BOXE POPOLARE: PRIMI PASSI VERSO UN COORDINAMENTO NAZIONALE

Dopo anni di discussioni e confronti con compagni appartenenti alle più svariate realtà di sport popolare, è emerso un quadro abbastanza chiaro e comune, riguardo ciò che potrebbe essere inquadrato come un modello ideale del così detto “pugilato popolare”.

Crediamo utile in tal senso lavorare per raggiungere un denominatore comune che permetta l’apprendimento e la pratica di questo sport all’interno di un ambiente che sia: prima di tutto “sano”, sia a livello sociale e strettamente sportivo che a livello politico e più accessibile a livello economico, dato il momento storico che stiamo vivendo.

Facendo spesso queste realtà riferimento a strutture di movimento, dal punto di vista politico la messa in pratica di questi progetti, si traduce in una lettura che fa riferimento alle basilari e famose “tre A”, vale a dire Antifascismo, Antirazzismo e Antisessismo.

Un altro aspetto importante e non trascurabile che è emerso nei momenti di confronto, riguarda il così detto “approccio all’agonismo”, che per ora si può tradurre in un processo che porti a reagire contro il monopolio opprimente della Federazione Pugilistica Italiana.

Si da il caso che sia comunemente risaputo che non possa esistere una possibilità “legale” o quanto meno “regolare” di praticare questo sport, in senso agonistico e non, se non attraverso supporti o strutture federali. Ora, non si tratta di voler per forza puntare i piedi e dire che “la federazione fa schifo” e quindi “vogliamo per forza praticare questo sport come ci pare”, ma si tratta di aprire gli occhi e rendersi conto che quanto la federazione ha offerto e sta offrendo tuttora è un sistema carente e poco attento, che da decenni a questa parte non sta facendo altro che affossare uno sport straordinario, che meriterebbe invece attenzioni di ben altra natura.

I modelli di reazione da parte delle strutture popolari sono di fatto principalmente tre:

1) c’è chi ha deciso di federarsi ufficialmente cercando di portare un nuovo modo di concepire il pugilato direttamente all’interno dei movimenti federali;

2) c’è chi ha deciso di ignorare in maniera totale le disposizioni federali mettendo in pratica una sorta di “agonismo clandestino”;

3) infine c’è chi si sta muovendo nella direzione di creare un’alternativa alla federazione che sia “regolare” e quindi riconosciuta, procedimento che nel nostro paese è già da lustri normalità per qualsiasi altra disciplina sportiva (compresi tutti gli altri sport da contatto, per altro) a parte il tennis.

È indubbiamente ingiusto che tante realtà popolari, che stanno dimostrando con i fatti una passione e una competenza straordinaria, non possano essere regolarmente riconosciute come organi competenti per la diffusione e la pratica del pugilato. È ulteriormente più forte la necessità di fare in modo che queste realtà trovino il modo di essere non solo riconosciute, ma tutelate e, dal momento che di pugilato parliamo, assicurate.

Sono sempre più spesso queste realtà, non quelle federali, a rispettare quelli che andrebbero riconosciuti come i valori innegabili ed universali che il pugilato esprime, in qualità di sport che nasce di fatto dal basso ed è basato sul rispetto e sulla correttezza. Sempre più spesso invece le manifestazioni federali e le strutture stesse si stanno facendo portabandiera di ben altri valori: annientamento dell’avversario, elitarismo, verdetti fasulli o raccomandazioni. Inoltre diventano di frequente un bacino spesso attraente per “sottoculture di destra”: è insomma lo specchio fedele di quello che rappresenta il nostro paese, per lo meno a livello istituzionale.

Non si può di fatto negare che le realtà popolari esprimono sia di valori di tutt’altra sostanza, che un inevitabile repulsione e indignazione verso quel sistema fallimentare e malsano di cui si è discusso sopra.

Per questi motivi si sta lavorando alacremente per far sì che queste realtà possano avere la possibilità di confrontarsi all’interno di un contenitore comune che consenta di poter crescere insieme, in quanto ci si trova di fronte a un caso in cui l’unione farebbe veramente la forza, soprattutto per le realtà più nuove e piccole.

La proposta che sarà presentata all’interno dei tre importanti appuntamenti di Bergamo il 22 febbraio, di Roma l’8 di marzo, e infine di Brescia il 5 aprile, sarà quella di costruire una rete, o comunque un coordinamento “nazionale”, che possa essere interpretato come terreno comune di discussione.

Crediamo però fondamentale che ogni palestra continui a mantenere la sua di autonomia decisionale: si cercherà invece di trovare accordi per lo meno sugli assiomi di quello che dovrebbe portare ad un evoluzione concreta di apprendimento e pratica del pugilato, nelle vie qui sopra descritte.

Ovviamente ci si augura una presenza di realtà di sport popolare in generale, e di pugilato popolare in particolare, che sia il più significativa possibile, proprio perché il confronto che nascerà possa essere costruttivo e variegato: siamo convinti infatti che questo sia il momento giusto per affondare il colpo!

Alcune palestre popolari

COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO? Giulio Palermo

COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO?

Giulio Palermo

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Mangi forse soldi?

Quando hai freddo

Ti copri con una coperta o con la cartamoneta?

E quando ti ammali

Ingoi una compressa di paracetamolo o una moneta da un euro?

I tuoi bisogni culturali

Li soddisfi leggendo un libro o contando i numeri di serie impressi sulle banconote?

____

Compagno

Non provocare!

Lo sai benissimo che in questo sistema di merda

Che si chiama capitalismo

È con il denaro

Che si ottengono pane, coperte, medicine, libri e tutto il resto

Non lo vedi che è la mancanza di reddito che ci incatena al capitale?

Non lo vedi che la gente è stanca di stringere la cinghia?

Perché credi che i lavoratori si inchinino al ricatto del salario?

Invece di criticare

Unisciti a noi

La nostra è una lotta universale:

Reddito per tutti!

__    __

Aspetta Compagno

A me non piacciono le lotte universali

Il bene contro il male

Mi ricorda solo brutte cose

In un mondo di sfruttatori e sfruttati

Il bene comune non esiste

Perciò

Dì chiaramente da che parte stai

____

Compagno

Lo sai benissimo:

Io sto con gli umili e i diseredati

Con tutti quelli che non hanno neppure i soldi per piangere

Vinciamo assieme questa lotta

E vedrai che i primi a tremare saranno proprio quelli che tu chiami “padroni”

____

Già perché

Vedi Compagno

Le categorie economiche son cambiate

E il tuo Marx è morto

Oggi siamo tutti imprenditori

Di noi stessi

Valiamo perché esistiamo

Non perché lavoriamo

Il reddito che noi difendiamo

Con audacia e convinzione

È appunto lo strumento

Per esistere e valere

__    __

Compagno

Puoi buttare a mare Marx

Le sue categorie economiche

E la sua critica dell’economia politica

Ma tu resti succube dell’economia borghese

Di cui però non capisci il contenuto

Da dove vengono i soldi

Che dovrebbero garantire il nostro reddito?

Se lo stato li prende dalle tasse

A pagare saranno i lavoratori

Se invece li risparmia e taglia la spesa pubblica

Pagheremo attraverso la riduzione dei servizi sociali

Se infine, come ai vecchi tempi, li potesse semplicemente stampare

L’aumento dei prezzi lascerebbe tanti di noi senza pane e senza medicine

Compagno

La tua non è una lotta di emancipazione dal capitale

Ma una partita di giro

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E poi secondo le tue categorie economiche

Così moderne e imborghesite:

Dove andranno tutti questi soldi

Che finalmente anche la povera gente potrà spendere?

A comprare merci

E ingrossare i profitti delle imprese

Allora dimmi

Ti batti per far arrivare le medicine al malato

O per aumentare il fatturato della compagnia farmaceutica?

Perché vedi Compagno

Nel tuo sistema

La medicina resta una merce

E il diritto alla salute rimane subordinato al potere d’acquisto

Così facendo

La mercificazione non la combatti

La sviluppi!

__    __

Insomma Compagno

Nella tua proposta

Continuano ad esserci i senza tetto

Gli affamati e i malati senza medicine

E di fronte a loro

Ci saranno capitalisti ancora più ricchi

Grati anche a te

Di averli aiutati a vendere le merci

Prodotte col sudore di lavoratori sempre più poveri

Ma allora, Compagno, di questo sistema di merda

Chiamato capitalismo

A te piace tutto

Tranne che la posizione che ricopri!

__    __

E ora

Visto che siamo in argomento

Parliamo un po’ di chi le produce queste merci

Che molti lavoratori non riescono nemmeno a comprare

Come è possibile reclamare reddito

Senza mai nominare il lavoro

Che è la fonte di tutto il valore?

Compagno

Perché non ti unisci a tutti noi che lavoriamo

E che lottiamo per il pane, per la casa

Per il diritto alla salute, ai trasporti e alla cultura?

__    __

Lo dicevi anche tu:

Dobbiamo unirci!

Ma non sotto la bandiera del bene comune

Bensì sotto quella dell’emancipazione dal capitale

Il lavoro, la salute, la scuola, il territorio

Appartengono a noi

Non al capitale

Riprendiamoceli

Sottraiamo assieme tutta la società dal dominio del capitale!

Questa è la sola strada che conosco

Per trasformare realmente il sistema capitalista

__    __

Altrimenti Compagno

Mangia soldi e riparati dal freddo con la cartamoneta

Ma non parlarmi di anticapitalismo

Perché la lotta al capitale è un’altra cosa

Padrini&padroni : Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

Padrini&padroni

Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato.

 


Redazione
giovedì 13 febbraio 2014 17:44

di Franco Fracassi

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.


Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.


Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.


La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552

SOLIDARIETA’ A GIORGIO CREMASCHI

IL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO DI ROVATO

ESPRIME LA SUA SOLIDARIETA’

A GIORGIO CREMASCHI E AI COMPAGNI AGGREDITI.

Il 14 febbraio 2014 a Milano è stata scritta una delle pagine  peggiori della storia della CGIL .

La brutale aggressione ai danni di Giorgio Cremaschi, primo firmatario della mozione 2 ”Il sindacato è un’altra cosa” del 17° Congresso della CGIL e degli altri compagni che lo accompagnavano è stata perpetrata da una squadraccia di picchiatori del servizio d’ordine della CGIL. Questa aggressione avviene proprio nel periodo di svolgimento del Congresso della CGIL e nelle sue modalità di esecuzione ricalca la cultura razzista e intollerante  che ha sempre caratterizzato le organizzazioni fasciste, e non certo il movimento operaio.

Dopo l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 ed il Protocollo d’Intesa del 31 maggio 2013, il 10 gennaio 2014 è stato firmato in sordina dalla CGIL il Testo Unico attuativo dei precedenti accordi, Landini e la FIOM hanno preso le distanze dal Testo Unico e chiedono che ne venga sospesa l’attuazione, questo perché Landini vede una contraddizione fra il Testo unico e l’accordo del 31 maggio, contraddizione che invece non c’è, perché entrambi affermano nuove regole sulla rappresentanza sindacale che sono parimenti incostituzionali. Col Testo Unico sono state calate dall’alto norme che limitano le libertà sindacali, che riducono l’autonomia delle categorie e espongono le delegate e i delegati alle sanzioni da parte delle imprese. I lavoratori devono avere il diritto di scegliere i propri rappresentanti sindacali e avere l’ultima parola sulle scelte dei vertici sindacali, che attraverso gli accordi che firmano, impongono ai lavoratori e alle lavoratrici gli effetti delle loro scelte.

La denuncia continua e costante degli accordi sopracitati, portata avanti con determinazione dalla mozione 2 “Il sindacato è un’altra cosa”, che si è posta come alternativa alla mozione della Camusso, è l’espressione della volontà di dare forma ad un sindacato di classe e di conflitto, espressione diretta delle necessità e degli interessi dei lavoratori, in netto contrasto con la CGIL della Camusso che è ormai un apparato burocratico di controllo degli operai al servizio dei poteri forti.

Quello che è successo a Milano, e cioè l’inaudita aggressione volta ad impedire la presa di parola di un dirigente della minoranza della CGIL, è il presagio di come stanno cambiando i rapporti nella vita sociale e nei luoghi di lavoro: il sindacato, se non ci opponiamo da subito alla deriva, sarà sempre più un organismo con funzione di controllo degli operai al servizio del padronato e dei vari governi che imporranno misure sempre più deleterie per i lavoratori nel nome della competizione del mercato, della produttività che non è altro che lo sfruttamento  e degli interessi collettivi, che non sono altro che gli interessi del capitale.

Susanna Camusso durante il suo mandato si è caratterizzata come la peggiore segretaria che la CGIL abbia mai avuto, noi chiediamo le sue dimissioni!!!

Non possiamo accettare che venga infangata la memoria di Giuseppe Di Vittorio e che il”SINDACATO DEI LAVORATORI” si trasformi in sindacato di controllo dei lavoratori!

                                                                                     CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO 

Anatomia di un interrogatorio – L’ospitalità

La prima puntata di ANATOMIA DI UN INTERROGATORIO, la web serie più cupa mai girata all’interno di una Procura!

Giuseppe Uva muore il 14 giugno 2008 dopo essere stato fermato dai carabinieri mentre, di notte, spostava delle transenne in mezzo a una strada. Uva e l’amico Alberto Biggiogero vengono portati in caserma e qui tenuti in due stanze diverse. Uva, dopo aver subito un trattamento sanitario obbligatorio, muore in ospedale intorno alle 11 del mattino. Il giorno successivo Alberto Biggiogero presenta un esposto in cui racconta quello che ha visto e sentito. Verrà ascoltato dalla procura solo cinque anni e mezzo dopo, il 26 novembre 2013, quando il pm Agostino Abate interroga per la prima volta il testimone oculare. Le quasi quattro ore di interrogatorio, descrivono perfettamente il clima che si è respirato nella procura di Varese in questi lunghi anni. Pubblicheremo dei momenti di questo interrogatorio perché — oltre al fatto che alcuni sono grottescamente spassosi – siamo profondamente convinti di una cosa: la vicenda di Giuseppe Uva merita magistrati che finalmente compiano il proprio dovere.

Assemblea Nazionale di Rossa relazione di Giorgio Cremaschi

Assemblea Nazionale di Rossa – relazione di Giorgio Cremaschi

Casa della Pace (Roma) 14 Dicembre 2013


Dispositivo finale approvato dall’Assemblea Nazionale del 14 dicembre

1) ROSS@ ha tenuto a Roma, sabato 14 dicembre, la sua Assemblea Nazionale.

L’assemblea ha approvato i temi fondamentali delle tre relazioni relative al suo programma e analisia politica, alle valutazioni sulla necessità di rompere l’Unione Europea, alle scelte di adesione e organizzazione di ROSS@ come soggetto politico. I contenuti delle tre relazioni sono indicativi e dirimenti rispetto a ogni ipotesi relativa alle prossime elezioni europee. L’assemblea assume tutti i contributi del dibattito.
2) Con l’Assemblea di oggi ROSS@ ha avviato il suo processo costitutivo, attraverso adesioni e tesseramento, per arrivare in modo chiaro alla sua assemblea costituente, indicata per il prossimo giugno.

3) ROSS@ intende proporre e costruire unitariamente il percorso affinché in primavera si arrvi a una grande manifestazione nazionale che dichiari apertamente la rottura dell’Unione Europea e il ripudio delle misure della Troika.

4) ROSS@ invita a rompere gli indugi sul piano dell’attivazione dei gruppi e delle iniziative di lotta territoriali, sia sulle campagne già in corso (referendum contro i trattati europei, diritto alla salute contro i tagli alla sanità, sul “no tav”, sul piano sindacale e sul diritto all’abitare), sia intervenendo attivamente nei conflitti già in corso, sia nei conflitti che si vanno delineando nel nostro paese, contrastando le forze della destra e avanzando apertamente i propri contenuti.

* approvato dall’Assemblea con un voto contrario e 5 astenuti

*****

Ordine del giorno contro la legge sul femminicidio

L’Assemblea Nazionale di ROSS@, tenutasi a Roma il 14/12/2013, assume come obiettivo e impegno politico la critica e il contrasto alla cosiddetta “legge contro il femminicidio” promossa dal governo Letta-Alfano per le seguenti ragioni:

1) si tratta della ennesima strumentalizzazione della questione politica del corpo e della libertà femminile per varare pacchetti sicurezza e repressione;

2) è una misura fortemente regressiva sul tema della libertà e dignità delle donne (irrevocabilità della querela, aggravante per donne incinte, permesso di soggiorno per donne migranti vincolato al periodo della violenza), dell’autodeterminazione della soggettività femminile;

3) usa il pretesto della “difesa dei territori” per militarizzare e imporre operazioni di polizia anche con l’uso dei militari per servizi di “vigilanza e siti sensibili come i cantieri della TAV di Chiomonte”; di fatto dando copertura di legge a pratiche illegali già in atto da tempo sul territorio;

4) si sanciscono accordi territoriali di sicurezza tra Ministeri, Regioni, enti locali con possibili contribuzioni di privati e altri “corpi pubblici, per un sostegno strumentale, finanziario e logistico finalizzato alla promozione della sicurezza del territorio e soccorso pubblico”.

Non in nostro nome

L’Assemblea di ROSS@

* approvato all’unanimità

nei secoli fedele (2013)

AIUTIAMO LUCIA UVA
il 31 dicembre scadono i termini per le indagini del caso Uva, vorremmo
contribuire ad alzare l’attenzione in merito per cui chiediamo a chiunque di
voi ne avesse modo di organizzare sul proprio territorio una proiezione del
documentario di Giuseppe Uva, il documentario lo trovate in rete
http://www.youtube.com/watch?v=qM5r-Z0JwK0, Lucia ha chiesto una mano a
diffonderlo il più possibile.
L’idea che avevamo era quella di concentrare tutte le proiezioni in un’unica
giornata o nei giorni adiacenti e di fare poi un volantino unico da far
girare via web segnalando tutte le proiezioni con luoghi e orari.
La giornata in questione potrebbe essere il 10 dicembre che è la giornata
mondiale dei diritti umani.
Chi pensa di potercela fare ad organizzare una cosa simile ci contatti
dandoci tutti i riferimenti della proiezione (data, ora e luogo)

PAGINA FACEBOOK
come potete notare dalla pagina di acad www.facebook.com/AcadOnlus non c’è
un giorno che non venga segnalato un abuso…
che ci saremmo trovati in una situazione di questo tipo l’avevamo già
preventivato, tante volte delle singole persone ci segnalano casi di abuso
che non ottengono più di un trafiletto sui giornale locali e alle quali
invece vorremmo riuscire a dare un risalto nazionale, per questo vi
chiediamo di tener guardata la pagina di Acad e di condividere le notizie
che postiamo in modo che possano essere diffuse sempre di più.

CERCHIAMO COLLABORATORI
stiamo cercando ancora 7 persone che rispondano al numero verde che sarà
attivo da metà gennaio, cerchiamo anche persone con varie competenze che
possano dedicare del tempo all’associazione, chi fosse interessato ci scriva
una mail privata qui infoacad@inventati.org oppure via messaggio tramite la
pagina di facebook.

grazie, a presto

Chi è Kimyongür, l’attivista arrestato in Italia

Bahar Kimyongür, giornalista turco impegnato a denunciare il coinvolgimento del governo Erdogan nella guerra siriana, è stato arrestato ieri al suo arrivo in Italia.
Redazione
venerdì 22 novembre 2013 15:54
di Giorgia Pietropaoli

Ieri mattina -21 novembre-, è atterrato all’areoporto di Milano Bahar Kimyongur. È stato immediatamente prelevato dalla Digos e condotto in carcere a Bergamo. L’attivista, che collabora da tempo con il gruppo di giornalisti del sito belga di Michel Collon, era arrivato in Italia per una serie di conferenze sulle vicende siriane. La persecuzione politica da parte del regime turco contro Kimyongur (ci sono state anche ripetute richieste di estradizione) va avanti ormai da anni. Arrestato prima in Belgio, poi in Spagna, Bahar era stato portato in giudizio sulla base della legislazione anti-terrorismo del Belgio con l’accusa di far parte di un gruppo terrorista. Era stato condannato in primo grado di giudizio nel febbraio 2006 e in appello nel novembre 2006, per poi essere assolto nel 2007 e nel 2009 in seguito alle sentenze di Cassazione.

Per capire chi è Bahar Kimyongür, vi proponiamo un estratto di un suo discorso tenuto in occasione di una manifestazione organizzata davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Bruxelles, il 25 settembre 2012.

«Numerosi sono gli amici che ci hanno chiesto perché abbiamo scelto di riunirci davanti all’ambasciata degli Stati Uniti per difendere la pace in Siria. Per fornire loro una risposta, cominciamo con la constatazione schiacciante, anzi con un rimprovero all’indirizzo di tutti noi, per la nostra sorprendente amnesia e la nostra cecità complice di fronte all’onnipresenza multiforme e al bellicismo degli Stati Uniti in Siria. Davvero, siamo così condizionati dalla propaganda delle nostre élites che ci dimentichiamo chi in realtà incarni il male principale del genere umano, e del popolo siriano in particolare. Perciò, non mancheremo di sottolineare a questi nostri amici le precedenti guerre d’aggressione che l’Impero statunitense ha scatenato, come iperpotenza colpevole pluri-recidivante di genocidi. Con le sue 761 installazioni militari distribuite sui cinque continenti, questo Impero esercita una dittatura globale, senza la quale il mondo starebbe tanto meglio!

Non mancheremo di passare in rassegna l’inventario dei crimini commessi dagli Stati Uniti, a Hiroshima, a Mai Lai durante la guerra del Vietnam, a Falloujah in Iraq, a Gaza in Palestina, nella Sirte in Libia. Denunciamo il loro uso del napalm, dell'”Agente Orange”, dei loro droni Predator, i loro tappeti di bombe riversati dai loro B-52 su intere città, l’avere finanziato e armato i “contras” e “contractors” in Afghanistan, in Guatemala, in Nicaragua, i loro golpe militari, le loro minacce, le loro sanzioni, i loro ricatti, la loro politica di corruzione degli oppositori ai regimi giudicati ostili. Attualmente, a forza di ingozzarci di immagini tutte orientate a dimostrare a tutti i costi la barbarie dell’esercito siriano, i nostri media sono abilmente pervenuti a renderci assuefatti ai crimini degli Stati Uniti, eternamente impuniti, la cui barbarie è proporzionale ai mezzi impiegati.

Ogni giorno siamo allo stesso tempo complici e vittime, fisiche e morali, di un Impero che nel 2010 ha impiegato da solo il 43% dei bilanci militari mondiali, vale a dire quattro volte più della Cina e della Russia messe insieme. Noi siamo a tal punto condizionati dalle immagini che ci pervengono dalla Siria, che ci mostrano le atrocità in modo assolutamente unilaterale, e dai discorsi contro la Russia, contro la Cina e contro l’Iran, che non teniamo più presenti tutte la basi navali e aeree statunitensi, i sistemi radar degli Stati Uniti, gli agenti della CIA, che operano per la distruzione programmata della Siria. Se siete ancora scettici sulla questione del ruolo centrale degli Stati Uniti nel caos siriano, vi invitiamo a gettare uno sguardo più attento sulle operazioni in corso sul fronte nord-occidentale della Siria. Nella provincia turca di Hatay, cioè ai piedi della roccaforte siriana, gli jihadisti di Al Qaida o dell’Esercito siriano di Liberazione ASL, operano a stretto contatto con i soldati dell’esercito turco di Erdogan e con le truppe statunitensi. A qualche chilometro dalla frontiera siriana, esiste una base radar della NATO, quella di Kisecik, situata sulla sommità della catena montuosa dell’Amanus. Gli abitanti del paese di Antiochia denominano questo sito come “il radar”.

Al punto 0 della frontiera siriana, sulla cima del Djebel El Aqra’ (il monte Cassius), la NATO è impegnata a costruire una nuova base osservatorio . Situato sopra il villaggio siriano di Kassab, sui 1700 m. di altitudine, questo sito, da cui ad occhio nudo si possono percepire le coste cipriote, è altamente strategico. Questa installazione militare dominerà la provincia siriana di Lattaia, il che consentirà il controllo di tutta la Siria, per cielo, terra e mare. Situata a meno di 150 km dalla frontiera siriana in linea d’aria, la base militare d’Incirlik, da cui transitano gli armamenti provenienti dalla Libia con destinazione gli insorti siriani, è una delle più grandi basi aeree e di sorveglianza statunitensi di tutto il mondo. Nel Golfo di Alessandretta, a meno di un miglio marino dalle coste siriane, naviglio da guerra della NATO fornisce agli insorgenti siriani informazioni e rilevamenti di natura militare. Nella medesima provincia di Hatay e nella provincia vicina di Adana, la CIA dispone di centri di formazione militare riservate agli insorgenti siriani. Se dubitate di tutto questo, vi invitiamo ad andare a leggere l’intervista concessa alla BBC da Thwaiba Kanafani, una spia che lavora per conto dell’Esercito siriano di Liberazione ASL. […]

Al posto di raffreddare i conflitti, di impedire questo terrorismo che agisce a cavallo dei confini, l’esercito turco punta i cannoni dei suoi blindati e i suoi lancia-missili contro l’esercito della Siria. Alcuni potrebbero obiettare che gli insorti ricevono ben scarsi armamenti dall’Occidente. Tuttavia, su decine di fotogrammi che ci arrivano dal fronte siriano, è possibile riconoscere, branditi dai ribelli, fucili di precisione M24 statunitensi, lancia-razzi RPG russi in dotazione all’ex esercito libico introdotti via mare dalla NATO, fucili AUG Steyr austriaci, MANPADS statunitensi (MANPADS è l’acronimo di Man-portable air-defense systems ed indica un sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla) inviati dal Qatar e dall’Arabia Saudita e consegnati proditoriamente dall’esercito turco.

La stampa svizzera informa che migliaia di granate svizzere vendute agli Emirati Arabi Uniti sono pervenute nelle mani dei ribelli siriani dopo essere state offerte ai militari della Giordania. Non occorre essere grandi esperti per capire come gli Stati Uniti siano presenti in tutto questo, ma in modo molto discreto, così come si sono comportati durante la guerra di Libia. […]

Il risultato di questo attivismo statunitense, occidentale e dei paesi del Golfo sta nel fatto che i bambini della Siria vengono esposti ad un conflitto mortale, da cui nessuno potrà uscirne vincitore. Il gigante del Nord America, che sognava di vedere un mondo arabo soggetto e diviso, mai avrebbe sperato in uno scenario migliore ad un costo così basso. Grazie all’Esercito siriano di Liberazione ASL e ad Al Qaida, gli Stati Uniti non devono proprio impegnare le loro truppe sul fronte siriano. […]

Passiamo ora al nostro obiettivo determinante, vale a dire quello di contribuire alla lotta per la pace e la riconciliazione in Siria. Noi crediamo che sia impossibile fermare lo spargimento di sangue e salvare la vita di Siriani innocenti che si trovano in entrambi i campi del conflitto fin tanto che l’Occidente non ostenterà una posizione neutra nei confronti del conflitto. […]

Allora, che fare? Ammazzare i milioni di partigiani del regime per consentire che i suoi oppositori conquistino il potere, oppure raccomandare la riconciliazione? Alimentare il conflitto in nome di una rivoluzione da tanto tempo confiscata dai suoi finanziatori corrotti, o patrocinare la pace dei coraggiosi?

Distruggere la Siria o aiutare questo paese a rimarginare le sue ferite e a dissipare l’incubo? È bello e coraggioso difendere la democrazia in Siria. Ancora, è necessario potersi assegnare mezzi e modi che siano moralmente e materialmente all’altezza di questo obiettivo lodevole. Se potessimo cominciare a fermare il massacro, sarebbe già un buon passo in avanti. Nell’attesa di giorni migliori, in Siria e in altre parti del mondo, “all we are saying is give peace a chance”, tutto quello che vogliamo affermare è dare una possibilità alla pace.”»

[Fonte: http://perunconflittononviolento.blogspot.it/2012/09/discorso-di-bahar-kimyongur-del.html]

A voi sembra un terrorista?

BRESCIA, INDAGINE SHOCK: PIÙ 30% DI TUMORI NEL SUD-EST. IN AUMENTO

La nuova inchiesta shock firmata da Il Manifesto sulla questione dei rifiuti nel bresciano: nel sud-est della città l’ex discarica Ecoservizi, dove in 30 anni sono stati riversati 130mila mc di rifiuti tossici e pericolosi. Tumori in aumento

Una discarica ad oggi cementata, composta ai tempi di una doppia vasca, e in cui sarebbero stati riversati ben 130mila metri cubi di rifiuti tossici, scorie industriali, acidi e terre contaminate, scarti della chimica industriale. Sita nella zona già inquinata del sud-est bresciano, dove ora al di sopra ‘giace’ una cooperativa sociale che “poco o niente sa di quello che si nasconde sotto il piano di calpestio”.

La nuova e shoccante denuncia arriva ancora una volta dalla penna tagliente di Andrea Tornago, dalle pagine de Il Manifesto: l’ennesima ‘bomba ecologica’, ancora una volta a due passi dalla città. Proprio lì, scrive Tornago, “nel 2011 l’ASL ha registrato un aumento anomalo di tumori del 30%”: è il caso, continua, “dell’ex discarica della società Ecoservizi di Brescia, un colosso industriale del trattamento dei rifiuti speciali pericolosi” che, fino al 2004, “smaltiva da sola un quarto dei rifiuti industriali d’Italia”.

Di proprietà di un ex dirigente della Compagnia delle Opere, attualmente è ‘sotto controllo’ della Systema Ambiente; la “discarica esaurita” invece è “finita in gestione ad una società con sede a Roma, la Ve-Part”. E ad oggi giace in “uno stato d’abbandono inquietante” tanto che, sostiene Tornago, “non è più impermeabilizzata e le piogge infiltrano i rifiuti, creando volumi enormi di percolato che rischia di tracimare e invadere il piazzale, inquinando i campi e la falda acquifera”.

Se mai dovesse accadere, riferiscono i Comitati cittadini, “sarebbe male, anzi malissimo”. E non manca nemmeno l’allarme ARPA che nel 2009 ha trovato tracce di Cesio 137 nel percolato prodotto dalla discarica, un ‘frutto radioattivo’ che, si legge ancora su Il Manifesto, sarebbe “misteriosamente sparito nei successivi controlli”.
I lavori di messa in sicurezza annunciati si sono poi interrotti, lasciando tutto in sospeso, nelle mani dei “vecchi e nuovi signori dei rifiuti in Lombardia”.

20 NOVEMBRE 2013  http://www.bresciapoint.it/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=8672&Itemid=265

il manifesto 2013.11.16 – 06 SOCIETÀ
BRESCIA/TUMORI AUMENTATI DEL 30%
I veleni industriali sotto la Ecoservizi
TAGLIO MEDIO – ANDREA TORNAGO 
BRESCIA 
Ha l’aspetto innocuo di un piazzale di periferia, uno dei più inquietanti invasi di rifiuti tossici e nocivi d’Italia. Nelle terre avvelenate del nord non ci sono roghi né emergenze rifiuti, le minacce sono silenziose e si confondono con l’architettura senza soluzione di continuità dei distretti industriali. È il caso dell’ex discarica della società Ecoservizi di Brescia, nella zona a sud-est della città. Lì nel 2011 l’Asl ha registrato un aumento anomalo di tumori del 30%. In quelle vasche, dal 1980 al 2000, sono finiti 130 mila metri cubi di rifiuti tossici e scorie della produzione industriale italiana. Fango galvanico e di acidi, morchie di verniciatura, polveri di abbattimento fumi, terre di bonifica. E i residui del trattamento chimico fisico dei rifiuti industriali: le scorie delle scorie.
Oggi le due vasche sono cementate e sopra ci parcheggia i suoi mezzi una cooperativa sociale che poco o niente sa di quello che si nasconde sotto il piano di calpestìo.
Ecoservizi è un colosso industriale del trattamento dei rifiuti speciali pericolosi, tra i primi in Italia a gestire un impianto e una discarica autorizzati fin dai primi anni ’80, quando ancora non esisteva il ministero dell’Ambiente. Per capire le proporzioni della struttura basta soffermarsi su un dato, contenuto in una sentenza del Tar della Lombardia: fino al 2004 la società bresciana smaltiva da sola un quarto dei rifiuti industriali d’Italia, tanto da essere riconosciuta dall’autorità giudiziaria come attività strategica «di pubblica utilità».
Ora la Ecoservizi è di proprietà della Systema Ambiente dell’avvocato romano Manlio Cerroni, che nel 2005 ha acquisito l’azienda da Andrea Calubini, dirigente della Compagnia delle opere. Ma l’avvocato Cerroni si è guardato bene dall’acquistare, insieme all’impianto di inertizzazione e trattamento, anche quella discarica esaurita. Che invece è finita in gestione a una società con sede a Roma, la Ve-part dei fratelli Colucci, il cui oggetto sociale è la post-gestione delle discariche cessate. In pratica si occupa solo della gestione della ex discarica Ecoservizi di Brescia. E con risultati inquietanti: lo stato di abbandono della discarica nel 2010 ha portato la Provincia di Brescia a diffidare più volte la Ve-part e a chiedere la riscossione della garanzia finanziaria depositata a suo tempo dalla società per provvedere al suo posto alla messa in sicurezza del sito. La discarica infatti non è più impermeabilizzata e le piogge infiltrano i rifiuti, creando volumi enormi di percolato che rischia di tracimare e invadere il piazzale inquinando i campi e la falda acquifera. Nel 2009 l’Agenzia regionale per l’ambiente ha trovato tracce di Cesio 137 nel percolato prodotto dalla discarica. Radioattività poi misteriosamente sparita nei successivi controlli, anche se l’Arpa ha specificato che l’indagine radiometrica «risente dell’incertezza, non trascurabile, dovuta alla presenza della copertura in cemento».
Una minaccia che preoccupa i comitati ambientalisti cittadini, che nel marzo del 2012 hanno interessato la Commissione parlamentare sui rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella. I lavori di messa in sicurezza sarebbero dovuti finire entro il 2012, ma sono interrotti da mesi e la situazione non sembra affatto migliorata. Proprietaria dell’area è la Intergreen Spa, società della Compagnia delle opere legata al vecchio gestore dell’Ecoservizi, Andrea Calubini. Che attribuisce ogni responsabilità alla Ve-part. Vecchi e nuovi signori dei rifiuti in Lombardia.

Comunicato stampa del Centro Sociale 28 maggio di Rovato, del Partito della Rifondazione Comunista e dei Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio

COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 9 novembre 2013 si è svolto il presidio sotto la Prefettura organizzato dal Centro Sociale 28 maggio di Rovato, dal Partito della Rifondazione Comunista e dai Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio.

Abbiamo presentato un esposto al Prefetto per chiedere la chiusura di tutti i covi fascisti sul nostro territorio dopo: il “Sabato Fascista” organizzato da Casa Pound a San Vigilio, il presidio di Forza Nuova per “festeggiare” a suo modo le 363 vittime della strage di Lampedusa al crocevia di Sarezzo, i gravi attentati alla sede di Rifondazione Comunista di Lonato e al Centro Sociale 28 maggio di Rovato, le ripetute provocazioni al quartiere Carmine di Brescia.

Il clima di tensione latente si è accentuato quando abbiamo pubblicizzato il presidio su facebook; sui social network sono infatti comparse ripetute minacce, insulti e inviti ai camerati alla partecipazione al nostro presidio con i sampietrini.

Nella notte antecedente il presidio sono comparsi nel quartiere Carmine e nei pressi del luogo del presidio volantini oltraggiosi sempre riconducibili ai fascisti, tutto questo a dimostrazione che l’allerta che abbiamo voluto lanciare con il nostro esposto al Prefetto è legittima e oltremodo urgente.

Questo clima di tensione evidente avrebbe dovuto allertare le forze dell’ordine, che invece non sono state in grado di gestire le ripetute provocazioni dei nazifascisti presenti da ore nelle vicinanze del luogo del presidio e durante il suo svolgimento.

La questura non ha pensato che fosse utile isolare questi soggetti per renderli inoffensivi, creando i presupposti di una provocazione che ha generato un contatto che poteva essere evitato.

L’intervento tardivo e inefficiente della Celere ancora una volta si è scatenato contro i compagni e le compagne del presidio che tentavano di evitare un inasprimento della situazione.

Una nostra compagna è stata brutalmente manganellata sulla fronte, riportando un grosso ematoma e la rottura degli occhiali che fortunatamente non le ha lesionato gli occhi.

L’impressione che abbiamo è che lo scontro, chiaramente prevedibile, era auspicato per mettere in ombra e ridurre mediaticamente la nostra azione politica antifascista, azione che con l’esposto al Prefetto chiede un’urgente presa di posizione della massima autorità di Governo del territorio sul tema del rispetto della nostra Costituzione “senza se e senza ma”, come scritto nella copertina dell’esposto stesso:

Brescia, mortalmente colpita con la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, chiede ancora che ai suoi morti venga data verità e giustizia. Pertanto non possiamo tollerare che formazioni di chiara ispirazione fascista siano presenti sul nostro territorio promuovendo come da sempre POLITICHE DELL’ODIO NEI PERIODI DI CRISI!

A BRESCIA : IN FONDO A DESTRA dobbiamo avere solo serrande chiuse!!!

Brescia, 10 novembre 2013

                                                                                  Centro Sociale 28 maggio

                                                                                  Rifondazione Comunista

                                               Cittadini per la Costituzione di S.Vigilio-Concesio

“ Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopistici, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa, siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi bene aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e conoscono i nemici”