info dal Chiapas

Abbandonati dai media ufficiali e non solo, un breve video informativo
sulla repressione a Bachajoin, in Chiapas.
Breve video co-realizzato con il Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs”
sulla situazione a San Sebastian Bachajon,
registrato l’11 febbraio, dopo l’arresto di 117 compagni, 10 dei
quali ancora in carcere.
http://www.archive.org/details/InformeBachajon
durata: 6’40”
lingua: spagnolo
¡LIBERTAD PARA LOS PRESXS POLITICXS!
¡VIVA LA OTRA CAMPAÑA!

Libia: raid aerei sui manifestanti!

da Infoaut

Libyan_Youth_Movement

Ore 21:45 Non si ferma la spietata macchina repressiva del Colonnello, anche se il regime sembra in seria difficoltà. Le testimonianze via web parlano di un vero e proprio massacro a Tripoli, dove i morti non si contano più. Pare che all’aviazione sia stato già ordinato di bombardare anche Bengasi.Già bombardate Zawia e Misrata. Alcuni piloti si sono rifiutati e hanno chiesto asilo politico a Malta. Molti diplomatici in giro per il mondo stanno rassegnando le dimissioni dichiarandosi dalla aprte dei manifestanti.
Secondo Al jazeera alcuni vertici militari starebbero preparando un colpo di stato mentre Al-Arabya riferisce che le milizie di una tribù Tuareg libica hanno occupato oggi la sede di una compagnia petrolifera presente nel sud del paese arabo.


Ore 19:15 sono moltisime le notizie che si rincorrono sui twitter e sui media ufficiali, è difficilissimo al momento avere notizie certe, cmq sono stati confermati i raid aerei che secondo AlJazeera avrebbero provocato circa 250 morti. Alcuni tweet, che ripetiamo per il momento difficilmente confermabili, darebbero la presenza di mercanari italiani nella repressione delle rivolta a Tripoli.

Ore 17:45 è da qualche decina di minuti che tramite la tv satellitare AlJazeera circala la notizia, non ancora smentita, che i due aerei militari libici abbiano aperto il fuoco contro i manifestanti nel centro di Tripoli.

Lo scossone libico

Da Infoaut

photoE’ in corso una scossa forte, violenta come non mai da quando il Colonnello Gheddafi ha conquistato il potere in Libia. L’immagine di un gruppo di giovani che butta giù il monumento del Libro Verde facendolo cadere in frantumi ha fatto il giro del mondo, ma non tutti potevano immaginarsi che dalla metafora si potesse passare ai fatti. Oggi infatti cadono i primi importanti pezzi del regime: due rappresentanti dei comitati rivoluzionari (istituti delle millantata “democrazia diretta” del regime libico) si sono dimessi in segno di sdegno per la gestione repressiva delle manifestazioni di protesta.

Dalle informazioni che abbiamo l’indignazione per le mattanze, l’impiego di mercenari, e i disumani sabotaggi ai primi soccorsi dei feriti sembra che stia attraversando una parte dell’apparato di regime: dal basso fino ai vertici. I plotoni di Khamis, figlio di Gheddafi, sembrano che abbiano anche colpito AbdulQader AlGaddafi, un parente del rais, che si era rifiutato di sparare contro le manifestazioni, ripetendo il gesto compiuto in queste ore da diversi poliziotti e militari che si sono uniti al movimento. Tutto l’est del paese è attraversato da mobilitazioni caratterizzate da tendenze insurrezionali e mentre AlBaida e Bengasi sono teatro in queste ore di violenti scontri ai margini della città tra i lealisti (comandati da Khamis) e il movimento insorgente, pare che la protesta si stia diffondendo anche nelle altre città della Libia centrale e costiera, come a Misurata dove sono in corso cortei e scontri, proprio ad un passo da Tripoli.

Gheddafi promette una risposta micidiale e devastante, come se non gli bastasse il massacro già compiuto in questi giorni (ong parlano di almeno un centinaio di morti, ma le cifre sono destinate a salire), e da più parti si dice che potrebbero essere impiegati anche mezzi aerei per soffocare la rivolta. Non a caso a Bengasi il movimento sta tentando di rendere inagibile l’aeroporto. Gheddafi aveva parlato di piazze manovrate, evocando entità imperialiste e sioniste dietro le mobilitazioni, ma dopo le ripetute svolte del regime libico sullo scenario internazionale, in modo particolare dal post-11 settembre ad oggi, risulta difficile che la retorica del colonnello posso far presa sui sentimenti antimperialisti della popolazione. Il Rais  e il suo regime sono quindi in aperta crisi e in molti vedono nell’ampio utilizzo di truppe mercenarie un segno di profonda debolezza con cui l’apparato sta rispondendo alle rivendicazioni del composito movimento anti-regime. E proprio le defezioni, se non addirittura gli ammutinamenti di parte del corpo politico, militare e poliziesco, potrebbero divenire elementi decisivi per un conflitto che se dovesse estendersi anche alla città di Tripoli diverrebbe qualcosa di più che un grande scossone.

Mentre il conto delle vittime della violenza della repressione aumenta a dismisura, l’alleato italiano, Silvio Berlusconi, dichiara alla stampa che “la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”, confermando ancora il governo italiano come la sponda reazionaria ai regimi nord africani. Il signor Berlusconi non disturba nessuno? E poi si dice “preoccupato”, ma per cosa? Cos’è che preoccupa il capo del governo italiano? C’è da credere che delle vittime provocate dal suo alleato, nonché ispiratore e primo inventore di bunga bunga, non si preoccupi poi tanto, infatti la diplomazia italiana non si è stracciata le vesti a favore dei diritti umani come nel caso dell’Afganistan o dell’Iraq, ma che la preoccupazione sia tutta concentrata sulla destabilizzazione di un regime alleato che trema di ora in ora con l’incedere della collera delle piazze.

PUNTATA SUL CARCERE DI PRESA DIRETTA

PUNTATA SUL CARCERE DI PRESA DIRETTA

Perché le carceri italiane sono così sovraffollate? Come mai il problema non è mai stato risolto? Cosa si potrebbe fare per evitare i troppi suicidi tra i carcerati? E’ veramente necessario costruire decine di nuove carceri?

L’inchiesta di “Presadiretta” entra nel cuore e nel nodo dei problemi del nostro sistema penitenziario.

Riccardo Iacona è andato a Poggioreale, il carcere di Napoli, che è simbolo dei molti  mali che affliggono gli istituti penitenziari e dà la misura di quanto grave sia la situazione. I detenuti sono ammassati in celle anguste, condannati all’inattività per la totale mancanza di progetti di riabilitazione e rieducazione e sono condannati a guardare il soffitto gran parte della giornata. Tra gli altri ha incontrato Gaetano Di Vaio, un ex detenuto che ha realizzato un documentario che dimostra l’inferno dietro le sbarre.

Alfa Acciai, tir con scorie radioattive

da QuiBrescia
radioattivi.jpg(red.) Scorie radioattive da Brescia alla Sardegna. Tre tir con 70 tonnellate di materiale, proveniente dall’Alfa Acciai di San Polo stando alle bolle d’accompagnamento, sono stati fermati prima di entrare nella Portovesme srl, azienda della provincia di Iglesias che recupera i metalli dagli scarti di fonderia.
L’allarme dell’azienda,scattato al passaggio del primo camion, ha fatto arrivare sul posto i tecnici dell’Arpas che hanno confermato la presenza di radioattività. I livelli, definiti “bassi”, non sono però stati resi noti.
Il carico era passato indenne sia a Genova che all’arrivo nel Porto canale di Cagliari.
Il carico è stato bloccato, come da prassi, all’ingresso della fabbrica per gli accertamenti. Nonostante le bolle di accompagnamento attestassero valori nulli di radioattività, i dispositivi radiometrici della Portovemse srl hanno rilevato livelli superiori alla norma. In particolare, è stata riscontrata una contaminazione da Cesio 137.
Sul posto sono giunti i carabinieri del Noe e i tecnici dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che hanno inviato un rapporto informativo alla procura della Repubblica di Cagliari. Tutta la zona circostante l’area di parcheggio dei tre automezzi è stata interdetta e i tre camion provenienti da Brescia trasferiti immediatamente nell’area riservata.
Ora sul caso è stato aperto un fascicolo per traffico di rifiuti pericolosi, mentre si attende l’arrivo in Sardegna dei tecnici dell’Alfa Acciai, azienda già nel ’97 coinvolta in un caso di inquinamento radioattivo. Stavolta è da capire come mai le scorie non siano state rilevate prima dell’arrivo nell’iglesiente. L’azienda di San Polo, infatti, è dotata per legge della tecnologia necessaria e controlli vengono effettuati anche nei porti. Lunedì mattina verranno eseguiti ulteriori accertamenti con i tecnici di Alfa Acciai.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Dino Risi
con Gian Maria Volontè, 1970

SIMBOLI RIMOSSI… QUESTIONE CHIUSA?

da Radio Onda d’Urto Franciacorta

Oggi è il giorno della vittoria per molte delle persone che hanno combattuto per far togliere i simboli leghisti dalla scuola di Adro. Oggi, 9 febbraio 2011, cinque mesi dopo l’inaugurazione del nuovo polo scolastico intitolato al teorico razzista “gianfranco miglio” i soli non ci sono più. La sentenza del tribunale del lavoro di due mesi fa(la trovate qui) è definitiva, il ricorso del sindaco Lancini è stato rigettato e la rimozione dei simboli rimasti (anche quelli nascosti dietro un adesivo) sembra essere in corso.

Una vittoria? Sicuramente oggi la scuola pubblica di Adro ritorna ad essere la scuola di tutti, un bene comune da difendere, da mettere a disposizione, da rispettare. Tutte cose che l’attuale amministrazione non ha fatto e, crediamo, continuerà a non fare. Non ha rispettato i bambini, i genitori e gli insegnanti che, per 5 mesi, hanno dovuto vivere in un ambiente evidentemente utilizzato per fare becera propaganda politica. Non ha rispettato l’istituzione scolastica pubblica, un istituto peraltro già maltrattato all’inverosimile dalle amministrazioni verdinere di regione e provincia nonchè dal Ministro bresciano Gelmini. Non ha condiviso un progetto tanto importante come la costruzione di un polo scolastico (con annesso debito milionario e cessione dei 4 vecchi istituti presenti in paese e nelle frazioni) con la cittadinanza, imponendo tutto dall’alto, senza indire ne consultazioni ne assemblee.  Per tutti questi motivi crediamo che ad Adro la questione non si chiuderà.

Siamo in presenza di un’amministrazione che utilizza il mandato elettorale come una delega in bianco. Siamo di fronte a un sindaco tanto falso quanto disonesto e ipocrita. Ad un comune economicamente sul lastrico che deve ipotecare col cemento grosse fette del suo bel territorio per sopravvivere. Ad un’ideologia rozza, scaltra e malata che non si fa sfuggire occasione per infarcire di provvedimenti discriminatori e razzisti anche la più banale delibera consigliare.

Dall’altra parte del tavolo c’è un paese arricciato su se stesso. Un paese che difende il suo sindaco come per istintiva autodifesa. Un paese incapace di organizzare opposizione politica e sociale e che sacrifica i singoli oppositori in disfide prepolitiche e personali. Un paese altezzoso che non s’accorge di essere governato con metodi simili a quelli utilizzati dalla camorra.

A proposito di camorra… ma il mega progetto da 80 milioni di euro in zona autostrada?

Per questo vi assicuriamo che continueremo a interessarci di Adro, anche ora che i soli razzisti son tramontati.

Ascoltiamo il commento audio con Battista, genitore e membro del comitato per la liberazione della scuola

“ Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopistici, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa, siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi bene aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e conoscono i nemici”