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PER UN CONTROSEMESTRE POPOLARE

PER UN CONTROSEMESTRE POPOLARE

Il governo Renzi si prepara al semestre italiano nell’Unione Europea con un piano liberista e autoritario che colpisce a fondo la Costituzione. Ce lo chiede l’Europa, dice questo governo come i suoi predecessori. Così abbiamo avuto l’età pensionabile più alta d’Europa e una serie continua di leggi per estendere il precariato, ultima il Jobs Act. L’Italia è il solo paese della Unione Europea che ha messo nella Costituzione la clausola capestro del pareggio di bilancio e ora il governo Renzi si prepara ad una nuova ondata di privatizzazioni e tagli di servizi e di posti di lavoro, coperti dalla concessione di uno sgravio fiscale che verrà pagato con la distruzione di ciò che resta dello stato sociale, anche tramite una “spending review” che, invece di colpire corruzione e privilegi, intende bastonare ulteriormente i più deboli. La democrazia è in pericolo, si costruisce un sistema elettorale ancora più autoritario ed escludente di quello attuale e ovunque, sul piano delle relazioni sociali, crescono le spinte antidemocratiche, di cui é parte fondamentale il recente accordo tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria sulla rappresentanza sindacale, che massacra ulteriormente i diritti sindacali e del lavoro.

Il governo Renzi ha fatto proprio l’obiettivo delle classi dirigenti e dei poteri forti del nostro paese, di usare il vincolo europeo per realizzare una controriforma sociale e politica globale e la crisi è diventata la grande occasione per realizzare il progetto. Ma l’obiettivo della controriforma globale è anche quello che le classi dirigenti europee vogliono imporre in tutto il continente. Per questo l’opposizione al governo Renzi deve oggi essere parte della lotta contro il potere e i vincoli che ci vengono imposti dalla Unione Europea.

Basta con la retorica ipocrita che presenta come un processo democratico quello che è un processo autoritario guidato dai governi liberisti più forti, dalla tecnocrazia e dai poteri economici e finanziari. L’Unione Europea reale è quella che attraverso le politiche di austerità ha risposto alla crisi con decine di milioni di disoccupati in più, è quella che smantella la più grande conquista dei suoi popoli: lo stato sociale. È quella della distruzione dei contratti e dei diritti del lavoro, della precarizzazione, della delocalizzazione e dell’incentivo alla concorrenza selvaggia tra lavoratori. L’Unione Europea reale é quella della chiusura delle frontiere anche ai sopravvissuti delle stragi sul mare, è quella che ha imposto, con i diktat dei governi tedeschi e di quelli succubi della Germania, la sovranità limitata ai paesi debitori, stravolgendovi le regole democratiche e le stesse Costituzioni, è quella che ha massacrato la Grecia, grazie anche ai suoi governi complici, compiendo una politica di sopraffazione che copre di vergogna tutte le sue istituzioni. L’Unione Europea reale è quella che dopo avere imposto patti devastanti come il Fiscal compact e il Mes, ora all’insaputa dei suoi popoli sta trattando con gli Stati Uniti il TTIP, un trattato che mette finanza e multinazionali al di sopra di qualsiasi potere istituzionale.

Così come il governo Renzi, questa Unione Europea è il nostro avversario oggi e non possiamo più subirne le aggressioni senza reagire davvero. Mentre le forze reazionarie in tutto il continente accrescono il loro consenso strumentalizzando la rabbia sociale contro questa Europa, le principali forze politiche del centrosinistra e le grandi centrali sindacali ne appaiono come i principali sostegni. Questo provoca una situazione pericolosissima per la democrazia, che finisce soffocata tra la tecnocrazia finanziaria, i governi social-liberisti, le rivolte reazionarie.

Vogliamo usare il semestre italiano per costruire l’opposizione, la contestazione, l’alternativa al governo Renzi e al sistema di potere europeo di cui è parte e che lo sostiene. L’Italia è ancora indietro su questo terreno. I movimenti reali e le lotte sociali hanno finora faticato ad individuare le controparti e gli avversari da combattere. A differenza che negli altri paesi del sud Europa massacrati dalle politiche dell’Unione Europea, della Troika e dei governi liberisti, in Italia non abbiamo ancora visto nelle strade una lotta democratica di massa contro l’Unione Europea e i suoi vincoli all’altezza della gravità della situazione. Questo ha indebolito le lotte e soprattutto dato spazio alle forze leghiste e del populismo di destra. Se si vuole uscire dalla tenaglia tra le politiche liberiste e autoritarie del governo Renzi e i lepenismi, bisogna costruire rapidamente un campo democratico e anticapitalista contro questa Unione Europea. Per questo proponiamo a tutte le forze che si oppongono ad essa e al governo Renzi e che rifiutano entrambi, nel nome del lavoro, dei diritti sociali, dei Beni comuni e della democrazia, di incontrarsi per definire un percorso comune, partendo da tre scelte di fondo.

1) L’opposizione al liberismo di Renzi e dei governi europei di centro destra e centro sinistra e a tutte le controriforme .

2) La lotta per abbattere le politiche di austerità e i trattati e i vincoli che le impongono.

3) Il contrasto alla deriva autoritaria sia sul piano del sistema politico che delle relazioni sociali, dalla legge elettorale del governo Renzi all’accordo sindacale del 10 gennaio.

Partendo da questi punti intendiamo proporre la costruzione di un’alleanza di forze diverse, che si muovono assieme contro la disoccupazione e per i diritti del lavoro e i Beni comuni, contro le privatizzazioni e per il rilancio del pubblico e dei diritti sociali, contro l’autoritarismo, per la democrazia politica e sindacale, per la partecipazione.

Il nostro obiettivo é giungere al semestre di presidenza italiana della Unione Europea dando avvio ad un Controsemestre del lavoro, dei diritti sociali, dei Beni comuni e della democrazia, che si contrapponga ai contenuti liberisti del governo Renzi e dell’Unione Europea per tutta la durata del semestre italiano.

Per definire la piattaforma e il percorso del Controsemestre popolare, proponiamo un primo incontro il 23 aprile, alle 15.30, a Roma, in via Galilei 53 (fermata metro A, Manzoni)

Prime firme proponenti: Giorgio Cremaschi – Ross@ – Confederazione Usb- Confederazione Cobas – Rete 28 Aprile – Cgil- Rete dei Comunisti- Sinistra Anticapitalista- Militant – Rete Noi Saremo Tutto

 

COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO? Giulio Palermo

COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO?

Giulio Palermo

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Mangi forse soldi?

Quando hai freddo

Ti copri con una coperta o con la cartamoneta?

E quando ti ammali

Ingoi una compressa di paracetamolo o una moneta da un euro?

I tuoi bisogni culturali

Li soddisfi leggendo un libro o contando i numeri di serie impressi sulle banconote?

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Compagno

Non provocare!

Lo sai benissimo che in questo sistema di merda

Che si chiama capitalismo

È con il denaro

Che si ottengono pane, coperte, medicine, libri e tutto il resto

Non lo vedi che è la mancanza di reddito che ci incatena al capitale?

Non lo vedi che la gente è stanca di stringere la cinghia?

Perché credi che i lavoratori si inchinino al ricatto del salario?

Invece di criticare

Unisciti a noi

La nostra è una lotta universale:

Reddito per tutti!

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Aspetta Compagno

A me non piacciono le lotte universali

Il bene contro il male

Mi ricorda solo brutte cose

In un mondo di sfruttatori e sfruttati

Il bene comune non esiste

Perciò

Dì chiaramente da che parte stai

____

Compagno

Lo sai benissimo:

Io sto con gli umili e i diseredati

Con tutti quelli che non hanno neppure i soldi per piangere

Vinciamo assieme questa lotta

E vedrai che i primi a tremare saranno proprio quelli che tu chiami “padroni”

____

Già perché

Vedi Compagno

Le categorie economiche son cambiate

E il tuo Marx è morto

Oggi siamo tutti imprenditori

Di noi stessi

Valiamo perché esistiamo

Non perché lavoriamo

Il reddito che noi difendiamo

Con audacia e convinzione

È appunto lo strumento

Per esistere e valere

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Compagno

Puoi buttare a mare Marx

Le sue categorie economiche

E la sua critica dell’economia politica

Ma tu resti succube dell’economia borghese

Di cui però non capisci il contenuto

Da dove vengono i soldi

Che dovrebbero garantire il nostro reddito?

Se lo stato li prende dalle tasse

A pagare saranno i lavoratori

Se invece li risparmia e taglia la spesa pubblica

Pagheremo attraverso la riduzione dei servizi sociali

Se infine, come ai vecchi tempi, li potesse semplicemente stampare

L’aumento dei prezzi lascerebbe tanti di noi senza pane e senza medicine

Compagno

La tua non è una lotta di emancipazione dal capitale

Ma una partita di giro

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E poi secondo le tue categorie economiche

Così moderne e imborghesite:

Dove andranno tutti questi soldi

Che finalmente anche la povera gente potrà spendere?

A comprare merci

E ingrossare i profitti delle imprese

Allora dimmi

Ti batti per far arrivare le medicine al malato

O per aumentare il fatturato della compagnia farmaceutica?

Perché vedi Compagno

Nel tuo sistema

La medicina resta una merce

E il diritto alla salute rimane subordinato al potere d’acquisto

Così facendo

La mercificazione non la combatti

La sviluppi!

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Insomma Compagno

Nella tua proposta

Continuano ad esserci i senza tetto

Gli affamati e i malati senza medicine

E di fronte a loro

Ci saranno capitalisti ancora più ricchi

Grati anche a te

Di averli aiutati a vendere le merci

Prodotte col sudore di lavoratori sempre più poveri

Ma allora, Compagno, di questo sistema di merda

Chiamato capitalismo

A te piace tutto

Tranne che la posizione che ricopri!

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E ora

Visto che siamo in argomento

Parliamo un po’ di chi le produce queste merci

Che molti lavoratori non riescono nemmeno a comprare

Come è possibile reclamare reddito

Senza mai nominare il lavoro

Che è la fonte di tutto il valore?

Compagno

Perché non ti unisci a tutti noi che lavoriamo

E che lottiamo per il pane, per la casa

Per il diritto alla salute, ai trasporti e alla cultura?

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Lo dicevi anche tu:

Dobbiamo unirci!

Ma non sotto la bandiera del bene comune

Bensì sotto quella dell’emancipazione dal capitale

Il lavoro, la salute, la scuola, il territorio

Appartengono a noi

Non al capitale

Riprendiamoceli

Sottraiamo assieme tutta la società dal dominio del capitale!

Questa è la sola strada che conosco

Per trasformare realmente il sistema capitalista

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Altrimenti Compagno

Mangia soldi e riparati dal freddo con la cartamoneta

Ma non parlarmi di anticapitalismo

Perché la lotta al capitale è un’altra cosa

Padrini&padroni : Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

Padrini&padroni

Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato.

 


Redazione
giovedì 13 febbraio 2014 17:44

di Franco Fracassi

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.


Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.


Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.


La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552

SOLIDARIETA’ A GIORGIO CREMASCHI

IL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO DI ROVATO

ESPRIME LA SUA SOLIDARIETA’

A GIORGIO CREMASCHI E AI COMPAGNI AGGREDITI.

Il 14 febbraio 2014 a Milano è stata scritta una delle pagine  peggiori della storia della CGIL .

La brutale aggressione ai danni di Giorgio Cremaschi, primo firmatario della mozione 2 ”Il sindacato è un’altra cosa” del 17° Congresso della CGIL e degli altri compagni che lo accompagnavano è stata perpetrata da una squadraccia di picchiatori del servizio d’ordine della CGIL. Questa aggressione avviene proprio nel periodo di svolgimento del Congresso della CGIL e nelle sue modalità di esecuzione ricalca la cultura razzista e intollerante  che ha sempre caratterizzato le organizzazioni fasciste, e non certo il movimento operaio.

Dopo l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 ed il Protocollo d’Intesa del 31 maggio 2013, il 10 gennaio 2014 è stato firmato in sordina dalla CGIL il Testo Unico attuativo dei precedenti accordi, Landini e la FIOM hanno preso le distanze dal Testo Unico e chiedono che ne venga sospesa l’attuazione, questo perché Landini vede una contraddizione fra il Testo unico e l’accordo del 31 maggio, contraddizione che invece non c’è, perché entrambi affermano nuove regole sulla rappresentanza sindacale che sono parimenti incostituzionali. Col Testo Unico sono state calate dall’alto norme che limitano le libertà sindacali, che riducono l’autonomia delle categorie e espongono le delegate e i delegati alle sanzioni da parte delle imprese. I lavoratori devono avere il diritto di scegliere i propri rappresentanti sindacali e avere l’ultima parola sulle scelte dei vertici sindacali, che attraverso gli accordi che firmano, impongono ai lavoratori e alle lavoratrici gli effetti delle loro scelte.

La denuncia continua e costante degli accordi sopracitati, portata avanti con determinazione dalla mozione 2 “Il sindacato è un’altra cosa”, che si è posta come alternativa alla mozione della Camusso, è l’espressione della volontà di dare forma ad un sindacato di classe e di conflitto, espressione diretta delle necessità e degli interessi dei lavoratori, in netto contrasto con la CGIL della Camusso che è ormai un apparato burocratico di controllo degli operai al servizio dei poteri forti.

Quello che è successo a Milano, e cioè l’inaudita aggressione volta ad impedire la presa di parola di un dirigente della minoranza della CGIL, è il presagio di come stanno cambiando i rapporti nella vita sociale e nei luoghi di lavoro: il sindacato, se non ci opponiamo da subito alla deriva, sarà sempre più un organismo con funzione di controllo degli operai al servizio del padronato e dei vari governi che imporranno misure sempre più deleterie per i lavoratori nel nome della competizione del mercato, della produttività che non è altro che lo sfruttamento  e degli interessi collettivi, che non sono altro che gli interessi del capitale.

Susanna Camusso durante il suo mandato si è caratterizzata come la peggiore segretaria che la CGIL abbia mai avuto, noi chiediamo le sue dimissioni!!!

Non possiamo accettare che venga infangata la memoria di Giuseppe Di Vittorio e che il”SINDACATO DEI LAVORATORI” si trasformi in sindacato di controllo dei lavoratori!

                                                                                     CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO 

Fiom. La normalizzazione è compiuta

L’Assemblea nazionale dei delegati Fiom svoltasi in questo fine settimana a Rimini, secondo Agustin Breda, dirigente nazionale della corrente di Lavoro e Società ha avviato ”un cammino di pacificazione nei rapporti non sempre facili tra la categoria dei metalmeccanici della Cgil e la stessa confederazione”.

Il documento presentato in assemblea dalla segreteria di Landini ha incassato un amplissimo consenso – con l’opposizione del solo documento presentato da Sergio Bellavita della ‘Rete 28 aprile’ che ha ottenuto 37 voti – grazie anche ”alla convergenza delle diverse correnti prima critiche verso la direzione Cgil della Camusso.  L’obiettivo, spiega ancora Breda, e’ quello di arrivare al prossimo Congresso della Cgil ”senza le contrapposizioni degli ultimi quattro anni”. Le contraddizioni tra Fiom e Cgil si erano manifestate al congresso del maggio 2010, quando Cgil e Fiom si schierarono su due mozioni distinte. Nuovi contrasti – anche se in tono decisamente minore – c’erano stati sull’accordo del 20 giugno 2011, poi oggetto di riavvicinamenti successivi fra Maurizio Landini e Susanna Camusso, gia’ nell’autunno di quell’anno. Fino ad arrivare all’intesa del 31 maggio di quest’anno – duramente criticata invece dai sindacati di base – che lo stesso Landini è arrivato a definire ”utile”. Ed è proprio su questo che nel documento approvato si legge un passaggio decisamente irricevibile, quando si scrive che “L’Assemblea ritiene ineludibile e non più rinviabile l’applicazione dell’Accordo interconfederale del 31 maggio 2013, pertanto chiede alla Cgil di garantirne l’esigibilità”.

Non solo. L’assemblea della Fiom ha anche respinto un ordine del giorno disolidarietà con il movimento No Tav e con Alberto Perino. Qui di seguito il testo dell’odg presentato da Bellavita e respinto: “L’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Fiom è senza riserve al fianco del movimento che nella Val di Susa si oppone ad un’opera assurda, inutile e devastante per l’ambiente e la salute delle popolazioni come la Tav. Condanna la pesante repressione che si è scatenata contro gli attivisti e le attiviste del movimento ed esprime solidarietà e vicinanza a Alberto Perino per la perquisizione subita nei giorni scorsi.” Un bruttissimo segnale di desolidarizzazione in un momento in cui sarebbe invece sarebbe stato utile e politixcamente importante. E’ anche su queste basi che e’ partito il progressivo riavvicinamento fra Fiom e Cgil, contrassegnato anche dalla rimozione delle posizioni diverse assunte a suo tempo nei confronti di Fiat. Il discorso di chiusura di Landini all’assemblea dei delegati, ha visto infatti il segretario Fiom tornare a chiedere a Fim e Uilm ”un incontro per uno sciopero su cose precise e non generiche: sarebbe una prospettiva utile e necessaria”.

La normalizzazione della Fiom – dopo i momenti di lotta di tre anni fa – è dunque conclusa e lo è proprio nel momento in cui sarebbe più forte l’esigenza di un sindacato conflittuale sganciato dall’arruolamento della Cgil dentro le larghe intese. Decisamente difficile però sorprendersi di questa amara conclusione.

http://www.contropiano.org/lavoro-conflitto/item/19383-fiom-la-normalizzazione-e-compiuta

Ass. naz. Fiom – Camusso attacca Bellavita e abbraccia Landini

 

camusso-epifani-landini

 

Report assemblea nazionale Fiom (…)

La partecipazione di Susanna Camusso all’assemblea nazionale dei delegati fiom, dopo 4 anni assenza sistematica, suggella il definitivo riallineamento di Landini alla confederazione e celebra il patto congressuale tra Fiom e Cgil. Dopo mesi di progressiva limatura delle differenze, dopo l’abbandono e l’abiura della scorsa battaglia congressuale sul documento alternativo e l’adesione totale all’accordo del 28 giugno 2011 sulle deroghe al contratto nazionale e al liberticida accordo del 31 maggio 13 che accoglie integralmente il modello Marchionne sulla rappresentanza, la relazione introduttiva di Landini sancisce la mesta conclusione della lunga stagione dell’antagonismo Fiom avviata da Sabattini nel 2001 con la resistenza all’accordo separato di Fim e Uilm sul biennio economico del ccnl federmeccanica e il primo sciopero generale della sola Fiom dopo 35 anni di unita’ sindacale. Se un sindacato fonda la sua ragion d’essere nelle pratiche contrattuali e nelle grandi scelte di fondo, si puo’ dire che non vi e’ più alcuna differenza tra Landini e Susanna Camusso visto il comune abbraccio dell’accordo del 28 giugno e del 31 maggio 2013. Ironia della storia, landini segna il rientro proprio con la proposta di uno sciopero unitario a Fim e Uilm sulla crisi. Susanna Camusso ha più volte sottolineato la convergenza con Landini e attaccato l’intervento di Bellavita proprio a dimostrazione che non esiste più alcuna alterità tra Fiom e Cgil. L’abbraccio dei due gruppi dirigenti e’ molto più di un disgelo. C’e’ uno smottamento profondo dell’apparato Fiom verso l’adeguamento alle pratiche comuni a tutte le altre categorie di Cgil Cisl e Uil.

La sostanza e’ che questa tre giorni di assemblea nazionale e’ servita solo all’abbraccio con la Cgil in funzione congressuale ed a significare, con la proposta di uno sciopero unitario a carattere esclusivamente politicista. Nessuna discussione rigorosa e’ più possibile in Fiom tutto e’ travolto dalla retorica, sempre più vuota e fumosa, a copertura di una pratica concreta quotidiana che fa tutt’altro. La conclusione dell’assemblea ha fotografato esattamente il quadro descritto. Il risultato finale del voto sui documenti ha evidenziato quello che tutti sapevamo sin dall’inizio. La platea era completamente predeterminata sia attraverso l’esclusione di tanti compagni e compagne della rete in aperta violazione del principio del pluralismo convenuto dentro la mozione 2 rinaldini cremaschi allo scorso congresso, sia lasciando a casa i delegati meno controllabili della maggioranza, ma sopratutto riempendo le fila della sala, all’ultimo minuto, di stuoli di funzionari giunti a rimini per rimpinguare i numeri della maggioranza landini camusso.

Una tre giorni che ha ulteriormente disarmato i metalmeccanici

A questi link: il documento conclusivo presentato da Sergio Bellavita (37 voti)
in contrapposizione a quello presentato dalla segreteria (489 voti). Due
delegati si sono astenuti.

Solidarietà al movimento NO TAV

proposta di ordine del giorno presentato da Sergio Bellavita all’Assemblea
nazionale Fiom (Rimini 26-28 settembre)

L’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Fiom è senza riserve al
fianco del movimento che nella Val di Susa si oppone ad un’opera assurda,
inutile e devastante per l’ambiente e la salute delle popolazioni come la
Tav. Condanna la pesante repressione che si è scatenata contro gli attivisti e
le attiviste del movimento ed esprime solidarietà e vicinanza a Alberto Perino
per la perquisizione subita nei giorni scorsi.

L’ordine del giorno è stato respinto su indicazione della presidenza
dell’assemblea

http://www.contropiano.org/documenti/item/19380-la-cgil-e-pienamente-responsabile-del-disastro-abbattutosi-sui-lavoratori

www.rete28aprile.it

Solidarietà a Fulvio… Grave atto intimidatorio nei confronti

da Sicobas.org

Travolti dal dilagare delle lotte nelle cooperative della logistica, qualcuno che ha visto compromessi i propri interessi, ha pensato bene di provare ad intimidire il nostro compagno Fulvio Di Giorgio, tagliando le gomme della sua auto sotto casa.
L’attività politica e sindacale di Fulvio è nota a tutti per la sua generosità e la sua determinazione. E’ nota alle centinaia e centinaia di lavoratori che hanno trovato in lui un fermo punto di riferimento nella organizzazione delle lotte per la conquista dei loro diritti.
E’ nota anche ai vari capi, capetti, caporali, tirapiedi di varia risma, che ruotano nella galassia delle cooperative.
Dove cercare i responsabili di questo atto mafioso è fin troppo evidente, confidiamo per questo nell’azione delle forze dell’ordine, così attente a quanto succede intorno a queste lotte.
Da parte nostra, al di là della scontata solidarietà nei confronti del nostro compagno, preme sottolineare la nostra determinazione nel continuare l’azione politica e sindacale a fianco degli operai delle cooperative. Non saranno le quattro gomme tagliate a fermarci, nè a fermare il movimento di lotta che sta investendo centinaia di luoghi di lavoro e coinvolgendo migliaia di lavoratori.

Se ne facciano una ragione quelli che hanno pensato di intimidire colpendo Fulvio questo movimento: non riusciranno a fermarci. La lotta continua!

29 giugno 2012
Sindacato Intercategoriale Cobas
Comitato di sostegno delle lotte nelle cooperative

Sabato 16 giugno manifestazione con corteo

NO AI LICENZIAMENTI! BASTA SFRUTTAMENTO E CAPORALATO!

UNITI CONTRO LA REPRESSIONE DELLO STATO E DEI PADRONI

LA LOTTA DEGLI OPERAI DI BASIANO E’ LA NOSTRA LOTTA

Le immagini delle cariche e della mattanza davanti ai magazzini del “Gigante” di Basiano, da parte dei carabinieri di Monza, hanno fatto il giro di tutta Italia. E con esse sono emerse tutte le ragioni degli operai e della loro resistenza.

L’accanimento contro gli operai prima licenziati, poi pestati e infine arrestati in ospedali mostra il vero volto della “crisi”: una guerra aperta ai lavoratori (ben simboleggiato dall’attacco all’art.18, e quindi a ogni garanzia sui posti di lavoro), per far strada ad una nuova forma di schiavitù necessaria a salvaguardare i profitti.

Di fronte a tutto questo noi rivendichiamo con forza la strada dell’autodifesa, del rifiuto di qualsiasi logica di competizione fra lavoratori per praticare, invece, la strada della lotta e dell’unità che cresce dal basso.

Opponiamoci ai licenziamenti di massa, respingiamo la repressione dello stato, sosteniamo senza condizioni la lotta degli operai di Basiano e di tutti gli operai immigrati delle cooperative, nella prospettiva di un’unità più ampia contro i piani padronali e governativi.

Su questi obiettivi chiamiamo urgentemente ad una mobilitazione generale

Sabato 16 giugno manifestazione con corteo

concentramento a Milano, alle ore 16, in piazza Loreto

Prime adesioni:

SI. Cobas (Milano-Piacenza-Parma-Bologna-Torino); CSA Vittoria; Presidio permanente Esselunga Pioltello, coll. La Sciloria, C.UB., U.S.I, US.B. Comitato No-debito, SLAI per il Sindacato di Classe, Resistenze metropolitane, Spazio popolare “LA forgia-Crema, Sin.Base Genova, ADL (Padova-Verona-Vicenza)

Basiano (MI). La polizia carica e spara lacrimogeni sugli operai licenziati. 14 operai feriti, 16 fermati e rappresaglie in ospedale.

Si è trasformato in una guerriglia lo sciopero dei lavoratori della Gartico, società che gestisce il settore logistico per la catena di supermercati Il Gigante, a Basiano, nel milanese. I lavoratori sono in agitazione da settimane, dopo che la Gartico – nel sistema di scatole cinesi in cui è inserita – aveva deciso di non servirsi più della Alma Group, una cooperativa di Peschiera Borromeo (Mi), annunciando il licenziamento di 89 dipendenti. Ma secondo la versione dei lavoratori, la società li avrebbe lasciati a casa perché colpevoli di aver denunciato le “ingiuste condizioni di lavoro” a cui erano sottoposti. La mobilitazione non si era fatta attendere, e gli operai avevano occupato un capannone della società; venerdì la polizia è intervenuta e, dopo violenti scontri, il capannone è stato sgomberato. Da ieri i dipendenti erano tornati alla carica con un presidio permanente, e picchettando la fabbrica nella notte, durante la quale era atteso un pullman di operai che avrebbero dovuto sostituire, con salari inferiori, quelli licenziati. Il pullman è arrivato questa mattina alle 6.45, scortato da polizia e Digos: dopo mezzora i manifestanti che circondavano la fabbrica erano già diventati bersaglio di cariche e lanci di lacrimogeni; gli operai più vicini ai cancelli vengono schiacciati durante le prime cariche, e in 5 vengono subito trasportati, in elicottero e in ambulanze, negli ospedali della zona per le ferite riportate. Secondo chi era presente sul posto, la polizia avrebbe in un primo momento arretrato perché numericamente inferiore rispetto ai lavoratori in presidio, per poi esplodere numerosi lacrimogeni dai tetti dei cellulari e dei blindati. Alla fine i feriti, fra i lavoratori, risultano 14 – tra questi, risultano gravi 2 operai con le gambe spezzate e uno ferito all’addome -, e 16 sono i fermati. La maggior parte sarebbero di origini pachistane ed egiziane. Nelle ore successive operai e rappresentanti sindacali denunciano rappresaglie da parte delle forze dell’ordine, che si sarebbero recate negli ospedali per dichiarare in stato di fermo gli operai soccorsi e ricoverati dopo le cariche. Gli operai intanto si sono dati appuntamento per questa sera alle 21.00, in luogo ancora da definire, per riprendere la lotta.

Luciano Muhlbauer – Rifondazione comunista-Fds Milano – ritiene che “quanto avvenuto questa mattina a Basiano, con le violente cariche delle forze dell’ordine contro un presidio di operai che protestavano contro il loro licenziamento, è grave, inaccettabile e non deve ripetersi”; occorre – prosegue Muhlbauer – “arrestare la pericolosa tendenza di delegare a polizia e carabinieri la soluzione di conflitti che nulla c’entrano con l’ordine pubblica”. Quello di Muhlbauer è dunque “un richiamo ad una precisa responsabilità politica ed istituzionale”: “situazioni come quelle del licenziamento dei 90 operai di Basiano -continua Muhlbauer – per sostituirli con altri operai che costano ancora meno, stanno purtroppo diventando ordinaria amministrazione e sono conseguenza diretta della continua erosione di diritti e regole nel mercato del lavoro e dell’ormai sistematico immobilismo delle istituzioni”.

In un comunicato diffuso dai Cobas, che invitano tutti i lavoratori al presidio di questa sera, si legge:

“Questa mattina un plotone in tenuta antisommossa della polizia ha replicato l’attacco dell’8 giugno al picchetto dei lavoratori in sciopero davanti ai magazzini del Gigante, il tutto per cercare di far entrare nell’azienda dei crumiri venuti dall’esterno per lavorare al loro posto.
Hanno sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo, spezzato le gambe a due lavoratori e pestato duramente gli scioperanti ferendone una quindicina. Lo scontro è stato violento: gli operai, soprattutto pakistani ed egiziani, hanno tentato di resistere a mani nude alla carica della polizia ma difronte all’armamentario messo in campo dagli avversari hanno dovuto soccombere. I crumiri sono, così, entrati grazie al distaccamento armato della polizia sempre al servizio dei padroni per reprimere la lotta dei lavoratori, questi ultimi erano lì a difendere il loro posto di lavoro (90 su 120 lavoratori li vogliono licenziare nel cambio d’appalto delle cooperative). Alla fine dello scontro hanno arrestato e portato via uno dei delegati dei lavoratori in sciopero”.

 

Assemblea mercoledi 13 giugno ore 21,00

l’assemblea tenutasi lunedi 11 giguno a Basiano, dopo la violentissima risposta repressiva contro i lavoratori delle cooperative Alma e Bergamasca in sciopero, decide per sabato 16 giugno una prima giornata di mobilitazione politica e di massa in difesa dei lavoratori licenziate ed arrestati .

Per deciderne le forme, per confontarci sul merito e sull’impianto politico della prossima mobilitazione, in una fase cosi particolare della crisi economica del sistema economico capitalista, per raccogliere la solidarietà per i lavoratori delle cooperative AlMa e Bergamasca e le adesioni per la moblitazione di sabato
mercoledi 13 giugno ore 21,00 assemblea

nella sede SiCobas in via Marco Aurelio, 31 Milano
tra viale Monza e via Padova, a 200 metri dalla fermata Pasteur della linea rossa della metropolitana milanese.

partecipa, porta la tua adesione e la tua solidarietà, mercoledi assemblea e sabato tutti e tutte in piazza