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Stato di Polizia: ne parliamo con Cremaschi – Dosio – Pezzucchi

Il 25 marzo a Roma alla manifestazione contro questa Unione Europea sono stati bloccati diversi pullman di manifestanti per verificare il loro orientamento ideologico, i compagni sono stati identificati, perquisiti, trattenuti per ore ed ore impedendo loro di recarsi al corteo, sono stati emessi fogli di via, il corteo è stato accerchiato e spezzato dalla polizia in due tronconi nel tentativo di provocarne la reazione. Tutto questo dopo che i più importanti media hanno sparso allarmismi ipocriti mescolando Isis e Black bloc negli stessi discorsi, messo in allarme un intero quartiere e intimato ai commercianti di tirar giù le saracinesche. Il decreto Minniti fa la differenza perché segna uno spartiacque nel rapporto tra conflitto sociale e governi di questo paese. È di questo che vogliamo discutere insieme per capire cosa ci aspetta e come far fronte in maniera adeguata all’azione repressiva di questo Stato di polizia.
L’urgenza della situazione antidemocratica che ci tocca vivere impone una risposta collettiva:
per questo e tanto altro ancora vi invitiamo:

giovedì 13 aprile, ore 20.30
al Centro Sociale 28 maggio di Rovato (BS) in via Europa 54
con
Giorgio Cremaschi
Nicoletta Dosio
Sergio Pezzucchi

EVENTO FACEBOOK

SOLIDARIETA’ A GIORGIO CREMASCHI

IL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO DI ROVATO

ESPRIME LA SUA SOLIDARIETA’

A GIORGIO CREMASCHI E AI COMPAGNI AGGREDITI.

Il 14 febbraio 2014 a Milano è stata scritta una delle pagine  peggiori della storia della CGIL .

La brutale aggressione ai danni di Giorgio Cremaschi, primo firmatario della mozione 2 ”Il sindacato è un’altra cosa” del 17° Congresso della CGIL e degli altri compagni che lo accompagnavano è stata perpetrata da una squadraccia di picchiatori del servizio d’ordine della CGIL. Questa aggressione avviene proprio nel periodo di svolgimento del Congresso della CGIL e nelle sue modalità di esecuzione ricalca la cultura razzista e intollerante  che ha sempre caratterizzato le organizzazioni fasciste, e non certo il movimento operaio.

Dopo l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 ed il Protocollo d’Intesa del 31 maggio 2013, il 10 gennaio 2014 è stato firmato in sordina dalla CGIL il Testo Unico attuativo dei precedenti accordi, Landini e la FIOM hanno preso le distanze dal Testo Unico e chiedono che ne venga sospesa l’attuazione, questo perché Landini vede una contraddizione fra il Testo unico e l’accordo del 31 maggio, contraddizione che invece non c’è, perché entrambi affermano nuove regole sulla rappresentanza sindacale che sono parimenti incostituzionali. Col Testo Unico sono state calate dall’alto norme che limitano le libertà sindacali, che riducono l’autonomia delle categorie e espongono le delegate e i delegati alle sanzioni da parte delle imprese. I lavoratori devono avere il diritto di scegliere i propri rappresentanti sindacali e avere l’ultima parola sulle scelte dei vertici sindacali, che attraverso gli accordi che firmano, impongono ai lavoratori e alle lavoratrici gli effetti delle loro scelte.

La denuncia continua e costante degli accordi sopracitati, portata avanti con determinazione dalla mozione 2 “Il sindacato è un’altra cosa”, che si è posta come alternativa alla mozione della Camusso, è l’espressione della volontà di dare forma ad un sindacato di classe e di conflitto, espressione diretta delle necessità e degli interessi dei lavoratori, in netto contrasto con la CGIL della Camusso che è ormai un apparato burocratico di controllo degli operai al servizio dei poteri forti.

Quello che è successo a Milano, e cioè l’inaudita aggressione volta ad impedire la presa di parola di un dirigente della minoranza della CGIL, è il presagio di come stanno cambiando i rapporti nella vita sociale e nei luoghi di lavoro: il sindacato, se non ci opponiamo da subito alla deriva, sarà sempre più un organismo con funzione di controllo degli operai al servizio del padronato e dei vari governi che imporranno misure sempre più deleterie per i lavoratori nel nome della competizione del mercato, della produttività che non è altro che lo sfruttamento  e degli interessi collettivi, che non sono altro che gli interessi del capitale.

Susanna Camusso durante il suo mandato si è caratterizzata come la peggiore segretaria che la CGIL abbia mai avuto, noi chiediamo le sue dimissioni!!!

Non possiamo accettare che venga infangata la memoria di Giuseppe Di Vittorio e che il”SINDACATO DEI LAVORATORI” si trasformi in sindacato di controllo dei lavoratori!

                                                                                     CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO 

Anatomia di un interrogatorio – L’ospitalità

La prima puntata di ANATOMIA DI UN INTERROGATORIO, la web serie più cupa mai girata all’interno di una Procura!

Giuseppe Uva muore il 14 giugno 2008 dopo essere stato fermato dai carabinieri mentre, di notte, spostava delle transenne in mezzo a una strada. Uva e l’amico Alberto Biggiogero vengono portati in caserma e qui tenuti in due stanze diverse. Uva, dopo aver subito un trattamento sanitario obbligatorio, muore in ospedale intorno alle 11 del mattino. Il giorno successivo Alberto Biggiogero presenta un esposto in cui racconta quello che ha visto e sentito. Verrà ascoltato dalla procura solo cinque anni e mezzo dopo, il 26 novembre 2013, quando il pm Agostino Abate interroga per la prima volta il testimone oculare. Le quasi quattro ore di interrogatorio, descrivono perfettamente il clima che si è respirato nella procura di Varese in questi lunghi anni. Pubblicheremo dei momenti di questo interrogatorio perché — oltre al fatto che alcuni sono grottescamente spassosi – siamo profondamente convinti di una cosa: la vicenda di Giuseppe Uva merita magistrati che finalmente compiano il proprio dovere.

nei secoli fedele (2013)

AIUTIAMO LUCIA UVA
il 31 dicembre scadono i termini per le indagini del caso Uva, vorremmo
contribuire ad alzare l’attenzione in merito per cui chiediamo a chiunque di
voi ne avesse modo di organizzare sul proprio territorio una proiezione del
documentario di Giuseppe Uva, il documentario lo trovate in rete
http://www.youtube.com/watch?v=qM5r-Z0JwK0, Lucia ha chiesto una mano a
diffonderlo il più possibile.
L’idea che avevamo era quella di concentrare tutte le proiezioni in un’unica
giornata o nei giorni adiacenti e di fare poi un volantino unico da far
girare via web segnalando tutte le proiezioni con luoghi e orari.
La giornata in questione potrebbe essere il 10 dicembre che è la giornata
mondiale dei diritti umani.
Chi pensa di potercela fare ad organizzare una cosa simile ci contatti
dandoci tutti i riferimenti della proiezione (data, ora e luogo)

PAGINA FACEBOOK
come potete notare dalla pagina di acad www.facebook.com/AcadOnlus non c’è
un giorno che non venga segnalato un abuso…
che ci saremmo trovati in una situazione di questo tipo l’avevamo già
preventivato, tante volte delle singole persone ci segnalano casi di abuso
che non ottengono più di un trafiletto sui giornale locali e alle quali
invece vorremmo riuscire a dare un risalto nazionale, per questo vi
chiediamo di tener guardata la pagina di Acad e di condividere le notizie
che postiamo in modo che possano essere diffuse sempre di più.

CERCHIAMO COLLABORATORI
stiamo cercando ancora 7 persone che rispondano al numero verde che sarà
attivo da metà gennaio, cerchiamo anche persone con varie competenze che
possano dedicare del tempo all’associazione, chi fosse interessato ci scriva
una mail privata qui infoacad@inventati.org oppure via messaggio tramite la
pagina di facebook.

grazie, a presto

Chi è Kimyongür, l’attivista arrestato in Italia

Bahar Kimyongür, giornalista turco impegnato a denunciare il coinvolgimento del governo Erdogan nella guerra siriana, è stato arrestato ieri al suo arrivo in Italia.
Redazione
venerdì 22 novembre 2013 15:54
di Giorgia Pietropaoli

Ieri mattina -21 novembre-, è atterrato all’areoporto di Milano Bahar Kimyongur. È stato immediatamente prelevato dalla Digos e condotto in carcere a Bergamo. L’attivista, che collabora da tempo con il gruppo di giornalisti del sito belga di Michel Collon, era arrivato in Italia per una serie di conferenze sulle vicende siriane. La persecuzione politica da parte del regime turco contro Kimyongur (ci sono state anche ripetute richieste di estradizione) va avanti ormai da anni. Arrestato prima in Belgio, poi in Spagna, Bahar era stato portato in giudizio sulla base della legislazione anti-terrorismo del Belgio con l’accusa di far parte di un gruppo terrorista. Era stato condannato in primo grado di giudizio nel febbraio 2006 e in appello nel novembre 2006, per poi essere assolto nel 2007 e nel 2009 in seguito alle sentenze di Cassazione.

Per capire chi è Bahar Kimyongür, vi proponiamo un estratto di un suo discorso tenuto in occasione di una manifestazione organizzata davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Bruxelles, il 25 settembre 2012.

«Numerosi sono gli amici che ci hanno chiesto perché abbiamo scelto di riunirci davanti all’ambasciata degli Stati Uniti per difendere la pace in Siria. Per fornire loro una risposta, cominciamo con la constatazione schiacciante, anzi con un rimprovero all’indirizzo di tutti noi, per la nostra sorprendente amnesia e la nostra cecità complice di fronte all’onnipresenza multiforme e al bellicismo degli Stati Uniti in Siria. Davvero, siamo così condizionati dalla propaganda delle nostre élites che ci dimentichiamo chi in realtà incarni il male principale del genere umano, e del popolo siriano in particolare. Perciò, non mancheremo di sottolineare a questi nostri amici le precedenti guerre d’aggressione che l’Impero statunitense ha scatenato, come iperpotenza colpevole pluri-recidivante di genocidi. Con le sue 761 installazioni militari distribuite sui cinque continenti, questo Impero esercita una dittatura globale, senza la quale il mondo starebbe tanto meglio!

Non mancheremo di passare in rassegna l’inventario dei crimini commessi dagli Stati Uniti, a Hiroshima, a Mai Lai durante la guerra del Vietnam, a Falloujah in Iraq, a Gaza in Palestina, nella Sirte in Libia. Denunciamo il loro uso del napalm, dell'”Agente Orange”, dei loro droni Predator, i loro tappeti di bombe riversati dai loro B-52 su intere città, l’avere finanziato e armato i “contras” e “contractors” in Afghanistan, in Guatemala, in Nicaragua, i loro golpe militari, le loro minacce, le loro sanzioni, i loro ricatti, la loro politica di corruzione degli oppositori ai regimi giudicati ostili. Attualmente, a forza di ingozzarci di immagini tutte orientate a dimostrare a tutti i costi la barbarie dell’esercito siriano, i nostri media sono abilmente pervenuti a renderci assuefatti ai crimini degli Stati Uniti, eternamente impuniti, la cui barbarie è proporzionale ai mezzi impiegati.

Ogni giorno siamo allo stesso tempo complici e vittime, fisiche e morali, di un Impero che nel 2010 ha impiegato da solo il 43% dei bilanci militari mondiali, vale a dire quattro volte più della Cina e della Russia messe insieme. Noi siamo a tal punto condizionati dalle immagini che ci pervengono dalla Siria, che ci mostrano le atrocità in modo assolutamente unilaterale, e dai discorsi contro la Russia, contro la Cina e contro l’Iran, che non teniamo più presenti tutte la basi navali e aeree statunitensi, i sistemi radar degli Stati Uniti, gli agenti della CIA, che operano per la distruzione programmata della Siria. Se siete ancora scettici sulla questione del ruolo centrale degli Stati Uniti nel caos siriano, vi invitiamo a gettare uno sguardo più attento sulle operazioni in corso sul fronte nord-occidentale della Siria. Nella provincia turca di Hatay, cioè ai piedi della roccaforte siriana, gli jihadisti di Al Qaida o dell’Esercito siriano di Liberazione ASL, operano a stretto contatto con i soldati dell’esercito turco di Erdogan e con le truppe statunitensi. A qualche chilometro dalla frontiera siriana, esiste una base radar della NATO, quella di Kisecik, situata sulla sommità della catena montuosa dell’Amanus. Gli abitanti del paese di Antiochia denominano questo sito come “il radar”.

Al punto 0 della frontiera siriana, sulla cima del Djebel El Aqra’ (il monte Cassius), la NATO è impegnata a costruire una nuova base osservatorio . Situato sopra il villaggio siriano di Kassab, sui 1700 m. di altitudine, questo sito, da cui ad occhio nudo si possono percepire le coste cipriote, è altamente strategico. Questa installazione militare dominerà la provincia siriana di Lattaia, il che consentirà il controllo di tutta la Siria, per cielo, terra e mare. Situata a meno di 150 km dalla frontiera siriana in linea d’aria, la base militare d’Incirlik, da cui transitano gli armamenti provenienti dalla Libia con destinazione gli insorti siriani, è una delle più grandi basi aeree e di sorveglianza statunitensi di tutto il mondo. Nel Golfo di Alessandretta, a meno di un miglio marino dalle coste siriane, naviglio da guerra della NATO fornisce agli insorgenti siriani informazioni e rilevamenti di natura militare. Nella medesima provincia di Hatay e nella provincia vicina di Adana, la CIA dispone di centri di formazione militare riservate agli insorgenti siriani. Se dubitate di tutto questo, vi invitiamo ad andare a leggere l’intervista concessa alla BBC da Thwaiba Kanafani, una spia che lavora per conto dell’Esercito siriano di Liberazione ASL. […]

Al posto di raffreddare i conflitti, di impedire questo terrorismo che agisce a cavallo dei confini, l’esercito turco punta i cannoni dei suoi blindati e i suoi lancia-missili contro l’esercito della Siria. Alcuni potrebbero obiettare che gli insorti ricevono ben scarsi armamenti dall’Occidente. Tuttavia, su decine di fotogrammi che ci arrivano dal fronte siriano, è possibile riconoscere, branditi dai ribelli, fucili di precisione M24 statunitensi, lancia-razzi RPG russi in dotazione all’ex esercito libico introdotti via mare dalla NATO, fucili AUG Steyr austriaci, MANPADS statunitensi (MANPADS è l’acronimo di Man-portable air-defense systems ed indica un sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla) inviati dal Qatar e dall’Arabia Saudita e consegnati proditoriamente dall’esercito turco.

La stampa svizzera informa che migliaia di granate svizzere vendute agli Emirati Arabi Uniti sono pervenute nelle mani dei ribelli siriani dopo essere state offerte ai militari della Giordania. Non occorre essere grandi esperti per capire come gli Stati Uniti siano presenti in tutto questo, ma in modo molto discreto, così come si sono comportati durante la guerra di Libia. […]

Il risultato di questo attivismo statunitense, occidentale e dei paesi del Golfo sta nel fatto che i bambini della Siria vengono esposti ad un conflitto mortale, da cui nessuno potrà uscirne vincitore. Il gigante del Nord America, che sognava di vedere un mondo arabo soggetto e diviso, mai avrebbe sperato in uno scenario migliore ad un costo così basso. Grazie all’Esercito siriano di Liberazione ASL e ad Al Qaida, gli Stati Uniti non devono proprio impegnare le loro truppe sul fronte siriano. […]

Passiamo ora al nostro obiettivo determinante, vale a dire quello di contribuire alla lotta per la pace e la riconciliazione in Siria. Noi crediamo che sia impossibile fermare lo spargimento di sangue e salvare la vita di Siriani innocenti che si trovano in entrambi i campi del conflitto fin tanto che l’Occidente non ostenterà una posizione neutra nei confronti del conflitto. […]

Allora, che fare? Ammazzare i milioni di partigiani del regime per consentire che i suoi oppositori conquistino il potere, oppure raccomandare la riconciliazione? Alimentare il conflitto in nome di una rivoluzione da tanto tempo confiscata dai suoi finanziatori corrotti, o patrocinare la pace dei coraggiosi?

Distruggere la Siria o aiutare questo paese a rimarginare le sue ferite e a dissipare l’incubo? È bello e coraggioso difendere la democrazia in Siria. Ancora, è necessario potersi assegnare mezzi e modi che siano moralmente e materialmente all’altezza di questo obiettivo lodevole. Se potessimo cominciare a fermare il massacro, sarebbe già un buon passo in avanti. Nell’attesa di giorni migliori, in Siria e in altre parti del mondo, “all we are saying is give peace a chance”, tutto quello che vogliamo affermare è dare una possibilità alla pace.”»

[Fonte: http://perunconflittononviolento.blogspot.it/2012/09/discorso-di-bahar-kimyongur-del.html]

A voi sembra un terrorista?

Comunicato stampa del Centro Sociale 28 maggio di Rovato, del Partito della Rifondazione Comunista e dei Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio

COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 9 novembre 2013 si è svolto il presidio sotto la Prefettura organizzato dal Centro Sociale 28 maggio di Rovato, dal Partito della Rifondazione Comunista e dai Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio.

Abbiamo presentato un esposto al Prefetto per chiedere la chiusura di tutti i covi fascisti sul nostro territorio dopo: il “Sabato Fascista” organizzato da Casa Pound a San Vigilio, il presidio di Forza Nuova per “festeggiare” a suo modo le 363 vittime della strage di Lampedusa al crocevia di Sarezzo, i gravi attentati alla sede di Rifondazione Comunista di Lonato e al Centro Sociale 28 maggio di Rovato, le ripetute provocazioni al quartiere Carmine di Brescia.

Il clima di tensione latente si è accentuato quando abbiamo pubblicizzato il presidio su facebook; sui social network sono infatti comparse ripetute minacce, insulti e inviti ai camerati alla partecipazione al nostro presidio con i sampietrini.

Nella notte antecedente il presidio sono comparsi nel quartiere Carmine e nei pressi del luogo del presidio volantini oltraggiosi sempre riconducibili ai fascisti, tutto questo a dimostrazione che l’allerta che abbiamo voluto lanciare con il nostro esposto al Prefetto è legittima e oltremodo urgente.

Questo clima di tensione evidente avrebbe dovuto allertare le forze dell’ordine, che invece non sono state in grado di gestire le ripetute provocazioni dei nazifascisti presenti da ore nelle vicinanze del luogo del presidio e durante il suo svolgimento.

La questura non ha pensato che fosse utile isolare questi soggetti per renderli inoffensivi, creando i presupposti di una provocazione che ha generato un contatto che poteva essere evitato.

L’intervento tardivo e inefficiente della Celere ancora una volta si è scatenato contro i compagni e le compagne del presidio che tentavano di evitare un inasprimento della situazione.

Una nostra compagna è stata brutalmente manganellata sulla fronte, riportando un grosso ematoma e la rottura degli occhiali che fortunatamente non le ha lesionato gli occhi.

L’impressione che abbiamo è che lo scontro, chiaramente prevedibile, era auspicato per mettere in ombra e ridurre mediaticamente la nostra azione politica antifascista, azione che con l’esposto al Prefetto chiede un’urgente presa di posizione della massima autorità di Governo del territorio sul tema del rispetto della nostra Costituzione “senza se e senza ma”, come scritto nella copertina dell’esposto stesso:

Brescia, mortalmente colpita con la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, chiede ancora che ai suoi morti venga data verità e giustizia. Pertanto non possiamo tollerare che formazioni di chiara ispirazione fascista siano presenti sul nostro territorio promuovendo come da sempre POLITICHE DELL’ODIO NEI PERIODI DI CRISI!

A BRESCIA : IN FONDO A DESTRA dobbiamo avere solo serrande chiuse!!!

Brescia, 10 novembre 2013

                                                                                  Centro Sociale 28 maggio

                                                                                  Rifondazione Comunista

                                               Cittadini per la Costituzione di S.Vigilio-Concesio

NOTIZIE SU EURIDICE

Euridice alla lettera significa trovare giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla in terra. Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla. Intorno bolliva il 1900, secolo che spostava i rapporti di forza tra oppressori e oppressi con le rivoluzioni. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione e scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro.

C’è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento, è invece un’alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice.

Innamorati di lei, accettammo l’urto frontale con i poteri costituiti. Nel parlamento italiano che allora ospitava il più forte partito comunista di occidente, nessuno di loro era con noi. Fummo liberi da ipoteche, tutori, padri adottivi. Andammo da soli, però in massa, sulle piste di Euridice. Conoscemmo le prigioni e le condanne sommarie costruite sopra reati associativi che non avevano bisogno di accertare responsabilità individuali. Ognuno era colpevole di tutto. Il nostro Orfeo collettivo e stato il più imprigionato per motivi
politici di tutta la storia d’Italia, molto di più della generazione passata nelle carceri fasciste.

Il nostro Orfeo ha scontato i sotterranei, per molti un viaggio di sola andata. La nostra variante al mito: la nostra Euridice usciva alla luce dentro qualche vittoria presa di forza all’aria aperta e pubblica, ma Orfeo finiva ostaggio.

Cos’altro ha di meglio da fare una gioventù, se non scendere a liberare dai ceppi la sua Euridice? Chi della mia generazione si astenne, disertò. Gli altri fecero corpo con i poteri forti e costituiti e oggi sono la classe dirigente politica italiana. Cambiammo allora i connotati del nostro paese, nelle fabbriche, nelle prigioni, nei ranghi dell’esercito, nella aule scolastiche e delle università. Perfino allo stadio i tifosi imitavano gli slogan, i ritmi scanditi dentro le nostre manifestazioni. L’Orfeo che siamo stati fu contagioso, riempì di sé il decennio settanta. Chi lo nomina sotto la voce “sessantotto” vuole abrogare una dozzina di anni dal calendario. Si consumò una guerra civile di bassa intensità ma con migliaia di detenuti politici. Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio delle celle dell’isolamento, lei non c’era.

Ho conosciuto questa versione di quei due e del loro rapporto, li ho incontrati all’aperto nelle strade. Povera è una generazione nuova che non s’innamora di Euridice e non la va a cercare anche all’inferno.

Erri De Luca

Criptofascismo e Cinque stelle: il lusso di essere disumani

“Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità. Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato”. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”

Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio

 Scriveva Wu Ming sulla rivista Letteraria del novembre 2011 “Il grillismo non è solo un caso di studio: è un’urgenza, un problema da affrontare quanto prima. 

In uno spazio “né di destra né di sinistra” retoriche e pratiche in apparenza vicine a quelle dei movimenti euroamericani vengono “risemantizzate” e messe al servizio di discorsi in cui sono rinvenibili discorsi di criptofascismo”
dire l’avevamo detto non dà nessuna soddisfazione

Il razzismo grillino e gli equivoci sull’abolizione del reato di clandestinità. Due cattive notizie e una buona [testo e disegni di Alessio Spataro]


di Alessio Spataro

Oggi una notizia buona e due cattive.

Partiamo da quelle cattive:

1. L’emendamento del M5s in commissione giustizia non ha abolito affatto il reato di clandestinità come titolano tutti i giornali. Innanzitutto perché non è legge; per diventarlo non basta un voto in una commissione, ma serve una modifica da approvare a maggioranza nei due rami del parlamento. Ma anche perché se dovesse diventare legge per miracolo, si tratterebbe comunque di una modifica della Bossi-Fini che non cambierebbe di una virgola la situazione reale degli immigrati extracomunitari: ovvero non sarebbero più incriminati formalmente per un reato, ma verrebbero comunque fisicamente deportati nei luoghi di tortura e guerra da cui scappano, anche più celermente.

2. L’unico modo, comunque insufficiente, per eliminare gli effetti più criminali della Bossi-Fini rimane eliminare la Bossi-Fini. Ma con questo parlamento è impossibile perché l’unica maggioranza politica che potrebbe realisticamente farlo, è composta da tre partiti che vogliono eliminare la legge razzista solo a parole: Sel, Pd e M5s.

Sel è il gruppo più attivo in questo senso (ma non è proprio convintissimo visto che si alleerebbe volentieri, in futuro come in passato, con un partito come il Pd che non cancellerà mai questa legge criminale ispirata dalle sue ex componenti, Ds e Margherita, che votarono nel ’97/’98 la Turco-Napolitano, la legge che istituì i lager di stato e che fu votata anche da un deputato pugliese, un certo Vendola Nicola).

Il Pd è composto da dirigenti, ministri ed ex-ministri che dopo l’ultima strage dicono di voler stravolgere la Bossi-Fini (ma Epifani, Kyenge e Turco non lo faranno mai per non far cadere il governo con i loro degni compari del Pdl).

Il M5s, essendo un partito-azienda, un contenitore vuoto da riempire con consensi sia razzisti che finto-progressisti, non vorrà mai eliminare la Bossi-Fini.

Infatti, mentre Travaglio (guardacaso oggi) scrive in prima pagina sul Fatto che bisogna rispedire in patria i detenuti clandestini (come previsto da una delle poche norme sagge della Bossi-Fini) si moltiplicano ultimamente gli inutili interventi in aula dei grillini in tema immigrazione che valgono quanto un post su facebook dell’inutile Di Battista che sogna un mondo “lennoniano” (termine suo) mentre i suoi colleghi senatori accelerano in commissione giustizia le deportazioni di immigrati. Questi razzisti del partito Cinque Stelle, infatti, ci tengono a chiarire l’intenzione di rispedire a casa gli immigrati. E lo fanno, in un italiano discutibile, addirittura citando i fascisti del sindacato di polizia che applaudì l’anno scorso gli assassini di Federico Aldrovandi:

(fonte: beppegrillo.it / parlamento)

La legge Bossi-Fini con l’introduzione del “reato di clandestinità” in questi anni ha aumentato il numero di immigrati irregolari, ha distolto le forze dell’ordine dalla sicurezza del territorio ed aumentato i costi per la Giustizia con cifre spropositate. Non lo afferma solo il Movimento 5 Stelle. Nel 2008, il Sap-Sindacato Autonomo di Polizia prese una dura posizione contro questo aspetto della legge Bossi-Fini. Scriveva il 25 settembre 2008 il segretario del SAP Riccardo Tanzi dopo un’audizione alla Commissione Giustiza del Senato: “prevedendo l’arresto obbligatorio in flagranza ed il processo per direttissima, implica che gli stranieri vadano presi e accompagnati non in carcere ma presso le strutture di polizia e tenuti in custodia fino al giorno dopo quando ci sarà il processo. Ciò – ha evidenziato – comporta che le pattuglie dovranno abbandonare il territorio per sorvegliare i fermati: ci sara’ quindi meno sicurezza”. Proseguiva il SAP: “La norma aggravera’ il sovraffollamento delle carceri e determinera’ un aumento esponenziale dei processi”. Fatti che si sono regolarmente avverati”.

Ancora più grave – proseguiva il segretario del Sap – l’articolo che allunga i tempi di detenzione nei Cie. In queste strutture – ha ricordato – ci sono già tanti problemi, con frequenti rivolte e danneggiamenti: portare a 18 mesi la permanenza significa dover destinare ancora più uomini e mezzi per la sorveglianza; personale che viene ancora una volta sottratto al territorio”. Ecco perchè alla prova dei fatti il “reato di clandestinità” non ha risolto nulla aggravando solo i costi per la Giustizia, con meno sicurezza per le strade, senza combattere il fenomeno e lo sfruttamento legato a quest’ultimo, addirittura aggravandolo. Il duro giudizio delle forze di Polizia era stato riconfermato lo scorso maggio in una intervista dove spiegava nuovamente che il reato di clandestinità fermava le espulsioni degli irregolari. Con questo emendamento le espulsioni dei cittadini irregolari potranno procedere per via civile, senza inghippi, senza inutili spese burocratiche (che gravano sulle tasche dei cittadini italiani), chi troverà persone in mezzo al mare potrà salvarle senza incorrere in nessun tipo di reato. Non lasceremo più morire nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità e più umanità.

E qui viene il lieto fine. L’unica, piccola notizia buona di oggi: guardando sui loro siti e profili, i razzisti del M5s, nel cercare di guadagnare voti a destra e sinistra in modo schizofrenico, perdono proprio i consensi di quei preziosissimi razzisti che li hanno votati per il loro giustizialismo e si sentono oggi traditi dalla mancanza di cinismo dei grillini in commissione giustizia. I quali, in modo scomposto e con un faticosissimo copia-incolla, si sono affrettati a chiarire che gli immigrati potranno essere deportati più celermente e più a basso costo proprio grazie al loro emendamento, proprio come volevano i poliziotti del Sap: senza più lasciar morire nessuno “in maniera inumana”.

A me, di umano, piacciono le parole della mamma di Federico Aldrovandi riferite al Sap: “gli agenti condannati e coloro che dimostrano loro solidarietà non perdono occasione per dimostrarsti disumani”.

fonte: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=88211&typeb=0&Cinque-stelle-il-lusso-di-essere-disumani