SABATO 17 SETTEMBRE ORE 21.00
PRESSO LA NOSTRA SEDE DI VIA EUROPA 59 A ROVATO
INCONTRO CON
“PUBBLE L’IMBANNABILE”
INGRESSO GRATUITO E PARTECIPAZIONE LIBERA
DALLE 19.00 CENA SOCIALE ALLA QUALE SEGUIRA’ IL DIBATTITO
SABATO 17 SETTEMBRE ORE 21.00
PRESSO LA NOSTRA SEDE DI VIA EUROPA 59 A ROVATO
INCONTRO CON
“PUBBLE L’IMBANNABILE”
INGRESSO GRATUITO E PARTECIPAZIONE LIBERA
DALLE 19.00 CENA SOCIALE ALLA QUALE SEGUIRA’ IL DIBATTITO
Sabato 17 settembre – ore 14,30
Presidio popolare all’aeroporto militare di Ghedi (BS)
in via Castenedolo e Ispezione parlamentare nella base.
Mettiamo al centro della campagna elettorale il tema della guerra
attraverso la mobilitazione:
• Fuori l’Italia dalla NATO!
• Contro la partecipazione dell’Italia a tutte le guerre in corso!
• Soldi per fare fronte alla crisi economica e ambientale e al carovita
anziché per le spese militari!
• Per sanità e istruzione pubbliche e di qualità, la lotta al carovita,
per le bonifiche ambientali necessarie e gli investimenti per la lotta
alla crisi climatica, per la creazione di posti di lavoro, per i lavori
pubblici realmente necessari al paese e un reddito dignitoso per
tutti/e!
A causa delle decisioni prese in ambito NATO e UE, l’Italia partecipa attivamente ai conflitti in corso
nel mondo attraverso 38 missioni militari e supporta l’impegno bellico dell’Ucraina con armi e soldi
gettando benzina sul fuoco di un conflitto che rischia di degenerare in una guerra nucleare.
La partecipazione dell’Italia a queste guerre ci costa ad oggi 26 miliardi di euro l’anno, cifra
destinata ad aumentare in poco tempo fino a 40 miliardi, ossia il 2% del PIL, come imposto dagli
accordi NATO e ribadito dal Parlamento italiano lo scorso 12 marzo. Ci costa l’inquinamento di interi
territori per la presenza di poligoni militari (come i 3 poligoni NATO in Sardegna, ad Aviano (PN) e
tanti altri sparsi sul suolo nazionale), con annesse patologie tumorali tra i civili italiani che vivono e
lavorano nei pressi dei poligoni, esposti ad esalazioni di ogni tipo. Ci è costata finora 8000 militari
ammalati per l’uranio impoverito, senza contare i contaminati dall’amianto sulle navi militari e da
altri fattori cancerogeni legati alla produzione e sperimentazione di armamenti bellici. Innumerevoli
inoltre sono i civili dei paesi bombardati dalla NATO, vittime della guerra e delle patologie tumorali
e dell’inquinamento ambientale connessi alle attività belliche.
Infine, ci costa il fatto di essere uno dei principali “paesi bersaglio” per le 113 basi NATO-USA su
suolo italiano, a cui si aggiungono altre 20 basi “segrete”, la base USA di Camp Darby (il più
grande magazzino al mondo di armi USA all’estero) e per la presenza dei porti nucleari (Cagliari
e La Maddalena, La Spezia, Napoli, Gaeta, Taranto, Brindisi, Trieste, Augusta…) da cui transitano
sottomarini e portaerei nucleari, come la portaerei Truman che solo la primavera scorsa ha attraccato
a Napoli e Trieste.
Ma quanto denaro, destinato alla guerra e al riarmo, lo Stato italiano potrebbe investire realmente ed
efficacemente per riaprire gli ospedali chiusi negli ultimi 20 anni e assumere i 40mila infermieri che
mancano e di cui abbiamo bisogno? Quante di queste risorse potrebbero essere investite per l’edilizia
scolastica oramai fatiscente, la bonifica dei territori inquinati, le tante piccole opere che servono al
paese (dissesto idrogeologico, ponti che crollano, strade malmesse, ecc.)? La guerra non porta alcun
beneficio ai lavoratori e alle lavoratrici, lo vediamo con gli effetti delle sanzioni alla Russia e la
speculazione orchestrata da ENI e i grandi monopoli energetici, lo vediamo con l’aumento della
chiusura di aziende e settori produttivi. La presenza di armi nucleari e altri armamenti estremamente
pericolosi depositati alla base di Ghedi e in quella di Aviano non portano alcun beneficio agli abitanti
di queste zone, né al Paese. Anzi, queste basi, insistendo su aree sismiche (vedi il recente terremoto
registrato a pochi km da Aviano) rappresentano un rischio nucleare connesso a quello militare.
Dove sono i piani di emergenza obbligatori per legge, nazionale ed europea? Noi li pretendiamo.
Ci opponiamo inoltre con forza all’arrivo in Italia delle nuove testate nucleari B61-12 in produzione
oggi ai Sandia Laboratories (USA) e alla presenza delle attuali atomiche B61, considerata illegale da
un recente studio degli avvocati di “IALANA Italia”.
Contemporaneamente al presidio all’Aeroporto Militare di Ghedi, anche presso la base USA di
Aviano, alla stessa ora, Sabato 17 settembre si terrà un presidio di protesta.
Facciamo quindi appello ai movimenti, ai comitati, alle organizzazioni sindacali e politiche, alle
associazioni affinché aderiscano e partecipino al presidio portando ognuno uno striscione da
affiggere alle reti della base per rivendicare soldi per il potenziamento della sanità pubblica, per la
scuola e l’università, per creare posti di lavoro utili e dignitosi, per il diritto alla casa, per il sostegno
alle famiglie, per la tutela dell’ambiente… Perché 40 miliardi all’anno siano destinati a far fronte
agli effetti più gravi della crisi anziché a rinvigorire le missioni di guerra contro i popoli del mondo
e la sottomissione dell’Italia alla NATO!
Facciamo appello a tutti i parlamentari che intendono dar forza a questa mobilitazione, a far
parte della delegazione parlamentare, per ora composta dalla On. Simona Suriano, la On. Yana
Ehm e la Sen. Bianca Laura Granato, che effettuerà l’ispezione nella base.
Gli striscioni e le bandiere di tutti gli aderenti e i partecipanti sono l’investitura popolare alla
delegazione delle/i parlamentari.
Diamo forza alla lotta contro la NATO, per il suo scioglimento, per mettere fine alle guerre nel
mondo!
SCIOGLIAMO LA NATO!
NO ALLA PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA ALLA GUERRA!
PER GLI INVESTIMENTI IN SANITA’, LAVORO, ENERGIE RINNOVABILI E LOTTA
AL CAROVITA!
Promuovono: Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito (ANVUI), Centro Sociale 28
Maggio – Rovato (BS), Donne e uomini contro la guerra – Brescia, Centro di documentazione
“Abbasso la guerra”
Aderenti: Tavolo della pace Val Brembana circolo Don Gallo e Peppino Impastato, Compagne e
compagni contro il Green Pass di Brescia, Partito di CARC, PCI di Brescia, PRC di Brescia, Unità
Popolare Val Brembana, ADL Varese sindacato di base, GTA – Gratosoglio Autogestita,
Coordinamento Milano Insorge, Miracolo a Milano, Unità Popolare Lombardia, Unione Popolare
Brescia, La Città Futura – collettivo politico, Unione Popolare Lombardia, Forum contro la
guerra, WILPF Italia, Un’altra storia – Varese, Potere al Popolo! Varese, Unione Popolare
Varese, Parallelo Palestina, PMLI Lombardia, No Triv Lombardia, AWMR Italia – donne della
regione mediterranea, Associazione Sanità di Frontiera – ODU – ETS, Punto Pace di Pax Christi –
Tradate (VA), Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale – CDMPI,
Comitato di Liberazione Nazionale – CLN, Luigi Piccirillo – consigliere regionale Lombardia
(gruppo misto), Odissea – blog, NWRG odv – onlus, Ora in silenzio per la pace – Genova, Cerchio
delle donne – Rovato (BS), Comitato Riconversione RWM, Coordinamento “prepariamo la pace”-
Cagliari, Tavola della pace della Franciacorta, Angelo Baracca, attivista anti-nucleare, Moni
Ovadia, padre Alex Zanotelli, Circolo PRC Franciacorta, Insieme a sinistra – movimento
alternativo per Ghedi, Unione Sindacale di Base – Brescia, Patria Socialista Milano,
Per adesioni: 3208491257/ 3313298611/ 3394166753
CONTRO IL FASCISMO: ORA E SEMPRE RESISTENZA
Le Compagne e i Compagni del CentroSociale28maggio esprimono la piena solidarietà ai lavoratori iscritti alla CGIL che sono il vero obiettivo di questa ennesima incursione fascista avvenuta a Roma sabato 9 ottobre.
Il tentativo messo in atto da queste organizzazioni, sempre al sevizio dei poteri forti, è quello di intossicare e criminalizzare l’intero movimento contro il Green Pass. Non possiamo dimenticarci di quello che ci raccontavano contro i NO TAV e i NO GLOBAL. Non possiamo dimenticare quello che è successo vent’anni fa a Genova alla Diaz, i tentativi di pervertire le coscienze falsificando la realtà dei fatti. L’assalto dei fascisti alla sede della CGIL è il tentativo di far passare l’intero movimento contro il Green Pass per un movimento fascista e un movimento unicamente No Vax. Se questo corrispondesse alla realtà noi dovremmo iniziare a preoccuparci per le migliaia di persone presenti in piazza. I fascisti hanno sempre avuto protezioni e libertà di manovra, non è un caso che nonostante la legge Scelba, la legge Mancino e la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del Partito Fascista, i rappresentati delle istituzioni abbiano sempre permesso a Forza Nuova e Casa Pound di manifestare liberamente nelle piazze.
I fascisti sono al sevizio del governo Draghi, di Confindustria e delle organizzazioni che sostengono le scelte di questo governo che vuole imporre il proprio dominio sulle masse tentando di costruire un nuovo soggetto sociale che non deve più pensare, ma solo obbedire. Dobbiamo impedire che tutto questo avvenga, dobbiamo rompere la concertazione delle larghe intese che lega i vertici sindacali, il governo Draghi e Confindustria per affermare e difendere i valori della Costituzione Antifascista.
Le organizzazioni fasciste hanno il ruolo di dividere, screditare e isolare il movimento di protesta contro il Green Pass, non è un caso che non abbiano assaltato la sede di Confindustria, ma proprio la sede centrale della CGIL.
Per queste ragioni noi ci schieriamo contro il Green Pass al fianco di tutti i lavoratori vaccinati o no che stanno protestando, come i portuali di Trieste, di Genova e di Livorno e tanti altri lavoratori che non intendono abbassare la testa di fronte a provvedimenti autoritari che non hanno nulla a che fare con la difesa e salvaguardia della nostra salute.
La nostra bandiera è rossa, è uno straccio con inciso il simbolo del lavoro, una falce e un martello, che orgogliosamente difenderemo sempre contro ogni forma di fascismo e di autoritarismo!
“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”
COME PRENDERE IL POTERE CON I VACCINI
Dal 15/ottobre l’Italia sarà il primo paese in Europa dove sarà necessario un “Passaporto Covid” per accedere non solo alla maggior parte degli spazi pubblici, ma anche a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.
Ciò significa che avere un Green Pass diventerà effettivamente un prerequisito non solo per partecipare alla vita pubblica, ma anche per guadagnarsi da vivere. Il Green Pass solleva seri problemi etici e politici, stanno di fatto spogliando i cittadini, che non hanno violato nessuna legge, dei loro diritti fondamentali: al lavoro, allo studio, alla libertà di movimento. Questo tipo di discriminazione è una violazione del regolamento UE2021/953 “…è necessario prevenire discriminazioni dirette o indirette nei confronti di persone che non sono vaccinate…” è anche in violazione della risoluzione 2361 (2021) del Consiglio d’Europa “…i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno può essere messo sotto pressione se non vuole vaccinarsi…”
In effetti, la parola “Discriminazione” non rende giustizia a ciò cui stiamo assistendo in Italia. Media, Medici e Politici (della più varia estrazione ideologica) hanno apertamente accusato i non vaccinati di essere “Sorci”, “Subumani” e “Criminali”, in una campagna a reti unificate che si apprestano a ripetere nei confronti di chi si solleverà contro il GP. VACCINATI E NON.
Al momento non è chiaro a cosa servano effettivamente questi pass. Secondo il governo si tratta di una misura di sanità pubblica volta a ridurre la diffusione del virus limitando i contatti tra i non vaccinati ( e tra questi ultimi e i vaccinati). Questa argomentazione è scientificamente traballante, per non dire altro. La verità è che non sappiamo abbastanza, quanto dura l’immunità? quanto i vaccini riducono la trasmissione?
Come ha detto Andrea Crisanti – “Il GP non è una misura di sanità pubblica, semplicemente non sappiamo quale sia l’effetto del Green Pass sulla trasmissione del virus, se ne ha uno.”
Ma se i Green Pass sono inefficaci dal punto di vista epidemiologico, quale è la vera ragione per la loro introduzione? Ovviamente convincere le persone a farsi vaccinare! Un altro obiettivo mancato (vistosamente, le vaccinazioni non sono decollate e molti novax si sono ulteriormente “radicalizzati”. Tuttavia questo provvedimento non si limita a dare una “spintarella” alla campagna vaccinale, facendo dello stato di vaccinazione una condizione per condurre qualcosa che assomigli a una vita normale, l’Italia sarà il primo paese in Europa ad attuare una vaccinazione anticovid di fatto obbligatoria. Certo, si può ottenere un GP provvisorio, con validità di 48h, facendo dei test regolari, ma questi test possono costare da 15 a 50 euro una spesa alla lunga insostenibile per la maggior parte dei lavoratori e costituisce una discriminazione di classe.
Allora perché il governo non si limita a legiferare un vero e proprio obbligo vaccinale? Per gli stessi motivi per cui nessun paese al mondo – tranne Tagikistan, Kazakistan, Indonesia e Micronesia – ne ha imposto uno (A)non si vogliono assumere la responsabilità per una decisione così controversa (i vaccini, del resto, sono stati autorizzati per uso di emergenza) e (B)non vogliono assumersi la responsabilità legale (che le aziende produttrici hanno scaricato fin da subito, mentre i vaccinati finora se la sono assunti “volontariamente”) per qualsiasi danno provocato. Vale la pena di ricordare che la World Health Organization (WHO) attualmente sconsiglia la vaccinazione obbligatoria.
Se per le ragioni di cui sopra i vaccini contro il COVID non dovrebbero essere obbligatori, è ovvio che non c’è nessuna giustificazione per imporli tramite misure extra-legali. Tuttavia c’è una prospettiva più inquietante: che il GP non sia solo un mezzo per un fine – la vaccinazione di massa – ma anche un fine in sé e per sé, grazie proprio ai suoi fallimenti, giustificare uno stato di emergenza permanente per consolidare il governo tecnocratico-neoliberale di Draghi. L’Italia ha una lunga storia di ingegneria di crisi, solitamente di natura economica ma non solo, per giustificare misure di emergenza nell’elusione dei canali democratici. Le élite del paese, con la guida di Draghi, vedono l’attuale congiuntura come un opportunità per completare l’oligarchizzazione a cui hanno lavorato per decenni.
“Il virus è stato usato come pretesto in molti Paesi per reprimere il dissenso, criminalizzare le libertà e mettere a tacere le notizie”. Si è verificata una vera e propria “pandemia di violazioni dei diritti umani” durante l’emergenza coronavirus.” Leggendo questa affermazione uno può pensare a un terribile NoVax che scandisce slogan a sproposito, invece questa dichiarazione è stata fatta in sede ONU dal segretario generale Antonio Guterres pubblicata sul Gardian e riportata dal HuffPost il 22/02/2021. A questo aggiungiamo le dichiarazioni del capo del Dipartimento della protezione Civile Fabrizio Curcio, nominato da Mario Draghi, che dice : “Siamo in guerra e ci vogliono norme di guerra”. La collocazione dei vari personaggi, sempre designati da Mario Draghi nei luoghi strategici, serve per capire la prospettiva di questo governo e di quello che ci attende: quando Cingolani, un ex dirigente di Leonardo S.P.A (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aereospazio e della sicurezza) diventa ministro alla Transizione Ecologica, un ex ministro degli interni come Minniti direttore di MedOr (nuovo centro studi di Leonardo sul Medio Oriente), un generale dell’Esercito come Figliuolo diventa Commissario Straordinario all’Emergenza Covid e l’ex Capo della Polizia Gabrielli ottiene la delega ai Servizi Segreti, può anche risultare evidente l’intreccio profondo tra apparato poliziesco-militare e il settore dell’industria bellica, che serve in prospettiva alla gestione statale delle potenziali tensioni sociali in epoca di Covid.
Per dovere di conoscenza aggiungiamo, riportando fedelmente (in grassetto) , il titolo di un articolo uscito sul quotidiano “LA VERITA’ “ del 30 luglio 2021: “Dal consenso informato al comando armato << SE CADE DRAGHI, PRONTI I COLONNELLI >> il Green Pass dà problemi e non certezze: come imporlo? Marcello Sorgi, vicino al Colle scrive sulla << STAMPA>> che in caso di sfiducia all’esecutivo, Mattarella potrebbe <<mettere su un governo elettorale, forse persino militare >> Chiaro il concetto? ”
Guerra alla popolazione come possibile nemico interno, a cominciare da chi non abbassa la testa?
Questa è la guerra che ci ha dichiarato il nostro governo che non ha precedenti. Solo i più ingenui possono pensare che sia una parentesi storica e aspettano diligentemente il ritorno alla normalità senza comprendere che questa è e sarà la nuova normalità.
La pandemia diventa la pandemia della paura da un punto di vista politico, ideologico, sociale, economico e militare. La maggior parte delle persone continua a credere ai messaggi dei media senza farsi domande. Chi si pone delle domande viene colpevolizzato senza avere nessuna colpa se non quella di manifestare dubbi legittimi sulla propria salute e quella dei propri figli.
La campagna vaccinale che stiamo vivendo e l’imposizione per decreto del Green Pass sono due cose completamente diverse. Solo chi ha interesse a far passare l’idea che il Green Pass è una misura sanitaria promuove una vera e propria criminalizzazione verso chi non si vaccina. Il Green Pass non è una misura sanitaria ma uno strumento politico che produce una discriminazione di categoria tra gli esseri umani dividendo le persone in categorie di serie A e di serie B. Il Green Pass mette in pericolo i rapporti sociali e la stessa vita democratica, non dobbiamo confonderlo con l’aspetto medico del vaccino, a cui è necessariamente collegato. Rendere il vaccino obbligatorio e impedire la circolazione di quanti non si vaccinano equivale a presentare costoro come responsabili dell’epidemia e in sostanza colpevoli del fatto che altre persone muoiono di coronavirus. Tutto questo è inaccettabile e scandaloso. Cadere nella trappola del pass sanitario e della vaccinazione obbligatoria per salvare gente significa dimenticare che se il Covid può essere fatale è anche perché i governi, uno dopo l’altro, hanno messo sotto pressione gli ospedali, licenziando il personale sanitario, sopprimendo posti letto, spingendo medici e chirurghi alla rassegnazione o al suicidio ( vedi il professor De Donno) ma soprattutto perché ci siamo visti negare e privare delle cure domiciliari che sappiamo esistere, che lo Stato ha preferito “vietare” per permettere le autorizzazioni a questi farmaci sperimentali detti vaccini!
Questa è una deriva intollerabile che dobbiamo in tutti i modi contrastare. La finalità che i governi perseguono con l’introduzione del Green Pass non è la salvaguardia della salute ma il controllo minuzioso e incondizionato su qualsiasi movimento dei cittadini. Il problema non è il vaccino ma l’uso politico che ne viene fatto. E’ mai possibile che non ci si renda conto che viviamo in un paese che da quasi due anni è in uno stato di eccezione e le decisioni che mettono a repentaglio le nostre libertà individuali vengano prese per decreto, i media parlano in continuazione del “decreto Draghi” come se Draghi fosse l’uomo della provvidenza, tra l’altro mai votato dai cittadini. Tutta questa depoliticizzazione della società ci porta diritti verso una società di controllo, una società che si è trasformata in un insieme di individui isolati pronti a denunciare il proprio vicino. Fingendo di difendere il diritto alla salute stanno cancellando tutti gli altri diritti. Decenni di tagli alla sanità pubblica da parte di governi di ogni colore politico e ora ci raccontano all’unisono che la salute è sacra. L’obbedienza si trasforma in virtù e la critica in reato d’opinione. In questi due anni potevamo costruire nuovi ospedali, potenziare quelli già esistenti, quadruplicare i posti in terapia intensiva, investire nella cura della malattia sul territorio. E invece il sistema sanitario pubblico è rimasto quello che era, un sistema progressivamente smantellato nel nome del mercato, del profitto e della logica aziendalista. Si preferisce spendere 75 milioni al giorno nel nostro apparato militare che investire nella ricerca e nel potenziamento del nostro sistema sanitario pubblico.
Quello che sono riusciti a fare è trasformare la pandemia nella pandemia della paura e della disinformazione, creando cosi una frattura interna al movimento dove il compagno che fino a ieri marciava al tuo fianco è diventato un tuo nemico perché si pone dei dubbi su quello che sta succedendo, perché rifiuta ogni demonizzazione maintream. Ecco che allora partono gli epiteti: negazionista, complottista, rossobruno e il termine più infame, usato anche da dirigenti di formazioni politiche a noi vicine, che è quello di definire fascisti i Compagni che non accettano il Green Pass.
Manca un lavoro e un confronto nel movimento sulle contraddizioni interne a questa deriva autoritaria, questo lavoro dovrebbe sviluppare delle rivendicazioni di emancipazione e uguaglianza sociale e di genere, ma soprattutto coagulare una unitaria azione di lotta contro il colonialismo sanitario di Big Pharma. Non è forse stato prodotto un vaccino nel giro di pochi mesi per il quale l’Unione Europea ha accordato garanzie alle case farmaceutiche produttrici, garantendo loro indennizzi e profitti, proteggendole da ogni eventuali responsabilità?
Impedire di comprendere quello che sta accadendo, è la colpa più grave perchè lascia un vuoto politico con la possibilità che formazioni a noi avverse lo riempiano. Fra le tante manifestazioni che si sono svolte nelle ultime settimane bollate come “no vax” dai media al servizio di chi lavora alla guerra tra poveri, pochi ricordano la partecipata e combattiva manifestazione di sabato 24 luglio dei lavoratori licenziati della GKN di Campi Bisenzio che hanno dichiarato pubblicamente di essere pronti a prendere il controllo dell’azienda e continuare la produzione. Questa notizia e queste dichiarazioni sono state messe in sordina perché i padroni, i governi liberisti e Confindustria non possono permettersi che i lavoratori mettano in campo un simile progetto.
Molti di noi credono che le manifestazioni di questi giorni, che sono avvenute in numerose città contro il Green Pass, siano “gestite” da movimenti di estrema destra. Questo non corrisponde a verità perché la composizione dei manifestanti è eterogenea e formata anche da molte persone che hanno fatto il vaccino covid. Strumentalmente i fascisti nelle piazze vengono messi in luce dai media e servono a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica per coprire le responsabilità del governo creando il “pericolo nero”(che negli anni, quando gli faceva comodo hanno sdoganato a partire da Casa Pound).Tutto questo per impedire che possa passare una visione diversa che metta in discussione la gestione di questa epidemia.
A dimostrazione di questo c’è, fra le tante manifestazioni che si sono svolte in Italia e in varie parti del mondo di sabato 31 luglio 2021 contro il Green Pass, quella di Bergamo dove è sceso in piazza anche un nutrito gruppo di famigliari delle vittime di coronavirus che chiedono al governo verità e giustizia. E’ inaccettabile che le manifestazioni contro il Green Pass siano oscurate per la presenza in strada di cospirazionisti e antivaccinisti, quando il governo sostiene di combattere il Covid e allo stesso tempo sospende medici e infermieri non vaccinati che, tra gli altri, hanno dato un grande contributo nella fase più virulenta della pandemia. Quello che stanno facendo è creare un capro espiatorio per far si che le persone si scaglino le une contro le altre senza andare a colpire i veri responsabili. Lo Stato nella figura del governo Draghi, non sta fermando il virus ma sta riuscendo a deviare l’attenzione pubblica dai veri punti cruciali della questione grazie ai media che hanno ingigantito categorie irrilevanti come i “No Vax”, o i Negazionisti che quando scendono in piazza non sono altro che poche decine di persone mescolate a migliaia di manifestanti. Sono riusciti a creare un immaginario di guerra giocando sui morti, che ci sono stati, dimenticandosi che hanno volutamente lasciato le fabbriche aperte nei momenti di maggior contagio per soddisfare le richieste dei padroni di Confindustria. Però di questo più nessuno ne parla perché il vero problema ora diventano i “No Vax”. Come si può dare credibilità a questo governo, sostenuto da tutte le forze politiche in parlamento, che promuove i vaccini e allo stesso tempo smantella il sistema sanitario pubblico vietando di sviluppare una cura che permetta di contrastare il virus.
Senza un minimo di confronto e di analisi politica ci ritroviamo in una sterile guerra di tricea il cui unico vincitore è proprio il governo Draghi che sta trasformando la pandemia in un’opportunità mettendo a tacere le proteste in nome dell’unità nazionale di fronte al covid e sta usando la malattia come strumento per attaccare le conquiste sociali in ogni direzione. Quello che prima era difficile far passare, ora passa molto più facilmente, perché l’attenzione dell’opinione pubblica è tutta concentrata sulla situazione sanitaria. Da noi la vicenda STERILGARDA ne è la prova.
Non abbiamo futuro perché non abbiamo presente, se non usciamo da questa narrazione tossica che ci propinano da mattina a sera attraverso tutti i media.
Il problema vero è che non esiste più uno schieramento antagonista, perché non esiste una cultura antagonista capace di tematizzare in maniera efficace e all’altezza o alla bassezza dei tempi il dissenso e il rifiuto dell’oligarchia, e lo si vede benissimo dai tentativi di mettere in piedi formazioni alternative che finiscono regolarmente per diventare un sottobosco che esprime contrarietà, ma privo di un vero collante ideologico e men che meno di una teoria sociale.
I nostri nemici sono quelli di sempre, sono i padroni, i governi che rappresentano le multinazionali e la finanza globale, scambiarli per i nostri protettori è un terribile errore che pagheremo molto caro.
Questo è l’appello che noi facciamo a tutte le realtà di movimento, a tutte le forze politiche e ai singoli che hanno a cuore “l’abolizione dello stato di cose presente.”
LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL C.S. 28MAGGIO
Il 7 ottobre 2001 le fortezze volanti di Granbretagna e USA cominciarono a bombardare a tappeto l’Afghanistan con il pretesto dell’attentato alle torri gemelle di New York del mese precedente.
L’invasione e il tentativo di sopprimere la sovranità di quel paese ebbero un iniziale successo e scatenarono gli appetiti di altri stati imperialisti. Nel dicembre dello stesso anno, infatti, il governo e il parlamento italiano, con la tempestività servile di chi vuole accaparrarsi più briciole possibili a un banchetto di rapina, si accodarono ad Americani e Inglesi con un primo manipolo di 11 militari sbarcato a Kabul a dicembre.
Quella che era stata presentata come una operazione di polizia internazionale di breve durata si è poi rivelata come una guerra senza fine, tanto che il piccolo contingente si andò ingrossando fino alla compresenza di diverse migliaia di unità.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e in venti anni di guerra fiumi di sangue di innocenti sono stati sparsi e continuano ad essere versati, non solo per effetto di armi da fuoco ma anche di torture.
Purtroppo questa orribile vicenda non ha cambiato l’orientamento dello stato italiano che si muove come se fosse pervaso dalla stessa ossessione dei serial killer, con la differenza che i serial killer agiscono in un quadro clinico patologico, mentre lo stato ufficiale e quello profondo che ci governano sono sospinti dalla voracità di interessi finanziari, industriali e militari.
La storia non ha insegnato nulla al parlamento ed al governo italiani, ciechi e sordi alle tragedie provocate dalle guerre e ad ogni istanza “umanitaria”. L’ultima disposizione adottata è del luglio 2020 quando la Camera, senza alcun voto contrario, ha definitivamente approvato la legge relativa ai nuovi impegni militari internazionali: in tutto quarantuno missioni dislocate nei punti più sensibili del pianeta secondo il criterio del cosiddetto interesse nazionale.
La nuova mappa riguarda 41 missioni con un impegno complessivo di più di 8000 militari ed una spesa stimata di circa 1200 milioni di euro.
È degno di interesse vedere come sono distribuite le missioni con riferimento alle organizzazioni internazionali con cui vengono svolte:
12 della U.E., 9 della NATO, 7 dell’ONU e, da sottolineare, 13 su base nazionale o in coalizioni internazionali “ad hoc”. ,
Questi i principali interventi deliberati (Non sempre i dati degli effettivi sono stati pubblicati in modo preciso – alcune informazioni mancano come se fossero state segretate)
NUOVI IMPEGNI:
TAKUBA nel Sahel, una forza multinazionale “ad hoc” che raggruppa alcuni Paesi europei a guida francese e che opererà a fianco dell’Operazione francese BARKHANE . Si tratta quindi una missione non emanazione di U.E. NATO o ONU, una task force composta da Forze Speciali e il cui compito principale è quello di fornire attività di consulenza, assistenza, addestramento e guida a supporto delle Forze Armate e delle Forze Speciali locali con funzioni “ufficiali” di anti terrorismo . Con questo impegno l’Italia accresce così la sua presenza nel Sahel che, tra TAKUBA e la missione bilaterale in Niger, arriva a 600 unità.
Golfo di Guinea intervento nazionale
Un altro nuovo intervento è quello nel Golfo di Guinea, dove sono molto forti gli interessi dell’ENI e, pare, la minaccia della pirateria, con un dispositivo composto da 2 navi.
Mediterraneo centrale – IRINI
missione europea U.E. nel Mediterraneo Centrale per la quale l’impegno italiano è quantificato in una nave e 3 mezzi aerei.
LE PRINCIPALI MISSIONI CONFERMATE
EUROPA
Missione NATO Joint enterprise – KOSOVO 620 militari
EUFOR ALTHEA – U.E. Bosnia Erzegovina 40 militari
Sea guardian mediterraneo NATO è una forza marittima multinazionale integrata composta da navi appartenenti a diverse Nazioni Alleate (NATO)
OPERAZIONE MARE SICURO – intervento nazionale – con funzioni antiprofughi
ALTRE OPERAZIONI NATO cui partecipa l’Italia:
Enhanced forward presence (Lettonia) 200 militari
Standing naval forces – fronte sud del mediterraneo – 259 militari
Missioni air policing – sorveglianza spazio aereo – 135 militari
ASIA
Afghanistan – Resolute support mission NATO con ancora 800 unità
Libano UNIFIL con più di 1100 unità
Palestina (MIADIT ) 33 UNITÀ
IRAQ Kuwait
OPERAZIONE INHERENT RESOLVE – PRIMA PARTHICA Coalizione internazionale di 65 paesi 1100 unità
Intervento NATO 46 militari
AFRICA
LIBIA
Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (MIBIL) 400 MILITARI
TUNISIA
Missione bilaterale 15 militari
MALI
Missione ONU “MINUSMA”
Missione U.E. “EUTM”
Missione U.E. “EUCAP “Sahel Mali”
in tutto circa 40 militari
NIGER
Missione bilaterale di supporto nella repubblica del Niger 300 militari
SOMALIA
EUTM somalia 148 militari
missione di addestramento forze polizia somale e gibutiane 53 miltari
GIBUTI
Base militare – 117 militari.
Le missioni militari italiane all’estero fonte Ministero Difesa gennaio 2020
IL SONNO DELLA RAGIONE
GENERA MOSTRI, SVEGLIAMOCI!
25 aprile: nessuna Liberazione se non usciamo dalla NATO
A 76 anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale e ad oltre 30 dalla caduta del muro di Berlino, che scopo può avere la NATO se non quello di continuare ad alimentare il “complesso militare industriale” aumentando pericolosamente le tensioni a livello mondiale ? Non possiamo festeggiare il 25 aprile se non comprendiamo l’urgenza di liberarci di tutte le basi americane e di morte che ci sono sul nostro territorio. Per rivendicare questa scelta di autonomia e libertà serve coraggio! Gli Stati Uniti, dopo aver contribuito a liberarci dal fascismo, hanno reso il nostro Paese una “colonia” del loro immenso impero. Ci fu un “passaggio di chiavi da un carceriere all’altro, Piano Marshall oblige!” e ci siamo ritrovati in casa dei nuovi padroni. La retorica della libertà e della democrazia ci ha fatto accettare persino l’inaccettabilità della bombe atomiche sganciate dagli ameriKani sulle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. Un impero che controlla, oltre all’economia e alla finanza mondiale, le principali rotte marittime, con le sue 800 basi (numero ufficiale) presenti in tutto il mondo tiene l’intero pianeta in una permanente condizione di belligeranza. Questa rete immensa ai quattro angoli del pianeta, impone sugli Stati il progetto di potere globale made in USA. Sottrarre terreni alla sovranità di altri paesi, stanziare militari in paesi stranieri, controllare proprietà o averle nella propria disponibilità, mette a nudo lo squilibrio dei rapporti di forza tra gli USA e il resto del mondo. Siamo moralmente implicati, perciò dobbiamo analizzare e denunciare la condizione della realtà presente. E la realtà sono anche le basi nucleari che abbiamo in Italia, a Ghedi e ad Aviano, qui gli Usa hanno parcheggiato le loro bombe atomiche. Complici degli ameriKani anche noi siamo dispensatori di morte e di rapina, non possiamo chiudere gli occhi davanti all’imperialismo italiano, non possiamo credere ancora alla favoletta degli italiani “brava gente”. Partecipiamo a ben 41 missioni internazionali, con un impiego di circa 8.600militari. Nel 2019 il costo complessivo di queste occupazioni militari in paesi altrui sono costate 1.100 milioni di euro, ed appena un centinaio di milioni per la cooperazione allo sviluppo, in un rapporto spesa militare/cooperazione di 10 a 1. Ma perché tutti purtroppo i partiti o sedicenti movimenti appoggiano la nostra presenza militare, non raramente sanguinaria all’estero? Sicuramente per sostenere quella struttura imperiale al cui vertice ci sono gli Stati Uniti, ma anche e non secondariamente per supportare i capitalisti italiani nello sfruttamento disumano di lavoratori africani e asiatici e per assicurare loro di continuare a rapinare le risorse minerali e naturali dei territori in cui sono insediati. (vedi come esempi ENI e Salini Impregilio).
In Italia ci sono ben 113 basi americane dichiarate, senza contare quelle in mare ed altre 20 totalmente segrete, non si sa dove sono né che armi e che mezzi vi stazionino. Peraltro l’Italia fa parte e partecipa all’Alleanza atlantica con il proprio apparato militare e si pregia delle sue “missioni di pace” rendendosi complice della politica di occupazione e ingerenza in altri Stati. Senza probabilmente saperlo, ogni anno gli italiani versano in media oltre 400 milioni di euro per il mantenimento di ufficiali e soldati dell’esercito USA sul nostro territorio, questo è il frutto amaro di accordi presi tra le 2 nazioni dopo la Seconda guerra mondiale L’Italia e gli Stati Uniti il 20 ottobre del 1954 hanno stipulato un accordo-quadro di massima segretezza che regola bilateralmente lo status delle basi e delle infrastrutture militari americane in Italia: l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture, noto anche come “Accordo ombrello” per l’ampiezza della sue disposizioni. Molti altri sono stati i Trattati a lungo segreti, segretezza un tempo condivisa con il successivo Shell Agreement del 1995, finché il governo D’Alema non ne decise la pubblicazione in seguito all’incidente del Cermis del 1999 quando un aereo da guerra Usa, volando ad alta velocità e a quota molto bassa, tranciò i cavi della funivia causando la caduta della cabina e uccidendo 20 persone, questo non senza polemiche specie da parte americana. Per sostenere l’ipertrofico apparato militare, gli Usa sono diventati un’economia di guerra. In questa corsa agli armamenti hanno trascinato tutti. Nel 2019 secondo l’istituto svedese SIPRI, si sono spesi globalmente 1.917 miliardi di dollari per la difesa, 5,25 miliardi al giorno in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente.
La spesa Usa è cresciuta del 5,3% rispetto al 2018, fino a 732 miliardi di dollari.
Nel 2019 la spesa globale per la Difesa ha rappresentato il 2,2% del Pil globale, pari a circa 249 dollari a persona.
Al secondo posto nella classifica SIPRI si conferma la Cina, che sale a 261 miliardi. L’Italia spende 1,42% del PIL 27,5miliardi quantificabile in 75 milioni di euro al giorno. In un Paese come il nostro, devastato dal Covid 19 e dall’austerity, con questa somma, quanti malati potrebbero essere curati? Quanti ospedali potrebbero essere costruiti? Quanto territorio potremmo mettere in sicurezza? Strade e scuole riparate, scolari istruiti, persone in difficoltà aiutate? Invece sono gettati via per guerre e armamenti che seminano morte e sofferenza e di conseguenza ci espongono al rischio di attentati definiti, con una certa dose di ipocrisia, “terrorismo”, quando gli USA e la NATO terrorizzano il pianeta.
Basterebbero 40 miliardi per porre fine alla fame nel mondo e ogni anno muoiono per malnutrizione dai 30 ai 50 milioni di persone.
Nonostante il nostro Paese abbia firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, ratificato nel 1975, sul nostro territorio ci sono circa 40 bombe atomiche, le vecchie B61, che verranno prossimamente sostituite con le nuove B61/12 per i nuovi F35. Il 22 gennaio 2021 – 75 anni dopo Hiroshima – è entrato in vigore il nuovo trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN), un presupposto di Democrazia Mondiale. Nel 2017 con il voto favorevole in sede ONU di 121 Stati e la ratifica da parte di 51, finalmente la maggioranza degli Stati ha deciso di attuare l’obbligo internazionale :“di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un disarmo nucleare globale e sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale”. Gli Stati nucleari e la stessa NATO hanno addirittura cercato di boicottare una decisione a larghissima maggioranza dell’Assemblea Generale, opponendo una strenua resistenza, anche con atteggiamenti ricattatori verso gli altri Stati e i loro alleati incluso l’Italia, rifiutandosi illegittimamente di partecipare alle trattative e di aderire a questo nuovo Trattato che proibisce la minaccia, l’uso, il possesso, la produzione e la vendita delle armi nucleari ed hanno, in data 4 dicembre 2019, dichiarato da Londra : La “NATO will remain a nuclear alliance.”(rimarrà un’alleanza nucleare). Anche il movimento pacifista bresciano si è mobilitato attraverso l’adesione di 51 associazioni denunciando il comportamento irresponsabile e subalterno del governo del nostro paese condividendo e sottoscrivendo la lettera aperta di IALANA Italia (Associazione internazionale di avvocati contro le armi NUCLEARI), indirizzata alla presidenza del Consiglio invitando a firmare e ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari.
La base militare di Ghedi, Base dell’US-Air-Force (USAF) stazione di comunicazione e deposito, ha nel suo seno 20 ordigni nucleari secondo Hans Kristensen, considerato un’autorità a livello internazionale in materia di armamenti, componente della Federation of American Scientists, il quale dichiara che c’è un “accordo bilaterale segreto ma noto da anni col nome in codice Stone Ax” che consente agli americani di stoccare le loro armi nel nostro paese e che nuove bombe, le B61/12 sostituiranno le vecchie B61. Il loro arrivo in Italia è previsto tra il 2022 e il 2023.
Nel frattempo nella base di Ghedi sono iniziati i lavori per realizzare la principale base operativa dei caccia F-35A dell’Aeronautica italiana armati di bombe nucleari. La Matarrese spa di Bari, che si è aggiudicata l’appalto con un’offerta di 91 milioni di euro, costruirà un grande hangar per la manutenzione dei caccia (oltre 6.000 m2) e una palazzina che ospiterà il comando e i simulatori di volo, dotata di un perfetto isolamento termoacustico «al fine di evitare rivelazioni di conversazioni». Verranno realizzate due linee di volo, ciascuna con 15 hangaretti dove verranno parcheggiati i caccia pronti al decollo. Questo conferma il progetto varato dall’allora ministra della difesa Roberta Pinotti che prevedeva lo schieramento di almeno 30 caccia F-35A. L’area in cui verranno dislocati gli F-35, recintata e sorvegliata, sarà separata dal resto dell’aeroporto e Top Secret. Il perché è chiaro: accanto ai nuovi caccia saranno dislocate a Ghedi, in un deposito segreto che non compare nell’appalto, le nuove bombe nucleari statunitensi B61/12. Come le attuali B61 di cui sono armati i Tornado PA-200 del 6° Stormo, le B61/12 saranno controllate dalla speciale unità statunitense (704th Munitions Support Squadron della U.S. Air Force), «responsabile del ricevimento, stoccaggio e mantenimento delle armi della riserva bellica USA destinate al 6° Stormo Nato dell’Aeronautica italiana». L’Italia – Stato non-nucleare – aderente al Trattato di non-proliferazione che gli vieta di avere armi nucleari sul proprio territorio, svolge la sempre più pericolosa funzione di base avanzata della strategia nucleare Usa/Nato contro altri paesi. Dato che un F/35 può trasportare nella stiva interna 2 B61/12, si ipotizza che solo i 30 F-35A di Ghedi avranno una capacità di almeno 60 bombe nucleari. É bene considerare anche che un’ora di volo di un F-35A – documenta la US Air Force – costa oltre 42.000 dollari. Ciò significa che solo le 5.000 ore di volo effettuate dagli F-35 di Amendola (provincia di Foggia) sono costate, alle nostre casse pubbliche 180 milioni di euro. L’Italia rimane il paese europeo col più alto numero di bombe nucleari e l’unico paese con due basi nucleari: Aviano e Ghedi. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata dalla FAS (Federation of American Scientists), di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.
Con l’insediamento del nuovo governo Draghi, che non risponde certo al volere e alle attese degli elettori italiani, si fotografa meglio il futuro del nostro paese. La collocazione dei vari personaggi designati nei luoghi strategici ci fa capire la prospettiva. Quando Cingolani, un ex dirigente di Leonardo S.P.A. (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza) diventa ministro alla Transizione Ecologica, un ex ministro degli Interni come Minniti direttore di MedOr (nuovo centro studi di Leonardo sul Medio Oriente), un generale dell’Esercito come Figliuolo diventa Commissario Straordinario all’emergenza Covid e l’ex Capo della polizia Gabrielli ottiene la delega ai Servizi Segreti, dovrebbe saltare agli occhi l’intreccio profondo tra apparato poliziesco-militare e il settore dell’industria bellica, cosi come la prospettiva di gestione statale delle potenziali tensioni sociali in epoca di Covid: guerra alla popolazione come possibile nemico interno, a cominciare da chi non abbassa la testa.
Non peraltro nel programma del governo Draghi si prevede l’acquisizione di nuove armi e un incremento della spesa militare. Ad aprire a questa possibilità è stato il Parlamento, che attraverso il dibattito delle Commissioni Difesa di Camera e Senato ha approvato all’unanimità i pareri consultivi relativi, introducendo nuove priorità e limitandone altre e accantonando le proposte delle organizzazioni della società civile e del mondo del lavoro. È cosi che il settore entra nel PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza). La politica italiana dunque preferisce sedersi al tavolo con le principali aziende militari italiane e immaginare di girare a loro fondi destinati alla ripresa del paese. Alle audizioni delle Commissioni di Camera e Senato hanno partecipato rappresentanti dell’industria militare, la Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili, e naturalmente il colosso industriale Leonardo spa (da cui proviene il ministro della Transizione Ecologica Cingolani). Questa appropriazione indebita di fondi, snatura l’introduzione del PNRR che prefigurare un futuro di pace e di riconciliazione con la natura, andando esattamente nella direzione opposta, sostenendo quanto dichiarato dal capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, nominato da Mario Draghi, «Siamo in guerra e ci vogliono norme da guerra». È stato preso alla lettera. Anziché aumentare e migliorare il sistema di difesa civile e di prevenzione dei conflitti, si preferisce rafforzare il potere della dittatura della armi.Draghi, dunque ritiene che la ripresa del nostro Paese si possa realizzare anche favorendo la corsa agli armamenti dirottando una parte dei fondi europei, in arrivo con il Recovery plan, verso la filiera militare delle armi. promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie, adottando una visione organica del settore della Difesa, in grado di dialogare con la filiera industriale coinvolta, in un’ottica di collaborazione con le realtà industriali nazionali. Un chiaro segnale che questo sistema e questo governo stanno lavorando per la guerra. Questo sta a significare che utilizzeranno i fondi destinati alla Next Generation in un’ operazione di greenwashing per produrre nuovi armamenti e aumentare i finanziamenti di un settore che già riceverà almeno il 18 per cento (quasi 27 miliardi di euro) dei fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034. Anche se “green” le bombe non portano sviluppo e non garantiscono futuro, sono sempre strumenti di morte. La produzione e il commercio delle armi impattano enormemente sull’ambiente. Le guerre, oltre alle incalcolabili perdite di vite umane, lasciano distruzioni ambientali che durano nel tempo. Ne consegue che la lotta al cambiamento climatico può avvenire solo rompendo la filiera bellica! L’uomo si trova in contrasto con la natura e se noi non rispettiamo le sue regole la natura con noi non può trattare. Per queste ragioni diventa sempre più urgente e necessario uscire dalla NATO e da questa logica di morte per riprenderci la sovranità e neutralità del paese e decidere del nostro futuro.Dovrebbe saltare agli occhi di tutti che le guerre e gli armamenti sono solo un affare per i padroni che impongono il loro volere sull’intera umanità. Quando fu scritta la Costituzione nata dalla Resistenza Partigiana, si segnò un trionfo della democrazia e un argine a nuove derive totalitarie. Sarebbe opportuno partire proprio da quei 139 articoli iniziando a renderli praticabili, rammentando che:
la sovranità appartiene al popolo e non ai padroni!!!
Solo così potremo festeggiare e comprendere davvero il 25 aprile
Donne e Uomini contro la guerra / CentroSociale28maggio
NEGAZIONISTA SARÀ LEI!
Un tempo ti davano dello “stalinista” e la questione era risolta. Si è poi passati all’insulto di “rossobrunismo”, ma questo è troppo interno ad una risicata minoranza di militanti, la maggior parte della gente non capirebbe; invece “sovranista”, “complottista” e, magnifico nella sua granitica indeterminatezza, “negazionista” sono insulti comprensibili a tutti!
Per noi Compagne e Compagni del Centro Sociale “28maggio”non è più procrastinabile una presa di posizione pubblica in merito a questa fetida situazione, pertanto ci rivolgiamo a chi all’interno del movimento non intende aiutarci a portare il fardello, ben pesante, della critica al pensiero unico!
Cosa ci sta accadendo? Non solo abbiamo i signor nessuno che insultano e minacciano “i negazionisti”, ma si può leggere il post su facebook di un dirigente di una forza politica di sinistra che fa la stessa cosa e racconta:
“Un tipo, seduto al tavolo mi sente e reagisce “Perché ancora credete al covid? Non lo vedete che muoiono solo i vecchi? Fatemi vedere qualcuno di giovane che ne è morto” “Si tratta di una semplice influenza con cui ci stanno rovinando a tutti” “Le bare sono vuote come gli ospedali”. E via dicendo. Il tipo al tavolo ha rischiato. L’ho insultato in ogni modo possibile augurandogli anche che in caso di contagio la sanità pubblica si rifiuti di curarlo. Più che contraddirlo – sarebbe stato come parlare ad un muro – ho letteralmente sperato che si alzasse e provasse a difendersi e a mettermi le mani addosso. Non mi sarei trattenuto. So bene che bisognerebbe avere altre reazioni e che bisognerebbe conservare un minimo di calma ma a volte è troppo. Qualcuno seduto ha balbettato che “le opinioni sono legittime”. A mio avviso ci sono temi come questo, come il razzismo, l’omofobia, lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente, dove le espressioni cessano di essere pareri e diventano punto radicale di contrapposizione. In questi casi, fare sconti è inaccettabile e alzare la voce non è un diritto ma un dovere.”
La discussione che ne è seguita, non è stata recepita come costruttiva e chiarificatrice dai partigiani del dirigente sé-dicente “comunista”, tanto che le donne che nei loro interventi si sono opposte alle minacce propinate all’opinionista da bar, sono state definite, per riassumere gli insulti, come “feroci commentatrici no-mask” che vomitano veleno, e per giunta accusate di aver segnalato a papà Zuckerberg un soggetto perché aveva scritto: “io appena esco di qui, li vado a menare tutti (i negazionisti), non hanno idea” …
Dunque sarebbero stati pronti, a loro dire, a menar le mani, mentre davano del fanatico, del malato, del pazzo buono solo per un ospedale psichiatrico a chi non la pensava “come tutti”… insomma menar le mani non è più da fascisti ormai, ma da “antinegazionisti” e sinceri democratici! Questa obbedienza al pensiero dominante non è imposta con la forza, ma “consigliata”, sollecitata e indirizzata come la cosa giusta per il bene di tutti. Fammi sentire “dalla parte giusta” fornendomi dei ribelli, dei dissenzienti da odiare, da disprezzare, da condannare pubblicamente, cosi che mi possa sentire migliore di loro!
Come preambolo diciamo subito, per non dar adito a fraintendimenti, che nessuno di noi vuole mettere in discussione la pericolosità del virus, ma allo stesso tempo non possiamo permetterci di perdere l’uso della ragione contro il contagio della paura.
Un tempo se negavi l’esistenza di Dio ti torturavano e ammazzavano; se non credevi che avremmo vinto la guerra eri considerato un “disfattista” e ti punivano anche con la fucilazione; ora se c’è qualcuno che non crede al Covid o critica la sua enfatizzazione mediatica, entra automaticamente nella categoria del pazzo, fascista, terrapiattista, camorrista … meritevole di ogni male, anche quello supremo di non essere curato. Si mescola tutto in un delirio da “caccia alle streghe” vergognoso, senza rendersi conto che capire le masse è il primo dovere di un militante se vuole cambiare lo stato di cose presente.
L’insulto di “negazionista”, buono per tutte le stagioni, è diventato nel tempo bipartisan, inizialmente i “negazionisti” erano quelli che sminuiscono o negano i crimini contro l’umanità compiuti dai nazifascisti, ora anche le destre lo utilizzano dando dei negazionisti agli storici che contestualizzano e ridimensionano il tema delle foibe. Nel caso del Covid chiunque si ponga in modo critico nei confronti delle scelte governative, chi denuncia le irrazionalità dei provvedimenti e punta il dito sulle responsabilità politiche della gestione della pandemia, col corollario di una attentato permanente alle libertà, è un “negazionista”, perché per l’antinegazionista il governo dovrebbe disciplinare in modo ancor più stretto la nostra vita sociale, tra questi antinegazionisti brilla una parte della sinistra che praticamente agogna gli arresti domiciliari di massa con sussidio!
Come spiegano i Wu Ming “i «negazionisti del morbo» sono un’infima minoranza, costantemente ingigantita al microscopio dai media e tirata in ballo per esecrare il dissenso, mentre il «negazionismo del disciplinamento» è maggioritario, impregna il discorso ufficiale e dà forma alla narrazione dei media filo-governativi”.
Ma quanta malafede c’è in questa postura filo-governativa?
Ogni anno ci sono decine di migliaia di morti per infezioni ospedaliere, tante che se i telegiornali ne parlassero martellandoci ogni giorno come col Covid, non vorremmo più nemmeno passar vicino ad un ospedale; l’inquinamento uccide più del virus … un bresciano su tre muore di cancro, ma questo dramma sparisce davanti al Covid sovrano,rendiamoci conto!
La realtà è complessa, ma questa società ha bisogno di risposte facili (anche questo documento dovrebbe essere più breve!): mascherine, vaccini, diserbanti, galere, repressione del dissenso.
Nei tragici giorni della pandemia si è fatta strada quella che appare essere la soluzione definitiva al problema Covid 19: il vaccino. Si moltiplicano così le petizioni che ne chiedono l’utilizzo come «bene comune» affinché la distribuzione raggiunga tutti coloro che ne hanno bisogno, dunque potenzialmente almeno il 60% della popolazione mondiale, stando alle stime indicate. In questa fase dovremmo stabilire con chiarezza la definizione stessa di «bene comune», per la valenza che realmente rappresenta, perché la battaglia per il vaccino assume un’importanza sistemica emblematica, se comprendiamo ciò che ci unisce al virus come parte del vivente.
La questione dei brevetti dei vaccini è sintomatica della commistione tra profitto e salute pubblica.
Il professor Crisanti, Ordinario di Microbiologia e Direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, in una recente intervista a Focus live, in risposta alla domanda se si sarebbe vaccinato a gennaio 2021, ha affermato che non lo avrebbe fatto fino a che i dati di efficacia e sicurezza non verranno messi a disposizione sia della comunità scientifica sia delle autorità che ne regolano la distribuzione. Apriti o cielo! Tutti i giornalisti, servi del sistema, addosso! E lui obbligato a difendersi per aver detto qualcosa di sensato e intelligente!
Peraltro il vaccino per tutti, ci dicono, non sarà obbligatorio, ma qualcuno afferma, pensiamo già ad un patentino … cosa significa questo? Chi non avrà fatto il vaccino, cosa non potrà fare? Ma è sostenibile questa situazione? Questo impazzimento generalizzato non suggerisce un momento di riflessione? Possibile che non si riesca almeno ad intravedere ciò che ci aspetta e le ripercussioni future di questo incalcolabile disastro?
Il tenore di vita è ulteriormente peggiorato per il 7,6% degli italiani, il tasso di disoccupazione per le donne è quasi il doppio di quello degli uomini. Tutto quel che ci viene tolto in termini di potere d’acquisto, diritti e servizi, fiducia nel futuro ha una giustificazione nel “terribile virus” e tutte le conseguenze di una politica economica criminale e servile rispetto ai diktat dell’Unione europea, soprattutto nel nostro paese, avrà come spiegazione la pandemia, ma come colpevole il “negazionista”, colui che non ha ottemperato alle disposizioni governative. La narrazione ufficiale è ormai integrata a tutti gli effetti da chi dovrebbe sempre stare dalla parte del torto, vista quanta gente c’è dalla parte della ragione!
Mentre la fabbrica del falso gira a pieno regime, le esternalizzazioni ospedaliere sono in corso, figuriamoci se nel fumo della paura può scaturire una protesta generalizzata, persino in Lombardia sembra che ci dovremo tenere Fontana e Gallera, nonostante gli scandali e la richiesta di commissariamento.
Il popolo ha premiato elettoralmente l’uomo politico che marcia unito insieme all’esercito mediatico degli allarmisti. L’unico comandamento di questo politico medio nostrano recita “parati il culo”, è meglio un provvedimento persecutorio in più che uno in meno. Meglio che le multe ai disobbedienti siano stratosferiche e assolutamente incongrue piuttosto che qualcuno insinui che hai preso sottogamba la pandemia. Penalizza pure fino all’estremo le normali relazioni sociali, l’importante è che salvaguardi il profitto dei padroni. Dunque il popolo curvi la testa, vada a lavorare e a far la spesa, ma poi a casa davanti al televisore!
Caro politico da strapazzo per noi prima di tutto viene la salute di ogni essere umano, poi viene la sanità; il problema è che nessuno in questo paese senza memoria e dunque senza futuro ti chiederà conto delle conseguenze che avranno avuto le tue decisioni sulla psiche collettiva: vendite di psicofarmaci per depressione e ansia in aumento vertiginoso, disturbi alimentari soprattutto nei bambini, ragazzi, adolescenti privati della scuola e sempre più dipendenti da internet e dai social; così come non ti sentirai sulla coscienza quelle persone che vivono il confino in casa come una vera e propria condanna, magari al fianco del loro aguzzino, quasi sempre donne. In Giappone i suicidi dei giovani, spesso precari, sono aumentati dell’8%, in Italia un giorno o l’altro scopriremo i dati. I malati di cancro rimasti senza cura nel nostro paese sono un numero sterminato, molti già morti, così come è morta la prevenzione di molte malattie che si faranno aggressive nel tempo a venire.
Gli ospedali sono pieni perché in 10 anni sono stati tagliati 37 miliardi per la sanità e 70.000 posti letto (allucinante, no?!) e la sanità regionale è in combutta con la sanità privata e coi suoi sporchi interessi fatti sulla pelle dei malati. Cosa di peggio che chiamare gli ospedali aziende e i pazienti clienti? Solo la domanda pagante ha ormai accesso alle cure veloci, anche il Covid è un virus di classe, chi è ricco, potente, conosciuto ha un percorso di cura celere e accurato, gli altri si arrangiano come possono. Ricordiamo ai filo europeisti che tra gli obblighi da rispettare presi dai governi italiani con la “cupola nazieuropea” c’è il taglio feroce della spesa pubblica.
Proprio per nascondere la conoscenza dell’origine e della banalità del male di cui siamo vittime, i media, come megafono del potere, fanno in modo di far ricadere la colpa sui cittadini, e lo fanno attraverso il terrorismo mediatico, mentre i soprusi istituzionali vengono esaltati come la sola medicina utile per uscire dall’emergenza Covid, nel contempo gli affaristi di ogni risma si fregano le mani come ai tempi dei vari terremoti che hanno colpito l’Italia! Grave è non averlo abbastanza compreso!
Il castello di balle deve restare in piedi il più possibile per giustificare il degrado economico. I dati vengono manipolati: le ambulanze in coda per la sanificazione vengono strumentalmente utilizzate dal giornalista di turno che le descrive come cariche di pazienti senza speranza di poter accedere all’ospedale. Persino la classica influenza stagionale è sparita completamente, il suo virus nella battaglia mediatica è stato vinto dal Covid, e in Lombardia non si trova nemmeno più il vaccino antinfluenzale.
Perché nessun governo, se tanto gli preme la nostra salute, invece che opprimerci con continui attentati alle libertà fondamentali non decide di rinunciare alle spese militari per investire in quelle sanitarie??? Le spese militari in Italia ammontano a 72milioni di euro al giorno!
Solo per fare qualche esempio della nostra comune quotidianità:
Per entrare in ospedale vieni fermato, interrogato, ti misurano la febbre e ti fanno lavare le mani col gel, e questo è normale, ma è altrettanto normale che si appronti un reparto Covid interno all’ospedale stesso? Il problema è che non mettiamo a fuoco il nemico, e il nemico è la gestione del Covid. Un medico pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare, il dottor Ernesto Burgio ripete a chi vuole ascoltare che in Italia: “La medicina territoriale non è ancora stata rafforzata abbastanza”, aggiungiamo noi che in Lombardia è stata semplicemente distrutta. Poi in modo chiaro e senza ambiguità afferma che “il Covid non deve entrare nelle strutture ospedaliere, si deve fare come han fatto i cinesi: costruire ospedali da campo, requisire ospedali militari, aprire ospedali dismessi”, e invece, aggiungiamo noi, si fa esattamente il contrario e, da una parte non si fanno più visite anche a pazienti gravi e gravissimi perché c’è il Covid, dall’altra si aprono reparti Covid in ospedali come il Civile di Brescia che è rinomato a livello internazionale, tentando di distruggerlo a favore delle cliniche private convenzionate.
Perché un certo prodotto non lo puoi comprare alla COOP essendo considerato “casalingo”, ma MediaWord te lo vende? Perché la catena di prodotti di bellezza KIKO è aperta, mentre altri negozi ben più essenziali son chiusi?
Perché non possiamo più entrare al bar stando distanziati e seduti, ma possiamo fare la coda davanti alla sua porta per bere il caffè?
Perché non possiamo uscire dal paese di residenza, indipendentemente dal fatto che sia minuscolo o grande come una metropoli, ma se ci rechiamo al lavoro allora siamo esentati da controlli e sanzioni? Non ci accorgiamo dell’assurdo della vita che ci vogliono far vivere? Perché accettiamo in nome dell’emergenza questa subalternità?
Queste sono prove tecniche di controllo sociale per eventi futuri ben più gravi. Ci stanno allenando all’obbedienza “cieca e assoluta”, così se dovesse scoppiare una guerra saremo già disciplinati, tutti contro tutti, pronti alla delazione. La narrazione tossica esalta i comportamenti individuali mentre la verità è che un problema sociale e sistemico può essere affrontato solo con l’azione collettiva.
Hanno investito molti zelanti soggetti del compito di fare il “poliziotto” che controlla e sanziona: tira su la mascherina, fai tre passi indietro, ora non entri perché sei arrivato troppo presto, fammi rivedere la richiesta, aspetta lì in parte, non è il tuo turno, devi star fuori, non puoi accompagnarlo dentro a fare l’esame anche se … sei la moglie di un handicappato grave in sedia a rotelle! (crudeltà senza fine!)
Il segno distintivo della vera sovranità è il potere di decidere sull’eccezione, ed è questo che ci sta accadendo con i DPCM del Signor Conte!
Siamo entrati nella società dei sistemi. Il sistema è concepito ciberneticamente ed è sovrano , è un tutt’uno avvolgente che non ha un esterno, per questo è ancor più difficile e faticoso far sentire la nostra voce!
Siamo utenti di un sistema a cui dobbiamo continuamente adeguarci, se prima lo chiamavamo algoritmo ora lo possiamo definire virus … è sempre sovrano!
Ivan Illich scriveva che “la ricerca patogenica della salute” può comportare una preoccupazione intensa, incessante e addirittura narcisistica per il proprio corpo. La “percezione del rischio”, che lui considerava come “la più importante ideologia para-religiosa celebrata oggi”, ha un effetto disincarnante perché “è un concetto strettamente matematico”. Non riguarda le persone ma le popolazioni: nessuno sa cosa accadrà a questa o quella persona, ma ciò che accadrà all’aggregato di tali persone espresso in termini di probabilità. Identificarsi con questo tipo di astrazione statistica significa cimentarsi, sosteneva Illich, in una “radicale algoritmizzazione di sé”.
Il neoliberismo non complotta ma conquista le menti. I neoliberisti si muovono “col denaro dello Stato” contro tutto ciò che è pubblico. La distruzione del welfare viene chiamata “riforme strutturali”, non si distinguono più informazioni pertinenti e non pertinenti. Tra tante guerre, aperte e sotterranee, che sono avvenute negli ultimi decenni, la più importante è stata resa invisibile ed è quella dei padroni contro i sudditi, una guerra ideologica totale. Il paradosso più inquietante è che in nome della libertà siamo ridotti a servi e in nome del privato aboliscono la nostra privacy. “Con le misure anti-Covid è in atto un colossale esperimento di ingegneria sociale” sostiene Marco D’Eramo. “Non era mai successo che due miliardi di persone contemporaneamente fossero messe agli arresti domiciliari volontari e lo accettassero. Un esperimento sociale con due miliardi di cavie non si era mai visto”.
Noi siamo degli umani e tali vogliamo vivere. La pensiamo come Wu Ming: “Davvero siamo arrivati a credere che «salute» sia soltanto non prendersi il virus? Davvero siamo arrivati a pensare che «vita» significhi così poco, e si riduca al non ammalarsi di Covid? Com’è possibile che si sia giunti a dire che ora si deve pensare solo al virus e di tutto il resto della realtà sociale – forse – ne parleremo «dopo»? Ma «dopo» quando? Davvero si pensa che, se stiamo zitti e muti adesso, «dopo» potremo riprendere discorsi “radicali” come niente fosse? Ma dove, come? Con quale faccia?”
Noi non vogliamo essere costretti a credere acriticamente alla narrazione ufficiale, le idee dominanti sono propinate dalle classi dominanti! Se Conte ci spiega che a Natale non possiamo abbracciarci e baciarci, ma farci dei doni sì, non possiamo non ribellarci perché ci stanno entrando in casa, tra di noi, nelle nostre vite e nelle nostre mutande; come possiamo non renderci conto che il potere sta realizzando il suo sogno e si fa assoluto facendoci vivere come schiavi in catene, compiendo il miracolo di silenziare persino chi dovrebbe supportare il pensiero critico.
Come scrive Anna Pulizzi è “Già prenotata la terza ondata, come ampiamente riportato da tutte le dichiarazioni dei veggenti istituzionali. Quindi tra poco e solo per poco tutte le regioni diventeranno gialle o quasi, così che noi si possa essere incolpati di eccessi scellerati, ad esempio esserci scambiati un bacino per gli auguri, o addirittura aver tolto la museruola per bere lo spumante. E poche ore dopo la partenza della befana, ecco risalire quella curva sempre straordinariamente in linea con le intuizioni del capobastone e dei suoi giannizzeri, a loro volta in gara per il trofeo dell’allarmismo, ma superati stavolta dall’Oms, organizzazione ormai privatizzata, che addirittura sconsiglia le cene in famiglia.”
Per non perderci d’animo non ci resta che osservare i nostri cugino d’oltralpe: in tutta la Francia il 21 novembre 2020 migliaia di persone hanno manifestato per contrastare la deriva liberticida del governo Macron. Circa 25.000 persone si sono riunite a Parigi per denunciare la proposta di “legge sulla sicurezza globale”. Per il potere francese zittire i media e garantire impunità alla polizia sono gli strumenti per creare un mondo più sicuro. Sicuro per chi?
Noi del “CentroSociale28maggio” ci siamo detti che in Italia i media stanno zitti senza fatica, d’altronde nella classifica mondiale 2020 sulla libertà di stampa l’Italia figura al 41esimo posto, in Europa occidentale la peggior posizione, fatta eccezione per la Grecia, inoltre, dopo Genova 2001, abbiamo visto che se vuoi far carriera nella polizia devi menare, essere violento e mandare in ospedale chi non si allinea alle regole imposte. Per fortuna però le immagini delle proteste francesi ci fanno pensare e sperare che non tutta la sinistra è morta … di COVID!
-LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL CS 28MAGGIO-

TRUMP STA A BIDEN COME SALVINI A MINNITI
“Non ballerò di gioia per la vittoria di Biden, ma non nasconderò un sorriso mentre il mondo perde questo sgradevole biondo” Bassam Saleh
Nessuno si sogna di difendere un reazionario come Trump nemico giurato di ogni istanza socialista o anche solo timidamente antimperialista.
Trump se ne va lasciando dietro di sé l’enorme carico di indignazione e rabbia che la sua presidenza ha suscitato. Ora per molti non rimane altro che recuperare un equilibrio umano e legale dentro e fuori gli USA. Trump ha disdettato il trattato INF firmato da Reagan e Gorbachev che impegnava USA e URSS a distruggere i loro missili a testata nucleare, ha disdettato l’accordo nucleare con l’Iran, è uscito dall’accordo sul clima, ha tentato un golpe in Venezuela e in Bolivia, ha sostenuto la guerra in Yemen, continuato tutte le guerre che aveva ereditato, rimesso il blocco a Cuba, portato l’ambasciata statunitense a Gerusalemme riconoscendola come capitale dello stato di Israele e infine iniziato la guerre fredda alla Cina.
Ma non c’è nulla da festeggiare per la vittoria di Joe Biden!
Gli Stati Uniti, che non hanno riconosciuto le elezioni di altri paesi come Venezuela, Bolivia, Bielorussia, ora si trovano a mettere in discussione il loro esito elettorale per bocca del loro stesso Presidente che ne denuncia i brogli.
Trump se ne va, e qualcuno può pensare che il mondo intero ricomincia a respirare, ma rimane il trampismo, rimane quel clima di odio razzista che il trampismo ha spalmato in questi anni non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.
Trump ha dietro di sé 70 milioni di voti. Ha perso per poco, ed è questa la notizia su cui pochi vogliono riflettere …
Il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti Joe Biden sarà il leader di una nazione spaccata in due metà quasi uguali (73,8 milioni di voti contro 69,3), in cui le divisioni di classe e di casta hanno fatto esplodere grandi sollevazioni sociali.
Ora pensare che il nuovo presidente possa favorire la protesta di piazza in particolare quella degli Antifa e dei Black Lives Matter è una pia illusione. Biden non è mai stato la figura di riferimento di questi movimenti, Biden è la figura di riferimento delle grandi lobby internazionali che possono spostare ingenti capitali da un continente all’altro e che determinano la vita politica di intere nazioni. Biden è stato scelto dal sistema proprio per fermare questo popolo che dà vita e linfa ai movimenti sociali pacifisti, femministi e antirazzisti. E coloro che lo festeggiano per la sua vittoria si troveranno presto a piangere lacrime amare. Non per niente non hanno voluto candidare Bernie Sanders e provare davvero a voltare pagina.
Gli USA non sono mai stati una vera democrazia, ma un sistema di potere oligarchico, liberale, imperialista e guerrafondai che non ha mai favorito le classi disagiate.
Dobbiamo ricordarci che Joe Biden, è stato il vice del premio ‘Nobel per la Pace’ Barack Obama. Altro presidente celebrato come una speranza di cambiamento. Sappiamo tutti come è andata a finire: durante la sua presidenza ha sganciato il maggior numero di bombe rispetto ai suoi predecedessori su Afghanistan, Libia, Somalia, Pakistan, Yemen, Iraq e Siria. Ha imposto sanzioni criminali contro il Venezuela, definito “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale”, ha armato i golpisti a Caracas così come a Managua nel tentativo, naufragato, di rovesciare il governo sandinista in Nicaragua guidato dal Comandante Daniel Ortega, ha sostenuto le operazioni di lawfare (golpe blando) in America Latina che hanno condotto al golpe parlamentare contro Dilma Rousseff in Brasile e il killerraggio politico dell’ex presidente argentina Cristina Kirchner. Va ricordato che Joe Biden non si è mai staccato da questa componente guerrafondaia anche quando Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ha dichiarato di avere le prove del collegamento tra l’ex candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton ed il gruppo terroristico ISIS. La Clinton non solo aveva legami con i terroristi, mentre ricopriva la carica di Segretario di Stato USA, ma ha anche autorizzato l’invio di armi americane in Qatar da consegnare ai ribelli libici per rovesciare Gheddafi. La Clinton ha cercato di applicare in Siria lo stesso schema. Le sue iniziative hanno favorito l’afflusso di armi e denaro ai terroristi ribelli, allo scopo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad.
Joe Biden è stato uno dei più ferventi sostenitori dell’azione militare statunitense contro i serbi durante lo scioglimento della federazione jugoslava, prima in Croazia (1991-95), poi in Bosnia (1992-95), e poi nella provincia serba del Kosovo (1998-1999). Joe Biden ha sostenuto tutte le guerre intraprese dagli USA negli ultimi 40 anni, cambi di regime e rivoluzioni colorate. Inoltre la famiglia Biden ha legami e affari poco chiari con i neonazisti in Ucraina. Hunter Biden, figlio di Joe, entrò nel consiglio d’amministrazione della Burisma Holdings, compagnia ucraina del gas, nel maggio 2014, con uno stipendio di 50 mila dollari al mese. Il figlio di Biden venne scelto nonostante non parlasse la lingua e non avesse particolari esperienze nel campo energetico. Ma venne cooptato pochi mesi dopo la decisione di Obama di affidare al suo vice il compito di seguire la transizione politica in Ucraina. Dove per transizione si intende la rivoluzione colorata che ha portato al potere in Ucraina i neonazisti e cacciato il presidente Viktor Yanukovich.
Gli Stati Uniti rimangono la democrazia occidentale con il peggior sistema elettorale, il peggior sistema giudiziario, e il sistema sanitario peggiore di qualsiasi altra democrazia al mondo. Gli Stati Uniti d’America rimangono il paese più guerrafondaio al mondo, dentro e fuori i loro confini, esperti in tutti i tipi di guerre e blocchi contro i paesi che cercano una via alternativa al capitalismo, contro i poveri e le minoranze interne ed esterne alle loro frontiere.
E’ il paese che produce la maggior disuguaglianza e discriminazione razzista, che spende più soldi al mondo per il sistema militare d’offesa.
Rimane il paese che consuma più risorse energetiche di qualsiasi altro e inquina il nostro pianeta più di qualsiasi altro.
No, non festeggeremo la vittoria di Biden, che non è nient’altro che un burattino di questo sistema capitalista, perché questi sono i DEMOCRATICI che tanto piacciono alla nostra sinistra ormai ridotta a “bande di ultras” che tifano e si scontrano violentemente senza un senso preciso, che ha scambiato il vecchio motto “Proletari di tutto il mondo unitevi!” con il nuovo motto: “Il comunismo è morto, Marx è superato e il capitalismo è l’unico dei sistemi possibili, ma possiamo sentirci bene lo stesso, purché ci lascino un po’ di welfare e i diritti civili!”, e questa è la vera catastrofe politica e culturale che noi non accetteremo mai!
LE COMPAGNE E I COMPAGNI DEL CENTRO SOCIALE 28MAGGIO
Brescia, nuove condanne per il “Reato di Solidarietà”
Le Compagne e i Compagni del CentroSociale28maggio esprimono piena solidarietà ai Compagn* condannati il 21 luglio 2020 dal Tribunale di Brescia: per due di loro la condanna è di 9 mesi, e di 5 mesi per gli altri dodici, con l’aggiunta di una sanzione pecuniaria di 7.000 euro.
Tutto questo accanimento per aver cercato l’11 dicembre 2014 un incontro con il sindaco di Capriolo per risolvere il problema di una famiglia sottoposta a sfratto per morosità incolpevole.
All’emergenza abitativa “ i giudici del sistema” rispondono con processi e condanne contro “i diffusori di solidarietà”.
Al disagio sociale, creato dalla crisi economica e dalla pandemia del Covid-19, loro reagiscono con il dispiegamento di strumenti repressivi anticostituzionali come la chiusura di tutti i centri di aggregazione, il DASPO urbano, e misure per prevenire l’occupazione di immobili.
Questa sentenza, che porta con sé un chiaro significato intimidatorio contro i protagonisti di questo “reato di solidarietà”, sembra avere un acido sapore discriminante all’interno del campo stesso di chi sta lottando per la difesa delle condizioni di vita dei più deboli, in particolare dei minori e di chi si trova in condizione di non poter provvedere a se stesso e alla propria famiglia.
La vergogna di chi entra in questa spirale per i debiti accumulati è insopportabile: le prime richieste di aiuto alla Caritas, la disperazione di non trovare vie d’uscita, l’umiliazione per essere entrati a far parte della categoria dei “miserabili”; questa la situazione vista con gli occhi delle vittime!
Si parla di povertà e non si vede la miseria dietro l’angolo: questo è il dramma di una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi giorno dopo giorno sotto i nostri occhi.
La situazione si sta sempre più aggravando, il vuoto istituzionale è sempre più evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali, sempre più in fase di smantellamento, capaci di frenare la disperazione di migliaia di famiglie
Il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale è uno dei cardini su cui poggia l’impianto stesso della Costituzione della Repubblica italiana.
Per queste ragioni noi Compagne e Compagni del CentroSociale28maggio siamo vicini ai Compagn* condannati, e in qualche modo ci sentiamo complici del “Reato di.Solidarietà”!
