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«Il Ttip già c’è, si chiama Ceta. E vi spiego il perché»

«Bisogna bloccare il CETA: ben 4000 aziende Usa hanno sede legale in Canada, e molte altre potrebbero sentirsi incentivate a spostare sede legale. Il CETA è il TTIP di fatto». Intervista con Elena Mazzoni [da Treviso, Enrico Baldin]

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PER UN CONTROSEMESTRE POPOLARE

PER UN CONTROSEMESTRE POPOLARE

Il governo Renzi si prepara al semestre italiano nell’Unione Europea con un piano liberista e autoritario che colpisce a fondo la Costituzione. Ce lo chiede l’Europa, dice questo governo come i suoi predecessori. Così abbiamo avuto l’età pensionabile più alta d’Europa e una serie continua di leggi per estendere il precariato, ultima il Jobs Act. L’Italia è il solo paese della Unione Europea che ha messo nella Costituzione la clausola capestro del pareggio di bilancio e ora il governo Renzi si prepara ad una nuova ondata di privatizzazioni e tagli di servizi e di posti di lavoro, coperti dalla concessione di uno sgravio fiscale che verrà pagato con la distruzione di ciò che resta dello stato sociale, anche tramite una “spending review” che, invece di colpire corruzione e privilegi, intende bastonare ulteriormente i più deboli. La democrazia è in pericolo, si costruisce un sistema elettorale ancora più autoritario ed escludente di quello attuale e ovunque, sul piano delle relazioni sociali, crescono le spinte antidemocratiche, di cui é parte fondamentale il recente accordo tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria sulla rappresentanza sindacale, che massacra ulteriormente i diritti sindacali e del lavoro.

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COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO? Giulio Palermo

COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO?

Giulio Palermo

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Mangi forse soldi?

Quando hai freddo

Ti copri con una coperta o con la cartamoneta?

E quando ti ammali

Ingoi una compressa di paracetamolo o una moneta da un euro?

I tuoi bisogni culturali

Li soddisfi leggendo un libro o contando i numeri di serie impressi sulle banconote?

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Compagno

Non provocare!

Lo sai benissimo che in questo sistema di merda

Che si chiama capitalismo

È con il denaro

Che si ottengono pane, coperte, medicine, libri e tutto il resto

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Padrini&padroni : Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

Padrini&padroni

Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato. Redazione giovedì 13 febbraio 2014 17:44

di Franco Fracassi

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

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SOLIDARIETA’ A GIORGIO CREMASCHI

IL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO DI ROVATO

ESPRIME LA SUA SOLIDARIETA’

A GIORGIO CREMASCHI E AI COMPAGNI AGGREDITI.

Il 14 febbraio 2014 a Milano è stata scritta una delle pagine  peggiori della storia della CGIL .

La brutale aggressione ai danni di Giorgio Cremaschi, primo firmatario della mozione 2 ”Il sindacato è un’altra cosa”del 17° Congresso della CGIL e degli altri compagni che lo accompagnavano è stata perpetrata da una squadraccia di picchiatori del servizio d’ordine della CGIL. Questa aggressione avviene proprio nel periodo di svolgimento del Congresso della CGIL e nelle sue modalità di esecuzione ricalca la cultura razzista e intollerante  che ha sempre caratterizzato le organizzazioni fasciste, e non certo il movimento operaio.

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Fiom. La normalizzazione è compiuta

L’Assemblea nazionale dei delegati Fiom svoltasi in questo fine settimana a Rimini, secondo Agustin Breda, dirigente nazionale della corrente di Lavoro e Società ha avviato ”un cammino di pacificazione nei rapporti non sempre facili tra la categoria dei metalmeccanici della Cgil e la stessa confederazione”.

Il documento presentato in assemblea dalla segreteria di Landini ha incassato un amplissimo consenso – con l’opposizione del solo documento presentato da Sergio Bellavita della ‘Rete 28 aprile’ che ha ottenuto 37 voti – grazie anche ”alla convergenza delle diverse correnti prima critiche verso la direzione Cgil della Camusso.  L’obiettivo, spiega ancora Breda, e’ quello di arrivare al prossimo Congresso della Cgil ”senza le contrapposizioni degli ultimi quattro anni”. Le contraddizioni tra Fiom e Cgil si erano manifestate al congresso del maggio 2010, quando Cgil e Fiom si schierarono su due mozioni distinte. Nuovi contrasti – anche se in tono decisamente minore – c’erano stati sull’accordo del 20 giugno 2011, poi oggetto di riavvicinamenti successivi fra Maurizio Landini e Susanna Camusso, gia’ nell’autunno di quell’anno. Fino ad arrivare all’intesa del 31 maggio di quest’anno – duramente criticata invece dai sindacati di base – che lo stesso Landini è arrivato a definire ”utile”. Ed è proprio su questo che nel documento approvato si legge un passaggio decisamente irricevibile, quando si scrive che “L’Assemblea ritiene ineludibile e non più rinviabile l’applicazione dell’Accordo interconfederale del 31 maggio 2013, pertanto chiede alla Cgil di garantirne l’esigibilità”.

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Ass. naz. Fiom – Camusso attacca Bellavita e abbraccia Landini

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Report assemblea nazionale Fiom (…)

La partecipazione di Susanna Camusso all’assemblea nazionale dei delegati fiom, dopo 4 anni assenza sistematica, suggella il definitivo riallineamento di Landini alla confederazione e celebra il patto congressuale tra Fiom e Cgil. Dopo mesi di progressiva limatura delle differenze, dopo l’abbandono e l’abiura della scorsa battaglia congressuale sul documento alternativo e l’adesione totale all’accordo del 28 giugno 2011 sulle deroghe al contratto nazionale e al liberticida accordo del 31 maggio 13 che accoglie integralmente il modello Marchionne sulla rappresentanza, la relazione introduttiva di Landini sancisce la mesta conclusione della lunga stagione dell’antagonismo Fiom avviata da Sabattini nel 2001 con la resistenza all’accordo separato di Fim e Uilm sul biennio economico del ccnl federmeccanica e il primo sciopero generale della sola Fiom dopo 35 anni di unita’ sindacale. Se un sindacato fonda la sua ragion d’essere nelle pratiche contrattuali e nelle grandi scelte di fondo, si puo’ dire che non vi e’ più alcuna differenza tra Landini e Susanna Camusso visto il comune abbraccio dell’accordo del 28 giugno e del 31 maggio 2013. Ironia della storia, landini segna il rientro proprio con la proposta di uno sciopero unitario a Fim e Uilm sulla crisi. Susanna Camusso ha più volte sottolineato la convergenza con Landini e attaccato l’intervento di Bellavita proprio a dimostrazione che non esiste più alcuna alterità tra Fiom e Cgil. L’abbraccio dei due gruppi dirigenti e’ molto più di un disgelo. C’e’ uno smottamento profondo dell’apparato Fiom verso l’adeguamento alle pratiche comuni a tutte le altre categorie di Cgil Cisl e Uil.

La sostanza e’ che questa tre giorni di assemblea nazionale e’ servita solo all’abbraccio con la Cgil in funzione congressuale ed a significare, con la proposta di uno sciopero unitario a carattere esclusivamente politicista. Nessuna discussione rigorosa e’ più possibile in Fiom tutto e’ travolto dalla retorica, sempre più vuota e fumosa, a copertura di una pratica concreta quotidiana che fa tutt’altro. La conclusione dell’assemblea ha fotografato esattamente il quadro descritto. Il risultato finale del voto sui documenti ha evidenziato quello che tutti sapevamo sin dall’inizio. La platea era completamente predeterminata sia attraverso l’esclusione di tanti compagni e compagne della rete in aperta violazione del principio del pluralismo convenuto dentro la mozione 2 rinaldini cremaschi allo scorso congresso, sia lasciando a casa i delegati meno controllabili della maggioranza, ma sopratutto riempendo le fila della sala, all’ultimo minuto, di stuoli di funzionari giunti a rimini per rimpinguare i numeri della maggioranza landini camusso.

Una tre giorni che ha ulteriormente disarmato i metalmeccanici

A questi link: il documento conclusivo presentato da Sergio Bellavita (37 voti)
in contrapposizione a quello presentato dalla segreteria (489 voti). Due
delegati si sono astenuti.

Solidarietà al movimento NO TAV

proposta di ordine del giorno presentato da Sergio Bellavita all’Assemblea
nazionale Fiom (Rimini 26-28 settembre)

L’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Fiom è senza riserve al
fianco del movimento che nella Val di Susa si oppone ad un’opera assurda,
inutile e devastante per l’ambiente e la salute delle popolazioni come la
Tav. Condanna la pesante repressione che si è scatenata contro gli attivisti e
le attiviste del movimento ed esprime solidarietà e vicinanza a Alberto Perino
per la perquisizione subita nei giorni scorsi.

L’ordine del giorno è stato respinto su indicazione della presidenza
dell’assemblea

http://www.contropiano.org/documenti/item/19380-la-cgil-e-pienamente-responsabile-del-disastro-abbattutosi-sui-lavoratori

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Solidarietà a Fulvio… Grave atto intimidatorio nei confronti

da Sicobas.org

Travolti dal dilagare delle lotte nelle cooperative della logistica, qualcuno che ha visto compromessi i propri interessi, ha pensato bene di provare ad intimidire il nostro compagno Fulvio Di Giorgio, tagliando le gomme della sua auto sotto casa.
L’attività politica e sindacale di Fulvio è nota a tutti per la sua generosità e la sua determinazione. E’ nota alle centinaia e centinaia di lavoratori che hanno trovato in lui un fermo punto di riferimento nella organizzazione delle lotte per la conquista dei loro diritti.
E’ nota anche ai vari capi, capetti, caporali, tirapiedi di varia risma, che ruotano nella galassia delle cooperative.
Dove cercare i responsabili di questo atto mafioso è fin troppo evidente, confidiamo per questo nell’azione delle forze dell’ordine, così attente a quanto succede intorno a queste lotte.
Da parte nostra, al di là della scontata solidarietà nei confronti del nostro compagno, preme sottolineare la nostra determinazione nel continuare l’azione politica e sindacale a fianco degli operai delle cooperative. Non saranno le quattro gomme tagliate a fermarci, nè a fermare il movimento di lotta che sta investendo centinaia di luoghi di lavoro e coinvolgendo migliaia di lavoratori.

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Sabato 16 giugno manifestazione con corteo

NO AI LICENZIAMENTI! BASTA SFRUTTAMENTO E CAPORALATO!

UNITI CONTRO LA REPRESSIONE DELLO STATO E DEI PADRONI

LA LOTTA DEGLI OPERAI DI BASIANO E’ LA NOSTRA LOTTA

Le immagini delle cariche e della mattanza davanti ai magazzini del “Gigante” di Basiano, da parte dei carabinieri di Monza, hanno fatto il giro di tutta Italia. E con esse sono emerse tutte le ragioni degli operai e della loro resistenza.

L’accanimento contro gli operai prima licenziati, poi pestati e infine arrestati in ospedali mostra il vero volto della “crisi”: una guerra aperta ai lavoratori (ben simboleggiato dall’attacco all’art.18, e quindi a ogni garanzia sui posti di lavoro), per far strada ad una nuova forma di schiavitù necessaria a salvaguardare i profitti.

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Basiano (MI). La polizia carica e spara lacrimogeni sugli operai licenziati. 14 operai feriti, 16 fermati e rappresaglie in ospedale.

Si è trasformato in una guerriglia lo sciopero dei lavoratori della Gartico, società che gestisce il settore logistico per la catena di supermercati Il Gigante, a Basiano, nel milanese. I lavoratori sono in agitazione da settimane, dopo che la Gartico – nel sistema di scatole cinesi in cui è inserita – aveva deciso di non servirsi più della Alma Group, una cooperativa di Peschiera Borromeo (Mi), annunciando il licenziamento di 89 dipendenti. Ma secondo la versione dei lavoratori, la società li avrebbe lasciati a casa perché colpevoli di aver denunciato le “ingiuste condizioni di lavoro” a cui erano sottoposti. La mobilitazione non si era fatta attendere, e gli operai avevano occupato un capannone della società; venerdì la polizia è intervenuta e, dopo violenti scontri, il capannone è stato sgomberato. Da ieri i dipendenti erano tornati alla carica con un presidio permanente, e picchettando la fabbrica nella notte, durante la quale era atteso un pullman di operai che avrebbero dovuto sostituire, con salari inferiori, quelli licenziati. Il pullman è arrivato questa mattina alle 6.45, scortato da polizia e Digos: dopo mezzora i manifestanti che circondavano la fabbrica erano già diventati bersaglio di cariche e lanci di lacrimogeni; gli operai più vicini ai cancelli vengono schiacciati durante le prime cariche, e in 5 vengono subito trasportati, in elicottero e in ambulanze, negli ospedali della zona per le ferite riportate. Secondo chi era presente sul posto, la polizia avrebbe in un primo momento arretrato perché numericamente inferiore rispetto ai lavoratori in presidio, per poi esplodere numerosi lacrimogeni dai tetti dei cellulari e dei blindati. Alla fine i feriti, fra i lavoratori, risultano 14 – tra questi, risultano gravi 2 operai con le gambe spezzate e uno ferito all’addome -, e 16 sono i fermati. La maggior parte sarebbero di origini pachistane ed egiziane. Nelle ore successive operai e rappresentanti sindacali denunciano rappresaglie da parte delle forze dell’ordine, che si sarebbero recate negli ospedali per dichiarare in stato di fermo gli operai soccorsi e ricoverati dopo le cariche. Gli operai intanto si sono dati appuntamento per questa sera alle 21.00, in luogo ancora da definire, per riprendere la lotta.

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