 facevano parte di quella campagna, e in diversi video si possono vedere i dirigenti studenteschi con camicie che dicono Voluntad Popular. Tra loro c’era Guaidó. Quanto sopra sembra aver favorito Guaidó, che è passato da dirigente fondatore, ma secondario, a essere il porta stendardo di Voluntad Popular. Nel dicembre del 2018 Guaidó si è recato segretamente a Washington per pianificare le mobilitazioni contro Maduro che ci sono state a gennaio 2019. Lì ha ricevuto l’impegno dell’appoggio dei senatori trumpisti Marco Rubio, Rick Scott e il deputato Mario Díaz Ballart, per poi riunirsi con il segretario di stato Mike Pompeo. Il 5 gennaio, prima di rientrare in Venezuela, Guaidó è stato nominato presidente dell’Assemblea Nazionale, e 18 giorni più tardi si è autoproclamato «Presidente pro tempore» del Venezuela (una carica che costituzionalmente non esiste). Rapidamente Washington si è mobilitata per riconoscerlo mentre faceva pressioni sui suoi alleati e fantocci affinché facessero la stessa cosa.

COS’È OTPOR

Nel 1998 un gruppo di studenti universitari di Belgrado, attivi contro il governo di Slobodan Milosevic, fondò un movimento di protesta civile. Il gruppo si chiamò “Otpor”. Rapidamente Otpor  diventò il fulcro dell’opposizione filo-occidentale e giocò un ruolo primario nella caduta del presidente jugoslavo. Otpor è finanziato con i soldi degli USA e di Soros. Si strutturò e diede vita ad un centro di formazione per attivisti chiamato CANVAS dove si addestravano agenti specializzati nella creazione di movimenti di destabilizzazione finalizzati a favorire la penetrazione imperialistica americana. Gli allievi di CANVAS provenivano da svariati paesi e sono stati i protagonisti delle sedicenti “Rivoluzioni democratiche” sparse per il mondo.

Da Otpor a Canvas «Negli ultimo otto anni», ha raccontato Popovic al New York Times «abbiamo lavorato con persone provenienti da 37 Paesi diversi, soprattutto del Medio Oriente e del Nord Africa. Non diciamo loro come fare la rivoluzione, ma forniamo gli strumenti per organizzarla. La prima regola è non usare mai la violenza, la seconda non affidare mai a stranieri la leadership della rivolta, la terza portare non centinaia, non migliaia, ma milioni di persone nelle piazze».

“Il successo e le tecniche di Otpor hanno varcato i confini della Serbia. I suoi attivisti sono entrati in azione in Georgia per aiutare i rivoltosi locali a deporre Shevardnadze nel 2003. Hanno inviato formatori in Ucraina durante la rivoluzione arancione. Poi è toccato all’Egitto, come conferma Srdjan Popovic, uno dei leader di Otpor: «Abbiamo addestrato gli egiziani, con video e documenti consegnati loro». Un ruolo, quello assunto a livello internazionale da Otpor, che ha valso all’organizzazione serba la definizione di “srl della rivoluzione”, mentre i suoi membri sono stati definiti “i mercenari della democrazia. Otpor viene definito  «l’università del “colpo di stato” della Cia». Questo perché tra i finanziatori del movimento, secondo The Guardian, http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa?INTCMP=SRCH ci sono l’Open Society Institute di George Soros, il National Endowment for Democracy (Ned), l’International Republican Institute (Iri), la Freedom House, il National Democratic Institute (Ndi), il Dipartimento di stato Usa, l’Agenzia internazionale di sviluppo degli Stati Uniti (Usaid) e l’Albert Einstein Institute di Gene Sharp. E tra gli studenti degli ultimi corsi sono apparsi anche giovani di Iran, Zimbawe, Myanmar  (Birmania) e Venezuela.Adesso veniamo a sapere che il golpista venezuelano Juan Guaidò è stato uno degli allievi di CANVAS, formato a Belgrado nel 2005.

Concentrandosi sul Vecchio Continente, sconcerta il suicidio dell’Unione Europea, che sulla questione Venezuela ho dimostrato due fatti incontrovertibili: 1) la mancanza di autonomia nelle proprie scelte, e la sua pietosa sudditanza alle decisioni di Washington; 2) l’incapacità di agire come soggetto in grado di influenzare le vicende della politica internazionale. Per il Parlamento della UE la vittoria elettorale di Maduro alle presidenziali del 2018 è da considerarsi “illegittima”, nonostante il parere favorevole degli osservatori internazionali, parere che non conta nulla quando non è in linea con i desiderata dell’Impero.

L’indecente Presidente della Repubblica Mattarella, con un atto che di costituzionale ha ben poco, ha invitato il governo “a raccordarsi” alla UE.

Le crociate per portare la democrazia ed abbattere i tiranni hanno portato a uccidere e distruggere interi paesi: da Slobodan Milosevic, Saddam Hussein, Muhammar Ghedddafi … Con Assad gli è andata male, perché il tipo si è rivelato più ostico di quanto non si fosse sospettato perché, ora la Russia (e più defilata, la Cina) costituisce un vero contraltare rispetto agli Stati Uniti. Siamo responsabili delle centinaia di migliaia di morti, di senza tetto, di affamati che popolano un paese, la Siria che come l’Iraq era sostanzialmente in buone condizioni di salute.  E intanto non cessiamo di vendere armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi per fare la guerra allo Yemen.

Forti proteste popolari ad Haiti contro il governo del Presidente Jovanel Moïse, imprenditore fantoccio degli USA e di altre potenze imperialiste, in carica da due anni dopo fraudolente elezioni (con una astensione dell’80%). Dall’inizio di questa nuova ondata di proteste, lo scorso 7 febbraio, si registrano diversi morti tra i manifestanti. Le stime, a seconda delle fonti giornalistiche, oscillano tra le 7 e le 12, mentre fonti dell’opposizione parlano di 52 morti. In un paese nel quale il 60% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Imposizione di nuove misure antipopolari dettate dal Fondo Monetario Internazionale – in cambio di un prestito milionario – con un deciso aumento del prezzo del carburante (+51%) e dei beni di prima necessità. A far scoppiare questa ondata di proteste è stata la notizia che il governo haitiano ha sottratto indebitamente 3,8 miliardi di dollari versati dal Venezuela bolivariano (in particolare dalla PDVSA) al paese caraibico che dovevano esser destinati ad opere sociali e infrastrutturali. Dopo un colpo di stato pilotato dagli USA nel 2004 e una occupazione militare sotto egida dell’ONU, queste proteste vengono silenziate da tutti i mezzi di informazione al servizio degli interessi statunitensi.

BUON COMPLEANNO GIORGIO!!!

FIOM E DINTORNI A BRESCIA NEGLI ANNI 70
Partendo dal libro “Liberare il lavoro. La Fiom di Brescia negli anni ’70” di Massimo Tedeschi ed Elio Montanari
edito da Fiom-Cgil Brescia, 2001, facciamo un viaggio nel mondo del sindacalismo bresciano di quegli anni intervistando Giorgio Cremaschi (cliccare su Buon Compleanno Giorgio!!!):