Carlo Giuliani e Stefano Cucchi: verità ancora negata

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da Infoaut

Giornata pesante, quella di ieri, per la “giustizia” italiana ed europea.
Nella mattinata arriva la sconvolgente notizia che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha definitivamente assolto l’Italia riguardo le accuse di responsabilità nell’omicidio di Carlo Giuliani, durante le manifestazioni contro il G8 del 2001 a Genova.
Il ricorso era stato presentato dai genitori di Carlo nel 2002, invocando in particolar modo l’articolo 2 della Convenzione sui Diritti dell’uomo, in quanto la morte di Carlo è dovuta ad un uso eccessivo della forza: con una sentenza choc che ribalta quella data in primo grado, la corte di Strasburgo ha assolto completamente Mario Placanica, il carabiniere che saprò in Piazza Alimonda, e anche l’Italia, accusata dai Giuliani di non aver organizzato e pianificato in modo adeguato le operazioni di polizia durante il summit del 2001.
Sempre nella giornata di ieri è anche iniziato il processo nell’aula bunker del carcere di rebibbia per la morte di Stefano Cucchi, morto nel 2009 a seguito di un fermo di polizia. Dodici gli imputati alla sbarra, agenti di polizia penitenziaria accusati di lesioni e abuso di autorità e personale dell’ospedale Pertini, accusati di abbandono di persona incapace, favoreggiamento, omissione di referto e abuso d’ufficio.
Stefano, che dopo l’arresto per possesso di stupefacenti venne picchiato dagli agenti, era poi stato trasferito all’ospedale Pertini dove gli erano state negate le minime cure.
Il processo è stato rinviato al 28 aprile, giorno in cui verranno ascoltati i carabinieri che arrestarono Stefano Cucchi.

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La battaglia dei referendum

Car* compagn*,

vorrei segnalarvi che ormai è aperta la campagna elettorale referendaria per i 2 sì all’acqua pubblica e contro il nucleare.

La campagna è già in salita, non solo per la decisione del governo di non accorpare le votazioni dei referendum con le amministrative che si svolgono il 15 maggio, e quindi di fissare la celebrazione dei referendum il 12 giugno (a scuole chiuse e con l’estate in agguato, spudorato tentativo di far saltare il quorum), cui è stato opposto ricorso alla corte costituzionale (ma non ci scommetto nulla sul suo accoglimento), ma anche perchè c’è un’ombra famelica che si allunga sui referendum, l’ombra di Di Pietro che ha raccolto le firme sul nucleare e adesso sta tentando di appropriarsi della paternità di quello sull’acqua. In più Di Pietro ha proposto il referendum sul legittimo impedimento, che si presenta come una specie di plebiscito pro o contro Berlusconi, che rischia di oscurare tutti gli altri e di aprire una deriva politicista che potrebbe mettere tra parentesi il profondo significato sociale e ambientale degli altri.

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armi da brescia alla libia…

E’ accertato. Il governo Berlusconi nel 2009 ha autorizzato l’invio a Gheddafi di oltre 11mila tra pistole e fucili semiautomatici di alta precisione e di tipo quasi militare della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all’Unione europea”. Lo riportano in un comunicato, diffuso oggi alla stampa, la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace.

Le due organizzazioni affermano di aver ottenuto i documenti di esportazione e presa in carico da parte dei funzionari del regime di Gheddafidelle armi transitate per Malta. Si tratta di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9×19,di 1.900 carabine semiautomatichemodello Beretta CX4 Storm cal. 9×19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate dall’Italia via Malta.

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Venerdì 18 marzo: al “28 Maggio” di Rovato arriva la Cina con il libro di Paolo Do “Il tallone del drago”

da “rovato.org

Venerdì 18 marzo alle ore 20,30 il centro sociale “28 Maggio” di via Europa, 54 a Rovato (di fronte al vecchio campo da rugby, zona stazione Fs) ospita un appuntamento internazionale dedicato alla Cina e ai suoi cambiamenti che ormai riguardano tutto il mondo.

A Rovato arriverà infatti Paolo Do, dottorando di ricerca presso il dipartimento di “Business and Management” della Queen Mary University of London e per lungo tempo residente in Cina.

ADRO: PROVOCAZIONI LEGHISTE ALLA VIGILIA DEL 17 MARZO

da “radiondadurto.org”

Ennesima provocazione leghista nel comune franciacortino di Adro, tristemente noto per il tappezzamento di simboli leghisti voluti dal sindaco Oscar Lancini. Per domani l’Anpi locale ha indetto una giornata di iniziative in ricordo dei Fratelli Dandolo, eroi risorgimentali ai quali era intitolata la scuola del paese prima che il nuovo polo scolastico fosse intitolato a Gianfranco Miglio. Appuntamento davanti al Municipio alle ore 10.

Giappone: esplosione in una centrale nucleare…e vorrebbero installarle anche da noi…

IL PROGRAMMA NUCLEARE IN GIAPPONE
Il Giappone possiede 52 centrali nucleari che soddisfano circa il 25% del fabbisogno energetico del paese. Il governo nipponico ha recentemente puntato al rilancio dell’energia nucleare mediante la progettazione di nuove centrali.

Il piano governativo del premier nipponico Koizumi prevede di giungere al 50% di copertura del fabbisogno nazionale tramite l’energia nucleare ma non sono poche le voci di protesta. Ovunque si cerchi di costruire nuove centrali atomiche sorgono dal nulla referendum popolari locali e proteste da parte dei cittadini. Ed i recenti incidenti alle centrali nucleari nipponiche non contribuiscono a ricreare un clima di fiducia tra i cittadini.

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Delta in rivolta: pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria

da lottaunita.org

Da decenni la popolazione in Nigeria si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana Eni-Agip), ma qui da noi il silenzio mediatico è al limite della censura. Sono decisamente rari i libri, infatti, pubblicati in Italia sulla rivolta che sta infiammando la Nigeria ed in particolar modo la zona del Delta del Niger, e non è affatto un caso strano, visto il livello di responsabilità e complicità del nostro paese nel conflitto dell’area.
Gli interessi dell’Eni, holding di San Donato Milanese, in questa regione strategica sono infatti enormi e la sua presenza risale al 1962: il petrolio del Delta alimenta le nostre automobili, il gas del Delta, attraverso i rigassificatori, accende i nostri fornelli e scalda le nostre case. Contemporaneamente il governo italiano non ha mai smesso di rifornire l’esercito nigeriano, al fine di reprimere il popolo in rivolta. Risale a febbraio del 2009, infatti, la visita del ministro degli esteri Frattini al presidente nigeriano Yar’Adua, in cui il ministro italiano ha assicurato ulteriori forniture e aiuti militari per reprimere la rivolta nel Delta a protezione delle estrazioni di gas e petrolio, dichiarando che “il governo nigeriano è interessato a usare tecnologie italiane, navi leggere, veicoli speciali, blindati Lince, aerei, tecnologie radar e controlli satellitari Alenia”.
La Nigeria oltre ad essere, con i suoi 130 milioni di abitanti, il paese più popoloso del continente africano, è anche il suo maggior esportatore di petrolio ed è il classico esempio degli esiti nefasti delle politiche coloniali nei cosiddetti paesi del terzo mondo.
Nel 1956, quando vennero scoperti enormi giacimenti di petrolio sotto le paludi del Delta del Niger, sogni e illusioni di prosperità dilagarono tra l’intera popolazione nigeriana, tutto sembrava possibile: una povera nazione africana miracolata da una smisurata e improvvisa ricchezza, quella dell’oro nero, poteva riscattarsi e autonomamente decidere del proprio futuro.
Gli unici, però, a trarre vantaggio dalle estrazioni di petrolio furono, e lo sono tuttora, da un lato le multinazionali degli idrocarburi, a cominciare dal colosso della Shell, che controlla circa la metà del greggio complessivo, passando per le varie Total, Mobil, Elf, Texaco, Chevron e la nostrana Eni-Agip, dall’altro la cricca di governanti ultra-corrotti nigeriani, mentre per l’intera popolazione fame, miseria e inquinamento.
L’avidità e la smania delle multinazionali, dunque, hanno svelato in poco tempo la terribile sentenza di morte che attendeva il popolo nigeriano: dopo mezzo secolo di sfruttamento dell’oro nero la situazione sociale, economica ed ambientale della Nigeria è, infatti, alla rovina. La Nigeria, dopo circa quattro decenni di produzione ininterrotta di petrolio, è diventata, dagli inizi degli anni novanta, completamente dipendente a livello economico dall’estrazione petrolifera generando, con la produzione del grezzo, il 40% del prodotto interno lordo. A dispetto delle incredibili ricchezze generate dal petrolio, i benefici della produzione di questa materia prima non hanno toccato la popolazione nativa che lentamente, dagli anni sessanta in poi, ha cominciato ad abbandonare le campagne e quella che è sempre stata l’attività principale: l’agricoltura. La produzione annuale di prodotti agricoli è crollata nell’ultima decade del XX secolo; la produzione di cacao è diminuita del 43% (la Nigeria era una delle più grandi esportatrici di cacao negli anni sessanta); la produzione del grano è diminuita del 29%, quella del cotone del 65%, quella di arachidi del 64%. La maggior parte degli strati della popolazione, specialmente di quella del Delta del Niger, sono rimasti poveri e degradati esattamente come negli anni sessanta. Il Delta del Niger ha una popolazione stabilmente in crescita stimata in circa 30 milioni di persone (2005), il 23% circa della popolazione totale della Nigeria. La densità abitativa è tra le più alte del mondo con 265 individui per chilometro quadrato. Questa popolazione si sta espandendo al ritmo del 3% all’anno e la capitale del petrolio, Port Harcourt, sta subendo una enorme crescita urbana. La povertà e l’urbanizzazione hanno portato ad uno stato in cui la corruzione è un fatto acquisito. Lo scenario risultante vede una incredibile urbanizzazione non accompagnata da sviluppo economico; di qui la disoccupazione a livelli intollerabili.
Sull’argomento è stato pubblicato a giugno di quest’anno un interessante libro dal titolo “Delta in rivolta” a cura di Daniele Pepino, ediz. Porfido, che volentieri segnaliamo con questo breve articolo perché lo riteniamo un eccellente contributo alla comprensione del conflitto in corso e degli interessi delle multinazionali nell’area ed anche un prezioso megafono di quel grido di rivolta e di dignità da cui gli animi intorpiditi di noi “privilegiati” d’Occidente avremmo molto da imparare. Da decenni la popolazione, infatti, si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas e tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia, una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione sociale e ambientale che il capitalismo porta con sé.
Ed è in questo contesto di forte povertà e tentativi di resistenza che negli anni 2005 e 2006 nel Delta del Niger ha fatto la propria comparsa il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, gruppo di guerriglieri caratterizzato da un’organizzazione forte e da obiettivi precisi, quali la liberazione della regione dalle multinazionali straniere e il controllo delle ricchezze del sottosuolo da parte delle popolazioni native considerate legittime. In questo contesto, vengono tutt’oggi portati a compimento attacchi di guerriglia di varia natura tra i quali distruzione di oleodotti e sequestri di personale di compagnie petrolifere.
Vogliamo concludere questo scritto con la prima parte dell’introduzione del volume “Delta in rivolta”, con la speranza che la voluta brevità dell’articolo abbia solleticato il vostro interesse nel leggerlo e soprattutto vi abbia convinto, in questo periodo di censura e oscurantismo, della necessità di documentarsi sulle esperienze di lotta e resistenza che si sviluppano nel mondo, perché, anche se vogliono avvolgerli nel più rigoroso silenzio, ci sono milioni di persone che si battono contro i dettami del nuovo ordine mondiale ed urlano che questo non è il mondo migliore possibile!
< In Nigeria, tutte le speranze nella democrazia e nel benessere suscitate dall’indipendenza e dalla scoperta del petrolio, sono naufragate tra le paludi del Delta del fiume Niger, affondate dallo sfruttamento selvaggio di multinazionali come la Shell, l’AGIP, la Chevron e dai corrotti governi locali. All’ombra di un cielo inquinato e di un mare senza pesci, «la gente ha cominciato a pensare: “Dobbiamo armarci se non vogliamo morire”. La violenza genera violenza. E quando una persona perde la speranza, si sente devastata, e finisce per dire: “O combatto o tanto vale che muoia”». Così, a bordo di motoscafi veloci, con passamontagna, fucili automatici e kalashnikov, i ribelli del Delta sono passati al contrattacco, sabotando l’industria del petrolio. Sono la voce armata di una intera popolazione, stremata da decenni di saccheggio delle risorse e dalla repressione militare che tenta in ogni modo di stroncarne le proteste. Si battono per la fine dell’inquinamento delle loro terre, per il risarcimento dei danni subiti e la restituzione delle risorse alle comunità locali. Questo libro è un omaggio alla loro battaglia.

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8 marzo di lotta

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da Infoaut

In Italia tantissime le piazze convocate quest’oggi dentro dimensioni istituzionali e affini, nella pochezza del festeggiamento della scadenza, quindi espressione di piazze delle quali non ci si può affatto accontentare… pretendendo che anche l’8 marzo sia un giorno di lotta! eccedendo la ricorrenza e portando in piazza i contenuti che quotidianamente attraversano gli spazi e le realtà sociali del nostro paese.

Differenza che si è manifestanta in molte città d’Italia, incompatibilità che si è espressa nel rifiuto delle categorie educate e comode così come nella rivendicazione della riappropriazione di corpi e vite non assumibili dalla mercificazione e dalla strumentalità.

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PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ SOTTO IL CARCERE

Presidio in solidarietà giovedì 10 marzo dalle ore 17.00 sotto il carcere di Canton Mombello
I detenuti della casa Circondariale di Brescia (Canton Monbello) hanno deciso di mettere in atto uno sciopero generale del vitto lunedì 7 marzo fino a giovedì 17 con battitura sui blindati dalle ore 8.00 alle 8.30, dalle ore 12.00 alle ore 12.30, e dalle ore 17.30 alle ore 18.00, questo dovuto al sovraffollamento e soprattutto alla mancata concessione di pene alternative da parte delle autorità competenti.

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“ Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopistici, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa, siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi bene aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e conoscono i nemici”